Anne Elliot retweetet
Anne Elliot
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Anne Elliot
@AnneElliotIT
Fieramente del Sud, antifascista. I fascisti chiamano "fascisti" chi gli si oppone. Tipico, si travestono e fuggono. Mio nonno fu recluso nei lager.
Salerno Beigetreten Ocak 2024
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Disfatta di Trump su Hormuz: lo stretto cruciale per il transito di petrolio e gas diventa a pagamento per la gioia del regime iraniano
di @La_brus
ilfattoquotidiano.it/2026/04/08/hor…
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@candidoporzus A me spiace che lei, che pure sputa nel piatto in cui mangia, non sappia che deve la sua libertà a un comunista, tale sconosciuto Togliatti, e che sempre ai comunisti deve il suo diritto di parole. Pure se dice scemenze ignoranti.
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@LucaBonini10 Ma lei, che difende a spada tratta la guerra Usa in Iran, mi dica: hanno liberato l'Iran dagli Ayatollah? Rispondo io per lei: No!
E in Venezuela, c'è ancora la dittatura? Si!
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Il 2 febbraio del 2019 all’Hotel Marriott di Milano era presente l’intero gotha di Fratelli d’Italia. L’occasione era la prima grande iniziativa politica del partito al nord, in vista delle Europee di quell’anno.
Tra militanti e dirigenti in sala ad accogliere la futura presidente del Consiglio, c’era, in prima fila, anche Gioacchino Amico, referente del clan Senese in Lombardia.



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I Spagna, i dati reali sui #migranti: "se i flussi migratori calassero del 30%, entro il 2075, il settore agricolo perderebbe un terzo delle aziende, circa 90mila bar e ristoranti chiuderebbero, 48mila classi resterebbero vuote".
Le altre chiacchiere, sono solo razzismo.
Sky tg24@SkyTG24
#SkyInsider Gli scenari dell’Istituto nazionale di statistica iberico: se i flussi migratori calassero del 30%, entro il 2075, il settore agricolo perderebbe un terzo delle aziende, circa 90mila bar e ristoranti chiuderebbero, 48mila classi resterebbero vuote, mentre il numero di pazienti per medico aumenterebbe del 4% tg24.sky.it/mondo/2026/04/…
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@AMorelliMilano Quando millantate di "valori, tradizioni e identità", intendete razzismo o altri valori ripudiati dalla Costituzione? Questa è, secondo lei, la democrazia?
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A Milano il PD arriva a chiedere di vietare la manifestazione della Lega in Piazza Duomo. I soliti “democratici” a targhe alterne: quando anarchici e centri sociali devastano le nostre città con le loro manifestazioni, rimangono in silenzio; quando invece si vuole manifestare pacificamente per difendere valori, tradizioni e identità, cercano di vietare la manifestazione e censurare il pensiero di milioni di italiani.
L’ennesima figuraccia di un partito che ha portato Milano nel caos in cui si trova oggi.
Noi andiamo avanti per la nostra strada: ci vediamo il 18 aprile alle 15 in Piazza Duomo a Milano. SENZA PAURA!
#milano #partitodemocratico #pd #lega #manifestazione #senzapaura #padroniacasanostra

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@Marcolisei Sa qual è la differenza fra destra e sinistra? Ed è quanto mi fa restare salda nelle mie preferenze politiche: a sinistra chi sbaglia paga, se ne va, si dimette o viene cacciato.
A destra li giustificate e, anzi, li premiate se delinquono.
Italiano

E adesso che i filo-israeliani trovino una giustificazione, per questi orrori.
L'HuffPost@HuffPostItalia
Netanyahu non dà tregua al Libano. Israele scarica 160 bombe in pochi minuti dlvr.it/TRx66j
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#ultimora Ipotesi di rimpasto: l'amante di Sangiuliano prenderà il posto dell'amante di Piantedosi
lercio.it/ipotesi-di-rim…

