Bob Degradi MI
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Bob Degradi MI
@markand67
Non mi fido di quelli a cui non piacciono i cani e un bicchiere di vino. Ancora meno di fascisti, leghisti, novax, gobbi e cialtroni M5S
Italy 参加日 Haziran 2009
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@DavideLodola Sbaglio o il primo tito in porta è stato quello di Kulenovic al 94º
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Ogni partita è sempre peggio.
Pensi: "dopo Pisa, sicuramente con il Verona andrà meglio, poi arriva il Verona e giochi peggio, allora pensi che con la #Cremonese non si possa fare peggio... E invece
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@AlbiMazzone @sildavbarman Il 4 maggio va a leggere i nomi
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@Andre_Dalma "Ci tiene in A da tanto, è un valore"
"Ci fa galleggiare"
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@MatteoZuffa @siriomerenda Metterei un’altra zeta in correzione, che poi dicono che siamo tirati
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@siriomerenda Questo fa il figo e fa cascare dalla stratosfera la correzzione sull'accento latino dicendo "parveniu"....... decorticati fino al midollo.
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Carofiglio su informativa di Meloni "una sequenza di banalità, luoghi comuni, cose senza senso...anche la frase latina sbagliando l'accento...se non hai la conoscenza del latino è meglio non esporsi...basterebbe parlasse in italiano"
#inaltreparole #Carofiglio #Meloni #12aprile
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3 mar: “Abbiamo vinto la guerra.”
7 mar: “Abbiamo sconfitto l’Iran.”
9 mar: “Dobbiamo attaccare l’Iran.”
9 mar: “La guerra sta finendo quasi completamente, e in modo molto bello.”
11 mar: “Non si dice mai troppo presto che hai vinto. Abbiamo vinto. Nella prima ora era già finita.”
12 mar: “Abbiamo vinto, ma non abbiamo ancora vinto completamente.”
13 mar: “Abbiamo vinto la guerra.”
14 mar: “Per favore aiutateci.”
15 mar: “Se non ci aiutate, me ne ricorderò sicuramente.”
16 mar: “In realtà non abbiamo affatto bisogno di aiuto.”
16 mar: “Stavo solo testando per vedere chi mi sta ascoltando.”
16 mar: “Se la NATO non ci aiuta, subiranno qualcosa di molto brutto.”
17 mar: “Non abbiamo né bisogno né voglia dell’aiuto della NATO.”
17 mar: “Non ho bisogno dell’approvazione del Congresso per uscire dalla NATO.”
18 mar: “I nostri alleati devono collaborare per riaprire lo Stretto di Hormuz.”
19 mar: “Gli alleati degli Stati Uniti devono darsi una regolata e contribuire a riaprire lo Stretto di Hormuz.”
20 mar: “La NATO è fatta di codardi.”
21 mar: “Lo Stretto di Hormuz deve essere protetto dai paesi che lo utilizzano. Noi non lo utilizziamo, non abbiamo bisogno di riaprirlo.”
22 mar: “Questa è l’ultima volta. Darò all’Iran 48 ore. Aprite lo Stretto.”
22 mar: “L’Iran è morto.”
23 mar: “Abbiamo avuto colloqui molto buoni e produttivi con l’Iran.”
24 mar: “Stiamo facendo progressi.”
25 mar: “Ci hanno fatto un regalo e il regalo è arrivato oggi. Ed è stato un regalo molto grande, dal valore enorme. Non vi dirò cos’è questo regalo, ma è stato un premio molto significativo.”
26 mar: “Fate un accordo, oppure continueremo semplicemente a colpirli.”
27 mar: “Non dobbiamo esserci per la NATO.”
30 mar: “Aprite immediatamente lo Stretto di Hormuz, o affrontate conseguenze devastanti.”
31 mar: un accordo e “molto vicino” e che l’Iran farà “fatto la cosa giusta”
1 apr: “Vedremo cosa succederà molto presto.”
3 apr: “Sta per succedere qualcosa di grande.”
