Vanandrix

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Milano, Lombardia Katılım Aralık 2011
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Vanandrix@vanandrix·
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Tutti Convocati
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🎙️#Zazzaroni: "C'è un allenatore di Livorno che allena il Milan di cui non faccio il nome che è convinto che sia #Fagioli l'unico talento italiano."
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Trash Italiano
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È morto Chuck Norris, aveva 86 anni.
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Bellino Craxi
Bellino Craxi@BellinoCraxi·
@ultimoranet @vanandrix Che anni meravigliosi che stiamo vivendo e se tutto va bene gli ultimi dell’umanità
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Ultimora.net
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Kim Jong Un e sua figlia 13enne Kim Ju Ae hanno testato un nuovo carro armato della Corea del Nord durante esercitazioni militari su larga scala. La presenza della ragazza, alla guida del mezzo, è stata interpretata come un’ulteriore conferma del fatto che venga preparata come possibile erede
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Cristiano Ronaldo
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Eid Mubarak to all! 🌙 I hope you have a very special day with your family and loved ones. Wishing you all peace and happiness.
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Bartolomeo Mitraglia
Bartolomeo Mitraglia@BMitraglia·
La Generazione Zeta ha rotto le palle - di Roberto Riccardi Svogliati. Permalosi. Presuntuosi. Inaffidabili. Incapaci di sostenere una conversazione professionale, di rispondere a una mail entro sera, di presentarsi puntuali, di vestirsi in modo appropriato, di accettare una critica senza crollare emotivamente. Pretendono lo smart working al primo giorno. L'aumento al terzo mese. La flessibilità come diritto di nascita. Non hanno mai prodotto niente ma esigono tutto, con la sicumera di chi confonde i capricci con i diritti e la pigrizia con l'illuminazione. La Generazione Zeta ha rotto le palle. E non lo dicono i soliti editorialisti rancorosi. Lo dicono i colleghi. I quarantenni che ogni sera rispondono alle mail che il collega Zeta ha ignorato, gestiscono il cliente lasciato in attesa, si sobbarcano gli straordinari rifiutati in nome del sacrosanto "bilanciamento vita-lavoro". Quelli che alle sette di sera cercano di rintracciare il collega Zeta sul telefono aziendale e scoprono che già all'imbrunire è irraggiungibile. Sono loro a pagarne il prezzo. E sono stufi. Sono i nati tra il 1997 e il 2010. I primi veri nativi digitali, cresciuti con lo smartphone in culla e i social come biberon. Hanno attraversato la pandemia in pigiama, frequentato l'università da remoto e ne sono usciti convinti che il mondo funzioni così: dalla poltrona, a propri tempi, senza che nessuno abbia il diritto di chiedergli nulla. Si autodefiniscono la generazione più consapevole della storia. Quella che ha capito, a differenza dei padri schiavi del lavoro e dei nonni piegati dalla fatica, che la vita non si esaurisce in ufficio. Che il benessere viene prima della carriera. Che la salute mentale è sacra. Bellissimo. Peccato che questa illuminazione arrivi da gente che a trent'anni si fa ancora lavare le mutande dalla madre. Un caso su tutti, finito sui giornali di mezzo mondo e diventato virale con ventisette milioni di visualizzazioni. Un neoassunto viene convocato dal capo a una riunione alle otto del mattino. Riunione trimestrale, comunicata in fase di assunzione. Il ragazzo sapeva. Risposta: "non posso venire, ho il corso in palestra. Il mio equilibrio psicofisico viene prima". Prima della riunione, prima dell'azienda che lo paga, prima del capo che lo ha scelto e assunto, prima di quella roba antica e desueta che le generazioni precedenti chiamavano senso del dovere. La cosa più rivelatrice non è stata la sfrontatezza. È stata la reazione dei coetanei: aveva ragione lui. I numeri confermano la sentenza. Sei aziende su dieci hanno già licenziato neolaureati Zeta nel giro di pochi mesi. Mancanza di motivazione per il 50%, scarsa professionalità per il 46%, incapacità di comunicare per il 39%. Il 75% dei datori di lavoro li giudica insoddisfacenti. Uno su sei non vuole più assumerli. Risultato: l'età media di assunzione è salita a 42 anni, le assunzioni di over 65 sono esplose dell'80%, quelle degli under 25 sono crollate. Le aziende preferiscono il settantenne che si presenta puntuale al ventenne che manda un vocale per dire che arriva tardi perché ha lo yoga. Ma perché tutta questa svogliatezza? La risposta non è generazionale: è sistemica. Si è prodotta una generazione senza addestramento alla frustrazione, senza autonomia materiale e senza interiorizzazione del dovere. Adulti anagrafici che funzionano come adolescenti permanenti. E il dato lo conferma: il 79% dei giovani italiani tra i 20 e i 29 anni vive ancora con i genitori. Peggio di noi solo la Corea del Sud. In Danimarca sono il 12%. In Germania il 33%. Il Censis ha contato oltre tre milioni di trentenni ancora nel nido. Di questi, il 63% lavora. Lavora e resta. Perché andarsene significherebbe diventare adulti. E diventare adulti non è previsto dal programma. Il 72% dei giovani disoccupati vive interamente sulle spalle della famiglia. Ma il dato più indecente riguarda chi un lavoro ce l'ha: il 