Bartolomeo Mitraglia

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@BMitraglia

Seguo chi mi segue, a meno che non sia un islamista. Accetto volentieri DM dagli amici.

Katılım Haziran 2024
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Bartolomeo Mitraglia
Bartolomeo Mitraglia@BMitraglia·
Illudersi che si possa integrare pacificamente un'ampia comunità musulmana, fedele a un monoteismo teocratico che non accetta di distinguere il potere politico da quello religioso, con la società occidentale democratica, su questo equivoco si è scatenata la guerra in cui siamo. Perché l'Islam che negli ultimi venti-trent'anni si è risvegliato in forma acuta - infiammato, pronto a farsi esplodere e assistito da nuove tecnologie sempre più pericolose - è un Islam incapace di evolversi. È un monoteismo teocratico fermo al nostro Medioevo. Ed è un Islam incompatibile con il monoteismo occidentale. Per molto tempo, dalla battaglia di Vienna in poi, queste due realtà si sono ignorate. Ora si scontrano di nuovo. Perché le società libere, come l'Occidente, sono fondate sulla democrazia, cioè sulla sovranità popolare. L'Islam invece si fonda sulla sovranità di Allah. E se i musulmani pretendono di applicare tale principio nei Paesi occidentali il conflitto è inevitabile. Dal 630 d.C. in avanti la Storia non ricorda casi in cui l'integrazione di islamici all'interno di società non-islamiche sia riuscita. Pensi all'India o all'Indonesia. Se invece l'immigrato arriva da noi e continua ad accettare tale principio e a rifiutare i nostri valori etico-politici significa che non potrà mai integrarsi. Infatti in Inghilterra e Francia ci ritroviamo una terza generazione di giovani islamici più fanatici e incattiviti che mai. Cos'è il multiculturalismo? Cosa significa? Il multiculturalismo non esiste. La sinistra che brandisce la parola multiculturalismo non sa cosa sia l'Islam, fa discorsi da ignoranti. I cinesi continuano a essere cinesi anche dopo duemila anni, e convivono tranquillamente con le loro tradizioni e usanze nelle nostre città. Così gli ebrei. Ma i musulmani no. Nel privato possono e devono continuare a professare la propria religione, ma politicamente devono accettare la nostra regola della sovranità popolare. Lo so anch'io che l'Inquisizione è stata un orrore. Ma quella fase di fanatismo l'Occidente l'ha superata da secoli. L'Islam no. L'Islam non ha capacità di evoluzione. È, e sarà sempre, ciò che era dieci secoli fa. È un mondo immobile, che non è mai entrato nella società industriale. Neppure i Paesi più ricchi, come l'Arabia Saudita. Hanno il petrolio e tantissimi soldi, ma non fabbricano nulla, acquistano da fuori qualsiasi prodotto finito. Il simbolo della loro civiltà, infatti, non è l'industria, ma il mercato, il suq. Giovanni Sartori (intervistato da Luigi Mascheroni de Il Giornale)
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Bartolomeo Mitraglia
Bartolomeo Mitraglia@BMitraglia·
CONFERENZA STAMPA IN DIRETTA TELEVISIVA DI NETANYAHU #USA #Israele #Iran Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu in diretta TV ripete gli obiettivi della guerra: 1. Distruggere il programma nucleare 2. Distruggere il programma dei missili balistici 3. Creare le condizioni affinché il popolo iraniano possa prendere il proprio destino nelle proprie mani All'Iran rimangono pochi missili balistici. L'Iran non ha più la capacità di arricchire l'uranio e non ha la capacità di produrre missili balistici. È troppo presto per dire se il popolo iraniano sfrutterà le condizioni che stiamo creando per lui. Abbiamo distrutto l'intera flotta iraniana nel Mar Caspio. Non importa chi sostituirà gli eliminati. Ci assicuriamo che i "turni" nelle Guardie della Rivoluzione siano brevi. Si parlava della caduta di centinaia di grattacieli a Tel Aviv. Nel frattempo, stanno cadendo in Iran e in Libano. Stiamo cambiando il Medio Oriente. Mi chiedete quanto ci vorrà e io rispondo - quanto sarà necessario. Israele è diventata una