Raffaele Mastrolonardo

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@pelopida

Co-founder: https://t.co/3lzCNQd3Mn news agency / Contributor: https://t.co/caHf06naiQ, https://t.co/o1Yc1dxtNv / Author: La scimmia che vinse il Pulitzer

Genova, Italy เข้าร่วม Kasım 2009
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📉 Nei prossimi 75 anni la popolazione dell’Unione europea è destinata a calare. Non è una novità, ma è sempre bene ricordarlo perché questa è la tendenza con cui si dovrà convivere nel futuro. Secondo le ultime proiezioni pubblicate da Eurostat, l’ufficio statistico dell’Ue, nel 2100 i residenti all’interno dei confini comunitari scenderanno infatti dai 451,8 milioni attuali a 398,8 milioni, una flessione di 53 milioni di abitanti nel giro di circa tre generazioni, pari all’11,7% in meno. 🌍 Tutto questo si verificherà anche se il flusso di stranieri continuerà ad alimentare i residenti dell’Unione europea. Gli immigrati, spesso al centro del dibattito politico dei vari Stati membri, sono fondamentali per rallentare la diminuzione della popolazione del Vecchio continente in ogni ipotesi delineata dai demografi. ⚠️ Per capirlo si può guardare ad uno scenario assolutamente congetturale, quello in cui improvvisamente le persone extracomunitarie smettessero di entrare in Europa. Risultato: entro il 2100 la popolazione Ue diminuirebbe di altri 133 milioni di abitanti rispetto a quelli previsti dalle proiezioni, portando la perdita di residenti in 75 anni a oltre 180 milioni. Raffaele Mastrolonardo @pelopida
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La linea scende e poi risale. Ma non abbastanza. Non ancora, almeno. E racconta una storia, quella dei redditi reali delle famiglie italiane. Una storia senza lieto fine, quantomeno per il momento. Ma cominciamo dall’ultima pagina. Per dire che nel 2024, secondo Istat, il reddito medio familiare italiano reale, ovvero al netto dell’inflazione, è cresciuto rispetto al 2023: +4,1%. Un bel salto in avanti, insufficiente però a colmare il divario con i redditi medi del 2003, ovvero 21 anni fa. I quali restano superiori al 2024, segnalando che in questi due decenni le condizioni economiche delle famiglie tricolori non sono migliorate, anzi. Come sottolinea Istat, rispetto al 2007, l’anno precedente alla grande crisi finanziaria internazionale, i redditi reali tricolori sono ancora del 4,9% più bassi. Raffaele Mastrolonardo @pelopida
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🌍 Il 2025 è stato un altro anno da record per il turismo in Europa e in Italia. Sono i numeri di Eurostat, l’ufficio statistico dell’Ue, a fornire il quadro definitivo dell’anno scorso. Un quadro che vede, ancora una volta, l’Italia nell’élite continentale con un numero di pernottamenti trascorsi nelle strutture ricettive della Penisola inferiore solo alla Spagna e davanti anche alla Francia (che invece primeggia nella classifica degli arrivi). Ma la buona notizia non è solo la posizione nella graduatoria. 📊 L’elemento di ulteriore conforto per il settore turistico italiano viene dal confronto con l’anno passato. Nel 2025 i pernottamenti nelle strutture turistiche nostrane sono cresciuti del 2,3% rispetto al 2024, un aumento superiore alla Spagna (+1,7%) e alla Germania (+0,6%) e di poco inferiore alla Francia (+3,1%). ✈️ Merito soprattutto degli stranieri. Le notti trascorse da persone provenienti dall’estero sono salite a oltre 264,7 milioni da 253,9 milioni dello scorso anno (+4,3%), quelle di turisti locali sono rimaste pressoché invariate intorno ai 212 milioni. Di fatto il dato dei pernottamenti degli italiani in Italia è stazionario dal 2023 mentre quello degli stranieri è in costante aumento. Raffaele Mastrolonardo ( @pelopida )