4 apr: l’Iran deve arrendersi “immediatamente” o affrontare ulteriori conseguenze
5 apr: “Aprite quello stramaledetto Stretto, pazzi bastardi, oppure vivrete all’inferno - STATE A GUARDARE! Sia lodato Allah.”
7 apr: “Un’intera civiltà morirà stanotte, per non essere mai più riportata indietro. Non voglio che accada, ma probabilmente accadrà.”
7 apr: Accordo di cessate il fuoco sulla base delle 10 proposte dell’Iran.
Non ho altro da dire vostro onore
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@ZZiliani urlano siam pronti alla morte" e al primo contrasto son per terra a coprirsi la faccia
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... e visto che nell'82 vincemmo un Mondiale senza che nessuno cantasse l'inno (come usava allora e per molto tempo ancora), smettiamola di crogiolarci col "nessuno canta l'inno meglio degli azzurri"
Zoff, Scirea, Oriali, Marini, Graziani, Claudio Gentile; non ce n'era uno che durante gli inni muovesse un muscolo della faccia, eppure ci si emozionava lo stesso. Guardandoli si capiva che il patriottismo c'era e che l'avremmo visto là dove era importante vederlo, cioè in campo: non come oggi in cui sembra che si dia tutto cantando e poi vada come vada
Apparire o essere? Nell’era dei social, dei like e della condivisione con l’universo mondo di tutto quel che facciamo, a cominciare dalla colazione del mattino, con quale brioche e con quale tipo di marmellata, questo è il problema. E in questo senso, a chiusura del Grande Dibattito nato dopo l’ennesimo tracollo della nazionale azzurra fuori dal Mondiale per la terza volta, ripropongo in lettura libera a tutti un mio articolo del novembre scorso sul tema della meravigliosità del comportamento degli azzurri, lodato da tutto il mondo, quando gli inni nazionali risuonano alti al via delle partite internazionali. Colgo l’occasione per augurare a tutti, abbonati e non, una buona Pasqua.
Se è permesso dirlo: a me piaceva di più quando Zoff e Tardelli e poi Maldini e Baggio non cantavano l’inno
C’è chi ama vedere i giocatori (e Buffon, Bonucci e Gattuso con loro) cantare a squarciagola l’inno di Mameli: io rimpiango invece i volti tesi e tirati e le labbra chiuse degli azzurri di un tempo
PAOLO ZILIANI
NOV 18, 2025
I boomer come me lo ricordano bene: parlo del momento degli inni nazionali eseguiti negli stadi delle partite che si giocavano negli anni 60, 70, 80 e 90. Ma i più giovani, specie chi oggi non ha più di 30 anni, non essendoci stati non possono naturalmente averne ricordo. E allora, prima di venire a bomba e di entrare nel tema dell’argomento di cui desidero parlarvi, visto che la nazionale volenti o nolenti è tornata d’attualità (anche se non proprio felicemente), chiedo per prima cosa a tutti, specie ai più giovani, di perdere pochi minuti del proprio tempo per guardare i tre brevi video che vi sottopongo e che mostrano i giocatori della nazionale azzurra durante l’esecuzione dell’inno di Mameli in tre periodi storici diversi: nel 1982, cioè quarantatre anni fa, poi vent’anni dopo nel 2002 e ancora più recentemente nel 2017. La Settimana Enigmistica nella sua rubrica “Aguzzate la vista” direbbe: questi tre quadri differiscono per alcuni particolari. Quali sono?
Campionato del mondo 1982 in Spagna (c.t. Bearzot)
Campionato del mondo 2002 in Giappone e Corea (c.t. Trapattoni)
Amichevole Olanda-Italia ad Amsterdam, 2017 (c.t. Ventura)
Se avete avuto la pazienza di fare quel che vi ho chiesto, e avete guardato bene, attentamente, i volti e la gestualità dei giocatori mandati in campo dai vari c.t. dell’epoca, vi chiedo ora di leggere, se vi va, l’articolo che ho scritto per il Fatto Quotidiano un mese fa, esattamente il 20 ottobre: in tempi non sospetti, ben prima dello shock di Italia-Norvegia 1-4 di domenica, una semplice riflessione a voce alta. Un pezzo che avrei potuto scrivere anche un anno fa, o cinque, o dieci; leggendo il quale molti di voi sicuramente non saranno d’accordo. E ci mancherebbe altro, aggiungo a scanso di equivoci. L’articolo è questo.