potenza regionale, e alcuni dicono che in alcuni settori è una potenza mondiale. Israele oggi è più forte che mai, e l'Iran oggi è più debole che mai. Chi porgerà la mano per la Pace - la stringeremo. Chi cercherà di farci del male - gli spezzeremo la mano. Abbiamo avvertito per decenni che l'Iran avrebbe lanciato missili contro tutti i Paesi circostanti, immaginate solo cosa sarebbe successo se avessero avuto testate nucleari. Israele e gli USA proteggono il mondo, non solo il Medio Oriente. Sulle accuse secondo cui Israele avrebbe trascinato gli USA in guerra: Qualcuno pensa che qualcuno possa dire a Trump cosa fare? Ma davvero. L'Iran sta cercando di ricattare il mondo chiudendo lo Stretto di Hormuz; non funzionerà. Israele sta aiutando a suo modo lo sforzo americano di aprire lo Stretto di Hormuz. Ho parlato con decine di leader che ammettono: gli Stati Uniti e Israele stanno combattendo la nostra guerra. Me l'hanno detto in conversazioni private, lo dico pubblicamente. Contrariamente alle fake news, vedete che sono vivo. Trump, è stato lui a dirmi, non io a dirglielo, a Mar-a-Lago dopo essere stato eletto, che in questo mandato bisogna assicurarsi che l'Iran non abbia armi nucleari. Non si può fare una rivoluzione dall'aria, ci sono anche mosse sul terreno. Reza Pahlavi è stato una forza per il bene. Israele ha agito da sola nell'attacco agli impianti energetici in Iran. La guerra prenderà tutto il tempo che ci vorrà. Finirà molto più velocemente di quanto la gente pensi. Abbiamo bisogno di rotte alternative invece dello Stretto di Hormuz. Dovremmo avere oleodotti e gasdotti che vanno a ovest attraverso la Penisola Arabica fino ai nostri porti in Israele. Questo è sicuramente possibile. @LionUdler t.me/LionUdler
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Bartolomeo Mitraglia
Bartolomeo Mitraglia@BMitraglia·
Paolo Messina Perché sono fatti così. Votano contro la separazione delle carriere che hanno sempre chiesto. Sostengono tutte le dittature del mondo perché sono democratici e antifascisti. Portano gli omosessuali in piazza a difendere quelli che uccidono gli omosessuali e le donne a sostenere quelli che opprimono le donne. *** Per Bonelli, segretario di un partito che si chiama "Europa Verde", dire che "GIORGIA MELONI CI PORTA IN GUERRA" perché sta facendo qualcosa con Francia, Germania, Inghilterra, Giappone e Olanda, è l'ultimo dei problemi. *** Stanotte non dormirò pensando che la loro ossessione sono i diritti umani e che il loro slogan è "restiamo umani". Credo che il genere umano abbia seri motivi per preoccuparsi.
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Tiziana Gibelli #VotoSÌ 🇪🇺🇮🇹🇺🇦🇮🇱
Nessuno potrà negare che parli chiaro, molti proveranno a dire che parla da guerrafondaio, pochi avranno il coraggio di dire che apprezzano ciò che ha detto. Nel mio minuscolo, io apprezzo.
Bartolomeo Mitraglia@BMitraglia

CONFERENZA STAMPA IN DIRETTA TELEVISIVA DI NETANYAHU #USA #Israele #Iran Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu in diretta TV ripete gli obiettivi della guerra: 1. Distruggere il programma nucleare 2. Distruggere il programma dei missili balistici 3. Creare le condizioni affinché il popolo iraniano possa prendere il proprio destino nelle proprie mani All'Iran rimangono pochi missili balistici. L'Iran non ha più la capacità di arricchire l'uranio e non ha la capacità di produrre missili balistici. È troppo presto per dire se il popolo iraniano sfrutterà le condizioni che stiamo creando per lui. Abbiamo distrutto l'intera flotta iraniana nel Mar Caspio. Non importa chi sostituirà gli eliminati. Ci assicuriamo che i "turni" nelle Guardie della Rivoluzione siano brevi. Si parlava della caduta di centinaia di grattacieli a Tel Aviv. Nel frattempo, stanno cadendo in Iran e in Libano. Stiamo cambiando il Medio Oriente. Mi chiedete quanto ci vorrà e io rispondo - quanto sarà necessario. Israele è diventata una potenza regionale, e alcuni dicono che in alcuni settori