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L'importanza dello Stretto di Hormuz per l'approvvigionamento globale di petrolio. Nel primo semestre del 2025, il flusso totale di petrolio attraverso lo stretto è stato in media di 20,9 milioni di barili al giorno, ovvero l'equivalente di circa il 20% del consumo globale di liquidi petroliferi e più di un quarto (27%) del petrolio totale commercializzato via mare. Solo lo Stretto di Malacca, tra Malesia e Indonesia e che congiunge l’Oceano Indiano al Pacifico, è teatro di un traffico di petrolio più intenso, sebbene di poco. È l’Asia la destinazione principale del petrolio, e in proporzioni molto significative (90%). Nel dettaglio sono Cina e India - che insieme rappresentano la metà degli acquirenti del greggio in questione - le più direttamente colpite dal blocco del traffico, seguite da Corea, Giappone, dagli altri Paesi asiatici e dall’Oceania. Solo una piccola parte del petrolio finisce in Europa, ancor meno negli Usa. @gabrieledepalma
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👵 Ci sono primati che non si festeggiano troppo volentieri, anche perché non rappresentano esattamente una novità. Per esempio, quello della palma di Paese più vecchio d’Europa. Nel 2025 se lo è aggiudicato l’Italia, che risulta prima in questa classifica dal 2017, ovvero da otto anni consecutivi. 📊 Secondo le ultime statistiche Eurostat, l’età mediana dello Stivale al primo gennaio 2025 è salita fino a 49,1 anni, che è la cifra più alta di tutto il Vecchio continente e supera di quasi due anni quella del secondo classificato, la Bulgaria (47,3), e di poco più di quattro la media Ue (44,9 anni). L’età mediana è la cifra che divide la popolazione di un territorio in due parti numericamente uguali, una che comprende tutti coloro che sono più giovani rispetto a quel valore e una che raggruppa coloro che sono più anziani. 👶 Il nostro Paese vanta la fetta over 60 più larga dell’Unione: 32,3%, un abitante su tre. Quanto agli under 20, in Italia sono quasi la metà degli ultrasessantenni: appena il 16,9% della popolazione, praticamente un cittadino su sei appartiene a quella fascia. Solo a Malta la quota dei giovani è inferiore rispetto al totale dei residenti (16,1%). Raffaele Mastrolonardo (@pelopida)
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Aakash Gupta
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The New York Times made news the loss leader for a $2 billion digital revenue machine, and this chart is the receipt. News-only subscribers dropped 65% since June 2022. Bundle subscribers grew 227%. That looks like a news collapse. But the NYT deliberately killed its standalone news product. They stopped marketing it. They made it nearly impossible to buy a news-only subscription on their website. They priced the full bundle (News + Games + Cooking + Athletic + Wirecutter) at $2/month introductory, cheaper than a standalone Games subscription. News-only ARPU is $13.33. Bundle ARPU is $12.92. Single non-news product ARPU is $3.36. Those 4.3 million single-product subscribers paying $3.36/month? They’re not the business. They’re the funnel. The NYT CEO said it explicitly on the earnings call: single products are “funnels to get people to subscribe” to the bundle. Games now accounts for over 50% of time spent inside the NYT app. Wordle, Connections, and the Mini pull 10+ million weekly players who never intended to read a news article. But half of all NYT subscribers now pay for the bundle, and bundle subscribers retain longer, engage more, and accept price increases. The bundle just went from $25 to $30/month. The result: digital revenue crossed $2 billion for the first time in 2025. Free cash flow hit $550 million. Adjusted operating margins reached 24% in Q4. Berkshire Hathaway just took a billion-dollar position. While the Washington Post cut 300 journalists last week, the Times added 1.4 million subscribers. This chart shows a news company that built an attention ecosystem where Wordle gets you in the door, Cooking keeps you at breakfast, The Athletic owns your commute, and by the time you think about canceling, you’d lose four products instead of one. The NYT figured out that the way to fund journalism in 2026 is to make sure you can’t quit the crossword.
