Gilbe
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@73gibi
Quando ti rendi conto di andare contro tutto e tutti capisci di essere sulla strada giusta




"Più paesi dell'UE stanno prendendo in considerazione il modello di versare denaro nell'industria della difesa ucraina invece di fornire armi, offrendo così un modo più veloce poiché gli arsenali europei si stanno esaurendo dopo anni di fornitura di armi a Kiev". Alleluia. Però considerare meno e fare di più, per favore.









🚨🚨🚨🪖🇪🇪🇷🇺 Il 24 novembre 2015, un Sukhoi Su-24M russo venne abbattuto da un caccia F-16 dell’Aeronautica militare turca. Ankara spiegò che il jet di Mosca era stato colpito mentre si trovava nello spazio aereo turco perché aveva violato il confine fino a una distanza di 2,19 chilometri per circa 17 secondi - ripeto, 17 secondi - dopo essere stato avvertito di cambiare rotta per dieci volte nell’arco di cinque minuti poco prima di entrare nello spazio aereo. La notizia di oggi è che tre caccia russi MIG-31 sono entrati nello spazio aereo estone, hanno sorvolato l’isola di Vaindloo a transponder spento e vi sono rimasti per circa 12 minuti - sottolineo, DODICI MINUTI - prima di essere intercettati e respinti dai nostri (grande orgoglio, me lo consentirete) F-35. Ora dobbiamo intenderci: quello che sta accadendo sul Fianco Est è chiaramente un’escalation. Per il momento di provocazioni, ma la situazione non volge sicuramente al meglio. E noi non siamo messi bene. Ce lo siamo detti molte volte: se parliamo soltanto di Vecchio Continente, abbiamo un enorme problema dal punto di vista militare. Il riarmo è necessario e tutto il resto. È un ritornello che ormai conoscete bene. Ma se dovessi indicare una sola causa tra le tante che rischiano di portare questa parte di mondo in guerra direi che questa è la nostra “debolezza”, l’incapacità di affermare il principio di deterrenza, di scoraggiare Vladimir Putin dal sottoporre a questi continui test la nostra volontà di difenderci. Lo stiamo vedendo a ripetizione: prima un paio di droni in Lituania, poi qualche decina in Polonia, di nuovo un’incursione in Romania, e oggi lo sconfinamento in Estonia. Se il Cremlino segue una qualche logica, i prossimi saranno i lettoni. E allora le domande sono due: cosa stiamo facendo? E cosa possiamo fare di diverso? La prima risposta è la seguente: stiamo affrontando un duello con una mano legata dietro la schiena. Vladimir Putin è uno spadaccino rozzo, ma ha dalla sua arroganza e disinvoltura, sa che difficilmente riceverà un colpo indietro. Noi siamo invece schermidori raffinati, dall’ampio bagaglio tecnico, ma ci manca “cattiveria”, il nostro spirito cavalleresco rappresenta un problema. Mi spiego: pochi giorni fa, in risposta alla violazione dello spazio aereo polacco, abbiamo inaugurato l’operazione Sentinella Orientale e inviato rinforzi a protezione di Varsavia. Lodevole. È servito a qualcosa? Onestamente non si direbbe. Perché? Perché il punto non è militare, ma politico. Le nostre difese non sono “intelligenti” - spendiamo molto per rispondere a mezzi che costano pochissimi - ma alla prova dei fatti risultano efficaci. E per il momento va bene così. Se vi dicessero che per risolvere un importante problema di salute dovreste affidarvi al chirurgo più bravo ma costoso al mondo, avendone la possibilità lo fareste. Il fatto, però, è che noi dobbiamo avere l’ambizione di non ammalarci. Dobbiamo fare prevenzione, dobbiamo fare deterrenza. E purtroppo non ci riusciamo. Quindi? Quindi lo so. Leggendo l’incipit di questo punto nave, so che avrete pensato: “Se Erdogan ha impiegato 17 secondi prima di abbattere un jet da combattimento russo, e noi ne abbiamo lasciati scorrazzare tre per ben 12 minuti, allora c’è un problema, siamo in ritardo di 703 secondi sulla tabella di marcia da rispettare per pretendere rispetto”. È una posizione legittima, a maggior ragione dopo la sequenza di provocazioni di cui abbiamo parlato nelle righe precedenti. Ma vi do una notizia: anche la prossima volta, nessuno abbatterà niente. La prima reazione social di Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, è la rappresentazione plastica del perché queste violazioni si ripeteranno: “L’Europa è al fianco dell'Estonia di fronte all'ultima violazione del nostro spazio aereo da parte della Russia. Risponderemo a ogni provocazione con determinazione, investendo nel rafforzamento del fianco orientale. Con l'aumentare delle minacce, aumenterà anche la nostra pressione. Invito i leader dell'UE ad approvare rapidamente il nostro 19° pacchetto