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@stefanofloriani

keep the spirit high and your heart in love #iononhocugini #jorgevaldivia #Boca💛💙

tutt'ok Katılım Ocak 2012
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Roberta Rossi
Roberta Rossi@Mibavi1·
@Newprompt @MaffeoDaniela Sicuramente i #CAF devono essere indagati per rimborsare il maltolto !💵💵💵 Ora basta !🤚🏻Chi sbaglia paga ! 👎🏻 Se gli tocchi il portafoglio..!🤪💵 Considerare anche il licenziamento !!!🚶🏿‍♂️...🚶🏼‍♀️...🚶...⛔️
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Michi
Michi@Newprompt·
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Azzurra Barbuto
Azzurra Barbuto@AzzurraBarbuto·
CARO MATTARELLA, IL 2 GIUGNO SI CELEBRA LA NASCITA DELLA REPUBBLICA E NON LA FESTA DELL’IMMIGRAZIONE “Noi siamo il risultato di tante migrazioni e non ci dispiace affatto”, ha dichiarato Mattarella durante le celebrazioni del 2 giugno. Avete notato che ormai sembra impossibile parlare di qualsiasi cosa senza infilare una stucchevole lode all’immigrazione? Sembra obbligatorio. Eppure la nascita della Repubblica italiana non ha nulla ma proprio nulla a che fare con i flussi migratori. Il 2 giugno ricorda la scelta degli italiani di darsi una forma di Stato democratica dopo la guerra mondiale. Esistono un tempo e un luogo per ogni dibattito. E trasformare persino la Festa della Repubblica nell’ennesima occasione per celebrare l’immigrazione significa svuotare questa ricorrenza del suo significato storico e nazionale. Che sia il presidente della Repubblica a tirare in ballo l’immigrazione in questo giorno speciale, beh, semplicemente dispiace. Dispiace tanto. Dispiace troppo.
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Alessandro Gonzato
Alessandro Gonzato@GonzatoA·
Ilaria Salis vuole abolire la parata del 2 giugno? Io abolirei l'immunità parlamentare per fatti che eventualmente non c'entrano nulla con l'attività di un politico. Poi introdurrei un test obbligatorio d'italiano, soprattutto per le ex insegnanti. #3giugno2026 #2Giugno #Salis #FestaDellaRepubblica
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Joe G
Joe G@EastEndJoe·
I’d like to see our President stand on the moon and have this picture taken. 🇺🇸
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corradoval
corradoval@corradoval·
Eccoli gli intellettuali del paese che discutono di morale e politica come se ne capissero qualcosa !! Una vergogna che la tv ci proponga la miseria umana di queste tronfie persone che dovrebbero farci la lezione ! Non si sa se ridere o piangere !
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m a u r o
m a u r o@maurorizzi_mr·
La vicenda di Henry Nowak è il tragico sintomo di un razzismo anti-bianco strisciante, di ideologia distorta e soprattutto di un vero e proprio suicidio sociale in atto nel Regno Unito (e forse non solo lì). Quello che doveva essere un caso di “conflitto da evitare” si sta rivelando un boomerang che genererà molta più divisione e rabbia di quanto gli amministratori e i politici “illuminati” immaginassero. La realtà ha smentito giorno dopo giorno la loro narrazione. Il video di Henry, 18 anni, che agonizza a terra urlando «Sono stato accoltellato» mentre i poliziotti non lo soccorrono perché credono alla versione del suo assassino, è agghiacciante. Vickrum Digwa, 23enne di origini indiane e fede sikh, lo aveva appena pugnalato cinque volte con un kirpan da 21 cm. È bastato che mentisse, accusando Nowak di razzismo e di avergli strappato il turbante, perché i poliziotti spegnessero il cervello: invece di aiutare il ragazzo bianco in fin di vita, lo hanno ammanettato, deriso e lasciato soffocare nel suo stesso sangue sul pavimento. Fraternizzavano con l’assassino mentre Henry implorava «Non riesco a respirare». Uno dei poliziotti ha dato le dimissioni, ma non basta: tutti quelli coinvolti dovranno rispondere penalmente di omissione di soccorso e negligenza gravissima. Soprattutto, pesa una responsabilità politica enorme sul governo UK (e sulla cultura “woke” che ha coltivato per anni): aver spinto le forze dell’ordine e le istituzioni a dare priorità automatica alla narrazione della “vittima di razzismo” rispetto alla realtà dei fatti e alla vita di un ragazzo. Questa mentalità ha ucciso Henry due volte: prima con le coltellate, poi con l’indifferenza delle divise. Un episodio che non si può archiviare come “errore operativo”. È il segnale di un Paese che sta perdendo la bussola.
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Budu
Budu@Budulacci70·
@Giacoenzo attento che mangiare tanta merda porta problemi. Bello fare commenti e poi negare la risposta. Ti va solo bene che Wanna Marchi ormai è in pensione. #Milan
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Guillo
Guillo@codiguillos·
Ser de izquierda a los 20 está bien, pero ya a los 40 es retraso mental.
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La Zanzara
La Zanzara@LaZanzaraR24·
Cruciani: “La parlamentare europea per caso, la miracolata Ilaria Salis, vuole abolire la parata del 2 giugno. Il motivo? Perché siamo in un’epoca pericolosamente segnata dal riarmo, militarismo e guerre…lascio a voi i commenti”. @giucruciani
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m a u r o
m a u r o@maurorizzi_mr·
La Repubblica Italiana è “democratica”, non “antifascista”, come scrivono qui alcuni. L’articolo 1 della Costituzione non dice “antifascista”, dice democratica. Democrazia significa sovranità popolare, regola della maggioranza, rispetto delle minoranze, alternanza al potere, libertà di espressione, di stampa, di associazione. È un concetto positivo, universale, alto. Significa che il popolo decide, non un’ideologia di Stato. “Antifascismo” invece è una negazione: indica solo ciò che si rifiuta, non ciò che si afferma. È un’identità costruita contro qualcosa che non esiste più dal 1945. Trasformarlo in fondamento della Repubblica significa rendere lo Stato ostaggio di un nemico immaginario, giustificando qualsiasi deroga alla democrazia ogni volta che qualcuno viene etichettato come “fascista” (termine ormai usato a casaccio contro chiunque non sia allineato). Una democrazia matura non ha bisogno di un “antifascismo” per legittimarsi. Si legittima ogni giorno con il rispetto delle regole, del voto, della libertà di dissenso. Chi oggi usa l’antifascismo come clava per delegittimare avversari politici, limitare la libertà di parola o giustificare censure sta facendo esattamente l’opposto di ciò che si dovrebbe fare in una democrazia: sta sostituendo il giudizio popolare con un giudizio ideologico. La Repubblica è di tutti gli italiani che rispettano la Costituzione e le leggi. Non è proprietà di una parte sola. Difendiamola come democrazia, non come setta antifascista. Democrazia non è un partito. È un metodo. Il più nobile che abbiamo.
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