
Giuseppe Rossi
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@BMitraglia Condivido solo l'impreparazione media. A parte gli eccellenti, il laureato medio è 4 spanne sotto il medio di qualche decennio fa.
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La Generazione Zeta ha rotto le palle - di Roberto Riccardi
Svogliati. Permalosi. Presuntuosi. Inaffidabili. Incapaci di sostenere una conversazione professionale, di rispondere a una mail entro sera, di presentarsi puntuali, di vestirsi in modo appropriato, di accettare una critica senza crollare emotivamente. Pretendono lo smart working al primo giorno. L'aumento al terzo mese. La flessibilità come diritto di nascita. Non hanno mai prodotto niente ma esigono tutto, con la sicumera di chi confonde i capricci con i diritti e la pigrizia con l'illuminazione.
La Generazione Zeta ha rotto le palle. E non lo dicono i soliti editorialisti rancorosi. Lo dicono i colleghi. I quarantenni che ogni sera rispondono alle mail che il collega Zeta ha ignorato, gestiscono il cliente lasciato in attesa, si sobbarcano gli straordinari rifiutati in nome del sacrosanto "bilanciamento vita-lavoro". Quelli che alle sette di sera cercano di rintracciare il collega Zeta sul telefono aziendale e scoprono che già all'imbrunire è irraggiungibile. Sono loro a pagarne il prezzo. E sono stufi.
Sono i nati tra il 1997 e il 2010. I primi veri nativi digitali, cresciuti con lo smartphone in culla e i social come biberon. Hanno attraversato la pandemia in pigiama, frequentato l'università da remoto e ne sono usciti convinti che il mondo funzioni così: dalla poltrona, a propri tempi, senza che nessuno abbia il diritto di chiedergli nulla. Si autodefiniscono la generazione più consapevole della storia. Quella che ha capito, a differenza dei padri schiavi del lavoro e dei nonni piegati dalla fatica, che la vita non si esaurisce in ufficio. Che il benessere viene prima della carriera. Che la salute mentale è sacra. Bellissimo. Peccato che questa illuminazione arrivi da gente che a trent'anni si fa ancora lavare le mutande dalla madre.
Un caso su tutti, finito sui giornali di mezzo mondo e diventato virale con ventisette milioni di visualizzazioni. Un neoassunto viene convocato dal capo a una riunione alle otto del mattino. Riunione trimestrale, comunicata in fase di assunzione. Il ragazzo sapeva. Risposta: "non posso venire, ho il corso in palestra. Il mio equilibrio psicofisico viene prima". Prima della riunione, prima dell'azienda che lo paga, prima del capo che lo ha scelto e assunto, prima di quella roba antica e desueta che le generazioni precedenti chiamavano senso del dovere. La cosa più rivelatrice non è stata la sfrontatezza. È stata la reazione dei coetanei: aveva ragione lui.
I numeri confermano la sentenza. Sei aziende su dieci hanno già licenziato neolaureati Zeta nel giro di pochi mesi. Mancanza di motivazione per il 50%, scarsa professionalità per il 46%, incapacità di comunicare per il 39%. Il 75% dei datori di lavoro li giudica insoddisfacenti. Uno su sei non vuole più assumerli. Risultato: l'età media di assunzione è salita a 42 anni, le assunzioni di over 65 sono esplose dell'80%, quelle degli under 25 sono crollate. Le aziende preferiscono il settantenne che si presenta puntuale al ventenne che manda un vocale per dire che arriva tardi perché ha lo yoga.
Ma perché tutta questa svogliatezza? La risposta non è generazionale: è sistemica. Si è prodotta una generazione senza addestramento alla frustrazione, senza autonomia materiale e senza interiorizzazione del dovere. Adulti anagrafici che funzionano come adolescenti permanenti.
E il dato lo conferma: il 79% dei giovani italiani tra i 20 e i 29 anni vive ancora con i genitori. Peggio di noi solo la Corea del Sud. In Danimarca sono il 12%. In Germania il 33%. Il Censis ha contato oltre tre milioni di trentenni ancora nel nido. Di questi, il 63% lavora. Lavora e resta. Perché andarsene significherebbe diventare adulti. E diventare adulti non è previsto dal programma.
Il 72% dei giovani disoccupati vive interamente sulle spalle della famiglia.
Ma il dato più indecente riguarda chi un lavoro ce l'ha: il 62% ha comunque bisogno del sostegno economico dei genitori. Il 30% degli under 30 dipende ancora dalla paghetta. A trent'anni. Con la paghetta. Mentre posta su Instagram storie di aperitivi al tramonto e filosofia spicciola sul diritto alla felicità.