è una potenza mondiale. Israele oggi è più forte che mai, e l'Iran oggi è più debole che mai. Chi porgerà la mano per la Pace - la stringeremo. Chi cercherà di farci del male - gli spezzeremo la mano. Abbiamo avvertito per decenni che l'Iran avrebbe lanciato missili contro tutti i Paesi circostanti, immaginate solo cosa sarebbe successo se avessero avuto testate nucleari. Israele e gli USA proteggono il mondo, non solo il Medio Oriente. Sulle accuse secondo cui Israele avrebbe trascinato gli USA in guerra: Qualcuno pensa che qualcuno possa dire a Trump cosa fare? Ma davvero. L'Iran sta cercando di ricattare il mondo chiudendo lo Stretto di Hormuz; non funzionerà. Israele sta aiutando a suo modo lo sforzo americano di aprire lo Stretto di Hormuz. Ho parlato con decine di leader che ammettono: gli Stati Uniti e Israele stanno combattendo la nostra guerra. Me l'hanno detto in conversazioni private, lo dico pubblicamente. Contrariamente alle fake news, vedete che sono vivo. Trump, è stato lui a dirmi, non io a dirglielo, a Mar-a-Lago dopo essere stato eletto, che in questo mandato bisogna assicurarsi che l'Iran non abbia armi nucleari. Non si può fare una rivoluzione dall'aria, ci sono anche mosse sul terreno. Reza Pahlavi è stato una forza per il bene. Israele ha agito da sola nell'attacco agli impianti energetici in Iran. La guerra prenderà tutto il tempo che ci vorrà. Finirà molto più velocemente di quanto la gente pensi. Abbiamo bisogno di rotte alternative invece dello Stretto di Hormuz. Dovremmo avere oleodotti e gasdotti che vanno a ovest attraverso la Penisola Arabica fino ai nostri porti in Israele. Questo è sicuramente possibile. @LionUdler t.me/LionUdler

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Bartolomeo Mitraglia
Bartolomeo Mitraglia@BMitraglia·
Giovy Novaro Allora, stiamo calmi. Sta facendo discutere questa gaffe di Elly Schlein che chiude un comizio dicendo prima "viva l'Italia antifascista" e fin qui ci siamo: un usato garantito che ti fa portare a casa la sufficienza. Poi però, volendo strafare, si lancia in un "vi chiedo di sostenere il risultato civico per il Sì". Aveva il 50% di possibilità di sbagliare ed ha sbagliato. Ora, per carità, sarà la stanchezza che pervade le sue membra logore da questa fiaccante battaglia contro i fascisti in ogni angolo, in ogni dove, ma io proporrei l'ipotesi dell'inconscio. L'inconscio le ha voluto suggerire la risposta corretta. L'inconscio ha fatto emergere la sua reale volontà su questo tema. Non ridete, per cortesia. Immaginate quanto sia difficile recitare costantemente una parte? Quasi tutti vorrebbero riformare la giustizia, in maniera ben più profonda di ciò che promette questo specifico quesito referendario, ma chi ha la sfortuna di aver abbracciato il Credo della "sinistra" è dovuto scendere a patti con quel minimo di razionalità ancora pulsante, sopprimendola in nome di un dogma magico, di fattura quasi divina. Il "Sì" che diventa "No" in pubblico, ma resta "Sì" quando nessuno li osserva equivale ad indossare una maschera continuamente e, credetemi, è facile dimenticarsi di quella maschera di tanto in tanto, quando la concentrazione cala e una vocina sussurra nelle orecchie: "amica mia, lo sappiamo bene che i fascisti non esistono e ci siamo rotti i coglioni di fingere che il busto del Duce di la Russa possa prendere vita e soprattutto di sorbirci i tweet di Berizzi che deve finire di pagare le rate della macchina, ma non possiamo mollare, altrimenti di cosa parleremmo? Sii forte, rimani sull'obiettivo, parla possibilmente il meno possibile e soprattutto evita il podcast di Fedez e Marra visto che già di figure di merda ne stai facendo a valanga".
Giovanni@GiovyDean

Gaffe di #EllySchlein la quale, durante un comizio sul #referendum, dichiara: "viva l'Italia antifascista, vi chiedo di appoggiare il comitato civico per il Sì". La capisco: l'inconscio le ha suggerito di dire ciò che realmente pensa e che deve mascherare per propaganda.

