Simone Scavo

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@Simne1core

DC | Semiconductors | AI Infrastructure | Nuclear & Renewables 🇪🇺🇮🇹 Pro-mix. No ideology.

Italy Tham gia Şubat 2026
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Un parlamentare mi ha posto 4 domande sul nucleare in Italia: 1️⃣Quanto costa? 2️⃣Quando è pronto? 3️⃣Lo accettiamo vicino casa? 4️⃣Dove mettiamo le scorie? Sono le domande giuste, e qui ci sono le mie quattro risposte, senza maglietta della squadra👇☢️
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
@makxmanu Più convenienti da generare, sì. Il punto è renderle disponibili quando serve, lì entrano accumulo, rete e backup, e il conto cambia. Generare è la parte facile.
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
🇮🇹 Il dato è vero e fa ancora più impressione coi numeri precisi, nel 1966 l'Italia era terza al mondo per produzione elettronucleare, dietro solo a USA e Regno Unito. E non eravamo spettatori. La centrale di Trino, quando entrò in funzione, era la più potente del mondo, a Latina avevamo il reattore più potente d'Europa. Avevamo una filiera completa che comprendeva progettazione, costruzione, ricerca, dal CISE di Milano del 1946 in poi. Poi quella filiera è stata congelata, ma, ed è il punto che pochi colgono, non è scomparsa. Le competenze sono sopravvissute nelle aziende, Ansaldo Nucleare collabora da anni con EDF e Framatome, ENEA col CEA francese, siamo dentro ITER sulla fusione. Abbiamo continuato a costruire know-how nucleare, solo per gli altri. Ed è esattamente questa la filiera che oggi torna in gioco, l'accordo Edison-EDF sugli SMR coinvolge Ansaldo, Maire, Saipem, Webuild. Il paradosso non è solo che esportavamo competenza senza usarla. È che ce l'abbiamo ancora, ed è il motivo per cui un rientro è tecnicamente possibile. Il filo non si era spezzato, si era solo allentato.
Ciro Nappi@CiroNappi6

Il paradosso tutto italiano, Paese costruttore ed esportatore di tecnologia nucleare ma senza averla in casa nostra. Pensare che negli anni 60, nel blocco occidentale, eravamo i terzi per produzione di energia atomica, dietro solo agli USA e al Regno Unito.

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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Sì, il Politecnico di Milano e di Torino hanno la magistrale in Ingegneria Nucleare (anche in inglese), Pisa ha un corso storico con tanto di borse finanziate da newcleo. Bastano? Tengono viva la base e formano ottimi ingegneri, ma su numeri piccoli. Per un vero rilancio servirebbe scalarli, più posti, più dottorati, più legame con l'industria. La competenza c'è, va ampliata, non ricreata da zero.
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NantucketLifespan
NantucketLifespan@NantucketLifes1·
@Simne1core Politecnici di MI e TO e Pisa continuano a offrire corsi di laurea e fare ricerca tramite PhD, vero? Sarebbero sufficienti per formare le nuove generazioni di ingegneri sul nucleare?
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Hai ragione, ed è una precisazione onesta. Le prime tre centrali usavano tre tecnologie straniere diverse, a Latina gas-grafite inglese, a Garigliano BWR della GE americana e a Trino il PWR Westinghouse. Importate, è vero, ma il "poi abbiamo imparato" è la parte importante, il CISE nasce nel 1946 al Politecnico di Milano, e nel 1966 l'Italia era il terzo produttore nucleare al mondo dopo USA e UK, con competenze per progettare in autonomia. Partiti comprando, arrivati a saper fare. Ed è proprio questo che rende lo stop successivo uno spreco.
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enrico
enrico@enric0191919·
@Simne1core Non eravamo così avanzati. Non avevamo partecipato allo sviluppo dei reattori negli anni 50 ,le centrali le abbiamo importate...poi abbiamo imparato
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Sul punto centrale hai ragione, e non è un dettaglio politico, oggi il principale nemico non è la tecnica, è il tempo che perdiamo in autorizzazioni, ricorsi, iter. Lo dice la stessa legge appena approvata: primi reattori previsti per il 2034-2035. Non perché non sappiamo costruirli, ma per il percorso normativo. È esattamente il problema europeo, sappiamo progettare, ma facciamo fatica a realizzare in tempi sensati. Lì si gioca la partita, più che sulla tecnologia.
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Francesco Tremari
Francesco Tremari@FrancescoTrema1·
@Simne1core Negli anni 60 costruimmo l'autostrada del Sole senza avere le tecnologie e i mezzi di adesso; senza burocrazie Italiane, EU, ecc. Proviamo a farlo adesso! Ci metteremmo 100 anni. Io sono per il NUCLEARE, tutta la vita. Ma conosco la burocrazia UE e Italia, purtroppo + VERDI
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Domanda giusta, e la risposta è rassicurante. Gran parte di quei materiali sono isotopi a vita brevissima, si tengono in deposito schermato finché decadono a livello di fondo, poi si smaltiscono come rifiuto normale. Si chiama "decadimento in deposito". Le sorgenti più longeve le ritira un operatore autorizzato e finiscono nei rifiuti radioattivi destinati al Deposito Nazionale (x.com/i/status/20682…) . Quindi no, non restano in ospedale, ci sostano e poi vanno gestite. È un altro motivo per cui quel deposito sopra citato serve.
Simone Scavo@Simne1core

