Camillo Porta

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Camillo Porta

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@CPRT65

Forever from Pavia, now Chair of Oncology at the University of Bari ‘Aldo Moro’, Italy 🇺🇦🇮🇱🇪🇺🇺🇸

Bari, Puglia Katılım Eylül 2013
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Leonardo Facco
Leonardo Facco@LeofaccoTweet·
L'ISLAM SI OFFENDE, NOI NO. ------------- Ci spiegano ogni giorno cosa offende l'Islam. I disegni dei bambini. La Divina Commedia. La musica a scuola. Il crocifisso in classe. Il presepe a Natale. La stretta di mano di una donna. Un costume da bagno in piscina. La mortadella nel panino. Il cane al guinzaglio. Bene. Prendiamo nota. . Ma qualcuno, prima o poi, avrà la cortesia di chiedersi cosa offende noi? Perché noi, a quanto pare, non abbiamo sensibilità. Ne abbiamo solo una: quella di rispettare la sensibilità altrui. . Un esercizio a senso unico che dura da vent'anni e che non ha prodotto integrazione ma una lista infinita di rinunce. Nostre. Solo nostre. Sempre nostre. Facciamo il conto. . A Lodi la carne di maiale è sparita dalle mense scolastiche. Via il prosciutto, via la lonza. Al loro posto carne halal, macellata con la benedizione in nome di Allah. . A Peschiera Borromeo stessa musica: via il maiale, dentro cous cous e polpette di ceci. I bambini italiani mangiano quello che decide la comunità islamica. Nessuno ha chiesto ai genitori italiani se fossero d'accordo. Evidentemente la loro sensibilità non conta. . Crocifissi rimossi dalle aule. Presepi cancellati o ridotti a "feste d'inverno". Canti di Natale soppressi. A Roma le statue dei Musei Capitolini coperte con pannelli bianchi per non turbare il presidente iraniano. Loro per una vignetta hanno massacrato la redazione di Charlie Hebdo. Dodici morti per dei disegni. E noi discutiamo se un bambino possa disegnare Gesù. . A Treviso due famiglie musulmane ottengono che i figli non studino Dante: il ventottesimo canto dell'Inferno offende l'Islam. . A Susegana i bambini di un asilo cattolico - intitolato a Santa Maria delle Vittorie - vengono portati a pregare in ginocchio in moschea, rivolti verso la Mecca, davanti a un imam. Le maestre si mettono il velo. In un asilo cristiano. . A Cremona due ragazze musulmane prendono a schiaffi un'adolescente italiana perché mangia un panino in autobus durante il Ramadan. Poi picchiano l'autista. Cinque giorni di prognosi. Per un panino. . Il cane - migliore amico dell'uomo in Occidente da qualche migliaio di anni - è un animale impuro per l'Islam. A Milano mamme islamiche protestano contro le gite nei canili e nelle fattorie. In Inghilterra tassisti e autisti musulmani rifiutano i non vedenti con il cane guida. La sensibilità islamica pretende che un cieco rinunci al suo cane per non turbare chi gli siede accanto. Qualcuno ha chiesto al cieco come si sente? . A Palermo la chiesa di San Paolino dei giardinieri è diventata moschea: via l'altare cinquecentesco, dentro i tappeti verso la Mecca. A Roma una parrocchia di periferia si trasforma in moschea ogni venerdì. A Potenza un prete allestisce il presepe con la Madonna in burqa. In tutta Italia parroci prestano sale parrocchiali per ospitare preghiere islamiche. . Le campane vengono zittite per le lamentele di un vicino. Il muezzin grida "Allah è grande" dagli altoparlanti di trentacinque moschee a Colonia. Provate a chiedere a