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Bartolomeo Mitraglia
Bartolomeo Mitraglia@BMitraglia·
Credo che Roberto lo abbia considerato un nume tutelare. Quanti di noi hanno avuto il poster del Che in camera? In fondo era l’eroe perfetto. Ha fatto la rivoluzione a Cuba, ma si è defilato prima che il regime di Castro mostrasse le prime crepe, per poi essere ucciso in Bolivia diventando così un semidio.
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Paola Barbero
Paola Barbero@PaolaBarbero9·
@BMitraglia @ninabecks1 Caro Bartolomeo, bellissime considerazioni. Una domanda: perché la foto del Che? Forse, perché è l'emblema di tutto questo disinganno?
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Bartolomeo Mitraglia
Bartolomeo Mitraglia@BMitraglia·
Perché parli sempre male della sinistra? – di Roberto Damico Me lo chiedono in tanti, ultimamente.“Ma perché parli sempre e solo male della sinistra?” È una domanda legittima. E merita una risposta onesta. La risposta è semplice: perché io vengo da lì. Per anni sono stato un membro – anche abbastanza attivo – di un certo mondo della sinistra. Non uno che guardava da fuori. Non uno che commentava dalla finestra. Io ci ho creduto. Mi sono sbracciato. Mi sono fatto in quattro. Ho partecipato, organizzato, condiviso. Anche io, in parte, vittima del gregarismo. Di una psicosi collettiva che mi faceva passar sopra tante cose. Che mi faceva giustificare l’ingiustificabile, purché venisse dalla parte giusta. Poi, a un certo punto (il 7 Ottobre), ti rendi conto. Ti accorgi di essere stato in una relazione abusante. Una relazione che si basa su: · Manipolazione · Ricatto mentale · Terrore dell’isolamento · Identitarismo cieco · Un cinismo sconfinato che non lascia spazio all’empatia, se non selettiva Una relazione che ti usa. Che non ti consente di pensare con la tua testa. Che ti chiede obbedienza cieca e ti getta nella spazzatura se dissenti. Un ambiente che usa qualsiasi cosa per prevalere. E che è prontissimo a rinnegare i principi che dice di portare avanti. ” Dar voce agli oppressi” – bellissimo. Peccato che poi gli iraniani vengano dimenticati, perché non sono funzionali alla narrazione. ” Sorella, io ti credo” – slogan potente. Peccato che se sei ebrea, o iraniana che cerca un paese libero, allora non vali. Allora non ti crediamo. Quando vedi tutto questo – e tu a quegli ideali ci credevi davvero, sinceramente – allora succede qualcosa. Capisci che quel baraccone è uno dei maggiori responsabili dell’impossibilità di cambiarlo il mondo. Capisci che il cinismo di quel mondo è tra i principali responsabili di certo male. Di certo dolore. Di certe ingiustizie. Ti rendi conto di essere stato usato. Di aver contribuito, anche tu, a peggiorare il mondo. Non a migliorarlo. E allora, a quel punto, non puoi che odiare quel mondo. Non per partito preso. Non per appartenenza contraria. Ma perché hai visto. Perché hai capito. Perché hai toccato con mano. E allora ti spendi per contrastarlo. Per smontare le sue menzogne. Per mostrare la sua ipocrisia. Per dare voce a chi quel mondo ha silenziato. C’è un concetto, nella tradizione ebraica, che mi piace molto: Tiqqun Olam. Letteralmente, “riparare il mondo”. L’idea che ognuno di noi abbia il dovere di contribuire a rendere il mondo un posto migliore. Di riparare ciò che è rotto. Di curare ciò che è ferito. Ecco, forse è questo che cerco di fare. Riparare un pochino. Contribuire, nel mio piccolo, a restituire dignità a chi è stato tradito. A dare voce a chi è stato silenziato. Non so se ci riuscirò. So che devo provarci. Perché una volta che hai visto, non puoi più non vedere. E una volta che hai capito, non puoi più tacere.
