Filiberto C. Sebregondi

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Filiberto C. Sebregondi

Filiberto C. Sebregondi

@SebregondiF

Former EU Ambassador, Advisor in International relations; Vice President of ECES Advisory & Strategic Committee

Napoli, Campania, Italy 가입일 Kasım 2015
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Carlo Calenda
Carlo Calenda@CarloCalenda·
#Conte e’ questa roba qui. Concavo e convesso. Scodinzolante con #Trump e con #Putin e pronto a dire tutto e il contrario di tutto a seconda delle convenienze. Nessun valore, nessun senso dell’onore. Che brutta fine amici “progressisti”.
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Stefano Manservisi
Stefano Manservisi@stefanomanservi·
Ideas floating around since a while.Experience shows that this direction s the only way to concretely explore to improve the system,but it’s not a Commission winning takeover.It’s something new.Politically difficult,of course.Everybody should contribute with open mind
Carnegie Europe@Carnegie_Europe

The EU is structurally incapable of reacting to today’s foreign policy crises. The union must fold the EEAS into the European Commission and create a security council better prepared to take action on the global stage, argues @StefanLehne. 🔗 carnegieendowment.org/europe/strateg…

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Pina Picierno
Pina Picierno@pinapic·
Le rispondo con le parole di @hawzhin_azeez. Ma non sono così sicura che dal suo comodo divano, dal quale pensa di impartire lezioni sul mondo, potrà capire. Per quel che vale, io sono completamente d’accordo con le Hawzhin. “Uno dei più grandi fallimenti morali di una parte della sinistra internazionale è la sua propensione a romanticizzare le dittature solo perché si atteggiano ad "anti-USA". Così facendo, cancellano le persone che vivono concretamente sotto quei regimi: le migliaia di prigionieri, i torturati, i giustiziati, gli scomparsi. I curdi vengono demonizzati ancora una volta per aver celebrato la morte del brutale Ayatollah e vengono visti come agenti dell'imperialismo occidentale. Come se le nostre lotte decennali non avessero legittimità, né fondamento storico, né pretesa morale di giustizia o autodeterminazione. Oggi vedo militanti di sinistra sventolare la bandiera della Repubblica Islamica dell'Iran come se fosse un simbolo di resistenza. Non lo è. È la bandiera di un regime che per 47 anni ha imprigionato, torturato e ucciso dissidenti e preso sistematicamente di mira le minoranze, specialmente le comunità curde, baloci e baha'i. Da Teheran a Sina, da Kermanshah a Ilam, le persone hanno resistito a questo regime a un costo enorme. Hanno riempito le prigioni. Hanno riempito i cimiteri. E ora festeggiano [la sua caduta], dopo aver visto il regime massacrare 40.000 dei propri figli in una sola settimana! Come curdi, la nostra posizione politica è stata coerente per decenni: Jin, Jiyan, Azadi (Donna, Vita, Libertà, un'ideologia che abbiamo fatto conoscere al resto dell'Iran). Democrazia. Un sistema confederale in cui i popoli oppressi possano governare le proprie vite, i propri corpi e le proprie terre. Inoltre, non accettiamo che un tiranno venga sostituito con un altro. Non barattiamo l'autoritarismo clericale con l'autoritarismo nazionalista. Come curdi, non siamo nemmeno ingenui: sappiamo che quando le potenze regionali e globali si scontrano, sono spesso le terre curde a diventare campi di battaglia. Lo abbiamo visto in Rojava. Lo abbiamo visto dopo l'uccisione della nostra Jina Amini. Lo abbiamo visto in Iran, Iraq, Siria e Turchia. I nostri figli sono sempre tra i primi a morire in guerre che non abbiamo scatenato noi. Quindi, quando i curdi e molti iraniani di ogni estrazione esprimono sollievo per la fine di un sovrano che ha incarnato 36 anni di repressione, quella reazione non ci rende agenti dell'imperialismo. Ci rende umani che hanno sofferto immensamente. Si può avversare l'intervento straniero e riconoscere comunque che le persone hanno il diritto di respirare quando un regime che le ha brutalizzate si indebolisce o crolla - anche quando ciò avviene con mezzi e metodi fuori dal loro controllo e dalla loro autorità. E sicuramente si vede quanto duramente abbiano cercato di rovesciare il regime iraniano per anni! Non avete visto le migliaia di corpi allineati nelle strade dell'Iran? Rifiutiamo, allo stesso modo, potenziali sostituti come Reza Pahlavi, che promettono "stabilità" minacciando di schiacciare le aspirazioni democratiche curde in nome dell'integrità territoriale ancor prima di salire al potere. Abbiamo resistito all'autoritarismo di Teheran, Ankara, Baghdad e Damasco. Continueremo a resistere agli oppressori, nuovi o vecchi, finché i nostri diritti umani saranno negati. Il sangue dei nostri martiri sta ancora impregnando le terre in cui viviamo, e abbiamo sacrificato troppi tra i nostri migliori e più brillanti, i più rivoluzionari e coraggiosi, per perdonare e dimenticare i loro sacrifici per noi!
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António Guterres
António Guterres@antonioguterres·
Around the world, human rights are being pushed back deliberately, strategically & sometimes proudly. We cannot let power write a new rulebook in which the vulnerable have no rights & the powerful have no limits. We must change course & let human dignity set the direction.
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Stefano Manservisi
Stefano Manservisi@stefanomanservi·
#Yekat12,19 febbraio Anniversario del #massacrodiAddisAbeba Migliaia di etiopi uccisi dal Regio Esercito,dalle squadre fasciste,da semplici italiani.Giornata della memoria sul colonialismo italiano in #Africa.A quando una legge che la proclami ufficialmente?@GovernoItalia
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Stefano Manservisi
Stefano Manservisi@stefanomanservi·
Giusto.Ora prepariamoci a #Yekatit12 e finalmente istituiamo la giornata della memoria dei crimini del colonialismo italiano in #Africa Appuntamento al 19 febbraio,anniversario del #massacrodiAddisAbeba.
Giorgia Meloni@GiorgiaMeloni