un imam di ospitare una messa nella sua moschea. . E poi ci sono i maranza. Seconde e terze generazioni, origini magrebine e subsahariane, periferie del Nord. Rapine, estorsioni, aggressioni in branco, molestie sessuali, coltelli. . A Capodanno a Milano sono saliti sulla statua di Vittorio Emanuele II gridando "Allahu Akbar" e "fanculo Italia", sventolando bandiere marocchine, molestando ragazze. . Nelle carceri minorili diciannove ragazzini sono detenuti per apologia del terrorismo jihadista. Quattordici sono nati in Italia. Età media: sedici anni. Dal maranza al jihadista il percorso è più breve di quanto si voglia ammettere. . I numeri: stranieri, nove per cento della popolazione. Trentuno per cento dei detenuti. Quarantuno per cento dei carcerati per violenza sessuale. Settantuno per cento per sfruttamento della prostituzione. Cinquanta per cento nelle carceri minorili. Così ricambiano l'ospitalità. . Chi ha permesso tutto questo? La sinistra che vende l'identità in cambio di voti. Il clero che scambia la resa per dialogo. Le amministrazioni comunali che tolgono il crocifisso per inclusività e servono halal per quieto vivere. La pedagogia multiculturale che insegna ai nostri figli a vergognarsi della propria civiltà e a inginocchiarsi davanti a quella altrui. . Un sistema intero che ha deciso che la nostra cultura è un peso e quella degli altri un arricchimento. Sempre. Comunque. A prescindere. . Noi togliamo il crocifisso. Loro alzano i minareti. Noi cancelliamo il presepe. Loro celebrano il Ramadan nelle piazze. Noi rinunciamo alla mortadella. Loro pretendono la macellazione halal per tutti. Noi prestiamo le chiese. Loro non ci prestano nemmeno un tappeto. Noi copriamo le statue. Loro ammazzano i vignettisti. . Questo non è odio verso qualcuno. È l'accusa contro una civiltà che si vergogna di se stessa. Una civiltà che ha prodotto Dante, Michelangelo, Beethoven, la democrazia, i diritti delle donne, la separazione tra Chiesa e Stato, la libertà di espressione e che adesso si scusa per esistere. . La nostra sensibilità esiste. Ci offende che i nostri figli non possano disegnare Gesù. Ci offende che Dante venga considerato islamofobo. Ci offende che un cieco debba rinunciare al suo cane. . Ci offende che le nostre chiese diventino moschee mentre le campane vengono zittite. Ci offende sapere che le donne sono ritenute esseri inferiori e che possono essere picchiate dai mariti per precetto coranico. . Ci offendono i matrimoni combinati a forza su ragazzine che non possono dire no. Ci offende sentirci accusati di patriarcato dalle femministe nostrane che non aprono bocca sul vero patriarcato, quello d'importazione, quello che vela, picchia, segrega e uccide. . Ci offende che la nostra civiltà venga smantellata pezzo per pezzo con il sorriso del dialogo e la frusta del politicamente corretto. E se qualcuno ci chiamerà intolleranti per averlo detto, avremo la conferma definitiva: la sensibilità in Occidente ha un solo padrone. E non siamo noi.>> (Roberto Riccardi)
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Roberto Burioni
Roberto Burioni@RobertoBurioni·
@EdoardoMecca1 Perché? E' un segno di gentilezza reciproca, in questi tempi di maleducazione totale io lo faccio sempre. Se dovessi ragionare così non dovrei ringraziare neanche il cameriere che mi serve al tavolo del ristorante, visto che deve farlo per mestiere. Che brutto mondo.