🇮🇹 Dove mettiamo le scorie nucleari italiane? Il 4 giugno la Camera ha approvato la legge delega sul nucleare (155 sì, 86 no). Ora tocca al Senato. Ma c'è una domanda che viene prima di ogni reattore nuovo, e su cui siamo fermi da vent'anni👇☢️

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kk
kk@ew2435465768·
@Simne1core Ma le scorie nucleari che stanno in quasi tutti gli ospedali che fine fanno? Rimangono negli ospedali ?
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
@gloquenzi Grazie, con molto piacere. Mi occupo di infrastrutture con un taglio "tifo la tecnologia ma guardo i numeri", e sarei felice di contribuire. Le scrivo in DM per i dettagli. Grazie dell'interesse 🙏
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Questa è una testimonianza che vale più di mille statistiche. Il 1989, il PUN, la tecnologia Westinghouse, il CISE con 600 cervelli, c'era davvero un Paese pronto, e non è mancata la tecnica, è mancata la politica. È esattamente il punto, l'Italia il nucleare lo sapeva fare. Lo ha smesso per scelta, non per incapacità. Grazie per averlo raccontato, queste cose vanno tramandate.
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IL BOOMER
IL BOOMER@IL_BOOMER62·
@Simne1core Il CISE ai tempi era un concentrato di cervelli meraviglioso. Aveva 600 dipendenti. Si studiava di tutto: la fisica delle particelle, la matematica superiore, la fisica nucleare , dell'atmosfera, dei mari, dei fiumi... Un'eccellenza europea e forse mondiale.
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Questa è la differenza tra potenza programmabile e fonte variabile, in due grafici. Il nucleare francese tiene una linea piatta sopra i 900 GWh al giorno. L'eolico tedesco oscilla da 30 a 540. Stessa settimana, stesso continente. Ma il dettaglio che conta è che durante l'ondata di caldo di metà giugno l'eolico tedesco crolla. Ed è il momento peggiore, perché il caldo porta più domanda (condizionatori) e di solito meno vento. Sono anticorrelati. Il nucleare francese, intanto, non si muove di un punto. Due precisazioni oneste, da chi guarda i numeri senza tifo: Le due scale sono diverse: qui conta la forma delle curve, non i livelli assoluti. È solo l'eolico tedesco, non tutto il mix. Nelle stesse ore il solare in Germania è alto e compensa una parte del buco. Il punto vero quindi non è "rinnovabili contro nucleare", é che un sistema ha bisogno di potenza che risponde a comando, e il vento non la dà. Con l'ondata di caldo lo vedi a occhio nudo.
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Ben Jamin
Ben Jamin@75Jamin·
Oben: Französische 🇫🇷 Kernenergieerzeugung im Juni. Unten: Deutsche 🇩🇪 Windenergieerzeugung im Juni. Nur auf einer der beiden Grafiken erkennt man den Beginn der Hitzeperiode Mitte Juni. Liebe Grünwähler, um eure Frage zu beantworten: Ja, sie haben euch die ganze Zeit belogen.
Ben Jamin tweet media
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Esatto, e aggiungo una precisazione che rende il punto ancora più solido. Il curtailment che dici è reale, quando il prezzo crolla, fermare le pale è una scelta economica sensata, non uno spreco. Hai ragione. Il grosso del calo nel grafico è meno vento, non meno voglia di produrre. Le ore equivalenti scese a 1.565 sono proprio la risorsa che è mancata. Il curtailment ci si somma, ma è la ciliegina, non la torta. Sui contributi hai centrato il nodo politico, si è incentivata la potenza installata (i GW del titolo) più che l'energia davvero consegnata (i TWh). Ed è molto difficile da fare capire a quanto pare.
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Nmarru
Nmarru@Nmarru·
@Simne1core Il vento non produce per due motivi: Perché non c'è vento e gli impianti sono stati fatti approfittando di contributi Perché quando il prezzo dell'energia è basso meglio tenere le pale ferme che logorare gli impianti e spendere di manutenzionne
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Questo grafico andrebbe appeso in ogni ministero. È la differenza tra potenza ed energia, in una riga. Più potenza installata (+10,5% dal 2023), meno energia prodotta (-7,2%). Possibile? Sì, perché i GW di targa non sono i TWh che arrivano davvero in rete. Le ore equivalenti lo dicono senza sconti: è come se gli impianti avessero girato a piena potenza solo 1.565 ore l'anno, su 8.760 totali. Fattore di capacità sceso da circa il 21% al 18%. Non per colpa delle turbine, ma della risorsa: il vento decide lui, non noi. Ed è esattamente per questo che una fabbrica o un data center non si alimentano coi gigawatt installati, ma coi megawatt che ci sono sempre. Generare è la parte facile. Garantire è quella difficile⚡
chicco testa@chiccotesta

