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𝓛𝓪 𝓼𝓮𝓽𝓮 𝓭𝓲 𝓿𝓮𝓻𝓲𝓽à è 𝓹𝓲ù 𝓹𝓻𝓸𝓯𝓸𝓷𝓭𝓪 𝓭𝓮𝓵𝓵𝓪 𝓼𝓮𝓽𝓮 𝓭𝓲 𝓫𝓲𝓻𝓻𝓪 🍻 𝓝𝓮𝓻𝓸𝓪𝔃𝔃𝓾𝓻𝓻𝓸 𝓷𝓮𝓵 𝓬𝓾𝓸𝓻𝓮 🖤💙

Santa Cruz de Tenerife, Spain เข้าร่วม Mart 2022
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SerpeinSenno 🖤💙
SerpeinSenno 🖤💙@serpeinsenno·
É inutile che lo insultate. Lui é il più interista di tutti noi 🖤💙 #inter
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Paolo Ziliani
Paolo Ziliani@ZZiliani·
Ricordate la clausola da 175 milioni per Leao? Oggi per 40 il Milan lo consegna a domicilio senza spese di spedizione. Aspettando che maturasse, il Diavolo è appassito insieme a lui Solo dirigenti miopi e inetti come Furlani e l'Armata Brancaleone milanista potevano legare le sorti della squadra per così tanti anni a un campione pigro, abulico e inaffidabile come l'ormai 27enne portoghese atteso ogni estate a una maturazione che non arriverà mai. E così dopo i danni delle prestazioni in campo arriva oggi la beffa della svendita di Leao ai saldi: sempre ammesso che ci sia davvero qualcuno disposto a offrire al Milan 40 milioni AVVERTENZA PER L’USO (della lettura dell’articolo). Anche se Leao, come scrivo da sempre, rappresenta ai miei occhi il prototipo dell’eterna incompiuta del progetto di campione applicato al calcio, tutto quello che un calciatore leader - umano e tecnico - non dovrebbe essere, le colpe della deriva cui il Milan si è consegnato dal giorno in cui è finito nelle grinfie dei fondi americani Elliott e Red Bird non è, e ci tengo a dirlo, in primo luogo sua. Se il Milan (o meglio, quel che resta del Milan) oggi fa ridere, la responsabilità è di quell’Armata Brancaleone guidata dal condottiero Brancaleone da Norcia, pardon, da Giorgio Furlani da Milano. Una combriccola di dirigenti inetti che con la gestione di Leao, il campione-non-campione atteso a un'esplosione che non avverrà mai, ha certificato la propria totale insipienza aspettando un alba che oggi è diventata crepuscolo. Dell’equivoco Leao, ragazzo d’oro ma - parlando del calciatore - numero uno di abulia, velleitarismo, incostanza e inconsistenza, scrivo su “Palla Avvelenata” da anni. Prototipo del giocatore inaffidabile, travolgente e trascinatore ad ogni morte di Papa, deleterio sempre, Leao è il giocatore di cui il Milan ha atteso un’esplosione e una consacrazione che chiunque mastichi un po’ di calcio sapeva non sarebbero mai arrivate. Quando il 2 giugno 2023 Giorgio Furlani da Norcia, pardon da Milano, annunciò che il Milan aveva rinnovato il contratto di Rafa Leao fino al 2028 con l’inserimento di una clausola da 175 milioni per i club che avessero avuto l’intenzione di ingaggiarlo scippandolo al Milan, tutti capirono che il povero Diavolo aveva imboccato l’inizio della fine. Leao ha continuato a fare il Leao, cioè a ciondolare per il campo inconsapevole di tutto quel che gli accadeva attorno; e il Milan mettendosi nelle sua mani come vent’anni fa con Kakà, mezzo secolo fa con Rivera, ha definitivamente smesso di essere una cosa seria. E come volevasi dimostrare siamo arrivati a oggi con Rafa, nel frattempo diventato 27enne, atteso ogni estate al miracolo della maturazione manco di anni ne avesse 17, con la spassosa clausola dei 175 milioni che resiste ridicolmente nel suo contratto e la dirigenza Elliott-Red Bird che se un pazzo bussasse alla porta con un’offerta da 40 milioni lo accoglierebbe con i tappeti rossi pronta a impacchettare e infiocchettare il portoghese e a consegnarlo a domicilio a zero spese di spedizione, possibilmente senza formula - rischiosissima - “soddisfatti o rimborsati” . Del qui pro quo Leao, il più grande granchio della storia del calcio italiano del nuovo millennio, scrivo inascoltato da