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Ninabecks con Israele e Ucraina nel cuore
🤬🤬🤬🤬🤬🤬🤬 Roberto Damico. La Pagina In questo video di Manuel Agnelli, c'è molto più di un semplice endorsement referendario. C'è la dimostrazione di due cose. La prima: perché i testimonial non dovrebbero portare avanti campagne politiche. La seconda: come, a furia di parlare di antifascismo, si sia perduto di vista cosa sia realmente il fascismo. E si commettono gaffe enormi. Agnelli dice testualmente: "Lo Stato dovrebbe farsi garante di un'etica e insegnarla". Una frase che, in un paese con una memoria storica funzionante, dovrebbe far drizzare le antenne a chiunque. Perché "Stato etico" non è un'espressione neutra. Non è un'idea vagamente progressista. È una nozione precisa, con una storia precisa. È la nozione totalitaria cara a Giovanni Gentile e a Benito Mussolini. Il fondamento teorico del fascismo. Lo Stato etico è quello che pretende di incarnare la morale. Di essere la fonte del bene. Di insegnare ai cittadini cosa è giusto e cosa è sbagliato. L'opposto dello Stato liberale. L'opposto della democrazia. Nella democrazia, lo Stato non è garante di un'etica. Lo Stato deve garantire che ci sia libertà di assumere una propria etica. Nessuno può imporre ad altri cosa mangiare. Con chi fare sesso. In cosa credere. Lo Stato democratico è neutrale rispetto alle visioni del mondo. Protegge il diritto di avere opinioni diverse, purché nel rispetto delle leggi. Se lo Stato diventasse garante di un'etica, cosa succederebbe all'obiezione di coscienza? Al diritto di dissentire? Alla libertà di coscienza? Tutto questo diventerebbe impossibile. Perché lo Stato, in quanto detentore dell'etica, avrebbe il diritto – anzi, il dovere – di correggere chi sbaglia. Di rieducare chi devia. È il cuore di ogni totalitarismo. E qui arriva l'ironia, amara. Agnelli dice queste cose in nome dell'antifascismo. Convinto di essere dalla parte giusta. Sicuro di difendere la libertà. E invece, senza rendersene conto, adotta la visione etica che fa dello Stato una dittatura totalitaria. Quella stessa visione che il fascismo aveva teorizzato e messo in pratica. È una gaffe enorme. Ma non è solo una gaffe personale. È il sintomo di qualcosa di più profondo. Di una sinistra che ha dimenticato cosa sia il fascismo. Che ne ha fatto uno spauracchio, un'arma retorica, uno slogan. Ma che, quando si tratta di capire, fallisce. Come si fa a combattere il fascismo se non lo si riconosce più? Come si fa a difendere la libertà se si invoca lo Stato etico? L'antifascismo di oggi è solo una bandiera. Un modo per sentirsi dalla parte giusta. Senza la fatica di pensare. E intanto, il fascismo vero – quello storico, quello teorico – viene rispolverato senza saperlo. Da chi pensa di esserne il nemico. Questa è la vera sconfitta.
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Daria Kryukova
Daria Kryukova@daria_sev·
Permettetemi di spiegare perché io, come russa, considero giusto chiudere il padiglione russo alla Biennale, e perché questa chiusura non ha nulla a che vedere con la russofobia o con la “cancellazione della cultura russa”. Allo stesso modo, la decisione di riaprirlo non ha nulla a che vedere con il “costruire ponti” o con la pace. Prima di tutto, non si tratta di un padiglione della cultura russa. È un padiglione dello Stato russo. L’arte russa a Venezia verrà rappresentata dai figli dell’élite. Il commissario del padiglione russo alla Biennale di Venezia è Anastasia Karneeva, nominata dalle autorità russe già nel 2021. Karneeva è figlia del vice direttore generale della корпорация statale russa Rostec — un conglomerato dell’industria militare che, dopo l’invasione dell’Ucraina, è stato inserito nelle liste delle sanzioni dell’Unione Europea. Karneeva è inoltre cofondatrice della società artistica Smart Art, che gestisce il padiglione e che ha fondato insieme a Ekaterina Vinokurova — figlia del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. Questo significa che il padiglione non rappresenta la cultura russa nel senso più ampio del termine. Rappresenta l’agenda delle attuali élite russe e contribuisce alla loro normalizzazione. Non è un dialogo con la società russa — cosa che si potrebbe anche considerare legittima, visto che il popolo russo esisterà anche dopo Putin. È un dialogo con il regime russo attuale, non con la società. Secondo punto: cosa resta oggi della cultura russa all’interno della Russia? Molto poco. Sapete, per esempio, che gli artisti vengono