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Bartolomeo Mitraglia
Bartolomeo Mitraglia@BMitraglia·
Tra pochi giorni, alcuni antisemiti, con lo slogan «Kufiyah a Buchenwald», intendono diffamare e banalizzare la memoria dell’Olocausto. Stanno organizzando delle azioni davanti al sito commemorativo, che comprende un centro informazioni e visite guidate all’ex campo di concentramento gestito dai nazisti e dall’esercito sovietico. Vorrei tenere lì un discorso di risposta. Vi prego di sostenermi affinché io possa pernottare sul posto e finanziare la mia protesta. Grazie mille. 🧶
Karoline Preisler@PreislerKa

In a few days, antisemites, under the slogan "Kufiyahs in #Buchenwald" plan to defame and trivialize the memory of the Holocaust. They are planning actions in front of the memorial site, which includes an information center and guided tours of the former concentration camp run by the Nazis and the Soviet Army. I would like to give a counter-speech there. Please support me so that I can stay overnight and finance my protest. Thank you very much. 🧶

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Bartolomeo Mitraglia
Bartolomeo Mitraglia@BMitraglia·
I brutti addormentati nel golfo 👇🏻👇🏻👇🏻 #USA #Israele #Iran UK, Francia, Germania, Italia, Olanda e Giappone hanno annunciato la loro disponibilità a partecipare alla sicurezza dello Stretto di Hormuz. Buongiorno, caffè 🤔 thè 🤔 @LionUdler t.me/LionUdler
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Liala Crock
Liala Crock@Lialacor·
@BMitraglia Con le sinapsi bruciate cosa può dire...forse non sa che gli ayatollah e i capi di hamas sono stramiliardari...oppure per loro fa un'eccezione ?!!
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Bartolomeo Mitraglia
Bartolomeo Mitraglia@BMitraglia·
Roberto Damico Da alcune settimane, il perfido algoritmo di YouTube mi perseguita con un video di Roger Waters. Io, ostinato, rifiuto di vederlo. L'ultima volta che ho ceduto, è finita male. Waters provava a spiegare a una dissidente iraniana che il regime iraniano, in fondo, non sarebbe tanto male. Che sarebbe"resistenza all’imperialismo". La dissidente lo ha guardato. E gli ha detto che a gennaio il regime aveva ucciso 30mila persone in due giorni. Tra queste, un suo parente. Waters è rimasto senza parole. Per una volta, il copione si è inceppato. Waters, da anni, porta avanti idee antisemite. Lo fa con la sicurezza di chi si sente dalla parte giusta. Con la prosopopea di chi ha il successo e la fama dalla sua. Aderisce pienamente a quella filosofia delle piazze che io chiamo "frignonismo" – e che loro, ostinati, chiamano "decolonialismo". Un modo elegante per dire che l'Occidente è sempre il male e i suoi nemici sempre il bene. Oggi, Waters è quasi uno specimen del palestinismo più tipico. Quello che riduce tutto a uno schema: oppressori contro oppressi, con gli oppressi sempre buoni e gli oppressori sempre cattivi, indipendentemente dai fatti. Nel video che mi perseguita da giorni, Waters dice una cosa che dovrebbe far riflettere chiunque abbia un minimo di coerenza. Dice di volere un mondo senza miliardari. Senza capitalismo. Lui, miliardario, si pone contro "le élite". Come un grillino qualsiasi. Come una Schlein qualunque. Come tutti quelli che hanno fatto del "contro il potere" la loro unica bandiera. Il paradosso è evidente. Lui è l'élite. Lui è il miliardario. Lui è il potere. Ma nel suo schema mentale, queste categorie non si applicano a lui. Perché lui è "dalla parte giusta". Perché lui lotta contro il sistema. Perché lui è un artista, un ribelle, un intellettuale. I soldi, in questo ragionamento, diventano invisibili. Conta solo l'appartenenza. La tribù. La narrazione. Questo è l'esempio, l'ennesimo, di quanto il palestinismo stesso sia un movimento populista. Incapace di analisi politiche serie. Riduttivo. Semplificatore. Porta avanti una distinzione manichea tra élite e popolo. Una distinzione che, nella storia, ha sempre portato alle peggiori violenze. Perché quando riduci il mondo a "loro" e "noi", a buoni e cattivi, a oppressori e oppressi, allora tutto diventa possibile. La violenza diventa legittima. La sopraffazione diventa liberazione. La storia ci insegna che questa retorica ha sempre prodotto mostri. Dal giacobinismo al nazismo, dal comunismo sovietico ai regimi populisti di ogni latitudine. Sempre la stessa storia. Un nemico da abbattere. Un popolo da liberare. Un'élite da distruggere. E sempre, alla fine, il popolo si ritrova con nuovi padroni. Peggiori dei vecchi. Waters non lo capirà mai. Perché è troppo dentro la sua bolla. Troppo convinto della sua superiorità morale. Troppo ricco per accorgersi di essere esattamente ciò che dice di combattere. Ma noi possiamo capirlo. Possiamo vedere l'ipocrisia. Possiamo rifiutare la semplificazione. E possiamo, forse, imparare dalla storia. Che i miliardari che predicano contro i miliardari sono solo una barzelletta. Una barzelletta triste, però. Perché qualcuno ci crede davvero.