Li hanno definiti la “Generazione Cavalletta”. Perché stanno divorando tutto quello che nonni e genitori hanno costruito con decenni di sacrificio. Sono la prima generazione della storia che consuma senza produrre, che eredita senza costruire, che pretende senza restituire.
Entro il 2030 riceveranno in eredità duemila miliardi di euro. Patrimoni, immobili, investimenti accumulati in una vita di fatica da chi si alzava alle sei senza lamentarsi e non aveva mai sentito parlare di "salute mentale" come alibi per non lavorare. Duemila miliardi nelle mani di chi non ha mai piantato un chiodo.
E non fanno figli. Perché fare figli richiede responsabilità, sacrificio, progettualità. Il tasso di fecondità è inchiodato a 1,24 figli per donna, il più basso della storia repubblicana.
Il 65% rifiuta i mestieri manuali perché considerati indegni. L'edilizia non trova ricambio. L'autotrasporto è in ginocchio. La ristorazione elemosina personale. Ma il giovane Zeta non si sporca le mani. Aspetta l'offerta giusta, col contratto giusto, lo stipendio giusto, la flessibilità giusta, l'ufficio giusto, il capo giusto. E nel frattempo si fa mantenere.
La Generazione Cavalletta non nasce dal nulla. Nasce da genitori che non hanno mai detto no. Che hanno trasformato ogni capriccio in diritto, ogni frustrazione in trauma da evitare, ogni difficoltà in qualcosa da cui proteggere il pupo a ogni costo. Che hanno fatto i compiti al posto loro, telefonato ai professori per contestare un brutto voto, accompagnato il trentenne al colloquio di lavoro. Non è un'iperbole: il 70% dei giovani Zeta ammette di aver chiesto aiuto ai genitori per cercare impiego. Non per un consiglio. Per farselo trovare. Hanno cresciuto figli come piante da appartamento: al caldo, al riparo, senza un alito di vento. E adesso si stupiscono che al primo temporale si spezzano.
Parlano di "comfort zone" come il Papa parlerebbe del Vangelo. Hanno ribattezzato la pigrizia "consapevolezza", il parassitismo "equilibrio interiore", l'incapacità "rifiuto di un sistema tossico". Hanno costruito un'intera filosofia per giustificare il fatto di non avere voglia di fare niente. E ci credono pure.
Ma arrendersi non è un'opzione. Se il problema è la mancanza di fame, la soluzione è una sola: restituire la fame.
I genitori smettano di pagare e giustificare. Fuori di casa a venticinque anni, come in mezza Europa. Le aziende smettano di inseguirli con benefit immeritati: la gavetta esiste e chi l'ha fatta ne è uscito più forte.
Si reintroduca un servizio civile o militare obbligatorio, sei mesi di disciplina e convivenza forzata con la realtà. Anzi meglio un anno e lo Stato si chieda come sia possibile che un trentenne sano e laureato risulti ancora fiscalmente a carico dei genitori senza che nessuno batta ciglio.
Oppure si può continuare così. E fra vent'anni ci ritroveremo con un Paese di cinquantenni che vivono ancora con la mamma, non hanno costruito niente, non hanno lasciato niente e pretendono la pensione. Pagata da chi, non si sa. Perché figli non ne hanno fatti. Ma il problema, a ben guardare, non è una generazione. È una civiltà che ha deciso di abolire il dovere, la fatica e la maturità. La Generazione Zeta non è la malattia. È il sintomo finale.

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@maxdantoni @MauroLisanti Non ho nessuna esperienza di aule giudiziarie, ma di solito è chi decide in posizione sovraordinata che influenza chi è sottoposto alla decisione. Dovrebbe essere il PM ad appiattirsi sulle posizioni del GIP (come si vede nei film americani sui ruoli analoghi).
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@MauroLisanti @roxgiuse Non ho ovviamente elementi per mettere in dubbio quanto dice su singoli casi che non conosco. Ma è l'idea che la ragione sia la "colleganza" che proprio non sta in piedi
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@maxdantoni @MauroLisanti Cmq con legge ordinaria si possono vietare del tutto passaggi di funzione, separare concorsi e formazione, e perfino istituire due sezioni del CSM separate. Evidentemente l'obiettivo della riforma non era quello.
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@roxgiuse @MauroLisanti La distinzione delle funzioni mi pare che sia stata attuata da tempo. Peraltro, sono mesi che quando dico che i passaggi da una funzione all'altra sono rarissimi, mi becco il ditino alzato di quelli che sostengono che non devo confondere separazione di funzioni e di carriere...
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@AntiFemGrandma @heyjude_90 La compatibilità dell'ordinamento UE con la costituzione social-lavoristica l'ha pronunciata la C.C. con due sentenze (a mio avviso aberranti). La magistratura, politicizzata o meno, qui c'entra poco.
