Simone Scavo

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@Simne1core

DC | Semiconductors | AI Infrastructure | Nuclear & Renewables 🇪🇺🇮🇹 Pro-mix. No ideology.

Italy Beigetreten Şubat 2026
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Angehefteter Tweet
Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Un parlamentare mi ha posto 4 domande sul nucleare in Italia: 1️⃣Quanto costa? 2️⃣Quando è pronto? 3️⃣Lo accettiamo vicino casa? 4️⃣Dove mettiamo le scorie? Sono le domande giuste, e qui ci sono le mie quattro risposte, senza maglietta della squadra👇☢️
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Esattamente! Il fotovoltaico è variabile per definizione: Di notte = 0 MW Con nuvole diminuisce drasticamente Anche con il sole non copre i picchi serali (quando la domanda sale) Il problema non è il sole, ma la rete: Inerzia di rete: senza turbine (gas/idro/nucleare), la frequenza oscilla, e quindi, blackout. Riserva rotante: servono fonti pronte a intervenire in secondi, non ore. Accumulo + smart grids: per gestire la variabilità. La Germania lo sta imparando a sue spese con 150 GW di rinnovabili installati, ma prezzi alle stelle (400€/MWh in periodi di calma di vento, dati SMARD) e senza infrastrutture intelligenti, anche 1.000 GW di fotovoltaico non bastano.
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Francesco Tremari
Francesco Tremari@FrancescoTrema1·
@Simne1core La cosa che poi mi ha sorpreso è che il fotovoltaico, anche in queste giornate caldissime, non ha compensato l'assenza di vento e i prezzi sono decollati lo stesso
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Corretto, è una precisazione importante. I kWp indicano la potenza di picco nominale misurata in condizioni standard (STC), non quella realmente erogata durante l'anno. Per valutare un impianto conta soprattutto l'energia prodotta (kWh/TWh) e il fattore di capacità. È proprio per questo che confrontare solo la potenza installata può portare a conclusioni fuorvianti.
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beverari_M
beverari_M@Beverari_M·
@Simne1core KWp sta per picco. Dovrebbe essere detto nel parlato come "potenziale". Perché potenzialmente hai tot kW ma in pratica ne hai molti meno. Renderebbe meglio l'idea "ho installato un impianto da 6kW POTENZIALI".
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Questo grafico andrebbe appeso in ogni ministero. È la differenza tra potenza ed energia, in una riga. Più potenza installata (+10,5% dal 2023), meno energia prodotta (-7,2%). Possibile? Sì, perché i GW di targa non sono i TWh che arrivano davvero in rete. Le ore equivalenti lo dicono senza sconti: è come se gli impianti avessero girato a piena potenza solo 1.565 ore l'anno, su 8.760 totali. Fattore di capacità sceso da circa il 21% al 18%. Non per colpa delle turbine, ma della risorsa: il vento decide lui, non noi. Ed è esattamente per questo che una fabbrica o un data center non si alimentano coi gigawatt installati, ma coi megawatt che ci sono sempre. Generare è la parte facile. Garantire è quella difficile⚡
chicco testa@chiccotesta

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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
L' AC non è un lusso, ma una necessità in un clima che cambia. Il problema non è l’aria condizionata, ma come la produciamo. In Francia, il 40% dell’elettricità è nucleare (dati EDF). In Italia, dipendiamo dal gas. La soluzione? 1. Smart grids per gestire i picchi di domanda estiva 2. Accumulo per non dipendere dal gas a prezzi volatili 3. Semiconduttori avanzati (SiC/GaN) per pompe di calore e AC 10x più efficienti La destra francese nega il clima? Ridicolo. La sinistra italiana nega la tecnologia? Ancora più ridicolo. Noi dobbiamo costruire l’infrastruttura che ci renda indipendenti.
L'Avvocato dell'Atomo/The Atomic Advocate@AvvocatoAtomico

L’aria condizionata in Francia ha impatto zero tanto sull’ambiente quanto sul clima. ZERO. La contrarietà della sinistra francese all’AC è dovuta all’ideologia neo-puritana che vuole l’espiazione del peccato di benessere con la recessione economica e la sofferenza.