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Bartolomeo Mitraglia
Bartolomeo Mitraglia@BMitraglia·
@bastet1965 Nel post ci sono concetti condivisibili e altri meno. È comunque un buon punto di partenza per parlarne.
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bastet1965
bastet1965@bastet1965·
@BMitraglia Posso-da insegnante-dire qualcosa a loro difesa La scuola non li prepara al lavoro Tra corsi corsetti teatri e teatrini le ore di lezione vera sono poche L’università è una torre d’avorio Per cui arrivano impreparati Non sarebbe meglio incentivare il part time?
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Bartolomeo Mitraglia
Bartolomeo Mitraglia@BMitraglia·
La Generazione Zeta ha rotto le palle - di Roberto Riccardi Svogliati. Permalosi. Presuntuosi. Inaffidabili. Incapaci di sostenere una conversazione professionale, di rispondere a una mail entro sera, di presentarsi puntuali, di vestirsi in modo appropriato, di accettare una critica senza crollare emotivamente. Pretendono lo smart working al primo giorno. L'aumento al terzo mese. La flessibilità come diritto di nascita. Non hanno mai prodotto niente ma esigono tutto, con la sicumera di chi confonde i capricci con i diritti e la pigrizia con l'illuminazione. La Generazione Zeta ha rotto le palle. E non lo dicono i soliti editorialisti rancorosi. Lo dicono i colleghi. I quarantenni che ogni sera rispondono alle mail che il collega Zeta ha ignorato, gestiscono il cliente lasciato in attesa, si sobbarcano gli straordinari rifiutati in nome del sacrosanto "bilanciamento vita-lavoro". Quelli che alle sette di sera cercano di rintracciare il collega Zeta sul telefono aziendale e scoprono che già all'imbrunire è irraggiungibile. Sono loro a pagarne il prezzo. E sono stufi. Sono i nati tra il 1997 e il 2010. I primi veri nativi digitali, cresciuti con lo smartphone in culla e i social come biberon. Hanno attraversato la pandemia in pigiama, frequentato l'università da remoto e ne sono usciti convinti che il mondo funzioni così: dalla poltrona, a propri tempi, senza che nessuno abbia il diritto di chiedergli nulla. Si autodefiniscono la generazione più consapevole della storia. Quella che ha capito, a differenza dei padri schiavi del lavoro e dei nonni piegati dalla fatica, che la vita non si esaurisce in ufficio. Che il benessere viene prima della carriera. Che la salute mentale è sacra. Bellissimo. Peccato che questa illuminazione arrivi da gente che a trent'anni si fa ancora lavare le mutande dalla madre. Un caso su tutti, finito sui giornali di mezzo mondo e diventato virale con ventisette milioni di visualizzazioni. Un neoassunto viene convocato dal capo a una riunione alle otto del mattino. Riunione trimestrale, comunicata in fase di assunzione. Il ragazzo sapeva. Risposta: "non posso venire, ho il corso in palestra. Il mio equilibrio psicofisico viene prima". Prima della riunione, prima dell'azienda che lo paga, prima del capo che lo ha scelto e assunto, prima di quella roba antica e desueta che le generazioni precedenti chiamavano senso del dovere. La cosa più rivelatrice non è stata la sfrontatezza. È stata la reazione dei coetanei: aveva ragione lui. I numeri confermano la sentenza. Sei aziende su dieci hanno già licenziato neolaureati Zeta nel giro di pochi mesi. Mancanza di motivazione per il 50%, scarsa professionalità per il 46%, incapacità di comunicare per il 39%. Il 75% dei datori di lavoro li giudica insoddisfacenti. Uno su sei non vuole più assumerli. Risultato: l'età media di assunzione è salita a 42 anni, le assunzioni di over 65 sono esplose dell'80%, quelle degli under 25 sono crollate. Le aziende preferiscono il settantenne che si presenta puntuale al ventenne che manda un vocale per dire che arriva tardi perché ha lo yoga. Ma perché tutta questa svogliatezza? La risposta non è generazionale: è sistemica. Si è prodotta una generazione senza addestramento alla frustrazione, senza autonomia materiale e senza interiorizzazione del dovere. Adulti anagrafici che funzionano come adolescenti permanenti. E il