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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
I costi fissi del gas restano in piedi a prescindere. Significa che paghi due parchi, quello rinnovabile e quello di backup che deve esserci comunque. Risparmi sul gas bruciato, sì, ma il sistema doppio lo finanzi tu. Idro e import non sono infiniti, l'idro dipende dalla siccità, l'import dalla Francia che quando ha freddo tiene i suoi MWh per sé. Quindi sì, l'energia costa poco, il sistema che la rende disponibile sempre, no. Continui a rispondere sul primo, io parlo del secondo. Non è la stessa cosa, e lo sai. Detto questo, siamo detti le cose, e con dati. Per me è stato un buon scambio. Buona giornata 👋
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Bruno Vuan
Bruno Vuan@BrunoVuan·
Doppio errore: non è solo "backup" a gas, c'è anche l'idroelettrico, l'importazione e il solare quando disponibile. Inoltre, quando c'è più rinnovabile i costi fissi dei generatori a gas sono già coperti e restano uguali, mentre quelli variabili si riducono proprio grazie al minor impiego di gas.
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Niente di omesso, vede, resta la differenza che conta, e non è un dettaglio, abbassare il prezzo medio non è fornire potenza quando serve. Poi nelle ore senza vento paghi comunque il gas, e il costo di tenere in piedi il backup è reale, non sparisce, si sposta in altre voci della bolletta. Quindi, siamo d'accordo che l'eolico costa poco da generare. Il punto su cui la invito a ragionare è se "poco da generare" voglia dire "poco e sempre disponibile".
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Bruno Vuan
Bruno Vuan@BrunoVuan·
@Simne1core @FrancescoTrema1 No, non è lo stesso; in ogni caso al data center serve che l'eolico ci sia, perché paga meno rispetto a quanto pagherebbe senza. Omettere questo aspetto è anche ingannevole, soprattutto quando chi parla sa più di energia dell'interlocutore.
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Sicuramente: "L'avvocato dell'atomo" di Luca Romano "Sustainable Energy – Without the Hot Air" di David MacKay. È gratis online. "Introduction to Nuclear Engineering" di Lamarsh e Baratta Un consiglio da chi guarda i numeri, leggine anche uno scettico, tipo Armaroli e Balzani sull'energia. Così l'idea te la fai tu, non te la fa chi te la racconta. Vale per me come per chiunque.
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Francesco Tremari
Francesco Tremari@FrancescoTrema1·
@Simne1core Grazie ancora Simone. È come pensavo. Se hai libri validi da consigliare in materia di nucleare, postali pure!
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Si, é vero, ma è un costo diverso da quello di cui parlavamo. 72,85 €/MWh è il prezzo dell'energia quando l'impianto produce, non il prezzo di averla quando ti serve. Una fabbrica o un data center consumano 24 ore su 24, e i MWh a buon mercato dell'eolico non si presentano a comando. Il conto pieno ha due voci, l'energia (economica, e qui hai ragione) più il firming (accumulo, rete, backup) per trasformarla in potenza disponibile. La seconda voce non sta in quei 72,85. E la stessa asta lo mostra, l'eolico ha aggiudicato solo 0,94 GW, oltre il 30% erano repowering e non nuove pale, e quasi metà della capacità è finita in Sicilia. Dal mio punto di vista installare energia a buon mercato è la parte facile, consegnarla dove e quando serve è quella cara.
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Bruno Vuan
Bruno Vuan@BrunoVuan·
@FrancescoTrema1 @Simne1core Ciò che è rilevante è il costo. Il costo dell'energia all'ingrosso quando c'è vento è di 117,6 €/MWh (prezzo catturato eolico centro-sud), mentre il prezzo per l'eolico dell'ultima asta FER-X è di 72,85 €/MWh. Installare nuove pale eoliche abbassa le bollette.
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Esatto, é proprio quello il vantaggio del nucleare: gira quasi sempre. In numeri, una centrale nucleare ha un fattore di capacità tipico dell'85-93%. Cioè produce a piena potenza per circa il 90% delle ore dell'anno, fermandosi solo per ricarica del combustibile e manutenzione programmata. Le ore equivalenti, che per l'eolico erano 1.565 su 8.760, per il nucleare arrivano intorno a 7.500-8.000. Stessa unità di misura, due mondi opposti. È questa la differenza tra una fonte che decidi tu quando far girare e una che gira quando vuole il meteo. Ed è il motivo per cui per un data center, che consuma 24 ore su 24, non conta solo quanti GW installi, ma quante di quelle ore te le dà davvero.
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Francesco Tremari
Francesco Tremari@FrancescoTrema1·
@Simne1core Immagino che per l'energia nucleare il concetto di "ore equivalenti" sia meno importante, in quanto il tempo di fermo per manutenzione o altro sia relativamente piccolo e l'erogazione è continua
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Costruiti in fabbrica, si é esatto, ed è il cuore di tutto. Modulare, vuol dire che li fabbrichi in serie in officina e li porti in sito già pronti, invece di tirarli su mattone su mattone sul posto come una centrale tradizionale. Stessa logica con cui l'industria abbatte costi e tempi. Gli SMR (small modular reactor) fino a 300 MW elettrici per modulo. Sotto i ~20 MW entri nei microreattori. Ho capito a cosa ti riferisci comunque, probabilmente è il NuScale, che partì con moduli da 50 MWe e poi è salita intorno ai 77. Ne impili quanti te ne servono. I reattori appena andati in criticità di cui parlavo (Valar, Antares) sono invece microreattori, ancora più piccoli, l'idea lì è portare potenza densa proprio accanto a chi la consuma, tipo un data center.
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Provate a leggere questa sintesi con gli occhi di chi gestisce un data center, e capite perché questi reattori sarebbero perfetti! Quattro di queste cinque voci sono il sogno di chi tiene acceso un data center. 1️⃣ Black start: riparte da rete morta, senza aspettare nessuno. Per un data center vuol dire autonomia totale anche durante un blackout dell'area. 2️⃣ Islanding: funziona collegato alla rete o isolato. Quindi lo stacchi dalla rete e continui a calcolare come se niente fosse. 3️⃣ Fuel security: combustibile a bordo per dieci anni e più, senza riforniture esterne. Sei immune ai ricatti e agli shock di prezzo del gas. 4️⃣ Modularity: raffreddamento passivo, si spegne in sicurezza senza pompe né operatore. È la sicurezza di cui parlavo per il test di Valar, qui applicata. Manca solo una voce a chiudere il cerchio, ed è la densità. Potenza enorme su pochissimo terreno, vicino al data center. Per questo il nucleare modulare non è un'alternativa tra le tante per alimentare i datacenter. È la risposta progettata sul problema⚡⚛️
Office of Nuclear Energy | US Department of Energy@GovNuclear

