🗣️ #Lotito risponde nuovamente a @matteorenzi:
🎙️ “I numeri non si discutono.
Si leggono. Stessa legislatura. Stessa carica. Stesso stipendio pagato dagli italiani. Poi ci sono i fatti: 54% di presenza per Matteo #Renzi, 94% di presenza per Claudio #Lotito. Su 7.666 votazioni, la differenza è netta: oltre 40 punti in più e assenze superiori di oltre 50 volte. Non è una sfumatura. È un divario! E non finisce qui: oltre 100 voti difformi dal proprio Gruppo» per #Renzi «a conferma di una linea politica spesso variabile, non sempre coerente (in base agli interessi del momento). A questo punto la domanda è semplice: chi rappresenta davvero i cittadini in Parlamento?
Fa sorridere che a fare polemica sia chi è tra i meno presenti, mentre altri garantiscono presenza costante e lavoro quotidiano, anche nelle commissioni e spesso lontano dai riflettori. Il Parlamento non è un palco. Non è una parentesi tra un impegno e l'altro. È un dovere. C'è chi lo esercita ogni giorno. E chi, invece, lo interpreta a intermittenza. Gli italiani non hanno bisogno di slogan. Hanno già i numeri”.
➡️ @Adnkronos
Hai portato la croce per tanti e troppi anni. Sei stato il capro espiatorio di un sistema marcio. Sei stato additato nelle varie in telecronaca come il colpevole di tutto da radiocronisti vili e raccomandati. Ma il tempo è galantuomo e qualcuno oggi dovrebbe chiederti scusa.
Se il sionismo è colonialismo, apartheid, suprematismo, occupazione, violenza, essere antisionisti non è essere antisemiti. È essere dalla parte dei diritti umani.
Una volta lavorare significava costruire qualcosa: una casa, una famiglia, una vecchiaia serena.
Oggi, nel 2026, lavorare significa solo sopravvivere fino a fine mese.
Siamo una generazione di "lavoratori poveri": 40 ore a settimana e basta un imprevisto per crollare.
Forza Italia, quella che doveva essere la madre putativa di questa riforma, ha fatto registrare la più alta percentuale di “No” tra i partiti del Centrodestra.
Il motivo ha un nome e un cognome: Claudio Lotito.
Magari qualcuno inizierà a prendere seriamente atto del problema.
Un tweet di @aciapparoni ieri è diventato virale. Faceva un’osservazione a caldo sui primi exit poll del referendum. Osservazione poi non smentita dai dati ufficiali. Al contrario: a Roma e nel Lazio la vittoria del No è stata netta. La protesta dei laziali avrà inciso? Può darsi di no, può darsi di sì. Ma chi fa il giornalista, il comunicatore, o chi vende pubblicità per campare, dovrebbe sapere che l’importante è farne parlare. E Alberto c’è riuscito: ieri e oggi giornali, radio e tv nazionali hanno parlato di nuovo del malessere dei tifosi laziali nei confronti della proprietà. Chi attacca Alberto, qui o altrove, o è invidioso o è in malafede. Per farvi capire che il dissenso politico per il presidente è un problema, basti vedere che ieri sera all’improvviso, un giornale amico si è affrettato a scrivere il solito articolo in cui si dà dei criminali a chi contesta la gestione societaria, infarcito di solidarietà dei colleghi di partito. Quindi Alberto andrebbe solo che ringraziato. E io lo faccio: grazie Alberto!