Oggi si celebra il Giorno del Ricordo. Una giornata che chiama l’Italia a fare memoria di una pagina dolorosa della nostra storia, vittima per decenni di un’imperdonabile congiura del silenzio, dell’oblio e dell’indifferenza. Ricordiamo i martiri delle foibe e la tragedia dell’esodo giuliano-dalmata. Centinaia di migliaia di italiani che hanno scelto di abbandonare tutto pur di non rinunciare alla propria identità. La Nazione non deve aver paura di guardare in faccia quella verità, ricacciando nell’ignavia ogni squallido tentativo negazionista o riduzionista. Il ricordo non è rancore, ma giustizia. È il fondamento di una memoria condivisa che unisce e rende più forte la comunità nazionale, tracciando la strada a chi verrà dopo di noi. Abbiamo ricevuto un testimone, e non intendiamo farlo cadere. Come dimostra la pluralità di iniziative e celebrazioni che il Governo promuove anche quest’anno, come il “Treno del Ricordo” che da Nord a Sud ripercorrerà idealmente il viaggio di chi ha deciso di essere italiano due volte. Per nascita e per scelta. L’Italia non permetterà mai più che questa storia venga piegata, negata o cancellata. Perché questa storia non è una storia che appartiene a una porzione di confine o a quel che resta del popolo giuliano-dalmata. È una storia che appartiene all’Italia intera. Ad ognuno di noi. #10febbraio #giornodelricordo

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Pina Picierno
Pina Picierno@pinapic·
Grata a @ZelenskyyUa. È un riconoscimento che voglio condividere idealmente con tutte le donne e gli uomini che in questi anni hanno scelto di non voltarsi dall’altra parte. Continuerò ad essere al fianco del popolo ucraino che sta pagando un prezzo altissimo per difendere la propria libertà, la propria sovranità e l’integrità territoriale del proprio Paese. Difendere Kyiv significa difendere i valori fondativi su cui si basa il progetto europeo. L’Ucraina non è sola. E non lo sarà finché l’Europa saprà stringersi attorno ad essa, con tutti gli strumenti necessari, per difendersi dall’aggressione criminale del Cremlino. @UKRinIT @Europarl_IT @Europarl_EN
Pina Picierno tweet media
Parlamento europeo@Europarl_IT

La Vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno @pinapic premiata dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky per "il sostegno all'integrità dell'Ucraina" ansa.it/europa/notizie…

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Fondazione Luigi Einaudi
Fondazione Luigi Einaudi@fleinaudi·
Questa sera esponiamola con orgoglio. Qui ci siamo noi. Qui c’è il mondo libero.
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Quintus Poppaedius Silo
Quintus Poppaedius Silo@francescoproia·
L'Europa è sotto attacco, ormai è evidente. E sapete perché? Perché noi europei viviamo decisamente meglio di statunitensi e russi, e questa cosa ai Maga e ai Ciuccia Putin da terribilmente fastidio. Musk dice che qui non c'è libertà di stampa, ma la realtà è che nei primi 7 posti della classifica ci sono 7 paesi europei, e molti ce ne sono anche dopo. Gli USA invece sono 57imi su 180, e la Russia 171imi. Qualità della vita non ne parliamo proprio: i posti più alti della classifica sono quasi tutti assegnati al nord Europa, gli USA non male, ma la Russia, con oltre il 60% di gente che non ha nemmeno accesso all'acqua corrente in casa, direi che non possono proprio parlare. E in Europa molti stati offrono una sanità gratuita, o comunque finanziata fortemente dallo Stato. Anche in Russia tecnicamente è gratis, ma parliamo solo delle grandi città perché nelle zone rurali, quindi parliamo per la maggior parte della cittadinanza, per mancanza di infrastrutture la gente deve rivolgersi alla sanità privata. Negli USA dimenticatevi tutto ciò: se non paghi, sei morto. Vogliamo parlare di lavoro e pensioni? In Europa si va in pensione mediamente intorno ai 63 anni, ma ci sono Stati dove si va in pensione anche a 60, mentre negli USA non se ne parla prima dei 67 anni. In Russia? Magari arrivarci alla pensione. Eh già, perché ovviamente tutti questi servizi si riflettono anche nell'aspettativa di vita, che in Russia (per gli uomini) è di 63 anni, negli USA 79, mentre in molti paesi d'Europa si superano tranquillamente gli 81. E infatti non è un caso se, parlando di qualità della vita, nei primi 10 posti della classifica ci sono quasi solo stati europei. Gli USA sono 14imi, e la Russia 71ima su 89. E il bello è che riusciamo a garantire tutto ciò a 450 milioni di persone, ben più dei 340 milioni degli USA o dei 140 milioni di russi. Ma secondo qualche deficiente, che sostiene di odiare l'Europa ma si guarda bene dall'allontanarsene, il problema siamo noi. Capite adesso perché MAGA e compagnia bella ci odiano? Semplice, perché ci invidiano.
Quintus Poppaedius Silo tweet media
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Obi -Wan Kennobi
Obi -Wan Kennobi@KennobiWan·
Jestem Europejczykiem! I am a European. Ich bin Europäer. Je suis Européen. Sono europeo. Soy europeo. Sunt european. Ik ben Europeaan. Jsem Evropan. Είμαι Ευρωπαίος. Sou europeu. Jag är europé. Európai vagyok. Аз съм европеец. Jeg er europæer. Olen eurooppalainen. Som Európan.
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Stefano Manservisi
Stefano Manservisi@stefanomanservi·
Europa:la nostra patria,la nostra nazione,il nostro futuro. Europe:our homeland,our nation,our future Europe:notre patrie,notre nation,notre future
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Pina Picierno
Pina Picierno@pinapic·
Il documento circolato come presunto “piano di pace” dell’entourage di Donald Trump non ha nulla a che vedere con la pace. È un piano che prepara l’aggressione all’Europa, costruito per legittimare l’espansionismo russo e rimettere in discussione l’architettura di sicurezza che ha garantito stabilità al continente per decenni. La storia recente è fin troppo chiara: le “garanzie” offerte da Mosca si sono sempre rivelate scritte sulla sabbia. Lo abbiamo visto con il Memorandum di Budapest del 1994, con gli accordi di Minsk violati sistematicamente, con le promesse di non militarizzare Crimea e Donbass puntualmente