dato lo conferma: il 79% dei giovani italiani tra i 20 e i 29 anni vive ancora con i genitori. Peggio di noi solo la Corea del Sud. In Danimarca sono il 12%. In Germania il 33%. Il Censis ha contato oltre tre milioni di trentenni ancora nel nido. Di questi, il 63% lavora. Lavora e resta. Perché andarsene significherebbe diventare adulti. E diventare adulti non è previsto dal programma. Il 72% dei giovani disoccupati vive interamente sulle spalle della famiglia. Ma il dato più indecente riguarda chi un lavoro ce l'ha: il 62% ha comunque bisogno del sostegno economico dei genitori. Il 30% degli under 30 dipende ancora dalla paghetta. A trent'anni. Con la paghetta. Mentre posta su Instagram storie di aperitivi al tramonto e filosofia spicciola sul diritto alla felicità. Li hanno definiti la “Generazione Cavalletta”. Perché stanno divorando tutto quello che nonni e genitori hanno costruito con decenni di sacrificio. Sono la prima generazione della storia che consuma senza produrre, che eredita senza costruire, che pretende senza restituire. Entro il 2030 riceveranno in eredità duemila miliardi di euro. Patrimoni, immobili, investimenti accumulati in una vita di fatica da chi si alzava alle sei senza lamentarsi e non aveva mai sentito parlare di "salute mentale" come alibi per non lavorare. Duemila miliardi nelle mani di chi non ha mai piantato un chiodo. E non fanno figli. Perché fare figli richiede responsabilità, sacrificio, progettualità. Il tasso di fecondità è inchiodato a 1,24 figli per donna, il più basso della storia repubblicana. Il 65% rifiuta i mestieri manuali perché considerati indegni. L'edilizia non trova ricambio. L'autotrasporto è in ginocchio. La ristorazione elemosina personale. Ma il giovane Zeta non si sporca le mani. Aspetta l'offerta giusta, col contratto giusto, lo stipendio giusto, la flessibilità giusta, l'ufficio giusto, il capo giusto. E nel frattempo si fa mantenere. La Generazione Cavalletta non nasce dal nulla. Nasce da genitori che non hanno mai detto no. Che hanno trasformato ogni capriccio in diritto, ogni frustrazione in trauma da evitare, ogni difficoltà in qualcosa da cui proteggere il pupo a ogni costo. Che hanno fatto i compiti al posto loro, telefonato ai professori per contestare un brutto voto, accompagnato il trentenne al colloquio di lavoro. Non è un'iperbole: il 70% dei giovani Zeta ammette di aver chiesto aiuto ai genitori per cercare impiego. Non per un consiglio. Per farselo trovare. Hanno cresciuto figli come piante da appartamento: al caldo, al riparo, senza un alito di vento. E adesso si stupiscono che al primo temporale si spezzano. Parlano di "comfort zone" come il Papa parlerebbe del Vangelo. Hanno ribattezzato la pigrizia "consapevolezza", il parassitismo "equilibrio interiore", l'incapacità "rifiuto di un sistema tossico". Hanno costruito un'intera filosofia per giustificare il fatto di non avere voglia di fare niente. E ci credono pure. Ma arrendersi non è un'opzione. Se il problema è la mancanza di fame, la soluzione è una sola: restituire la fame. I genitori smettano di pagare e giustificare. Fuori di casa a venticinque anni, come in mezza Europa. Le aziende smettano di inseguirli con benefit immeritati: la gavetta esiste e chi l'ha fatta ne è uscito più forte. Si reintroduca un servizio civile o militare obbligatorio, sei mesi di disciplina e convivenza forzata con la realtà. Anzi meglio un anno e lo Stato si chieda come sia possibile che un trentenne sano e laureato risulti ancora fiscalmente a carico dei genitori senza che nessuno batta ciglio. Oppure si può continuare così. E fra vent'anni ci ritroveremo con un Paese di cinquantenni che vivono ancora con la mamma, non hanno costruito niente, non hanno lasciato niente e pretendono la pensione. Pagata da chi, non si sa. Perché figli non ne hanno fatti. Ma il problema, a ben guardare, non è una generazione. È una civiltà che ha deciso di abolire il dovere, la fatica e la maturità. La Generazione Zeta non è la malattia. È il sintomo finale.
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