selezionati e curati da un apposito dipartimento dell’FSB? Gli artisti non graditi semplicemente non vengono ammessi. E una parte enorme degli artisti più interessanti oggi vive in esilio. Per loro partecipare al cosiddetto “padiglione russo” è semplicemente impossibile. Quindi chiamiamo le cose con il loro nome: non è una mostra della cultura russa e non è un ponte verso di essa. È un evento chiuso, una sorta di club interno che serve a normalizzare le élite russe e a esporre opere approvate dall’FSB. Si sente spesso dire: l’arte non è politica. Ma in questo caso è stato lo stesso Stato russo a rendere l’arte politica. È una scelta deliberata del potere. La strategia di Putin è coinvolgere quante più persone possibili nella sua guerra, direttamente o indirettamente. Non solo gli artisti: scrittori, musicisti, attori — tutti vengono spinti a partecipare alla propaganda, a visitare territori occupati, a prendere posizione pubblicamente. C’è poi un’altra questione fondamentale. Quando si parla di “ponti culturali”, bisogna chiedersi: ponti tra chi e chi? Tra le società? Oppure tra istituzioni culturali occidentali e le élite di un regime che sta conducendo una guerra? Perché nel secondo caso non si tratta di dialogo culturale, ma di normalizzazione politica attraverso la cultura. Inoltre bisogna ricordare una cosa semplice: lo Stato russo utilizza sistematicamente la cultura come strumento di soft power e di propaganda internazionale. Non è un segreto. Lo dichiarano apertamente gli stessi funzionari russi. Infine c’è anche una questione morale. Migliaia di artisti, giornalisti e intellettuali russi hanno perso il lavoro, la libertà o la possibilità di tornare a casa perché si sono opposti alla guerra. Molti vivono oggi in esilio e continuano a lavorare senza alcun sostegno istituzionale. Aprire un padiglione gestito dalle élite del regime mentre queste persone restano escluse non è “dialogo culturale”. È il contrario. Una parte enorme della cultura russa oggi vive fuori dalla Russia. Forse proprio lì, e non nei padiglioni ufficiali dello Stato russo, bisognerebbe cercare la vera cultura russa contemporanea. Per questo motivo la questione non riguarda la russofobia o la cancellazione della cultura. Riguarda una scelta molto più semplice: separare la cultura dalla propaganda di uno Stato che ha deciso di trasformare tutto — anche l’arte — in uno strumento politico.
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Camillo Porta
Camillo Porta@CPRT65·
L'Italia batte UK nel rugby, USA nel baseball, ha un numero 1-2 al mondo nel tennis, mai così tante medaglie alle Olimpiadi invernali. Calcio? Spettacolo zero, mazzate ai club da tutta Europa, Mondiali in bilico e solo polemiche e discussioni stantie. Onestamente? Meglio così
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Piercamillo Falasca 🇮🇹🇪🇺
Ho letto e riletto le dichiarazioni di Francesca Albanese sul “nemico dell’umanità”: non si riferiva a Israele, ma a Israele e all’Occidente insieme, e lo faceva cercando la solidarietà di chi l’ascoltava su Al Jazeera. Ho letto e riletto le dichiarazioni di Nicola Gratteri su “persone per bene che voteranno No mentre indagati, imputati e massoneria deviata voteranno Sì”: non c’è molto da fraintendere, ha detto esattamente questo. Badate bene: qui non c’entra quel che pensate dell’attuale governo di Israele o della separazione delle carriere dei magistrati; siamo tutti liberi di pensarla come vogliamo, in modo anche radicalmente opposto gli uni dagli altri. Il problema è che una esperta ONU e il procuratore generale di Napoli dividano il mondo secondo categorie morali così assolute, esplicitando in modo netto l’esistenza di “nemici”. Albanese e Gratteri sono figure accomunate da una stessa matrice ideologica: l’autopercezione di superiorità antropologica di una certa sinistra anti-occidentale e anti-capitalista. Finché la sinistra italiana avrà queste figure come propri riferimenti, nei diversi campi in cui operano, sarà perduta.
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Massimiliano Coccia
Massimiliano Coccia@maxcoccia·
Abbiamo lanciato una petizione per chiedere al Presidente Sergio Mattarella di insignire @heraskevych del Collare al merito sportivo. Una piccola onorificenza per un grande gesto di dignità e coraggio. Firma anche tu change.org/p/conferire-il…
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Roberto Burioni
Roberto Burioni@RobertoBurioni·
Le parole di @kommander61 sulle quali dovremmo riflettere a lungo.
