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La Setta degli Sportivi Intelligenti
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@somethingleft
Nicola Lozupone - LongoMatch and SICS certified Match Analyst - Labour Law Consultant, looking for an Italian left party. https://t.co/Z1MJHDjE5Z
Milan, Italy Katılım Ağustos 2010
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@MarcoLai_23 La fila per il carro è quella li dietro, amico mio
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🏴 RICORDATE CHE BELLINGHAM HA ANCORA 22 ANNI?
Jude Bellingham a 22 anni diventava oggi il più giovane europeo ad aver disputato quattro tornei maggiori (Euro 2020, Mondiale 2022, Euro 2024, Mondiale 2026).
E per festeggiare questo traguardo tira fuori una partita da giocatore dominante qual è. Palloni giocati a tutto campo, recuperi difensivi, inserimenti, ma soprattutto la corsa con la palla nelle battute iniziali del secondo tempo con cui ha portato l'Inghilterra sul 3-2, mettendo in discesa una partita che la solita più che ostica Croazia aveva complicato alla squadra di Tuchel riprendendola per due volte nel corso del primo tempo.
Con questo gol il centrocampista del Real Madrid è andato a segno in tre tornei maggiori con la maglia dell'Inghilterra, un record storico a questa età.
Sì, perché sembra un veterano, ma Jude Bellingham ha ancora 22 anni.

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🇯🇴 LA DEDICA DI ALI OLWAN
Quando la Giordania si è qualificata per i Mondiali del 2026, lo scorso giugno, i cartelloni pubblicitari di Amman mostravano tre volti: quelli di Mousa Al-Tamari, Yazan Al-Naimat e Ali Olwan.
Quest'ultimo aveva segnato nove reti durante le qualificazioni, cinque delle quali nella decisiva terza fase, lo stesso numero di Al-Naimat. La loro intesa in campo è stata una vera fortuna per la nazionale guidata da Sellami.
Dopo aver conquistato l'accesso al primo Mondiale della storia dell'Al-Nashama, però, i due si sono infortunati gravemente.
Olwan è fortunatamente riuscito a recuperare in tempo, ma si è ritrovato senza il suo grande compagno, che non si è più ripreso dall'infortunio al ginocchio.
Così, quando il 26enne attaccante dell'Al-Sailiya ha segnato il primo gol della Giordania ai Mondiali, il suo primo pensiero è stato quello di andare a prendere la maglia numero 11 di Al-Naimat per mostrarla a tutto il globo, un modo perfetto per includere l'amico e compagno in quella gioia storica.
Una dedica speciale, come per dirgli: "Ho segnato io, ma il mio pensiero è tutto per te che non sei qui".
La Giordania perde 3-1 contro l'Austria di Rangnick e Arnautović, ma questa è una bella storiella e vogliamo augurarvi così un buon inizio di giornata.

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🇫🇷 𝐋𝐀 𝐂𝐎𝐏𝐏𝐈𝐀 𝐏𝐈𝐔 𝐁𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐃𝐄𝐋 𝐌𝐎𝐍𝐃𝐎?
La squadra forse più attesa del Mondiale per la quantità di talento offensivo a disposizione e, allo stesso tempo, la più indecifrabile come schieramento in campo.
Per 45 minuti la Francia non da nessun segnale, poi arriva il momento in cui il talento si accende, come se ci fosse bisogno di un comando. Quel tasto ha il nome di Michael Olise, la lampadina invece è Kylian Mbappé.
Appena uno preme l'interruttore, l'altro emana la luce. E insieme illuminano all'improvviso il New Jersey Stadium.
Il filtrante con cui il giocatore del Bayern Monaco imbecca lo scatto bruciante del centravanti del Real Madrid non solo regala ai transalpini il gol che sblocca il match contro il Senegal, ma dimostra perché in tanti li vedono come i principali favoriti alla vittoria finale.
Vedere giocare Olise dà sempre una strana sensazione di calma apparente. Ha quel modo di muoversi felpato, quasi indolente, tipico di chi sa di essere tecnicamente superiore.
Mbappé non deve dimostrare più niente ma ha ancora tanto da dire: arriva sul pallone con la famelica ferocia di chi ha i grandi palcoscenici nel DNA.
Un tocco, secco, spietato. Rete.
14 in 15 partite ai Mondiali.
La seconda, poi, un capolavoro per il 3-1 finale.
Non sappiamo se siamo ai livelli di Claudia Mori e Adriano Celentano, ma direi che Michael Olise e Kylian Mbappé ad oggi sono la coppia più bella del mondo.

