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The Palestinian Authority has a death penalty law for Palestinians who sell land to Jews. Remind me of when you opposed that........


Tariq Ramadan condannato a 18 anni di galera per stupro e i "grandi" giornali italiani scelgono il silenzio. Il 25 marzo 2026 il Tribunale penale di Parigi ha condannato in contumacia Tariq Ramadan a 18 anni di carcere per lo stupro di tre donne, commesso tra il 2009 e il 2016 (uno dei casi aggravato perché su persona vulnerabile). La corte ha emesso un mandato d’arresto internazionale, una misura di sorveglianza giudiziaria di 8 anni e il divieto definitivo di soggiorno in Francia. La pena è stata motivata con l’«estrema gravità dei fatti». A questa sentenza si aggiunge quella definitiva in Svizzera: nel 2025 il Tribunale federale ha confermato la condanna a 3 anni di reclusione (di cui uno da scontare) per violenza carnale e coazione sessuale su una donna, avvenuta in un hotel di Ginevra nell’ottobre 2008. In totale, dunque, Ramadan – islamologo svizzero di origini egiziane, ex professore a Oxford e figura di riferimento per una certa sinistra islamofila europea – è stato condannato per stupro su quattro donne in due paesi diversi. Eppure, di fronte a una notizia di questa portata, Repubblica, Corriere della Sera e La Stampa hanno scelto di non pubblicare alcun articolo dedicato alla condanna francese degli ultimi giorni. Non compare nemmeno sui rispettivi siti web. Perché questo silenzio? Secondo noi perché ammettere che Tariq Ramadan fosse un predatore seriale potrebbe costringere a rivedere narrazioni consolidate sul multiculturalismo e sull’islam moderato. Ramadan è stato per anni un intellettuale “utile”, ponte tra l’Islam politico (è nipote del fondatore dei Fratelli Musulmani) e una parte della sinistra europea che lo ha invitato in convegni, università e talk show. Avete un'altra ipotesi? Qualunque sia la ragione, tre dei giornali più influenti d’Italia hanno deciso che questa condanna non meritava spazio. Una scelta che dice molto più sul loro approccio all’informazione che sulla vicenda giudiziaria in sé. #mediamente












Itamar Ben Gvir - come sai - non è tra i miei preferiti, per usare un eufemismo. Anzi. Condivido il pensiero del leader dell’opposizione @yairlapid. Dopodiché, ribadisco, l’apartheid non c’entra nulla. Niente. Quella è una legge sbagliata che va abolita al più presto e lo farà la Corte Suprema o il prossimo parlamento.

