Alexander
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@NicolaAgata @GregPignataro Non leggo viva l'italia antifascista. Finiti i caratteri?
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@GregPignataro Viva Gratteri, viva la costituzione italiana. Il resto è triste alberghieranza. Sentito cordoglio.
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Cori dei colleghi contro Annalisa Imparato, Magistrato che si era schierato per il Sì.
Gratteri l'aveva promesso, tireranno la rete.
instagram.com/reel/DWPBBUoiF…
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@boni_castellane @ClaudioBorghi tornato ora dal seggio. Davanti a me 2 uomini, probabilmente Bangladesh, al voto. Hanno parlato in lingua madre tutto il tempo, il secondo si faceva spiegare cosa fare (evidente dai gesti). Come è possibile che abbiano la cittadinanza e votare?
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@napoledrama Caressa, romano e romanista, è onnipotente a sky. Poteva starne fuori e mandare altri romanisti tipo Gentile...
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@Claplaz Era palese che andasse visto come un gioco , chi si ricorda di Second Life ?
ETA quella cosa lì
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Le Idi di Marzo, ovvero il giorno in cui il mondo cambiò direzione
Oggi è il 15 marzo. Le Idi di Marzo. Il giorno in cui ventitré pugnalate cambiarono per sempre la traiettoria della civiltà occidentale. Forse dell’intera civiltà umana.
Cesare, quando lo uccisero, stava per partire. Aveva le legioni pronte, i piani definiti, gli ufficiali già schierati. La destinazione era la Partia, quel vasto regno che si estendeva dalla Mesopotamia fino all’altopiano iranico. Lo stesso nemico che pochi anni prima aveva annientato Crasso e le sue legioni a Carre, nel 53 a.C., in una delle disfatte più umilianti della storia di Roma.
La domanda che si pone è semplice, quasi banale nella sua formulazione: cosa sarebbe accaduto se Bruto e Cassio non avessero agito? Se Cesare fosse salito a cavallo, avesse attraversato l’Anatolia, e avesse portato Roma fino al Tigri e all’Eufrate?
Non è un esercizio ozioso. La storia controfattuale, quella che chiede “e se?”, è diventata un metodo serio di indagine storica. Lo storico Niall Ferguson, nel suo Virtual History (1999), ha sostenuto che ragionare sulle alternative plausibili ci aiuta a capire quanto gli eventi storici non siano mai inevitabili, quanto il ruolo della contingenza, del caso, di una singola decisione possa deviare il corso di tutto ciò che viene dopo.
Cesare non era Crasso. Crasso era ricco, vanitoso, militarmente mediocre. Cesare era il conquistatore della Gallia, il più grande stratega che Roma avesse prodotto dopo Scipione. Conosceva gli errori di Crasso, sapeva che il re d’Armenia aveva offerto a Crasso il passaggio attraverso il suo territorio e 16.000 cavalieri, e che Crasso aveva rifiutato con l’arroganza di chi non sa cosa lo aspetta. Cesare non avrebbe commesso lo stesso errore. Lo stesso Marco Antonio, anni dopo, provò a realizzare il piano partico di Cesare, e fallì: troppo impaziente, troppo disorganizzato, abbandonò il treno dei bagagli e le macchine d’assedio per accelerare la marcia. Antonio non era Cesare. Nessuno lo era.
Lo scenario più realistico, quello su cui convergono storici e appassionati di storia alternativa, è che Cesare avrebbe annesso la Mesopotamia, creato regni clienti ai confini orientali, riportato a Roma le aquile perdute da Crasso. Non avrebbe conquistato tutto l’impero partico, probabilmente. Non era stupido. Sapeva che governare un territorio troppo vasto significava dissipare forze. Avrebbe fatto come in Gallia: colpire duro, organizzare, romanizzare.
Proviamo a seguire il filo. Se Roma avesse controllato la Mesopotamia nel I secolo a.C., avrebbe avuto accesso diretto al commercio con l’India e la Cina. Quella regione, ricchissima, fertile, crocevia di ogni rotta commerciale del mondo antico, avrebbe potuto diventare la nuova provincia d’Egitto, una fonte inesauribile di grano, ricchezze e tributi. Le guerre civili che devastarono Roma dopo la morte di Cesare, la lotta feroce tra Ottaviano e Antonio, non sarebbero mai avvenute. O sarebbero avvenute in modo radicalmente diverso.
La questione più vertiginosa è un’altra. I Parti sono gli antenati di quella civiltà persiana che, nei secoli successivi, sarebbe diventata la culla in cui nacque e si diffuse l’Islam. Una Mesopotamia romanizzata, con strade, diritto romano, lingua latina mescolata al greco e all’aramaico, avrebbe trasformato profondamente il substrato culturale di quella regione. L’Islam nasce nel VII secolo d.C. in un contesto specifico, in un’Arabia che sta ai margini di due imperi in declino, quello romano d’Oriente e quello sasanide (gli eredi dei Parti). Se uno di quei due imperi non fosse esistito, o fosse stato assorbito dall’altro, il contesto stesso della rivelazione coranica sarebbe stato diverso. Non necessariamente cancellato, ma diverso. Profondamente diverso.
