Alessandra Sarchi

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Alessandra Sarchi

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@AleSarchi

scrittrice

Katılım Mart 2014
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Alessandra Sarchi
Alessandra Sarchi@AleSarchi·
"Il passato è indistruttibile, prima o poi tornano tutte le cose, e una delle cose che tornano è il progetto di abolire il passato" J. L Borges, appunto nel fondo Nilde Iotti, Biblioteca di Reggio Emilia su carta intestata Camera dei deputati Onorevole Nilde Iotti. #25aprile
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la_lettura
la_lettura@La_Lettura·
Su «la Lettura» un focus sugli ottant’anni del voto alle donne, con le interviste di @_JessicaChia e @al_rastelli, e testi di Michaela Valente e @AleSarchi. Il nuovo numero è oggi in anteprima nell’App e da domani in edicola con il quotidiano tinyurl.com/3zxsdhmj
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Abolizione del suffragio universale
72 minuti. 72 minuti di delirio in diretta mondiale. 72 minuti in cui il Presidente degli Stati Uniti ha confuso la Groenlandia con l’Islanda. Più volte. Mentre spiegava perché vuole comprarla. 72 minuti in cui ha minacciato un alleato NATO, la Danimarca, con queste parole: “Potete dire di sì, e lo apprezzeremo. Potete dire di no, e ce lo ricorderemo”. 72 minuti in cui ha definito la Groenlandia “un pezzo di ghiaccio” da cui dipenderebbero i destini della Terra: “Quello che chiedo è un pezzo di ghiaccio in cambio della pace mondiale”. 72 minuti in cui ha dichiarato di avere “100% sangue scozzese e 100% sangue tedesco”. Che farebbe 200%. Ma la matematica, evidentemente, non è il suo forte. 72 minuti in cui ha affermato che gli Stati Uniti, dopo la Seconda Guerra Mondiale, avrebbero “restituito la Groenlandia alla Danimarca”. Peccato che sia falso. Gli Stati Uniti non hanno mai posseduto la Groenlandia. Mai. Nel 1916 riconobbero ufficialmente la sovranità danese. Durante la guerra ottennero solo basi militari temporanee. E nel 1946 provarono a comprarla offrendo 100 milioni di dollari. La Danimarca disse no. Non c’è stata nessuna “restituzione”. 72 minuti in cui ha sostenuto che “la Cina non ha pale eoliche”. La Cina. Il Paese che da 15 anni consecutivi è il primo produttore mondiale di energia eolica. Quello che costruisce il 45% di tutti i progetti eolici del pianeta. Ma per Trump, “non hanno campi di mulini a vento”. Li vendono “agli stupidi”. 72 minuti in cui ha detto che “tutte le grandi compagnie petrolifere stanno venendo con noi in Venezuela”. Peccato che il CEO di ExxonMobil, tre giorni prima, gli avesse detto in faccia che il Venezuela è “non investibile”. Peccato che Trump si sia infuriato e abbia minacciato di escludere Exxon. Peccato che le altre compagnie stiano alla finestra, terrorizzate. Ma lui, a Davos, ha detto che “stanno venendo tutte”. 72 minuti in cui ha affermato che “praticamente non c’è inflazione” negli Stati Uniti. L’inflazione americana è al 2,7%. Superiore all’obiettivo della Fed. In aumento, secondo le previsioni, a causa dei suoi stessi dazi. Ma per lui, “praticamente non c’è”. 72 minuti in cui ha attaccato il presidente della Federal Reserve chiamandolo “stupido” e “Jerome troppo-tardi Powell”. In diretta. Davanti ai leader economici mondiali. 72 minuti in cui ha raccontato di aver messo dazi alla Svizzera per ripicca, perché “una donna” di cui non ricorda il nome “lo aveva accarezzato per il verso sbagliato”. 72 minuti in cui ha detto che “ieri il mercato è crollato a causa dell’Islanda”. L’Islanda. Un Paese con 380.000 abitanti. Che avrebbe fatto crollare Wall Street. 72 minuti in cui ha sostenuto che gli Stati Uniti “hanno pagato il 100% della NATO”. Il 100%. Quando la quota americana del budget NATO è circa il 16%. Ma per lui, il 100%. 72 minuti in cui ha confuso l’Azerbaigian in “Aber-bajian”. 72 minuti di flusso di coscienza. Di bugie verificabili. Di numeri inventati. Di minacce ad alleati. Di insulti a funzionari. Di gaffe geografiche. Di millanterie smentite dai fatti. E il mondo, in silenzio, ha guardato. Ha guardato il Presidente della più grande potenza mondiale confondere due nazioni, minacciare la Danimarca, insultare la Fed, mentire sul Venezuela, inventarsi dati sull’inflazione, negare l’esistenza dell’industria eolica cinese. 72 minuti. E pensare che una volta, per molto meno, le carriere politiche finivano. Oggi, invece, si va avanti verso il prossimo delirio. Benvenuti nel 2026. #Davos #Trump
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Roberta Mori
Roberta Mori@moriroberta·
Nella proposta di riformulazione della legge sulla violenza sessuale presentata dalla senatrice Giulia Bongiorno sparisce la parola "consenso", che non è solo una parola: è il fulcro di un cambiamento nel modo in cui parliamo di stupro. Un cambiamento che passa per il riconoscimento della volontà espressa: solo sì è sì. Insieme al consenso sparisce la verità più semplice e più giusta: ovvero che lì dove manca il consenso libero e attuale, è violenza. Non è solo un arretramento tecnico. È un arretramento politico e culturale. È un colpo al cuore di un principio che era stato indicato come svolta condivisa, anche nel confronto pubblico tra la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la Segretaria del Partito Democratico Elly Schlein. Un punto che, tra l’altro, rende esplicito un orientamento giurisprudenziale di civiltà già assunto dalla Cassazione, ma