Fiscal.ai@fiscal_ai

The New York Times is no longer a news company. $NYT

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📈 Nel 2024 gli italiani sono diventati un po’ più ricchi rispetto al 2023 e anche rispetto al 2022. Ma le buone notizie finiscono qui. Perché se si decide di andare un po’ più indietro nel tempo con il confronto, si scopre che il patrimonio delle famiglie dello Stivale è oggi inferiore rispetto al passato, se per passato si intendono i precedenti vent'anni a parte gli ultimi due. 📉 Quanto? A prezzi costanti, cioè incorporando nelle stime l’andamento del costo della vita, la ricchezza familiare netta del 2024 risulta ancora inferiore di circa 5% rispetto al 2005 e di circa il 10,2% rispetto al 2007. 💶 In altre parole, i nuclei familiari tricolori sono oggi un po’ più poveri che all’inizio del millennio, almeno dal punto di vista del patrimonio, che è la misura di quanto possiedono (abitazioni, veicoli, terreni, azioni, obbligazioni, eccetera) ed è una cosa diversa dal reddito (che è ciò che si ricava dal proprio lavoro o dalle rendite). A scattare questa fotografia in chiaroscuro del Paese sono stati la Banca d’Italia e l’Istat nel rapporto La ricchezza dei settori istituzionali in Italia: 2005-2024, pubblicato il 28 gennaio scorso. Raffaele Mastrolonardo (@pelopida)
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La vicenda di Abanoub Youssef, il giovane accoltellato e ucciso a scuola da un coetaneo a La Spezia, ha portato alla ribalta il tema dell’uso di armi da parte dei più giovani. Ma quanto è diffuso il fenomeno? Una risposta arriva da ESPAD, una delle più autorevoli indagini europee sul comportamento giovanile. Quando si chiede agli studenti italiani compresi tra i 15 e i 19 anni se hanno usato armi negli ultimi mesi per ottenere qualcosa, si scopre che nel 2025 il 3,5% di loro ha risposto affermativamente. Meno di quattro su cento. Il dato preso da solo non vuol dire molto, però; più significativo è il fatto che la percentuale sia in salita rispetto al 2024 (3,4%) e sia solo leggermente più bassa rispetto al picco del 2022 (3,7%), quando si sentiva ancora l’effetto della pandemia che ha fatto schizzare in alto molti comportamenti devianti. Se si guarda solo ai maschi, la quota del 2025 è la più alta mai registrata, 5,1%, anche superiore al 2023, l’anno del precedente picco (4,8%). Più nel dettaglio, la percentuale di coloro che affermano di ricorrere a armi sale tra chi afferma di avere una relazione non ottimale o problematica con padre, madre e amici. Il dato complessivo del 3,5% aumenta fino a sopra il 7% tra chi giudica che il rapporto con uno dei due genitori sia “non tanto” o “per nulla” soddisfacente o tra chi non ha una di queste figure. Ancora più alto l’effetto dei coetanei. La percentuale di utilizzatori di armi diventa sei volte maggiore rispetto alla popolazione generale dei 15-19enni tra chi si dichiara “per niente” soddisfatto della relazione con gli amici. Raffaele Mastrolonardo (@pelopida)
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Marco Gambaro
Marco Gambaro@MaGambaro·
.Negli ultimi ottant’anni la povertà assoluta negli Stati Uniti si è ridotta in modo drastico: dal 48,5% del 1939 al 3,7% nel 2023. Una diminuzione di quasi 45 punti percentuali. È il risultato principale di un recente paper NBER che ricostruisce in modo sistematico le condizioni economiche degli americani dal New Deal a oggi. Il dato colpisce perché va contro una narrazione diffusa: quella secondo cui la grande svolta nella lotta alla povertà sarebbe arrivata solo con la “War on Poverty” degli anni Sessanta. In realtà, oltre metà della riduzione complessiva è avvenuta prima del 1964. Tra il 1939 e il 1963, il tasso di povertà scende di 29 punti, trainato quasi interamente dalla crescita dei redditi da lavoro e dall’espansione dell’economia del dopoguerra. Dopo il 1964, la povertà continua a diminuire, ma più lentamente. Dal 19,5% del 1963 si arriva al 3,7% nel 2023. La differenza è che, nella seconda fase, il ruolo decisivo non è più giocato dal mercato del lavoro, bensì dal welfare: trasferimenti monetari, programmi in natura, sanità pubblica e crediti fiscali. Il cuore innovativo della ricerca sta nel metodo. Gli autori non usano il tradizionale indicatore ufficiale, basato sul reddito lordo. Costruiscono invece una misura “post-tax post-transfer”: il reddito disponibile effettivo, dopo tasse e contributi, e includendo trasferimenti in denaro, servizi pubblici, sussidi alimentari, alloggi, assicurazione sanitaria. Per gli anni recenti utilizzano i dati CPS; per il periodo 1939–1959 ricostruiscono questi flussi a partire dai censimenti decennali, imputando tasse e benefici che allora non venivano rilevati. In questo modo rendono confrontabili ottant’anni di dati, superando i limiti storici delle statistiche ufficiali. Un passaggio cruciale riguarda la soglia di povertà. Gli autori ancorano il livello iniziale al 1963 (circa il 19,5% della popolazione) e lo aggiornano nel tempo con l’indice PCE, più realistico del CPI nel