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🇦🇷 TRIPLETTA DA LEGGENDA E DEBUTTO SHOW, MESSI TRASCINA L'ARGENTINA
Non poteva che essere lui.
Lionel Messi si prende la scena e trascina l'Argentina nel debutto della Coppa del Mondo 2026 contro l'Algeria. Sul prato del Kansas City Stadium, una leggendaria tripletta del capitano annichilisce l'Algeria, regalando i primi tre punti ai campioni in carica e lanciando un chiaro messaggio a tutte le avversarie.
A 39 anni annienta una buonissima Algeria.
Recupera in difesa, gioca da playmaker, da mezza punta, finalizza da prima punta. Messi dimostra un'altra volta ancora di essere il gioco del calcio.
Per chi avesse qualche dubbio su una possibile rinconferma della Scaloneta (folli...) oggi si è capito che i Campioni in carica puntano al back to back e hanno le carte in regola per farlo.
La rete del vantaggio è stato solo l’inizio di una serata che vede Messi riscrivere ancora una volta statistiche e record. Scendendo in campo contro l'Algeria, è diventato il primo calciatore nella storia del calcio a disputare sei edizioni della Coppa del Mondo, celebrando inoltre la sua duecentesima apparizione ufficiale con la maglia dell'Argentina, segnando 120 gol con la maglia Albiceleste.
Nella serata in cui Mbappé fa il fenomeno con una doppietta, lui fa l'extraterrestre e ne mette 3, continuando il duello a distanza che procede dal 2022 e pareggiando il record di 16 gol ai Mondiali di Klose, che andava avanti dal 2014.
Ma limitare la serata di Kansas City a un mero elenco di record e cifre aggiornate sarebbe un torto alla bellezza del calcio.
C’è una narrazione romantica che si materializza ogni volta che Lionel Messi allaccia gli scarpini. Vederlo fluttuare sul rettangolo verde ad ormai trentanove anni, con la stessa fame del ragazzino che debuttò in Germania vent'anni fa, regala una sensazione di sospensione temporale. Il suo gioco non si basa più sulla velocità esplosiva dei giorni d’oro, ma su una pura economia dello spazio e del tempo: Messi non corre più dei compagni, ma pensa prima di tutti gli altri.
Quel sinistro a giro non è solo un tiro in porta; è una firma d'autore identica a se stessa da due decenni, un'opera d'arte ripetibile che continua a emozionare proprio perché evoca la nostalgia del passato e la meraviglia del presente.
Questo misticismo si riflette chiaramente sul rettangolo verde, dove la presenza di Messi genera una sorta di gravità calcistica. È evidente negli occhi dei suoi compagni più giovani, nati quando il Diez muoveva già i primi passi nel calcio professionistico, che giocano con la sacra missione di proteggere e alimentare il loro capitano.
E basta, non c'è altro da dire, alzarsi in piedi alle 4 di mattina per la partita di un calciatore parla da solo.
Tripletta di Leo Messi, i Campioni in carica continuano la loro marcia verso una doppietta che non si vede dai tempi di Pelé.

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🇳🇿 JUST DO IT
Una sfida frizzante e divertente quella andata in scena a Los Angeles. Da una parte la nazionale con il ranking più basso della competizione, ovvero la Nuova Zelanda. Dall’altra, coloro che hanno rischiato di non mettere piede su suolo americano a causa dei recenti avvenimenti geopolitici internazionali: l’Iran.
Ne esce una partita vivace ed equilibrata, un 2-2 che lascia tutte e quattro le squadre del Gruppo G appaiate in classifica.
Ai gol di Rezaeian e Mohebi risponde la doppietta di Elijah Just.
L’esterno offensivo del Motherwell conferma le ottime impressioni lasciate in stagione, chiusa con 7 gol e 7 assist in Scottish Premiership, e ci fa scoprire di possedere un particolare feeling con Chris Wood, che lo manda in rete in entrambe le occasioni.
Just, di origine cinese da parte di madre, è un trottolino di appena 170 centimetri, magro e leggero, ma dotato di una capacità di corsa e di un’energia praticamente inesauribili.
Accanto a Wood sembra ancora più minuto, ma le apparenze ingannano.
Ogni pallone che il numero 9 stoppa, spizza o fa gravitare attorno alla sua imponente figura finisce per attirare anche Elijah Just, che parte immediatamente ad attaccare la profondità. Un moto continuo che la difesa iraniana non è riuscita a contenere.
Eppure questa è la prima vera stagione di Just ad alti livelli.
Fino a un anno fa la sua carriera si era consumata senza grandi sussulti fra le serie minori di Danimarca e Austria. Ma il bello del calcio è anche questo: per una notte ci si può trasformare in eroi per sempre.
La Nuova Zelanda allunga così la propria imbattibilità mondiale, iniziata nel 2010 e fatta ancora una volta di pareggi.
Basta crederci e farlo.
Insomma: Just do it.