che fatica a essere applicato in maniera uniforme nei tribunali. Cancellarlo oggi non significa “riformulare”. Significa tradire. Tradire sì, certo, i parlamentari e le parlamentari che avevano votato all’unanimità un testo chiaro, ma soprattutto tradire le donne: le donne che denunciano, le donne che tremano, le donne che non riescono a parlare, le donne che vengono giudicate per come erano vestite o per quanto hanno o non hanno reagito, le donne a cui ancora troppe volte viene chiesto di dimostrare di essere state vittime nel modo in cui ci si aspetta secondo pregiudizi diffusi. Le donne, che rappresentano la stragrande maggioranza delle vittime di violenza sessuale, e che troppo spesso non si sentono di denunciare quello che hanno subito per timore di vedersi delegittimate da una sentenza che certifica l'impunità degli aggressori. La violenza sessuale non si misura sul livello di forza esercitata nel resistere, ma sull’assenza di consenso. E se la legge non lo scrive con chiarezza, torna a scaricare sulle vittime tutto il peso e torna a far dipendere la tutela dal “contesto”, dai margini, dalle interpretazioni, dai pregiudizi. Questa scelta è inaccettabile. È un passo indietro che ferisce le donne due volte, prima per la violenza subita, poi per l’inadeguatezza dello Stato che dovrebbe proteggerle. Il Parlamento non può cancellare il consenso. Non può cancellare le donne. Non può diventare complice. Senza consenso è sempre violenza. Punto.
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𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚
Questa immagine è una VERGOGNA DI STATO. Siamo a Dongo, nel luogo in cui ottant’anni fa i partigiani fermarono Mussolini mentre cercava di scappare. E proprio qui, stamattina, nel 2025, come ogni anno, orde di camicie nere e teste rasate si sono riunite con le braccia tese al grido di “presente” per celebrare Mussolini e i 16 gerarchi fascisti fucilati il 28 aprile 1945. E sapete qual è la vergogna suprema? Che invece di fermare i fascisti, le forze dell’ordine in assetto antisommossa si sono voltate dall’altra parte per proteggerli con una barriera formata da camionette, sorvegliando a vista le centinaia di antifascisti che urlavano “Ora e sempre Resistenza” e cantavano “Bella ciao”. Ovvero gli unici - MERAVIGLIOSI - rimasti a difendere la Costituzione repubblicana e antifascista. Trattati come se fossero dei pericolosi eversivi. Loro. Siamo al punto che le forze dell’ordine identificano una fornaia per uno striscione antifascista e proteggono fisicamente i fascisti da chi canta “Bella ciao”. Il mondo al contrario. Che tutti vedano questa scena. Che nessuno un giorno dica: non sapevo. Tosa P.S.: Per chi volesse sostenerci con un regalo, il vostro contributo sarebbe di grande aiuto per garantire cure a chi non può permettersele. Ogni contributo è un regalo di vita per chi non ha nulla. Insieme, possiamo fare la differenza ❤️ 👉🏽 Dona qui: gofund.me/7cc75f04 O tramite PayPal: diawarasoum@gmail.com (causale: costruzione struttura sanitaria). Un piccolo gesto può trasformarsi in un grande dono di speranza! 💙
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la_lettura
la_lettura@La_Lettura·
Su «la Lettura» la conversazione tra la scrittrice @AleSarchi, @maxulivieri, fondatore di Lovegiver di Bologna, Giulia Deiana e Matteo Bardarè, operatori Oeas (operatori all’emotività, all’affettività e alla sessualità). Oggi nell’App e domani in edicola bit.ly/4ksXK1K
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Punto Lettura
Punto Lettura@Antonio79B·
"Tutta quella vita che si ripeteva in infinite variazioni e forme in grado di rigenerarsi [...] era come se li sentisse scorrere dentro di sé, e finché ciò avveniva, si disse, non tutto era perduto". #Auguri di #BuonCompleanno alla scrittrice @AleSarchi, nata nel 1971. #4marzo.
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la_lettura
la_lettura@La_Lettura·
Lidia non sa niente: in anteprima nell'App de «la Lettura» l’incipit di «Addio, bella crudeltà», esordio di Riccardo Meozzi in uscita per @EdizioniEO. Nell'inserto in edicola e App, la recensione di @AleSarchi bit.ly/40H8UqA
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Peter W. Kruger
Peter W. Kruger@pwk·
Stargate. Tra un "saluto romano" di Musk e il profluvio di decreti esecutivi, Trump trova il tempo per annunciare "il più grande investimento infrastrutturale della storia": $500 miliardi in infrastruttura cloud AI. Qualche commento doveroso (spoiler: riguarda anche 🇮🇹) 1/21👇
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la_lettura
la_lettura@La_Lettura·
.@AdrianoFavole riflette sui vent'anni di Facebook (e sugli altri social): salutati come strumenti di libertà, si sono trasformati in pericolosi sistemi di manipolazione di massa. L'approfondimento su «la Lettura», con un testo di Matteo Bussola bit.ly/4fREpny
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anna
anna@aminuscolo·
Oggi Cavarero dappertutto.
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Francesca Fiorletta
Francesca Fiorletta@FiorlettaF·
Da martedì 15 ottobre in libreria: #FUOCHI Prefazione e cura di @marinosinibaldi per @feltrinellied 🔥📚 "Viene un momento in cui alla letteratura si prova a chiedere qualcosa di diverso" Con tante delle migliori voci del nostro paese che hanno scritto per #SottoilVulcano
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Rome, Lazio 🇮🇹 Italiano
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