anni. Con toni definitivi dal 20 settembre 2023, all’indomani di Milan-Newcastle 0-0, prima partita di Champions League 2023-24, giorno in cui Leao si mise in testa l’idea meravigliosa di segnare col tacco un gol già fatto a un metro dalla porta: perdendo l’equilibrio e rovinando fantozzianamente a terra. Un gol mancato che costò, come avevo subito adombrato, un danno di non meno di 50 milioni tra mancata qualificazione agli ottavi e esclusione dal Mondiale per club per il club rossonero. Eppure, tutti contenti al Milan. Per chi avesse voglia di leggerli, ripropongo qui gli stralci di alcuni miei articoli sull’abbraccio mortale Milan-Leao. 20 settembre 2023 Provedel e Leao, una prodezza e una macchia che possono segnare il destino di Lazio e Milan in Champions Se PSG e Dortmund batteranno in casa il Newcastle, come farà il Milan a recuperare i 2 punti buttati per la stoltezza del n. 10? Provvidenziale, al contrario, l’impresa del portiere laziale, recidivo Potrebbero rivelarsi entrambi determinanti, alla fine dei gironi: il gol di testa segnato da Provedel, portiere della Lazio, al minuto 95 di Lazio-Atletico Madrid 1-1; e il colpo di tacco fallito - con modalità e effetti grotteschi - da Leao, a due passi dalla porta inglese, in Milan-Newcastle 0-0. Ci sono ancora cinque partite da giocare e tutto può succedere naturalmente: ma considerato l’equilibrio che regna nel gruppo della Lazio e in quello del Milan, il punto assicurato alla Lazio da Provedel e i 2 punti sottratti al Milan - perchè di sottrazione occorre parlare - da Leao potrebbero davvero risultare decisivi. Nel bene per la Lazio, nel male per il Milan. (…) Lo stesso discorso vale per i 2 punti in più che il Milan potrebbe avere oggi nel gruppo F se Leao non si fosse messo in testa la demenziale e catastrofica idea di concludere con un tiro di tacco la prolungata azione personale nell’area del Newcastle che l’aveva portato, dopo una serie di dribbling riusciti, nella condizione (e nella posizione) di sferrare il tiro a botta sicura a due passi dalla porta. Invece di buttarla dentro di destro “come viene viene” e far venir giù San Siro, nemmeno il Milan stesse vincendo 4-0 Leao decideva che il gol doveva passare alla storia e andava fatto, quindi, con colpo di tacco alla Garrincha anni 60; solo che nel predisporsi alla prodezza il portoghese perdeva equilibrio e coordinazione e invece di colpire la palla finiva a terra nella più goffa delle cadute, immagino vergognandosene (ci ha messo un po’, poi, a tirarsi su). Risultato: invece di ripartire da un 1-0 che sarebbe stato oro, il Milan ripartiva dallo 0-0 e sullo 0-0 si ritrovava anche a fine partita. Un errore gravissimo, che dovrebbe essere sanzionato con una multa salata, quello commesso da Leao: che già non si segnalava come calciatore dalla continuità e dalla concentrazione massime, e al quale la maglia numero 10 sulla schiena rischia oggi di far perdere la testa. Se Leao con la porta spalancata davanti pensa a far gol di tacco, sullo 0-0, a San Siro, nella prima partita di Champions che se vinta può mettere in discesa il cammino del Milan, la situazione è seria. Se il PSG e il Borussia Dortmund batteranno il Newcastle in casa, come farà il Milan a recuperare i 2 punti che Leao ha sciaguratamente buttato? 