disattese, fino all’invasione su larga scala del 2022. Affidare la sicurezza europea a impegni unilaterali russi significa ignorare vent’anni di prove documentate e dimenticare il volto e la natura del regime di Vladimir Putin. Questo testo è l’ennesimo tentativo del Cremlino di guadagnare tempo. Ogni clausola è calibrata per congelare il fronte, proteggere le conquiste territoriali e consentire alla macchina bellica russa e ai suoi alleati Iran, Cina e Corea del Nord di espandere capacità produttive, logistiche e missilistiche. Non è un equilibrio: è una finestra operativa pensata per preparare la prossima fase del conflitto. Il documento propone di limitare l’esercito ucraino, di imporre neutralità obbligatoria, di ostacolare l’ingresso nella NATO e di legittimare l’annessione di territori occupati. Sono tutte richieste che coincidono con gli obiettivi strategici del Cremlino e che, se accettate, esporrebbero non solo Kyiv ma l’intera Europa orientale a nuove aggressioni. È inoltre inaccettabile l’idea che la Russia possa tornare sui mercati globali come se nulla fosse, ottenendo la rimozione delle sanzioni senza alcun ritiro, senza responsabilità, senza riparazioni. È una normalizzazione dell’aggressione che cancellerebbe il principio fondamentale secondo cui chi attacca un Paese sovrano deve risponderne davanti alla comunità internazionale. In controluce, emerge anche un altro elemento: una pericolosa deriva mercantilista, secondo cui la sicurezza europea diventa merce di scambio nei rapporti tra Washington e Mosca. La logica del “sovranismo economico” americano, che ignora le conseguenze geopolitiche pur di ridurre i costi strategici interni, rischia di scaricare sull’Europa un prezzo altissimo in termini di stabilità. Sostenere questo piano significa accettare un continente più debole, più vulnerabile e più esposto alle minacce autoritarie. L’Ucraina sta difendendo non solo la propria libertà, ma il principio che in Europa i confini non si cambiano con la forza. Ogni proposta che contraddice questo principio non costruisce la pace: prepara la prossima guerra. L’Europa deve restare unita e ferma: la pace duratura nasce dal diritto, non dalla resa diplomatica. E nessuno può chiederci di accettare un testo che tratta la sicurezza europea come una variabile negoziabile e l’aggressione russa come un dettaglio da archiviare. #europe #russia #Ukraine #usa
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andrea pennacchi
andrea pennacchi@Pennacchiiiii·
Un anno di appunti, in lavatrice.
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EUinAfghanistan
EUinAfghanistan@EUinAfghanistan·
It is with profound sadness that we announce the passing of our former Head of Delegation, @RaffaellaIodic2. She was a true friend of Afghanistan, a champion of women & girls, and a beloved colleague to many. Our delegation is in deep shock & mourning May her memory be a blessing
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Diana Montero Melis
Diana Montero Melis@dmontelis·
Devastated by the far too soon passing of Raffaella Iodice. An extraordinary person who brought light and kindness wherever she went, leaving an indelible mark on everyone she met. Unfathomable loss. Rest in peace, Raffaella.
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Stefano Manservisi
Stefano Manservisi@stefanomanservi·
Today Raffaella passed away,hit by a sudden stroke.We did so much together,we learned so much together.I wish to remind her full of life,proud,allergetic to bureaucratic standards.Thank you @RaffaellaIodic2 we all miss you @eu_eeas @EU_Partnerships
Stefano Manservisi@stefanomanservi

Oggi Raffaella ci ha lasciati,colpita da un malore improvviso.Abbiamo fatto tanto insieme,abbiamo imparato tante cose insieme.La voglio ricordare vitale,coraggiosa,riottosa alla burocrazia.Thank you @RaffaellaIodic2 We will miss you @eu_eeas @EU_Partnerships

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