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Virginia Siragusa
Virginia Siragusa@Virginiavalmare·
Come cittadina di questo disgraziato paese pensavo di averle viste tutte ma un procuratore della repubblica dichiari che chi non vota come lui è un malfattore, corrotto e peggio, non potevo neppure immaginarlo. E mi fa paura
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Piercamillo Falasca 🇮🇹🇪🇺
Con la decisione ignobile di squalificare l’atleta ucraino #Heraskevych - che voleva gareggiare indossando un casco in memoria di tanti suoi colleghi uccisi dalla guerra - si tocca un punto bassissimo. Ipocrisia totale del #CIO. Vergogna morale assoluta. Il governo italiano dirà qualcosa? #Olympics2026 #Olimpiadi #MilanoCortinaOlympic2026 Leggete Riccardo Lo Monaco su @leuropeista: leuropeista.it/milano-cortina…
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Dario D'Angelo
Dario D'Angelo@dariodangelo91·
🚨🇮🇹❄️🪖🇺🇦🇷🇺 Volodymyr Zelensky: "Lo sport non dovrebbe significare amnesia, e il movimento olimpico dovrebbe contribuire a fermare le guerre, non fare il gioco degli aggressori. Purtroppo, la decisione del Comitato Olimpico Internazionale di squalificare lo skeletonista ucraino Vladyslav Heraskevych dice il contrario. Questo, di certo, non ha nulla a che vedere con i principi dell’Olimpismo, fondati sull’equità e sul sostegno alla pace. Ringrazio il nostro atleta per la sua posizione chiara. Il suo casco, con i ritratti degli atleti ucraini caduti, è un gesto di onore e memoria. È un promemoria per il mondo intero di cosa sia l’aggressione russa e del prezzo che si paga per lottare per l’indipendenza. E in questo non è stata violata alcuna regola. È la Russia che viola costantemente i principi olimpici, utilizzando il periodo dei Giochi Olimpici per fare guerra. Nel 2008 fu la guerra contro la Georgia; nel 2014 l’occupazione della Crimea; nel 2022 l’invasione su vasta scala dell’Ucraina. E ora, nel 2026, nonostante i ripetuti appelli a un cessate il fuoco durante le Olimpiadi invernali, la Russia mostra totale disprezzo, aumentando gli attacchi con missili e droni contro le nostre infrastrutture energetiche e contro la nostra popolazione. 660 atleti e allenatori ucraini sono stati uccisi dalla Russia dall’inizio dell’invasione su vasta scala. Centinaia dei nostri atleti non potranno mai più partecipare ai Giochi Olimpici o ad altre competizioni internazionali. Eppure, 13 russi stanno attualmente gareggiando in Italia alle Olimpiadi. Gareggiano sotto bandiere “neutrali”, mentre nella vita reale sostengono pubblicamente l’aggressione russa contro l’Ucraina e l’occupazione dei nostri territori. Sono loro che meriterebbero la squalifica. Siamo orgogliosi di Vladyslav e di ciò che ha fatto. Avere coraggio vale più di qualsiasi medaglia".
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Andrii Sybiha 🇺🇦
Andrii Sybiha 🇺🇦@andrii_sybiha·
The IOC has banned not the Ukrainian athlete, but its own reputation. Future generations will recall this as a moment of shame. He simply wanted to commemorate fellow athletes killed in war. There is nothing wrong with that under any rules or ethics. The IOC intimidated, disrespected, and even lectured our athlete and other Ukrainians on how they should keep quiet about “one of 130 conflicts in the world”. The IOC has also systemically failed to confront the greatest abuser of international sports and the Olympic Charter — Russia. A country that started three invasions during the Olympic Truce in the past three decades, implemented the largest state-funded doping program, killed 650 Ukrainian athletes and coaches, and damaged 800 sports facilities in Ukraine. These are Russians who must be banned, not the commemoration of their victims. None of them are “neutral”. If the Olympic Creed says that “the most important thing in the Olympic Games is not to win but to take part”, then @iocmedia betrayed it completely by preventing @heraskevych from taking part and betrayed 650 Ukrainian athletes and coaches killed by Russia. We are proud to have Vladyslav who has not betrayed them. Thank you for your principles and bravery.
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Marco Setaccioli
Marco Setaccioli@marsetac·
La presidente moldava Maia Sandu ha declinato la candidatura al Nobel per la pace, avanzata dal parlamentare norvegese Arild Hermstad. In un’intervista al canale TV8 ha ringraziato, ma ha anche spiegato di aver visto il rientro di alcuni prigionieri di guerra ucraini dopo anni di detenzione in Russia, e di ritenere che siano loro a meritarlo per aver deciso di mettere a rischio la propria vita per portare la pace nella propria terra. 🇲🇩🇺🇦🇪🇺
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