13 aprile 2024 C’era una volta il Milan di Shevchenko, oggi c’è il Milan di Leao. Trova le differenze... Dal gol di tacco miseramente fallito (e decisivo per l’eliminazione) al debutto contro il Newcastle al super flop contro la Roma, il Milan sconta l’equivoco di essersi affidato a un campione a metà A parlare col senno di poi sono capaci tutti. Diverso è farlo “col senno di prima”, e cioè quando le cose ancora non sono accadute, preventivamente, a mo’ di ammonimento visto l’insorgere di chiare, preoccupanti avvisaglie di pericolo. Dico questo perchè è esploso oggi accesissimo, dopo Milan-Roma 0-1 di Europa League, il dibattito su Rafa Leao, l’attaccante portoghese croce e delizia della squadra allenata da Pioli. L’orribile partita giocata da Leao - platealmente rimproverato in campo persino dal portiere Maignan - nel match forse più importante di quel che resta della stagione non trascendentale del Milan, ha dato fuoco alle polveri delle polemiche dividendo il mondo rossonero in due: con Leao o contro Leao. Tutto bene, aggiungo io; peccato che tutto ciò avvenga con almeno un anno di ritardo - per non dire due - rispetto alla riflessione che i dirigenti del Milan avrebbero dovuto fare sul loro giocatore-gioiello. Che nel bene e nel male condiziona pesantemente risultati e rendimento della squadra. E vista la sua proverbiale incostanza, più nel male che nel bene. A parlare col senno di poi sono capaci tutti, dicevo. Io però il 20 settembre scorso, all’indomani di Milan-Newcastle 0-0, match d’apertura della Champions 2023-24 finito in parità anche a causa di una inaudita, imperdonabile sventatezza di Leao, avevo scritto proprio qui su Substack un articolo intitolato: “Provedel e Leao, una prodezza e una macchia che possono segnare il destino di Lazio e Milan in Champions” che non solo si rivelò veritiero (la Lazio si qualificò, il Milan venne eliminato) ma che aveva il merito di segnalare i pericoli cui il Milan andava incontro dopo aver deciso di affidare le sue sorti a un attaccante bravo quanto si vuole per alcune giocate in velocità che in Europa lo rendono unico, ma anche scostante, discontinuo, spesso abulico e a volte addirittura indisponente. (…) Risultato: Borussia e PSG qualificati e Milan eliminato pur avendo totalizzato gli stessi punti (8) dei francesi di Luis Enrique. Se Leao avesse fatto il facile, banale gol contro il Newcastle che anche un attaccante di Terza Categoria avrebbe segnato, oggi al Milan le cose sarebbero completamente diverse: solo per dirne una, il club sarebbe qualificato al Mondiale per club 2025, il torneo che può valere per le casse del club dai 50 ai 100 milioni, al quale andrà invece la Juventus (ricorso del Napoli permettendo). Tutto questo succede quando decidi di affidare le sorti della tua squadra a un campione che è l’inaffidabilità fatta calciatore. Domanda: se Leao fosse nato vent’anni prima e si fosse trovato nella rosa del Milan delle tre finali di Champions giocate con Ancelotti dal 2003 al 2007, quando mai sarebbe sceso in campo da titolare? Lui è un attaccante e quel Milan aveva attaccanti come Shevchenko e Inzaghi che piuttosto che mettere a rischio un gol per dare spazio al desiderio di segnarlo di tacco (in partite di Champions, oltretutto!) si sarebbero amputati un piede; lui è un fantasista e quel Milan aveva fantasisti come Rui Costa e Kakà il cui unico intento era mettere il loro talento, il loro enorme talento, al servizio della squadra. E per la cronaca, anzi, per la storia, Kakà che era meno attaccante di Leao non solo lavorava per la squadra cento volte più di Leao, ma segnava più gol di Leao. Anche in velocità e indimenticabili, forse più di quelli di Leao, come lo furono i gol segnati in Champions all’Old Trafford su lancio di Dida contro il Manchester United e a San Siro dopo una corsa irrefrenabile contro il Celtic. Se ti chiami Milan e ti metti nelle mani di Shevchenko, di Inzaghi e di Kakà - che hanno la testa di Shevchenko, di Inzaghi e di Kakà - puoi andare dove vuoi; se ti chiami Milan e ti metti nelle mani di Leao (detto con tutto il rispetto per Leao) sai in partenza che alla prima fermata - vedi Champions di quest’anno - potresti anche scendere. Perchè c’è campione e campione. A Milano, per dire, oggi l’Inter ha Lautaro. Che forse non ti farà scattare in piedi ogni volta che la palla gli arriva tra i piedi, come avviene per Leao il levriero, ma che con la palla tra i piedi sa sempre cosa fare, e in genere è la cosa giusta. Come Sheva, come Inzaghi, Lautaro segna 20-25 gol a stagione. Nessuno di tacco, ma non ci fa caso nessuno. 