62% ha comunque bisogno del sostegno economico dei genitori. Il 30% degli under 30 dipende ancora dalla paghetta. A trent'anni. Con la paghetta. Mentre posta su Instagram storie di aperitivi al tramonto e filosofia spicciola sul diritto alla felicità. Li hanno definiti la “Generazione Cavalletta”. Perché stanno divorando tutto quello che nonni e genitori hanno costruito con decenni di sacrificio. Sono la prima generazione della storia che consuma senza produrre, che eredita senza costruire, che pretende senza restituire. Entro il 2030 riceveranno in eredità duemila miliardi di euro. Patrimoni, immobili, investimenti accumulati in una vita di fatica da chi si alzava alle sei senza lamentarsi e non aveva mai sentito parlare di "salute mentale" come alibi per non lavorare. Duemila miliardi nelle mani di chi non ha mai piantato un chiodo. E non fanno figli. Perché fare figli richiede responsabilità, sacrificio, progettualità. Il tasso di fecondità è inchiodato a 1,24 figli per donna, il più basso della storia repubblicana. Il 65% rifiuta i mestieri manuali perché considerati indegni. L'edilizia non trova ricambio. L'autotrasporto è in ginocchio. La ristorazione elemosina personale. Ma il giovane Zeta non si sporca le mani. Aspetta l'offerta giusta, col contratto giusto, lo stipendio giusto, la flessibilità giusta, l'ufficio giusto, il capo giusto. E nel frattempo si fa mantenere. La Generazione Cavalletta non nasce dal nulla. Nasce da genitori che non hanno mai detto no. Che hanno trasformato ogni capriccio in diritto, ogni frustrazione in trauma da evitare, ogni difficoltà in qualcosa da cui proteggere il pupo a ogni costo. Che hanno fatto i compiti al posto loro, telefonato ai professori per contestare un brutto voto, accompagnato il trentenne al colloquio di lavoro. Non è un'iperbole: il 70% dei giovani Zeta ammette di aver chiesto aiuto ai genitori per cercare impiego. Non per un consiglio. Per farselo trovare. Hanno cresciuto figli come piante da appartamento: al caldo, al riparo, senza un alito di vento. E adesso si stupiscono che al primo temporale si spezzano. Parlano di "comfort zone" come il Papa parlerebbe del Vangelo. Hanno ribattezzato la pigrizia "consapevolezza", il parassitismo "equilibrio interiore", l'incapacità "rifiuto di un sistema tossico". Hanno costruito un'intera filosofia per giustificare il fatto di non avere voglia di fare niente. E ci credono pure. Ma arrendersi non è un'opzione. Se il problema è la mancanza di fame, la soluzione è una sola: restituire la fame. I genitori smettano di pagare e giustificare. Fuori di casa a venticinque anni, come in mezza Europa. Le aziende smettano di inseguirli con benefit immeritati: la gavetta esiste e chi l'ha fatta ne è uscito più forte. Si reintroduca un servizio civile o militare obbligatorio, sei mesi di disciplina e convivenza forzata con la realtà. Anzi meglio un anno e lo Stato si chieda come sia possibile che un trentenne sano e laureato risulti ancora fiscalmente a carico dei genitori senza che nessuno batta ciglio. Oppure si può continuare così. E fra vent'anni ci ritroveremo con un Paese di cinquantenni che vivono ancora con la mamma, non hanno costruito niente, non hanno lasciato niente e pretendono la pensione. Pagata da chi, non si sa. Perché figli non ne hanno fatti. Ma il problema, a ben guardare, non è una generazione. È una civiltà che ha deciso di abolire il dovere, la fatica e la maturità. La Generazione Zeta non è la malattia. È il sintomo finale.
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Cinema Scene
Cinema Scene@CinemaScene404·
Catherine Zeta-Jones in Blue Juice, 1995
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DAZN Italia
DAZN Italia@DAZN_IT·
𝐍𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐥'𝐈𝐧𝐭𝐞𝐫 𝐢𝐧 𝐄𝐮𝐫𝐨𝐩𝐚 🤯 Meglio di Bayern Monaco, Barcellona e Real Madrid 📊 4-3-2-1 powered by SisalTipster, ogni lunedì di #SerieAEnilive su #DAZN
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Lord Jack
Lord Jack@_LordJack·
Portato ai supplementari una partita che aveva già vinto solo per il gusto di dare un'ulteriore beffa alla Roma. Semplicemente il mefistofelico Vinny Iraniano
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Vanandrix
Vanandrix@vanandrix·
@_LordJack Attento con sti video che oggi finisce il Ramadan, ti vengono a prendere
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KnutsenIN
KnutsenIN@fox_hood21·
La sliding door più importante della storia del milan: il mancato arrivo di Rangnick. Avremmo aperto un nuovo ciclo, con giocatori VERI (szoboszlai, olmo e tutta la scuola lipsia/salisburgo) e uno stile di gioco Qui su X, era partita la protesta per il mancato rinnovo di Pioli…
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ARQUIVADO
ARQUIVADO@fatoarquivado·
O olhar de Ayrton Senna na sua última corrida ficou marcado na história
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Gojo
Gojo@Gojoo______·
@vanandrix Non ho 1€
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Cancheros
Cancheros@Cancheros_es·
Temporada 1999/00 ⚽️📼 ¡Qué locura en el Olímpico! Lazio 🟦🏟️ 4-4 AC Milan 🔴⚫️ ante 65.000 espectadores 😱 Verón 17' ⚡️, Mihajlović 34' 🎯, Simeone 36' 💥, Salas 38' ✨, Shevchenko 43', 54', 68' 🔥 y Salas 71' ⚡️ Un ida y vuelta de goles imposible de olvidar 🙌 #Lazio #ACMilan #ClásicosEuropeos
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Gojo
Gojo@Gojoo______·
Mio cognato si è presentato a piedi
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