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Le mire colonialiste, di Israele, sono senza limiti. Vogliono tutti i territori, quindi tutti i paesi, che secondo loro fanno parte della "terra promessa".
Non ritengono che, dopo la violenza, la crudeltà, l'apartheid e il genocidio, il loro dio abbia potuto cambiare idea.
Tg La7@TgLa7
"100 obiettivi in 10 minuti": l'offensiva record di Israele che ha colpito il Libano 👉 tg.la7.it/esteri/israele…
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@linoricchiuti Vi sfugge il "piccolissimo" particolare: il tipo mafioso entrava in Parlamento con il pass.
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Dopo il no al documentario su Giulio Regeni (con retromarcia dopo le polemiche), si scopre che anche “Aldro vive”, il film sulla storia di Federico Aldrovandi, il ragazzo morto a Ferrara nel 2005 per le percosse degli agenti di polizia, non è stato ritenuto meritevole del contributo del ministero della Cultura.
Un altro no che sorprende è quello al nuovo progetto di Margherita Ferri, la regista del film “Il ragazzo dai pantaloni rosa”, trasposizione sul grande schermo della storia di Andrea Spezzacatene, morto suicida nel 2012 dopo essere stato vittima di bullismo.
L’articolo completo di Emanuela Giampaoli su Repubblica
#rep
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I pentiti parlano, la politica trema. Lo scorso 3 febbraio, alle 15.12, in una località segreta, Gioacchino Amico diventa un collaboratore di giustizia. Ha quarant’anni, racconta di guadagnarsi da vivere vendendo all’ingrosso frutta e verdura ma in realtà è uno dei capi del “Sistema mafioso lombardo”, l’alleanza tra camorra, ‘ndrangheta e cosa nostra al Nord scoperchiata dalla procura di Milano con l’inchiesta “Hydra”. È anche l’uomo del selfie con Giorgia Meloni. I suoi contatti con Fratelli d’Italia sono documentati nelle carte. E dai diversi verbali che ha riempito nelle ultime settimane, per la maggior parte ancora omissati o segreti, s’intuisce che non è finita qui.
Quel giorno di febbraio l’uomo del clan Senese in Lombardia – che aveva legami con gli uomini di Matteo Messina Denaro, era implicato nell’importazione di armi e specialista in estorsioni – esordisce così: "Ci sono tante persone che mi vogliono morto. Gente libera, molto feroce, in grado di infiltrarsi ovunque, su tutto il tessuto sociale. Cioè infiltrarsi in politica, con alcuni componenti delle forze dell’ordine”. E di politica parla, Amico, mentre le indagini del nucleo investigativo dei carabinieri di Milano dovranno cercare riscontri alle sue parole. Certo è che per gli investigatori vantava rapporti ad altissimi livelli tra i ranghi mafiosi. Di antica data i suoi contatti con Fratelli d’Italia. “Mi è arrivata la tessera di partito”, esulta, intercettato, il 6 giugno 2020.
L’articolo completo di Rosario Di Raimondo su Repubblica
#rep
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@FlavioSpaventa @salomon192023 @Open_gol mah... i figli so' figli, ma evidentemente solo per alcuni, così come mi sorprende a capacità di ribaltare le colpe.
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@AnneElliotIT @salomon192023 @Open_gol è una sciocchezza quella che ha scritto...
provi ad andare a Corleone da sola, senza un cordone di protezione, a fare domande e critiche sulla mafia, e vediamo quanto dura;
Regeni aveva 28 anni, dire "giovane" sembra volerlo schermare: era un uomo, e purtroppo si è messo nei guai
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Dopo la clamorosa esclusione del documentario su Giulio Regeni, ritenuto dagli esperti nominati dal ministro Alessandro Giuli non meritevole di ricevere alcun finanziamento pubblico si sono dimessi due membri della commissione open.online/2026/04/07/ter…
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@BonaMassimo @giorgiomule Sa che c'è, ancora, tanta gente che viene minacciata, che vive sotto scorta, che garantisca, a noi cittadini, di girare in strada senza correre rischi.
Mi sorprende questo difendere, a spada tratta, quelli che noi paghiamo e che dovrebbero essere onesti, dovremmo pretenderlo.