25 agosto 2024 Sono passati cinque anni e il Milan è ancora prigioniero dell’equivoco Leao: dovrebbe essere la stella, è (quasi sempre) la palla al piede Detto che la partenza disastrosa non ha colpevoli particolari (Fonseca s’è preso tutte le colpe), aver eletto Rafa a faro e frontman della squadra è stato un suicidio: bisognava dare un taglio netto So che è un po’ come bestemmiare in chiesa, ma dopo la disastrosa partenza del Milan in campionato (pareggio per grazie ricevuta col Torino, sconfitta senza attenuanti a Parma), e premesso che il disastro è stato totale (Fonseca se n’è assunto la piena responsabilità), vorrei porre un paio di domande che da osservatore giudico urgenti e non più procrastinabili: queste. A distanza di cinque anni dal suo arrivo in Italia, è possibile dire che Leao è la stella del Milan e nello stesso tempo anche la sua palla al piede? È corretto dire che le partite in cui Leao in campo si rivela una zavorra superano di gran lunga le partite in cui si prende la scena assurgendo al ruolo di primattore? Non so come la pensiate voi. Ma se la risposta a queste due domande è sì, la terza che ne consegue è: una stella di una squadra che brilla a intermittenza e spesso diventa palla al piede, che stella è? I tifosi del Milan hanno idolatrato Rivera e hanno idolatrato Van Basten, che pure qualche pausa ogni tanto se la concedevano non avendo la feroce continuità di un Franco Baresi o di un Paolo Maldini che stelle - pur da difensori - lo sono stati e con la S maiuscola. Ma potrei continuare citando Kakà, Shevchenko, lo stesso Pirlo: tutti campioni (fuoriclasse?) che quando scendevano in campo non si assentavano, non si eclissavano, non tradivano. Rivera, Baresi e Maldini sono durati una vita; Van Basten, Kakà, Shevchenko e Pirlo sono durati meno; ma ognuno a modo proprio sono stati fari, bussole, punti fermi, punti di riferimento, colonne, sicurezze. Erano stelle vere e infatti i loro Milan, che si riconoscevano attorno ad essi, vinsero tanto e vinsero bene. Se le cose che sto dicendo corrispondono al vero, la domanda da un milione di dollari che oggi il mondo Milan dovrebbe porsi è quindi questa: se la stella cometa di oggi è Rafa Leao, dove pensiamo di andare? Il tempo delle decisioni è scaduto. Leao ha 25 anni, è al Milan da cinque stagioni, non è più un ragazzino e non sarà certo a 27 o 28 anni che si trasfigurerà, tecnicamente e caratterialmente, in qualcosa (in qualcuno) di diverso da quello che è. Su chi sia e “come” sia Leao non c’è più niente da scoprire. Lui è questo: un’antilope, un atleta agile e veloce come nessuno che una volta al mese ti fa saltare sulla poltroncina se sei allo stadio o sul divano se sei alla tv con i suoi raid abbaglianti e fulminanti, ma che in 40 partite su 50 è sostanzialmente un soprammobile; nemmeno bello a vedersi dal momento che la sua gestualità e il suo linguaggio del corpo sono il ciondolare sul prato in modo apatico, abulico, quasi svogliato che tutti conosciamo. Sembra che Leao si trovi lì per caso: coinvolto nel match suo malgrado, spettatore più che protagonista. E insomma: se un tempo il tifoso del Milan poteva dire “dove vai se Rivera non ce l’hai?”, e lo stesso per Van Basten, Baresi, Maldini, Kakà, Shevchenko