È il principio che Blaise Pascal aveva intuito nel XVII secolo con la sua celebre provocazione sul naso di Cleopatra: se fosse stato più corto, il volto intero della terra sarebbe cambiato. La storia si gioca sui dettagli. Sui nasi, sulle pugnalate, sulle partenze mancate.
Luciano Canfora, nel suo Giulio Cesare. Il dittatore democratico (Laterza), definisce Cesare una figura che incarna il paradosso del potere popolare: un uomo che concentra su di sé un’autorità assoluta traendo legittimità dal consenso della plebe. Se Cesare fosse tornato dalla Partia vittorioso, carico di bottino e di gloria, nessuno a Roma avrebbe più potuto sfidarlo. La Repubblica era già morta prima delle Idi di Marzo, in un certo senso. Cesare l’aveva superata. La sua morte non la resuscitò, produsse solo tredici anni di guerre civili spaventose prima che Ottaviano chiudesse la questione diventando Augusto.
Un Cesare vivo e trionfante avrebbe accelerato la trasformazione di Roma in monarchia, certo. Forse con meno sangue. Forse con una linea di successione chiara, con il giovane Ottaviano formato al suo fianco nelle campagne orientali, pronto a raccogliere il potere in modo ordinato anziché doverlo strappare con la forza.
Per chi volesse approfondire: il già citato Virtual History di Ferguson resta il punto di riferimento sulla storia controfattuale come metodo. Per la figura di Cesare, il Canfora è imprescindibile. Shakespeare, col suo Julius Caesar, ha fissato per sempre nell’immaginario collettivo il dramma delle Idi. Plutarco, nelle Vite parallele, racconta con precisione quasi giornalistica gli ultimi giorni del dittatore.
Ventitré pugnalate. Un viaggio mai compiuto. Un mondo intero che prese una direzione perché un uomo non partì in tempo. Il 15 marzo non è una data qualsiasi. È il giorno in cui la storia girò a sinistra quando avrebbe potuto girare a destra. Verso dove, non lo sapremo mai. Sappiamo solo che sarebbe stato un mondo irriconoscibile rispetto a quello in cui viviamo.
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@franborgonovo Ma possibile che non ci sia un intervento "superiore" che ponga fine a sta roba indegna?
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@AntonioSocci1 Non ho idea di chi segua più i orogrammi di rete4, dopo la svolta a sinistra
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Il programma di Del Debbio quando deve sentire delle “autorità” attinge a vecchi compagni: Bersani, Bertinotti e D’Alema. Forza Mediaset ha svoltato (a sinistra). Con tanti saluti a Silvio Berlusconi. #4disera
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@trash_italiano In italia c'è il fascismo no? Non era una di quelle che voleva andare via?
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@paoloborrometi Ma bacio di che, poi? Sono 2 etero, sta roba fatta solo per visibilità e per veicolare agli adolescenti "prova pure tu", vi dovreste vergognare.
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Se non ci fosse da piangere ci sarebbe da ridere. Ma da ridere c’è ben poco, purtroppo.
Levante e Gaia, dopo la meravigliosa cover della Nannini, si baciano sul palco di #Sanremo2026
Peccato che la regia non le inquadri proprio in quel momento.
Perché? Due donne non possono baciarsi? Fa ancora così scandalo?
Siamo anche alla censura dei baci?

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@pier_falasca Sto post spiega perfettamente perché l europa e purtroppo l italia, hanno buttato 30 anni di invenzioni, innovazioni, ricerca e sviluppo nel cesso. Fate i tifosi, invece che ragionare e argomentare.
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@BoccardoReal Te ne propongo una, fattibilissima già ora, come per la scelta del 5 per mille, il contribuente in fase di dichiarazione puoʻ scegliere come destinare le proprie tasse, selezionando le "cause" da un'elenco certificato.
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Amici cari.
Due pensieri.
Due domande.
Siete capaci di immaginare un mondo nel quale una casa o una auto siano vostre senza bisogno che un burocrate lo certifichi?
Riuscite ad immaginare una vita diversa per voi stessi, se incassaste il lordo e fosse affidata solo a voi la lungimiranza della vostra vecchiaia?
Vi leggo.
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Fans of Torino left manure outside the Serie A club’s training ground under a banner criticising the owner following a poor run of results, which has left them three points above the relegation zone.
Videos emerged on Tuesday of fans appearing to shovel manure onto the doorstep of the training ground, under a banner criticising the club president and owner, media mogul Urbano Cairo, which read ‘merde come Cairo’ (‘eat s**t Cairo’).
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🔗 nytimes.com/athletic/70699…

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