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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Questa non la leggo come una sconfitta delle rinnovabili, ma come un promemoria sui limiti fisici dei sistemi elettrici. Affidabilità, inerzia, capacità di riserva e costo marginale contano quanto i GW installati. Un sistema resiliente nasce da un mix equilibrato, nucleare per il baseload, rinnovabili dove sono competitive, accumuli e reti più robuste. È così che si riduce davvero la volatilità.
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Holger Zschaepitz
Holger Zschaepitz@Schuldensuehner·
Good Morning from Germany, where the power market just delivered a lesson in renewable volatility. Despite sunshine and record solar output, electricity prices surged >€700/MWh this week. Tuesday’s avg was still >€200/MWh. Why? Wind generation collapsed. Plenty of sun. Almost no wind. Costly electricity.
Holger Zschaepitz tweet media
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Punto ottimo, e sottovalutato. Il geotermico ad alta entalpia ha un vantaggio che alle rinnovabili manca, è programmabile, gira h24 come una baseload, fattore di capacità altissimo. In Italia abbiamo Larderello, che produce dal 1913, ma siamo quasi fermi lì. Le tecnologie a ciclo binario chiuso permetterebbero di sfruttare anche siti a entalpia più bassa, ben oltre la Toscana. Non sostituisce tutto, ma è proprio il tipo di potenza ferma e pulita che a un sistema con tante rinnovabili serve. Sul perché si faccia così poco, lì la risposta è più politica che tecnica.
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Nmarru
Nmarru@Nmarru·
@MauroV1968 @Simne1core Idroelettrico e geotermico.. Sul geotermico si fa poco..sarebbe interessante sviluppare i due o tre siti ad alta entalpia con le nuove tecnologie di ciclo chiuso (in toscana si fa da anni)
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Solare, eolico e batterie costano poco da generare. Ma un data center IA consuma ogni secondo, 24 ore su 24, e vuole potenza ferma e sotto controllo. Le rinnovabili danno energia a buon mercato, non disponibilità a comando. Per colmare i buchi serve il "firming". E qui USA ed Europa sono due mondi diversi. Negli USA il gas costa pochissimo, intorno ai 3 $/MMBtu. Quindi la turbina on-site è la risposta più rapida ed economica. Non a caso, dei 141 GW di gas on-site per data center tracciati nel mondo, circa 127 sono americani. È quasi solo una storia USA. In Europa il gas costa 3-4 volte tanto. Qui la turbina on-site è cara, quindi la stessa fame di potenza spinge verso altro: rete, accumulo e, sempre più, nucleare e SMR. Stessa malattia, la rete non sta al passo e serve potenza 24/7. Medicina diversa, loro hanno il gas a buon mercato, noi no. Ed è proprio per questo che da noi la questione del firm power è ancora più urgente.
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CapRichard
CapRichard@CapRichard3·
@Simne1core Anche visto dall'altro senso. Se solare, eolico e batterie costano poco e sono facili, perché i datacenter IA li stan facendo con turbine a gas fatte alla bene e meglio dentro l'impianto stesso?
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Punto spesso ignorato, e correttissimo. Una linea aerea ha una portata che dipende dalla temperatura: più fa caldo, meno corrente può trasportare in sicurezza. Il conduttore si scalda, si dilata, si abbassa, e va declassato. Stessa cosa per i trasformatori, che col caldo perdono margine e invecchiano prima. Il problema è il tempismo: l'ondata di calore taglia la capacità della rete proprio quando la domanda esplode per i condizionatori. Meno autostrada elettrica e più traffico, nello stesso istante. E il tuo secondo punto chiude il cerchio: sole e vento producono dove c'è la risorsa (il Sud, la Sicilia), non dove c'è il carico (il Nord industriale). Se la rete non porta quei MWh dove servono, finiscono in congestione o curtailment. Per questo lo ripeto: generare è la parte facile. La rete che regge caldo, picchi e distanze è quella difficile, e la più sottovalutata.
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Nmarru