e Pirlo, di certo non può dirlo oggi per Leao. Perchè il portoghese non solo è l’incostanza e l’impalpabilità fatte giocatore; ma in quanto a efficacia come attaccante segna pochi gol (un anno fa segnarono più di lui Koopmeiners, Soulè, Nico Gonzalez, De Ketelaere, Pinamonti) mentre è sicuramente un buon assist-man, ma senza esagerare: nel campionato scorso servì 9 passaggi-gol, che non sono pochi, ma pur sempre uno in più di quelli serviti da De Ketelaere e Mkhitaryan, due in più di quelli serviti da Bellanova e McKennie. Rivera, insomma, era un’altra cosa. E allora?, vi chiederete. E allora io dico che sarebbe tempo che il Milan uscisse da questo gigantesco e mortale (sportivamente parlando) equivoco. Leao non è la stella sotto la cui luce il Diavolo può sperare di ritornare grande. Nel quintetto d’attacco del Milan di Rocco (Hamrin, Lodetti, Sormani, Rivera, Prati) Leao non avrebbe mai trovato posto; ma non l’avrebbe trovato nemmeno nei reparti avanzati del Milan di Sacchi, di Capello e di Ancelotti. Leao potrebbe al massimo essere la ciliegina, dieci giocatori veri e poi lui (sperando che sia di luna buona), invece gli si chiede di essere la torta, di fare da frontman, l’ultimo ruolo per cui è nato. Gli hanno addirittura cucito addosso una clausola da 175 milioni che appare oggi, anche alla luce della fine fatta da quella da 130 di Osimhen (che pure è Osimhen, lui sì dominante e determinante), francamente ridicola. E il mio pensiero è che se al Milan si presentasse un club con un assegno da 70 milioni, evento già difficilissimo, il club dovrebbe cogliere la palla al balzo, mettere Leao sulla scaletta dell’aereo e salutarlo. Poi, con quei soldi, mettersi alla ricerca di un campione che stella di prima grandezza possa diventarlo davvero. Leao non ci è riuscito e non ci riuscirà mai. Sono passati cinque anni, oggi ha 25 anni e il tempo dell’attesa è scaduto. P.S. Se l'articolo ti è piaciuto, considera la possibilità di abbonarti al mio account “Palla Avvelenata” su Substack paoloziliani.substack.com Con 6 euro al mese o 60 all'anno mi sosterrai nel mio lavoro di giornalismo-verità e avrai ogni giorno una buona lettura e un'informazione libera che nessuno ti dà, anzi che spesso ti viene nascosta
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Milena™️
Milena™️@IM_nerazzurri·
Un minuto di silenzio per tutti quelli che avevano già iniziato a festeggiare sullo 0-2. #InterComo 🖤💙 #CoppaItalia
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Alessandro
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Il boato 🤤
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Lega Serie A
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Gli ultimi istanti di #InterComo in panchina con Chivu 👀⤵️
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Fabrizio Biasin
Fabrizio Biasin@FBiasin·
“È normale che l’Inter vinca, è la più forte” - Quando l’Inter annuncia Chivu sono molti di più gli scettici che gli ottimisti. - Quando l’Inter esce dal Mondiale per Club gli scettici si moltiplicano come funghi. - Quando Lautaro spiega che nello spogliatoio ci sono questioni da risolvere si scrive di Inter da ricostruire, giocatori da mandare via, gruppo in affanno. - Quando l’Inter perde due delle prime tre partite in campionato si parla di tecnico da cacciare prima che sia troppo tardi e panettoni che difficilmente verranno mangiati. Chi oggi dice “è normale che la squadra di Chivu vinca, è la più forte”, banalmente, semplifica un pensiero: è vero che l’Inter è forte e parte per vincere da ormai diverse stagioni, ma che quest’anno rischiasse di “non trovare la strada” era una possibilità concreta e nella testa di tanti. Sono stati bravissimi.