Ecco, quello che avete letto è il mio pensiero in tema “inni nazionali e giocatori che cantano”: un pensiero che come ho già detto so che molti non condivideranno. E tuttavia, vedendo i volti di Gattuso, Buffon, Riccio e Bonucci ogni volta che l’inno di Mameli risuona negli stadi (l’ultima volta domenica prima di Italia-Norvegia) e ripensando ai volti di Zoff, Tardelli, Scirea e Claudio Gentile al Mundial ‘82, lo stridore che avverto continua a essere fortissimo.
Detto in parole povere: a me piaceva, emozionava e comunicava di più la tensione forte, quasi parossistica, eppure trattenuta e visibile solo a fior di pelle espressa dai volti fissi e muti dei giocatori di un tempo; e apprezzo molto meno l’inno cantato a squarciagola dagli azzurri del nuovo millennio, a occhi sbarrati e a visi spiritati, in una trance di cui spesso (a differenza di allora) non si ritroverà poi, in partita, la benché minima traccia. Ho sempre considerato bello, giusto e spontaneo che a intonare gli inni negli stadi fossero i tifosi; ho sempre considerato forzato, o comunque non necessario, che a esibirsi nello show fossero i giocatori, in particolare quando a intonare l’inno di Mameli toccava a Camoranesi, Eder, Jorginho, Toloi, Retegui e a tutti i sudamericani naturalizzati italiani per convenienza (della nazionale oltre che loro) ai quali all’età di 25/30 anni veniva chiesto di italianizzarsi e commuoversi e palpitare al cospetto del tricolore e al risuonare dell’appello “stringiam’ci a coorte”.
Non so perchè, ma pensare a Scirea che si abbandona improvvisamente al canto, a Bruno Conti che canta “Dell’elmo di Scipio / s’è cinta la testa” o a Zoff che posseduto dallo spirito di Bonucci esplode in “Siam pronti alla morte / l’Italia chiamò” mi fa sentire male; li avessi visti farlo, il loro mi sarebbe apparso un comportamento contro natura. E alzi la mano chi a quei tempi non avrebbe pensato la stessa cosa e chi non apprezzava, invece, la loro imperturbabilità che trasudava tensione, concentrazione e - perchè no? - anche patriottismo puro.
È forse per questo, per il fatto di aver visto per decenni i giocatori della nazionale, monumenti veri, restare muti, concentrati e impassibili al momento degli inni, che vedere gli azzurri della new age trasformarsi dall’oggi al domani in tanti Tony Dallara (per i non boomer: il cantante di Campobasso, tuttora vivente, soprannominato “L’urlatore” che discostandosi dal cliché della melodia italiana del tempo ebbe grande successo negli anni ‘60) a me non è mai piaciuto: mi ha dato anzi quasi fastidio. Forse l’essermi emozionato innumerevoli volte scrutando i volti tirati di Tardelli e di Claudio Gentile e poi di Maldini e di Roberto Baggio mi ha impedito di mettermi al passo coi tempi: quelli di oggi, quelli delle emozioni che vanno invece mostrate, ostentate, scansionate e condivise con l’universo mondo; e se non lo fai magari ci scappa l’interrogazione parlamentare dell’onorevole bacchettone che accusa gli azzurri di scarso amore per la Patria (naturalmente con la P maiuscola).
Ripeto, è sicuramente un mio limite, un mio essere fuori dal tempo. Detto questo, e rifacendomi a Tony Dallara che entrò nella leggenda cantando “Come prima / più di prima / t’amerò”, aggiungo in conclusione che è un vero peccato che nel vedere oggi Buffon e Bonucci - e i giocatori con loro - cantare da urlatori l’inno di Mameli i miei sentimenti nei confronti della nazionale invece di irrobustirsi si affievoliscano: e tutto mi venga da pensare tranne che “come prima / più di prima / t’amerò”. Per me (e non solo per via dell’inno) vale invece il “più di prima /meno di prima / t’amerò”.