Nmarru@Nmarru·
@Simne1core @75Jamin Senza trascurare l'impatto delle temperature sulla rete.. Linee e cabine di trasformazione hanno temperature limite che con il caldo è più facile raggiungere e le rinnovabili non sempre producono dove serve
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Ben Jamin
Ben Jamin@75Jamin·
Oben: Französische 🇫🇷 Kernenergieerzeugung im Juni. Unten: Deutsche 🇩🇪 Windenergieerzeugung im Juni. Nur auf einer der beiden Grafiken erkennt man den Beginn der Hitzeperiode Mitte Juni. Liebe Grünwähler, um eure Frage zu beantworten: Ja, sie haben euch die ganze Zeit belogen.
Ben Jamin tweet media
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
"liberalizzato" attenzione, è il punto che confonde tutti. In UE ciò che è stato approvato (Olanda, poi riconosciuto da altri Paesi) è FSD Supervised: Livello 2, guida assistita, conducente sempre responsabile. Che a Roma ci abbia girato è vero, ma con una persona pronta a riprendere il controllo in ogni istante. Non è guida autonoma sdoganata, è assistenza avanzata. Ed è esattamente li che sta la differenza.
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
A Roma la guida autonoma farebbe ridere? Discutendo con un amico, mi dice "li vorrei vedere nel traffico romano o milanese". Battuta facile ma non sono fantascienza. Allora ecco 4 domande oneste e le mie 4 risposte, da uno che tifa per la tecnologia ma guarda i numeri👇🤖🚕
Simone Scavo tweet media
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Nel breve hai ragione, è la battaglia giusta. Però attenzione al cortocircuito il robotaxi cambia la domanda stessa. Non liberalizzi una licenza a un guidatore, regoli una flotta senza guidatore. È un altro quadro normativo. Quindi due fronti insieme, liberalizzare ora il sistema attuale e scrivere già le regole per ciò che arriva. Se non lo facciamo noi, il modello ce lo porta chi è arrivato prima.
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Esatto, la fase supervisionata serve proprio a quello: raccogliere dati nel mondo reale con l'umano come rete di sicurezza, prima di togliere il volante. Ma senza un quadro UE che permetta di testare sulle nostre strade, i dati europei non si raccolgono. Un sistema addestrato a Phoenix non sa gestire una rotatoria italiana. Non è solo questione di software, è il permesso di imparare qui.
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Mirko Montagna
Mirko Montagna@MirkoMontagna0·
@Simne1core È per questo motivo che prima di passare ai sistemi di guida completamente autonoma il lavoro di collezione dei dati deve essere fatto in modo SUPERVISIONATO! Ma finchè l’UE non approva la possibilità di testare i sistemi sulle nostre strade non arriveremo da nessuna parte.
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
@makxmanu Più convenienti da generare, sì. Il punto è renderle disponibili quando serve, lì entrano accumulo, rete e backup, e il conto cambia. Generare è la parte facile.
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
🇮🇹 Il dato è vero e fa ancora più impressione coi numeri precisi, nel 1966 l'Italia era terza al mondo per produzione elettronucleare, dietro solo a USA e Regno Unito. E non eravamo spettatori. La centrale di Trino, quando entrò in funzione, era la più potente del mondo, a Latina avevamo il reattore più potente d'Europa. Avevamo una filiera completa che comprendeva progettazione, costruzione, ricerca, dal CISE di Milano del 1946 in poi. Poi quella filiera è stata congelata, ma, ed è il punto che pochi colgono, non è scomparsa. Le competenze sono sopravvissute nelle aziende, Ansaldo Nucleare collabora da anni con EDF e Framatome, ENEA col CEA francese, siamo dentro ITER sulla fusione. Abbiamo continuato a costruire know-how nucleare, solo per gli altri. Ed è esattamente questa la filiera che oggi torna in gioco, l'accordo Edison-EDF sugli SMR coinvolge Ansaldo, Maire, Saipem, Webuild. Il paradosso non è solo che esportavamo competenza senza usarla. È che ce l'abbiamo ancora, ed è il motivo per cui un rientro è tecnicamente possibile. Il filo non si era spezzato, si era solo allentato.
Ciro Nappi@CiroNappi6