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@AnneElliotIT @giorgiomule Falcone pretendeva che un pentito dichiarasse tutto subito e poi andava a verificare ogni singola affermazione.
Falcone era un magistrato, non si può dire di altri.
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Stamattina alle 5 ho svegliato il mio avvocato. Sapevo che sarebbe stata pubblicata su un giornale una porcheria, un’altra, che mi riguardava e ho atteso di leggerla. È il destino di chi finisce nel “registro degli infangati”, di coloro che - per carità! - non sono indagati, non sono in alcun modo coinvolti in un’inchiesta ma vengono ugualmente investiti da colate di fango (chiamiamo le cose con il loro nome anche se con un eufemismo) pur non essendo - ribadisco - oggetto di indagini giudiziarie o sfiorati da alcun sospetto. Nel caso della nuova iscrizione nel “registro degli infangati” c’è, secondo quanto si legge sul Fatto Quotidiano, un’intercettazione risalente al 1 marzo 2021 (cinque anni fa!) in cui un mafioso di nome Gioacchino Amico dopo la mia nomina a Sottosegretario alla Difesa nel governo presieduto da Mario Draghi direbbe a un suo interlocutore di conoscermi e di aver “parlato” con me. Nulla di più, a quanto pare perché ovviamente non ho cognizione degli atti. Il mafioso in questione oggi è un collaboratore di giustizia. Il contenuto di questa intercettazione è rimasto per un lustro nei cassetti della Procura di Milano perché evidentemente era irrilevante e non necessitava di alcun approfondimento investigativo: oggi però, cinque anni dopo ripeto, improvvisamente salta fuori. E tanto basta a autorizzare il “Fatto” a mettere in connessione il mio nome con un’inchiesta su “mafia e politica”, a parlare di me come inserito in una “rete” di questo boss, di essere addirittura “amico del mafioso pentito”. Fango allo stato puro, ribadisco. Non sono “amico” di Amico, ma neppure conoscente: non ho proprio assolutamente memoria di averlo incrociato, di avergli parlato, men che mai di aver avuto alcun tipo di relazione con lui. Zero, il nulla. Prima di vederlo sui giornali in un selfie vergognosamente usato contro Giorgia Meloni ignoravo la sua esistenza. Epperò mi trovo nel mezzo di questo pantano putrido e puzzolente nel quale sono certo sciacalletti e quaqquaraqua’ inizieranno a nuotare ricorrendo alla formula vigliacchetta di insinuare perché coperti dalla circostanza che “nelle carte si dice che..” e via infangando. Ci sono passato altre, troppe volte. È da poco diventata definitiva, ad esempio, una sentenza (mica l’unica) che mi ha risarcito dopo cinque anni (cinque!) per una diffamazione simile originata sempre in Sicilia per la quale anche la società editoriale “Il Fatto” ha dovuto pagare i danni mentre altri (tra cui Report e la Rai) hanno riconosciuto di aver sbagliato nei miei confronti ristabilendo la verità.
Affronterò serenamente anche questa porcheria, al pari di quella recentissima che vede la Procura di Roma protagonista per un’altra vicenda.
Voglio però denunciare ancora una volta la barbarie di un sistema che nel mio caso produce solo una notte insonne e pochi altri fastidi, in altri genera mostri capaci di deviare, divorare e rovinare la vita di persone perbene. Nella recente campagna referendaria per riformare l’ordinamento giudiziario mi sono battuto anche e soprattutto per questo. Ribadisco come fossi perfettamente cosciente che, quale fosse stato l’esito, avrei pagato le conseguenze di questo impegno che mi ha visto contrapposto frontalmente a schiere di avversari in toga o armati di penna. Il conto, puntualmente, mi viene presentato. Dopo l’antipasto di Roma ora è la volta di Milano. Sono rassegnato e preparato al fatto che non mancheranno altre “portate”. Saranno tutti bocconi indigesti, con buona pace di sicofanti e imbroglioni. Di una cosa siano fermamente certi.
Mi troveranno sempre lì dove sanno e cioè a difendere princìpi e valori a cui ho uniformato tutta la mia vita: io non mi muoverò di un millimetro e li farò annegare in quel pantano dove, ancora una volta, provano a stare a galla.

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