misurare l’inflazione. Così mantengono costante il potere d’acquisto della soglia: la povertà resta una misura “assoluta”, non relativa. I risultati mostrano un doppio movimento. Prima del 1964, la riduzione della povertà è quasi tutta “di mercato”: salari più alti, più occupazione, più produttività. Dopo, la povertà cala soprattutto grazie ai trasferimenti pubblici. Parallelamente cresce anche la dipendenza dal welfare: tra gli adulti in età lavorativa passa da meno del 3% a oltre il 7%. Il messaggio non è ideologico, ma storico. La lotta alla povertà ha funzionato, nel lungo periodo. Ma con strumenti diversi in fasi diverse: prima crescita e lavoro, poi redistribuzione e protezione sociale. Capire questa sequenza è essenziale oggi, quando si discute se puntare su sussidi, salari, politiche industriali o welfare. I dati suggeriscono che nessuna di queste leve, da sola, basta. papers.ssrn.com/sol3/papers.cf…
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📉 Negli ultimi venti anni – dicono le statistiche dell’Istat – la quota di residenti dello Stivale che intende (certamente o probabilmente) procreare nei successivi tre anni è calata di quasi 4 punti percentuali, dal 25% del 2003 al 21,2% del 2024. La discesa nelle intenzioni a breve termine – sia per chi ha già figli sia per chi non ne ha ancora – riguarda praticamente tutte le fasce demografiche in età fertile, ma soprattutto le più giovani. 👥 Per coloro che hanno tra i 25 e i 34 anni la percentuale è scivolata dal 45,3% al 38,5%; per chi ha tra i 18 e i 24 anni, dal 12,7% al 10,7%. Cambiano le percentuali, ma non la direzione, se si passa alle intenzioni di un più generico futuro: dal 36% del 2003 al 32,6% del 2024. Colpisce il salto verso il basso degli individui tra i 25 e i 34 anni: quasi 12 punti percentuali nelle intenzioni di fecondità, praticamente il 20% in meno. 💶 La motivazione principale della decisione di non diventare genitori risulta quella economica: la indica il 32,7% degli italiani, quasi uno su tre. Tra le soluzioni possibili, la misura ritenuta più importante per sostenere la natalità è il sostegno economico alle famiglie, citato come principale intervento dal 28,5% degli italiani ed equamente sostenuto da maschi e femmine. Al secondo posto troviamo i servizi per l’infanzia (26,1%), seguiti dalle politiche abitative (23,1%). Raffaele Mastrolonardo @pelopida
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📊 Cominciamo da una cifra: 24.886. È, secondo i dati Inps, la retribuzione annuale media lorda di un lavoratore dipendente italiano nel settore privato nel 2024. Le medie vanno sempre prese con cautela, ma in questo caso il dato è utile per fotografare la situazione: rappresenta uno spartiacque. I lavoratori che guadagnano meno di questa soglia sono oltre 10 milioni su 17 milioni totali, cioè più del 60%. 💼 Dietro le medie generali, però, emergono forti differenze. Nell’accoglienza e nella ristorazione la retribuzione media si ferma a poco più di 11mila euro lordi annui. All’estremo opposto, chi lavora nel settore finanziario e assicurativo supera i 56mila euro. Valori simili si registrano anche nell’estrazione di minerali (51.530 euro) e nella fornitura di energia e gas (50.015 euro). In fondo alla classifica, insieme al turismo, si collocano Cultura e Sport (15.628 euro) e le attività di sostegno alle famiglie (16.149 euro). Raffaele Mastrolonardo (@pelopida)
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Secondo l’organo esecutivo dell’Unione europea, tra le economie del Vecchio continente quella tricolore è potenzialmente una delle più esposte all’aumento delle tariffe voluto dal presidente Usa Donald Trump. Su #SkyInsider @pelopida ci spiega perché tg24.sky.it/economia/2025/…
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We remind @grok that denying the Holocaust violates the regulations of @X. SS documents, survivor and witness testimonies, as well as photographs taken by the resistance, provide unequivocal evidence that these were gas chambers where people were murdered en masse with Zyklon B. Preserved sources confirm the existence of ventilation systems used to remove hydrogen cyanide, which allowed for the rapid airing of the chambers after the mass killing of people had been carried out. See our page debunking many deniers’ lies. You will find short responses and links to texts addressing frequently recurring denialist claims, which are ready for you to copy and share: auschwitz.org/en/stop-denial/ Learn about strategies employed by Holocaust deniers to spread misinformation and falsehoods. Online lesson: lekcja.auschwitz.org/negacjonizm_en/ Podcast: auschwitz.org/en/education/e… Denial of the existence of gas chambers is a disgraceful assault on the memory of all those people: Jews, Poles, Roma, Soviet prisoners of war, and all other victims. It is also a slap in the face to those prisoners who risked their lives to document and convey the truth about German crimes, as well as to the Survivors who still bear the trauma of their personal experiences.