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🇺🇾 MAXI ARAUJO, L'AGGIUSTATUTTO DELLA CELESTE
In un Uruguay che fatica a trovare un ricambio generazionale all'altezza della sua età dell'oro, la speranza ricade sulle spalle di Maximiliano Araujo.
L'esterno classe 2000 è reduce da due grandi stagioni in maglia Sporting, con cui si è consacrato.
Nell'ultima, in particolare, ha messo a segno 7 gol e 6 assist in 45 partite che gli sono valse la titolarità anche in nazionale.
Prima di oggi vantava 3 reti con l'Uruguay, la più recente addirittura nel giugno 2024 contro la Bolivia.
Nella sfida contro l'Arabia Saudita, però, con i suoi in svantaggio, ha mostrato un tempismo quasi da predestinato, sicuramente una cattiveria agonistica che da sempre lo ha contraddistinto.
Bielsa stava infatti per rimpiazzarlo con Brian Rodriguez, quando il 26enne si è avventato sulla respinta di Al-Owais sul colpo di testa di Vinas e con il mancino ha riportato la partita sul pari.
Il Loco lo ha sostituito lo stesso, ma le sensazioni con cui Araujo ha abbandonato il campo sono cambiate in un attimo.
La gioia per il gol all'esordio mondiale si è mischiata al sollievo per aver rimesso a posto le cose almeno parzialmente, in un gruppo H in cui sono tutte a quota 1 punto.
Per il ragazzo di Montevideo, arrivato al grande calcio un passettino alla volta, tra il campionato del suo paese e quello messicano, si prospetta un'estate importante in cui potrebbe diventare uno dei nomi più corteggiati e discussi sul mercato.
Nel frattempo, non si può dire sia iniziata male.

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🇪🇬 IL BARONE ASHOUR E L'EGITTO FRENANO IL BELGIO
Nato sull'isola di Rodi, il barone Ashura, mostruoso essere metà uomo e metà donna, fu uno degli antagonisti principali della fortunata serie manga e anime Mazinga Z.
A cinquant'anni dalla visionaria opera del maestro Gō Nagai, non siamo più sull'isola di Rodi, ma nell'incubo di Rudi. Quel Garcia che dal 2025 ha tentato il rilancio nei panni di CT del Belgio, ma che è già finito sotto l'occhio del ciclone dopo questo pareggio all'esordio.
Il suo carnefice, però, non ha le sembianze di una figura mitologica, bensì la genuina sfacciataggine - mostrata con fierezza nella sua esultanza - di chi nella vita ha sempre lottato per ottenere qualcosa. Sì, perché Emam Ashour, quasi omonimo del barone, veniva spesso ignorato dagli allenatori. Vicino a lasciare il calcio, si è però imposto con ostinazione fino alla completa fioritura.
Lo Zamalek lo ha lanciato, il Midtjylland ne ha avuto un assaggio, e l'Al Ahly, dov'è attualmente in forza, lo ha consacrato: gol, leadership, e il titolo di capocannoniere 2024‑25, nonostante gli infortuni che ne hanno frenato la corsa.
Ashour che è solo uno dei calciatori che hanno brillato, seppur soltanto per una cinquantina di minuti, nel pareggio per 1-1 dell'Egitto che, assieme a Marocco, Costa d'Avorio e Capo Verde, sta portando in alto l'orgoglio africano in questi primi giorni di Coppa del Mondo.
Discorso diverso, invece, per un Belgio che non conta più sulla sua "Generazione d'oro", e che in questo momento ha davvero bisogno di chiedersi se sia ancora capace di reggere il peso della propria eredità.