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@roxgiuse @heyjude_90 Non lo spieghi da chi è contro l'Euro dal 1997 e contro la UE dal 1992.
Il problema rimane, la magistratura militante è stata uno dei principali attori della europeizzazione.
Andava eliminata, non si è voluto.
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@maxdantoni @MauroLisanti D'Alema, Violante, Salvi, Bassanini, Orlando, Serracchiani, Letta, Martina, Delrio...questi alcuni di quelli che mi ricordo spendersi apertamente per la separazione delle carriere.
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@MauroLisanti Le altre citazioni del video, non verificabili, si riferiscono a singoli esponenti, le cui posizioni non sono mai diventate posizione condivisa. Ma probabilmente in molti casi sono false anche quelle
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@MauroLisanti A parte che questi non sono «i miei», è un falso che nella bicamerale la separazione l'abbia proposta la sinistra ed è un falso che la separazione delle carriere sia apparsa nel programma dell'Ulivo nel 2001. Se vuole interloquire con me cerchi fonti un minimo affidabili
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@AntiFemGrandma @heyjude_90 È il sistema economico deflattivo della UE, e reso indefettible da €, ad essere incompatibile coi principi costituzionali. Fuori da quello schema non ci sarebbe stata nessuna necessità di consolidamento fiscale (di cui la riforma Fornero è stata una delle tante possibili).
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@roxgiuse @heyjude_90 Ma che stai dicendo Fornero votata in 20 giorni senza problemi.
DPCM con la CC che ha fatto la olà!
Ma sia mai che mandi a casa un clandestino.
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@Chiappuz Sicuramente no. Non era quello il senso del commento.
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Antifascista della prima ora già arrestato e confinato a #Lipari e #Ventotene dal regime fascista, #ElioMagli dopo l'#Armistizio entrò nella Brg. "Irma Bandiera Garibaldi".Catturato su delazione venne torturato per due giorni. Il #23marzo 1944 fu assassinato a #Bologna.

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Durante la #Resistenza #LauraLombardoRadice svolse "una funzione di legalità, contro l'illegalità imperante": non scontri a fuoco, ma disubbidienza civile e azioni di boicottaggio, stampa clandestina e scioperi, assistenza ai perseguitati.Morì il #23marzo 2003 a #Roma a 90 anni.

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Occasione sprecata, ma alla fine per una giustizia più giusta non serve la riforma costituzionale.
Bastano
1. una buona legge sulla responsabilità civile dei magistrati,
2. una revisione degli stipendi (36 mila euro al mese per i magistrati apicali è una cifra che non si può sentire),
3. il blocco degli incarichi di consulenza nei ministeri e soprattutto
4. il divieto di rientro in ruoli giudicanti dopo la militanza politica. Tutte cose che si possono fare con legge ordinaria.
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@agostinomela Sempre 11 sono. Se hai un uomo in più in una zona del campo ne avrai uno in meno in un'altra. Prima o poi arriva quello che riesce ad annullare il tuo vantaggio e a sfruttare lo svantaggio.
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Ora scopro che il problema del calcio italiano è il 3-5-2.
Con sprezzo del ridicolo, visto che l'Inter col 3-5-2 è arrivata due volte in tre anni in finale di Champions League.
Il problema io non so quale sia, ma potrebbe avere a che fare con una nostra passione nazionale: vivere di rendita.
Nello sport non è possibile.
Nello sport devi sempre cercare di migliorarti, perché è quello che fanno gli altri, e prima o poi fottono quelli che pensavano di vivere di rendita.
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@agostinomela Il problema è che la serie A non garantisce più la qualità di chi emerge. In un contesto con più ritmo, più velocità di uomini e di palla e più vigore fisico, potrebbe floppare.
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@agostinomela Se abbiamo vinto l'europeo con Pessina, Belotti, Immobile, Berardi, Insigne, Locatelli, Palmieri, Cristante, Bernardeschi (personalmente aggiungo anche Di Lorenzo e Jorginho), nessun traguardo è precluso.
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@agostinomela Ancora non si è capito che se l'argomento è l'inadeguatezza personale, vera o presunta, degli antagonisti politici la gente non ti vota. È la tacita confessione di perseguire la stessa politica, come avviene da un 30ennio, con più aplomb senza avere idee alternative.
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@andread1971 @Lollobast La critica è solo una delle componenti della rappresentanza democratica. E se la struttura democratica della società è ben articolata non è neppure molto importante.
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@Lollobast quello che ti consente di criticarlo sicuro.
Migliore è comunque un concetto relativo
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@Lollobast Primo passo per ripristinare la rappresentanza democratica: scioglimento UE, secondo: sistema elettorale proporzionale puro.
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