di sanzioni”. Insomma, Bruxelles prevede di inviare qualche altro aereo sul fianco orientale e di adottare delle sanzioni qua e là contro Mosca. Tutto fa brodo, ci mancherebbe, in particolare il rafforzamento della presenza alleata nei Paesi Baltici potrà migliorare l’efficacia dei nostri pattugliamenti, permettendoci di fare affidamento su rotazioni aumentate di unità NATO ad alta prontezza e di chiarire al Cremlino che i nostri interverranno sempre rapidamente. Sì ma…se nessuno ordina di premere il grilletto… Ci risiamo: il problema non è militare, ma di volontà politica. Adesso, credete davvero che fra tutti gli Alleati non ce ne sia anche uno solo disposto a sfidare Putin sul proprio terreno? Anche fossimo pessimisti cosmici, il calcolo delle probabilità ci smentirebbe. Ma la questione è diversa: è che nella NATO non solo su questo punto non c’è consenso, ma si nutrono anche forti dubbi sul fatto che il “patron” della NATO, Donald Trump, sia disposto a coprire le spalle di questo o quel leader/Paese deciso ad applicare la “regola Erdogan”. Questo è uno dei motivi, detto apertamente, per cui i jet russi continueranno a violare i nostri spazi aerei senza conseguenze. Almeno fino a quando i nostri leader non avranno la granitica certezza di poter contare sulla disponibilità degli Stati Uniti non tanto a fare a botte con il bullo della scuola, ma a giurare di essere pronti a difenderci nel cortile dell’istituto. Il pensiero di fondo è che sia meglio ingoiare il rospo ed essere canzonati come “deboli”, che ritrovarsi a celebrare la morte della NATO, perché di questo si tratterebbe. Attenzione, è una posizione comprensibile e responsabile: questo non è un videogame. Chi sbaglia una mossa non ripete il livello, ma rischia di sacrificare milioni di vite. Il problema è che la nostra posizione è troppo responsabile. E di conseguenza prevedibile. Dunque? Dunque dopo tutte queste parole, cosa ci rimane? L’unica soluzione possibile: preferire alle dichiarazioni social desolanti un livello d’azione diverso. Anzi tre. Quando gli USA valutarono che la probabilità di utilizzo delle testate nucleari russe in Ucraina era del 50% inviarono l’allora capo della CIA, Bill Burns, a parlare con il capo dei servizi segreti russi. In quella circostanza, Burns chiarì che l’impiego di testate atomiche avrebbe comportato una risposta americana devastante, e spiegò per filo e per segno ciò che avrebbero fatto gli Stati Uniti se Putin avesse ceduto alla tentazione di schiacciare il grilletto. E voi direte: “Ma come? Finora hai detto che non siamo certi di avere l’ombrello americano a proteggerci!”. Vero, questo è il timore di fondo degli Alleati. Ma proprio per questo motivo bisogna lavorare su tre livelli. Il primo: chiarire agli americani che a essere messa in discussione non è solo il nostro spazio aereo, ma la loro credibilità. I nemici guardano come l’America (non) difende i suoi protetti. Il secondo: stabilire delle chiare regole d’ingaggio, anzitutto al nostro interno. Traduco: dobbiamo essere certi di avere il coraggio di fare rispettare le nostre linee rosse. Altrimenti meglio continuare così e tacere, sperando che Putin si accontenti. Il terzo: comunicare ai russi in maniera diretta che a ogni azione, dopo un primo avvertimento, seguirà una reazione diversa dalle parole di “forte condanna” a cui siamo stati abituati fino a questo momento. Ripeto: sono abbastanza sicuro che più leader Alleati lo sappiano. Bisogna trovare il coraggio, la forza e l’unità per affermare un principio difficile da rispettare ma semplice da comunicare: per vivere in pace, siamo disposti a tutto. Mi scuso se sono stato troppo lungo. Spero che questo punto nave sia stato in qualche modo utile. La preghiera è quella di dare forza a questo spazio di informazione indipendente. Il solo modo per farlo è attraverso l’iscrizione al Blog, disponibile qui: steady.page/it/dangelodari…. O qui per chi legge da iPhone: apps.apple.com/it/app/il-blog… Grazie a tutti.







E si torna a parlare di nuovo della tanto agognata semplificazione nella presa delle decisioni al Consiglio europeo, per procedere velocemente con più sanzioni alla Russia e ai suoi alleati e più supporto all’Ucraina. Maggioranza qualificata invece di maggioranza assoluta: così Orban (e simili) si “attacca al tram” (cit.). Stavolta ce la faremo?

FT - Un aereo con a bordo Ursula #vonderLeyen è stato costretto ad atterrare in Bulgaria usando mappe cartacee dopo che un sospetto disturbo GPS russo ha disabilitato la sua navigazione. @ultimora_pol