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@semino14 Meunier almeno viene da una stagione importante a Lille. Piuttosto Castagne sembra che abbia a casa sua un dossier sulla federcalcio belga
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🇨🇻 GLI SQUALI FANNO LA STORIA: CAPO VERDE FERMA I CAMPIONI D'EUROPA
È solo la prima partita di un mondiale in cui se tutto andrà bene per la Spagna ne giocherà otto.
Una partita che si è rivelata più difficile del previsto, che probabilmente poco cambierà nel disegno generale di questa competizione.
Ma il Mondiale di calcio è anche questo, ci sono storie di piccoli risultati, di piccole imprese che sono goccie nel mare delle 104 partite di questa competizione.
Ma restano comunque nella storia indipendentemente da quello che sarà il Mondiale di Spagna e Capo Verde.
I campioni d'Europa si mostrano del tutto impreparati ad affrontare il blocco di Capo Verde orientato non alla difesa dell'area di rigore ma proprio alla difesa della porta.
Forse, in questo senso, l'assenza di una punta di peso in campo si è fatta sentire.
Senza Yamal e Nico Williams (entrati solo nel finale di partita), Steven Moreira, Diney Borges ed il resto della difesa capoverdiana si mostrano ai loro occhi come giganti impossibili da aggirare.
La Spagna di De la Fuente è imprecisa e poco lucida. Scelte affrettate da parte delle Furie Rosse, che, forse anche risentendo delle enormi aspettative della vigilia, sbattono su un muro eretto dagli squali capoverdiani e, in parte, dalla Spagna stessa.
Capo Verde invece, non ha la qualità e le giocate per ripartire, ma gli squali, capitanati da un baluardo come Vozinha (88 gare in Nazionale), si regalano una notte da sogno, che pochi avrebbero pronosticato anche solo a fine primo tempo.
La Spagna esce ridimensionata?
Capo Verde può continuare a sognare?
L'Uruguay potrà sfruttare questo passo falso della roja?
La risposta al campo.
Quello che possiamo dire è che, almeno per qualche giorno, i campioni d'Europa in carica e un'esordiente si trovano a parimerito nel proprio girone.
Non immaginiamo la festa che ci sarà per le strade di Praia.
O forse sì, Capo Verde ha fatto un vero e proprio miracolo sportivo.

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🇳🇱 GRAVENBERCH, IL NUOVO CENTROCAMPISTA TOTALE DELL'OLANDA?
Se esistevano ancora dubbi su chi dovesse raccogliere il testimone della transizione generazionale degli Oranje, la notte dell'AT&T Stadium di Dallas li ha spazzati via definitivamente.
Ryan Gravenberch è il fulcro inamovibile attorno al quale ruota l'intera struttura di gioco.
Eppure, il ruolo del classe 2002 di origini surinamesi è sempre stato un rebus: c'era chi lo etichettava come "numero 8", mezzala box-to-box, e al Bayern Monaco era stato persino sperimentato da trequartista. È stato l'arrivo di Arne Slot sulla panchina del Liverpool a sbloccarlo definitivamente, plasmandolo nel regista difensivo dei Reds.
Contro il Giappone, Gravenberch ha offerto una prestazione di grande intelligenza tattica e concretezza.
Nel primo tempo ha svolto un lavoro oscuro ma prezioso, fatto di coperture, filtraggi e posizionamento; nella ripresa è salito in cattedra anche in fase offensiva, mettendo in mostra tutta la sua qualità tecnica e firmando entrambi gli assist degli Oranje.
Quando Koeman lo toglie dal campo, l'Olanda si abbassa, non ha più la gestione la palla e subisce il 2-2 finale. Segno che Gravenberch è un elemento imprescindibile.
L'ex Ajax forse non figura ancora tra i candidati al titolo di migliore al mondo, ma lui lo sa e ci sta lavorando, consapevole di avere ancora ampi margini di crescita. Del resto, chi si ispira ai migliori tende a diventarlo: Gravenberch è un appassionato di basket NBA e ha dichiarato di prendere LeBron James e Stephen Curry come modelli, cercando di replicarne la mentalità e il gesto atletico ogni volta che scende in campo.
E se questa è la direzione, l'Olanda può dormire sonni tranquilli. Il suo centrocampista del futuro è già il presente.

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Ecco a voi la registrazione dello Space di riepilogo su:
🇭🇹Haiti-Svizzera🇨🇭
🇧🇷Brasile-Marocco 🇲🇦
🇭🇹Haiti-Scozia 🏴
🇦🇺Australia-Turchia 🇹🇷
🇩🇪 Germania-Curaçao 🇨🇼
x.com/i/spaces/1dKrP…
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🇨🇼 17 MINUTI DI GLORIA PRIMA DELLA GOLEADA
Nella narrazione di una partita terminata 7-1 il secondo numero diventa generalmente irrilevante. Ma ci sono casi in cui, all’interno di un dominio, il momento più chiacchierato della partita diventa quell’attimo di gloria di chi per il resto del match viene dominato.
Non poteva essere altrimenti per Curaçao, la squadra della nazione più piccola, in termini di popolazione, della storia della fase finale dei Mondiali.
Quel momento arriva al minuto 21, quando un attacco in verticale della formazione allenata da Advocaat mette in affanno la linea difensiva tedesca.
Il pallone arriva sui piedi di Livano Comenencia, una sessantina di presenze in serie C con la maglia della Juventus Under 23 come highlight, ad oggi, della sua carriera, che trova il modo per battere Neuer.
È il goal del momentaneo 1-1 che rappresenta una parentesi piccola all’interno della partita, la situazione di parità durerà 17 minuti. Ma sono 17 minuti che resteranno nella storia di questo Mondiale e nella storia calcistica della ex colonia olandese.

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