Daria Kryukova@daria_sev
Putin sta perdendo il sostegno del suo entourage, ma nessuno è in grado di fermarlo
Tra le persone vicine a Vladimir Putin cresce la delusione e la “sensazione di una catastrofe imminente”, sostiene The Guardian. Il giornale ha parlato con persone dell’entourage del presidente russo, fonti del mondo economico e funzionari dell’intelligence occidentale, scoprendo che le difficoltà politiche, economiche e militari stanno deprimendo molti attorno a Putin, ma che la sua posizione, per ora, non sembra seriamente minacciata.
A scatenare il malcontento sono stati soprattutto i blackout di internet a Mosca e nelle regioni e il blocco dei principali servizi di messaggistica. Oltre all’irritazione di cittadini e imprese, questo ha alimentato un umorismo sempre più cupo tra l’élite moscovita: oggi il sistema russo viene paragonato più alla Corea del Nord che alla Cina, il cui modello di controllo veniva un tempo deriso e ora quasi invidiato.
Secondo le fonti del Guardian, alcune persone vicine a Putin — tra cui Dmitrij Peskov e Sergej Kirienko — avrebbero persino tentato in privato di convincerlo a non introdurre le restrizioni più dure, ma lui sarebbe rimasto irremovibile. Putin continua a dare priorità ai siloviki: come riportato da The Bell, la supervisione di internet sarebbe ora passata al Secondo Servizio dell’FSB, responsabile anche dell’avvelenamento di Navalny.
Oltre ai problemi legati a internet, i russi sono sempre più preoccupati per l’inflazione, l’aumento delle tasse e il rallentamento economico. Il tasso di approvazione di Putin è sceso al livello più basso dall’inizio della guerra, l’indice di felicità è ai minimi degli ultimi quindici anni e il malcontento verso le autorità emerge sempre più spesso sui social network. Tra le élite domina la disillusione e “qualsiasi percezione del futuro è scomparsa”.
Putin avrebbe fatto capire al suo entourage più ristretto che la guerra contro l’Ucraina continuerà. È convinto che l’esercito russo sia in grado di conquistare tutto il Donbass entro la fine dell’anno e che una svolta militare sia inevitabile. Secondo alcune fonti, questa convinzione si baserebbe almeno in parte sui rapporti eccessivamente ottimistici di funzionari e militari.
Inoltre, in caso di successo, le ambizioni di Putin potrebbero crescere ulteriormente e spingerlo a pretendere l’occupazione completa delle quattro regioni ucraine che la Russia ha dichiarato annesse nel 2022.
Un’altra ragione di questo atteggiamento sarebbe la perdita di fiducia in Donald Trump, che Mosca sperava potesse costringere l’Ucraina a cedere il Donbass senza combattere nel quadro di eventuali negoziati. Ora la leadership russa vede sempre meno utilità nella mediazione americana, soprattutto perché gli strumenti di pressione degli Stati Uniti su Kiev si sono indeboliti. L’Ucraina ha aumentato la produzione militare, rafforzato la cooperazione con l’UE e ottenuto accesso a un credito europeo da 90 miliardi di euro.
La maggior parte degli analisti concorda sul fatto che al momento non esista una reale minaccia al potere di Putin — e che, se mai dovesse emergere, arriverebbe dal suo entourage più vicino piuttosto che da cittadini arrabbiati.
Anche dagli oligarchi russi difficilmente ci si possono aspettare azioni concrete: molti sono sconvolti dalla guerra, ma hanno paura di parlare apertamente. In Russia continua la redistribuzione forzata degli asset economici (l’ultimo caso emblematico è stato il sequestro di Rusagro di Vadim Moškovič), e ogni grande proprietario spera silenziosamente di non diventare il prossimo bersaglio.
Secondo un rappresentante dell’intelligence europea, nonostante tutta la tensione e l’incertezza presenti nell’entourage del Cremlino, Putin continua comunque a mantenere il controllo della situazione. Le élite russe sarebbero ancora “nella fase della presa di coscienza” dei problemi crescenti, senza però essersi ancora poste davvero la domanda: “Che cosa facciamo adesso?”