GUARDIANS OF THE GRID: Five key resilient features of small modular reactors.

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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Ti do l'analogia che non te la fa più dimenticare. Pensa a un'auto. I GW (potenza) sono i cavalli del motore, quanto può spingere in quell'istante. I TWh (energia) sono i km che fai davvero a fine mese, dipendono da quanto e come guidi. Un'auto da 500 cavalli ferma in garage fa zero km, una utilitaria che gira tutto il giorno ne fa tanti. L'eolico è uguale. I 13,63 GW installati sono i "cavalli", la potenza massima se tirasse vento perfetto, sempre. I 21,33 TWh sono i "km": l'energia vera prodotta in un anno, vento reale incluso. Ed ecco perché l'infografica non si contraddice: i cavalli sono aumentati (+10,5%), ma il vento è calato, quindi i km sono diminuiti (-7,2%). Il numero che lega i due mondi sono le "ore equivalenti", quante ore l'anno l'impianto avrebbe dovuto girare a piena potenza per fare quell'energia. Qui sono 1.565 su 8.760 totali. Cioè il vento "vero" c'è meno del 18% del tempo. Regola pratica per non sbagliare più: i GW li annunci, i TWh li produci. Quando un articolo ti dà solo i GW, ti sta dicendo la potenza del motore, non la strada percorsa.
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Francesco Tremari
Francesco Tremari@FrancescoTrema1·
@Simne1core È esattamente quello che mi ha sempre confuso. Anche negli articoli spesso si mischiano GW e TWh e questo mi confonde veramente
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
📚 Fonti DOE Office of Nuclear Energy Idaho National Laboratory (ATR/NSUF) ORNL OSTI NEI Magazine U.S. GAO (GAO-26-107969)
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Il rinascimento nucleare non si gioca solo sui reattori nuovi che fanno notizia. Si gioca sulla macchina di 58 anni che certifica che quei reattori funzioneranno. La generazione è la parte facile. Fidarsi dei materiali è quella difficile⚛️
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