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☀️ Ora possiamo dirlo: l’estate del turismo tricolore è andata bene. Le notti trascorse nelle strutture ricettive dello Stivale sono state da record: 223 milioni e passa di pernottamenti in hotel e affini nei mesi di giugno, luglio e agosto 2025. Gli arrivi, invece, sono rimasti stabili: hanno superato quota 54 milioni, come lo scorso anno, con un calo di 18.713 unità, pari allo 0,03% in meno. 📊 Se però si va oltre le somme e si guarda a chi sceglie le strutture di ospitalità italiane, scomponendo i dati per nazionalità, si scopre che l’estate 2025 conferma un trend già in atto da un po’ di tempo. 🌍 Gli stranieri sembrano amare sempre di più le vacanze nello Stivale. Gli italiani, al contrario, appaiono più propensi a restare a casa o a viaggiare altrove. Il picco degli arrivi italici si è verificato infatti nel 2022 e da allora ogni anno ha fatto registrare il segno meno rispetto a quello precedente. Opposto il trend degli stranieri. Raffaele Mastrolonardo @pelopida
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📉 La durata media della vita lavorativa in Italia è tra le più basse d’Europa: 32,8 anni, secondo l’ufficio statistico dell’Ue, Eurostat. Tra i Paesi comunitari, solo in Romania le persone restano nel mercato del lavoro per un tempo inferiore (32,7 anni). 🗺️ Nel complesso, come mostra la mappa, è il Nord del Vecchio Continente l’area nella quale si lavora più a lungo: un periodo che si riduce man mano che si scende verso Sud, fino a toccare i minimi proprio nello Stivale e in Romania. 👩‍💼 La situazione è ancora più netta se si guarda solo alle donne. In questo caso, la durata della vita lavorativa delle italiane è la più breve dell’Ue: 28,2 anni in media. 🎓 Tra le ragioni di questo dato ci sono l’ingresso tardivo nel mercato del lavoro, dovuto a percorsi di studio spesso più lunghi che all’estero, e la difficoltà di ottenere un contratto stabile nei primi anni di carriera. ⏳ Per gli italiani, insomma, il conteggio parte dopo. E il totale finale ne risente. Raffaele Mastrolonardo @pelopida
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Come denuncia da tempo il sindacato di medici e dirigenti sanitari ANAAO - Assomed, il problema della carenza di medici di cui spesso si discute non è generalizzato ma riguarda soprattutto alcune specialità che evidentemente sono giudicate poco attrattive dai neolaureati. Per esempio, nel 2025 sono state assegnate solo poco più della metà delle borse di specializzazione disponibili in medicina di urgenza, vale a dire pronto soccorso. Solo il 40% di quelle nell’ambito delle cure palliative, un settore assai importante nel contesto di progressivo invecchiamento della popolazione nel quale ci troviamo. Poche anche per radioterapia (appena il 35%), chirurgia toracica (appena più della metà: 56%) e chirurgia generale (64%). Sono questi, tra gli altri, gli ambiti nei quali il sistema sanitario rischia maggiormente di trovarsi in situazioni di bisogno. Raffaele Mastrolonardo (@pelopida)
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Metà dei tedeschi e degli olandesi. Molto meno di austriaci e danesi. E anche di finlandesi e norvegesi. Si dice spesso che gli insegnanti italiani sono pagati poco. E a guardare i dati di Eurydice, la rete europea che raccoglie e analizza informazioni sulle politiche e l’organizzazione dei sistemi educativi del Vecchio continente, pare sia proprio così. Maestri e professori dello Stivale si collocano nella fascia bassa dei salari rispetto ai loro colleghi del resto d’Europa, una posizione che non cambia se si passa dalla primaria alla secondaria di primo grado e poi alle superiori. Ovunque si guardi li troviamo sempre lì, nella metà inferiore un’ipotetica classifica. Lo stipendio medio di un insegnante del Belpaese risulta, a parità di potere d'acquisto, più simile a quello di un collega romeno o polacco e lontanissimo dai livelli raggiunti in Germania, Olanda, Danimarca e Belgio, solo per citare alcuni dei Paesi con gli stipendi più alti per coloro che devono dare un’istruzione ai ragazzi. #5ottobre #giornatamondialedegiinsegnanti Raffaele Mastrolonardo (@pelopida)
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Lorenzo Ruffino
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@pelopida Ci ho pensato anche io... Magari la prossima settimana, che questa ho già scritto quasi tutto.
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