P.S. Se l’articolo ti è piaciuto, ti ricordo che fino al lunedì 6 aprile, giorno di Pasquetta, chi fosse interessato può sottoscrivere un abbonamento annuale al mio account "Palla Avvelenata" usufruendo dello sconto pasquale del 20%: 48 euro invece che 60. "Palla Avvelenata" è stato inserito nei giorni scorsi da Substack nella lista dei 100 migliori account sportivi al mondo, unico fra gli italiani: se ti va di entrare a far parte di questa piccola ma viva e stimolante comunità di gente stanca di leggere veline e balle sesquipedali, questa è l'occasione paoloziliani.substack.com/subscribe?coup…




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@gigi52335676 immagino che invece siano merito della destra i successi di Sinner, Antonelli, Bezzecchi, Brignone, Goggia, Paris, Fontana, Battocletti, Tamberi, Furlani, le Nazionali di pallavolo maschile e femminile...
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@FrancyF09 Io metterei cairo alla presidenza della FIGC
Esperienza, progettualità, visione
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L’unica speranza per il calcio italiano è che la FIGC esploda con tutti i dirigenti del calcio dentro
#BosniaItalia #Gravinadimettiti
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Trovo estremamente sbagliato sottolineare il fatto che a votare #SI saranno anche
Matteo Salvini
Roberto Vannacci
Daniela Santanchè
Augusta Montaruli
Andrea Delmastro
Ignazio La Russa
Maurizio Gasparri
Eugenia Roccella
Galeazzo Bignami
Susanna Ceccardi
Silvia Sardone
Roberto Formigoni
Simone Pillon
Lucio Malan
Francesco Lollobrigida
Daniele Capezzone
Gennaro Sangiuliano
Rachele Mussolini
Stefano Bandecchi
Roberto Calderoli
Francesco Storace
Flavio Briatore
Marco Rizzo
Antonio Razzi
Claudio Scajola
Totò Cuffaro
"È il sogno di Silvio" (cit. Forza Italia)
"Licio Gelli" (cit. il figlio)
[...]
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L'unico pezzo da leggere oggi su #UmbertoBossi in mezzo a questo cascame di coccodrilli monchi di analisi e storia.
"ha cambiato l’Italia. Ma peggiorandola. Ha sdoganato un linguaggio brutale, spesso insultante, talvolta apertamente razzista"
editorialedomani.it/idee/commenti/…
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@CairettaSport "inchiodato" nel senso che è già stato crocifisso?
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Giustizia è fatta!
Un indignato Mario Pagliara ci racconta oggi che il pericoloso delinquente di 72 anni che ha osato scrivere frasi ingiuriose contro Urbano Cairo detto l'Eccelso è stato finalmente denunciato (e speriamo presto condotto nelle patrie galere fino alla fine della sua vita)
L'anziano criminale ha osato scrivere addirittura che Cairo, alto 1.88, sarebbe nano, o addirittura drogato, lui che al massimo si concede un caffè tra un'opera di bene e un'altra
Si ringraziano le sempre solerti italiche forze dell'ordine, che hanno usato uomini e mezzi per trovarlo e rendere il nostro paese più sicuro

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@Guidolino8 @LolloToro_ @NicoSchira La brace, nel caso qualcuno non se ne fosse ancora accorto, è questa.
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Schira: “Urbano Cairo ha aperto lo spiraglio alla possibile cessione del #Torino. Il presidente granata potrebbe cedere il club. Ovviamente poi bisognerebbe vedere chi eventualmente arriverebbe, giustamente il tifoso Torinista vuole di più, ma non sono rari i casi in cui “si passa dalla padella alla brace”. Vediamo cosa accadrà”.

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@Andre_Dalma Mi piacerebbe vedere qual è lo score di Lazaro
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Ismajli era in campo in otto delle nove vittorie del Toro in campionato e in otto dei dieci clean sheet. Ribadisco: c’è un Toro con lui e un Toro senza di lui. #TorinoParma.
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