
Simone
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Il 2 aprile 2026 è stato il primo giorno di speranza per il calcio italiano grazie alle dimissioni di #Gravina. Dalle accademie regionali ad un supporto psicologicoao ai giovani: ecco la ricetta per ripartire. ✍🏻 @Maradonismo00 napolinetwork.com/editoriali/4-p…


Il pressing di Meloni per la «scossa» in Figc: il governo chiede al Coni di fare «tabula rasa» trib.al/DG5V9cL




Escludendo i tre Mondiali dal 2021 al 2023, il Giro delle Fiandre dovrebbe essere la PRIMA gara in linea della storia che figurerà al via Tadej Pogačar 🇸🇮, Mathieu van der Poel 🇳🇱, Wout van Aert 🇧🇪 e Remco Evenepoel 🇧🇪. A prescindere dal suo esito, sarà un evento unico. #RVV26




"facevano tanti cross ma ci facevano il solletico" qui c'è proprio un problema di allucinazioni, di percezioni totalmente alterate, io controllerei cosa gli hanno dato da mangiare in quelle magnifiche cene in ritiro con una atmosfera meravigliosa. goal.com/it/liste/l-ita…

"Il calcio è uno sport professionistico, gli altri sono sport dilettantistici" Ma sentiamo il pattinatore di short track Pietro Sighel, l'astista Elisa Molinarolo, il canottiere Stefano Oppo, il karateka Luigi Busà

Vi ricordo che Adani in diretta nazionale urlava ad Haaland “lo conosci adesso Pio Esposito?” (Spoiler 🇮🇹 1 🇳🇴 4) E gente come Raffaele Caruso faceva tweet per zittire l’attaccante Norvegese Poi si offendono se gli si dice che sono esaltati e vivono in realtà parallele

Tre Mondiali senza Italia non sono solo un fallimento, ma anche la pietra tombale su una narrazione mediatica che ha fallito. Lasciamo da parte i moduli, le scelte tattiche. Il calcio è il prodotto narrativo più potente del nostro Paese. È un rito collettivo che viene nutrito a ciclo continuo. Più corretto dire ingozzato come le oche per il foie gras. Questa centralità nelle prime pagine lo rende intoccabile pure quando è indifendibile. Il linguaggio mediatico si autoregola: sfrutta lo shock, ma ha l’urgenza di ricucire gli strappi per assicurarsi la produzione di paté. Il disastro deve rientrare in un meccanismo che in psicologia viene chiamato “finestra di tolleranza”, il limite entro cui si riesce a sopportare un evento negativo senza esserne sopraffatti, ma molto più importante senza creare una distanza emotiva. In sostanza: la complicità con il sistema ha radici impossibili da recidere. Il risultato, però, è che nessuno ci crede più. La sensazione è che raccontare il calcio con onestà possa distruggere qualcosa di più profondo. Quasi a modificare il dna stesso di una Nazione. Per tutti gli altri sport questo non avviene. Nel tennis, nelle discipline invernali, nell’atletica, nel nuoto, nella pallavolo. Eccellenze alle quali è riservato un linguaggio spesso spietato, gossipparo, inadeguato, tranchant. Vittore minori da sfruttare all’occorrenza. Il tavolo dei bambini al pranzo di famiglia. Il nipote da applaudire quando recita la poesia di Natale. Il tutto con estrema consapevolezza. Con lo scopo preciso di mantenere la gerarchia interna immutata. Antistorico, ad essere buoni. Il protezionismo genera isolamento che genera irrilevanza. Basta aprire un libro di storia a caso. Il Presidente Gravina ne parla come sport di Stato. Ciò che gli sfugge, è che se dei campioni devono campare con stipendio e strutture pubbliche non è un demerito, è il fallimento della cultura sportiva di una nazione. Più la narrativa è deformata, più si radicalizza un’ostilità verso il calcio che il calcio non merita. Calcio inteso come patrimonio collettivo. Come spesso accade, la società è più avanti di chi la racconta. I media hanno un’opportunità gigantesca. Come Dorian Grey possono scegliere di continuare a guardarsi allo specchio compiaciuti, o affrontare il ritratto che ne rivela la decadenza. #BosniaItalia #calcio #mondiali






In vista degli spareggi bisogna avere l'umiltà di capire che il nostro livello è quello di Ucraina, Albania, Romania, Serbia, Austria per dire, nel mucchio di chi spera.Magari stavolta, visto che è da tempo che si sa che facciamo gli spareggi, ci arriviamo con uno spirito diverso



#Gravina: “Ho chiesto a #Gattuso e #Buffon di restare. Non mi dimetto” alfredopedulla.com/gravina-ho-chi…


Al netto di tutto quello che è accaduto durante #BosniaItalia, per cui potremmo parlare ore, se arrivi ai rigori e il tuo calciatore più tecnico è #Tonali e dall’altra parte hai tutti ragazzi(ni) spavaldi e tecnicamente eccellenti, difficilmente può andare in una maniera diversa I rigoristi azzurri di questa partita rappresentano lo specchio di due aspetti: la mancanza di talento puro di questa generazione e il poco coraggio che ha portato a non convocare i pochi talenti in forma (Bernardeschi, Zaniolo) È davvero un peccato, spiace molto. Perché il Mondiale è una manifestazione sociale ancor prima che sportiva. È una festa nelle feste, nelle cene, nei ritrovi tra amici, per i bambini che sognano, per i grandi che ogni tanto tornano a farlo. Per fortuna in (quasi) tutti gli sport stiamo vivendo questi sogni Che sia d’auspicio per provare a cambiare qualcosa, sapendo che molto probabilmente non accadrà