Il paradosso tutto italiano, Paese costruttore ed esportatore di tecnologia nucleare ma senza averla in casa nostra. Pensare che negli anni 60, nel blocco occidentale, eravamo i terzi per produzione di energia atomica, dietro solo agli USA e al Regno Unito.

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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Sì, il Politecnico di Milano e di Torino hanno la magistrale in Ingegneria Nucleare (anche in inglese), Pisa ha un corso storico con tanto di borse finanziate da newcleo. Bastano? Tengono viva la base e formano ottimi ingegneri, ma su numeri piccoli. Per un vero rilancio servirebbe scalarli, più posti, più dottorati, più legame con l'industria. La competenza c'è, va ampliata, non ricreata da zero.
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NantucketLifespan
NantucketLifespan@NantucketLifes1·
@Simne1core Politecnici di MI e TO e Pisa continuano a offrire corsi di laurea e fare ricerca tramite PhD, vero? Sarebbero sufficienti per formare le nuove generazioni di ingegneri sul nucleare?
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Hai ragione, ed è una precisazione onesta. Le prime tre centrali usavano tre tecnologie straniere diverse, a Latina gas-grafite inglese, a Garigliano BWR della GE americana e a Trino il PWR Westinghouse. Importate, è vero, ma il "poi abbiamo imparato" è la parte importante, il CISE nasce nel 1946 al Politecnico di Milano, e nel 1966 l'Italia era il terzo produttore nucleare al mondo dopo USA e UK, con competenze per progettare in autonomia. Partiti comprando, arrivati a saper fare. Ed è proprio questo che rende lo stop successivo uno spreco.
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enrico
enrico@enric0191919·
@Simne1core Non eravamo così avanzati. Non avevamo partecipato allo sviluppo dei reattori negli anni 50 ,le centrali le abbiamo importate...poi abbiamo imparato
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Sul punto centrale hai ragione, e non è un dettaglio politico, oggi il principale nemico non è la tecnica, è il tempo che perdiamo in autorizzazioni, ricorsi, iter. Lo dice la stessa legge appena approvata: primi reattori previsti per il 2034-2035. Non perché non sappiamo costruirli, ma per il percorso normativo. È esattamente il problema europeo, sappiamo progettare, ma facciamo fatica a realizzare in tempi sensati. Lì si gioca la partita, più che sulla tecnologia.
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Francesco Tremari
Francesco Tremari@FrancescoTrema1·
@Simne1core Negli anni 60 costruimmo l'autostrada del Sole senza avere le tecnologie e i mezzi di adesso; senza burocrazie Italiane, EU, ecc. Proviamo a farlo adesso! Ci metteremmo 100 anni. Io sono per il NUCLEARE, tutta la vita. Ma conosco la burocrazia UE e Italia, purtroppo + VERDI
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Domanda giusta, e la risposta è rassicurante. Gran parte di quei materiali sono isotopi a vita brevissima, si tengono in deposito schermato finché decadono a livello di fondo, poi si smaltiscono come rifiuto normale. Si chiama "decadimento in deposito". Le sorgenti più longeve le ritira un operatore autorizzato e finiscono nei rifiuti radioattivi destinati al Deposito Nazionale (x.com/i/status/20682…) . Quindi no, non restano in ospedale, ci sostano e poi vanno gestite. È un altro motivo per cui quel deposito sopra citato serve.
Simone Scavo@Simne1core

🇮🇹 Dove mettiamo le scorie nucleari italiane? Il 4 giugno la Camera ha approvato la legge delega sul nucleare (155 sì, 86 no). Ora tocca al Senato. Ma c'è una domanda che viene prima di ogni reattore nuovo, e su cui siamo fermi da vent'anni👇☢️

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kk
kk@ew2435465768·
@Simne1core Ma le scorie nucleari che stanno in quasi tutti gli ospedali che fine fanno? Rimangono negli ospedali ?
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
@gloquenzi Grazie, con molto piacere. Mi occupo di infrastrutture con un taglio "tifo la tecnologia ma guardo i numeri", e sarei felice di contribuire. Le scrivo in DM per i dettagli. Grazie dell'interesse 🙏
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Questa è una testimonianza che vale più di mille statistiche. Il 1989, il PUN, la tecnologia Westinghouse, il CISE con 600 cervelli, c'era davvero un Paese pronto, e non è mancata la tecnica, è mancata la politica. È esattamente il punto, l'Italia il nucleare lo sapeva fare. Lo ha smesso per scelta, non per incapacità. Grazie per averlo raccontato, queste cose vanno tramandate.
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IL BOOMER
IL BOOMER@IL_BOOMER62·
@Simne1core Il CISE ai tempi era un concentrato di cervelli meraviglioso. Aveva 600 dipendenti. Si studiava di tutto: la fisica delle particelle, la matematica superiore, la fisica nucleare , dell'atmosfera, dei mari, dei fiumi... Un'eccellenza europea e forse mondiale.
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Simone Scavo
Simone Scavo@Simne1core·
Esatto, e aggiungo una precisazione che rende il punto ancora più solido. Il curtailment che dici è reale, quando il prezzo crolla, fermare le pale è una scelta economica sensata, non uno spreco. Hai ragione. Il grosso del calo nel grafico è meno vento, non meno voglia di produrre. Le ore equivalenti scese a 1.565 sono proprio la risorsa che è mancata. Il curtailment ci si somma, ma è la ciliegina, non la torta. Sui contributi hai centrato il nodo politico, si è incentivata la potenza installata (i GW del titolo) più che l'energia davvero consegnata (i TWh). Ed è molto difficile da fare capire a quanto pare.
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Nmarru
Nmarru@Nmarru·
@Simne1core Il vento non produce per due motivi: Perché non c'è vento e gli impianti sono stati fatti approfittando di contributi Perché quando il prezzo dell'energia è basso meglio tenere le pale ferme che logorare gli impianti e spendere di manutenzionne
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