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Alessandro
Alessandro@90ordnasselA·
Il doppio boato spaventoso di San Siro sui gol di Calhanoglu e Sucic 😮‍💨
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Francesca Donato
Francesca Donato@ladyonorato·
Questa non è una scena di un film post-apocalittico. Ecco cosa sta facendo Israele al Libano meridionale, qui il villaggio di Aytaroun. Case, mercati, negozi e infrastrutture civili bruciati senza giustificazione né limiti. Devastazione deliberata. Puro terrore. E tutto questo è finanziato con i soldi dei contribuenti statunitensi.
sarah@sahouraxo

This isn’t a post-apocalyptic movie scene. This is what Israel is doing to South Lebanon. Burning homes, markets, shops and civilian infrastructure — without justification or restraint. Deliberate devastation. Pure terror. And it’s all funded by U.S. tax dollars.

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illuminatibot
illuminatibot@iluminatibot·
So many people still can't see this
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Simon Templar ❤️🖤❤️🖤
Miglior difensore del Milan per distacco, peccato non averlo avuto nel momento cruciale della stagione causa infortunio. Anche in nazionale, con lui in campo al posto del mediocre simulatore nerazzurro oggi forse l'Italia sarebbe al mondiale
Simon Templar ❤️🖤❤️🖤 tweet media
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Angelo
Angelo@Ang_2699·
Sono di parte con Maurizio, da sempre, però vedere alcune partite della Lazio di quest'anno ti fanno capire il livello del tecnico. Altissimo, meriterebbe di più.
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Solo ed esclusivamente INTER ⭐️⭐️
MOURINHISMO ALL’ENNESIMA POTENZA. 😍⚫️🔵
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Alessandro
Alessandro@90ordnasselA·
🔥🖤💙
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Francesca Donato
Francesca Donato@ladyonorato·
Un presidente americano che posta un’immagine come questa dopo aver pesantemente attaccato il capo della Chiesa cattolica non è semplicemente un buontempone. È un uomo che ha perso totalmente la bussola delle sue responsabilità politiche e morali. E probabilmente, è affetto da un disturbo mentale di non lieve portata. Imbarazzante per gli USA e per l’intero occidente.
Francesca Donato tweet media
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Daniele Mari
Daniele Mari@marifcinter·
Siamo alla follia più totale: Nico Paz calcia Bonny e prende rigore. Siamo al delirio vero
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Alessandro
Alessandro@90ordnasselA·
Calcio in culo e rigore contro. @AIA_it indegni!
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Ivan.sa78
Ivan.sa78@the1van89·
#Comointer hanno vinto un campionato a forza di ladrate e buco di culo. Ma hanno comunque vinto e noi grandissimi coglioni e pipponi dobbiamo solo rosicare e stare muti. Maledetti a noi quanti siamo scarsi! #SerieA
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