Leonardo Gallo@LeonhardHahn
Quanto ci costano 5 giudici e Prodi dopo 27 anni di cause
Lo Stato italiano sta per pagare a TIM (Telecom Italia) oltre 1 miliardo di euro grazie alla «macroscopica violazione» dei giudici della Sez. Sesta del Consiglio di Stato con la sentenza 7506/2009 e alla dabbenaggine politica dell’Ulivo e di Prodi
Nel 1998, durante la liberalizzazione del settore delle telecomunicazioni, il governo Prodi studiò e introdusse per la finanziaria poi approvata sotto il governo D’Alema (Legge 23 dicembre 1998, n. 448 “Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo”, pubblicata sulla G.U. 29 dicembre 1998) la norma con la quale veniva prorogato il ‘canone’ concessorio: lo Stato pretese e ottenne 528,7 milioni di euro, rispettivamente 385,9 milioni da Telecom Italia e 142,8 milioni dall’allora TIM Mobile (all’epoca, poco più di 1 miliardo di lire).
TIM ha sempre sostenuto che questo pagamento non fosse dovuto perché incompatibile con il diritto dell’Unione Europea e ha avviato un contenzioso durato oltre 27 anni.
Nel dicembre 2025 la Corte di Cassazione ha messo la parola fine per cui il governo dovrà rimborsare poco più di 1 miliardo di euro per la restituzione del canone più interessi e rivalutazione maturati in tutti questi anni.
Lo Stato italiano è quindi tenuto a risarcire TIM per il pregiudizio economico derivante da quell’interpretazione sbagliata della norma europea.
Questo pagamento è a carico delle casse pubbliche, quindi dei contribuenti italiani.
La Corte d’Appello di Roma, nella sentenza dell’aprile 2024, confermata definitivamente dalla Cassazione nel dicembre 2025, ha ritenuto che la «violazione macroscopica» del diritto europeo sia avvenuta con la sentenza n. 7506/2009 del Consiglio di Stato.
In sintesi:
- il Tar del Lazio, con la sentenza n. 11386/2008, aveva già respinto il ricorso di TIM, ma aveva rimesso la questione pregiudiziale alla Corte di Giustizia UE;
- la Corte di Giustizia UE, con la sentenza 21 febbraio 2008, causa C-296/06, e successivamente C-34/19 nel 2020, aveva chiarito che la proroga del canone concessorio per il 1998 (calcolato sul fatturato) era incompatibile con la direttiva 97/13/CE sulla liberalizzazione delle telecomunicazioni;
- il Consiglio di Stato, nel 2009, ha respinto l’appello di TIM confermando sostanzialmente la decisione del Tar.
Secondo la ricostruzione della Corte d’Appello di Roma, lo ha fatto in modo «artificioso» rispetto al chiaro dictum della Corte di Giustizia UE: ha omesso di disapplicare le norme interne contrastanti con il diritto europeo e non ha disposto la restituzione del canone.
Questa pronuncia del Consiglio di Stato è stata considerata una violazione sufficientemente grave, sul modello della giurisprudenza europea Köbler, da far scattare la responsabilità civile dello Stato per i danni subiti da TIM.
La richiesta e il versamento del canone avvennero sotto la responsabilità del Governo Prodi con l’Ulivo. Fu il suo governo a gestire la fase finale della privatizzazione di Telecom Italia, già avviata negli anni precedenti, e la transizione verso il mercato liberalizzato.
La norma fu discussa e inserita nella finanziaria ‘98 dal Governo Prodi I poi approvata dal Parlamento e promulgata il 23 dicembre 1998 col governo D’Alema I (insediato il 21 ottobre 1998).
L’errore macroscopico fu invece commesso dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, sez. sesta, il 10 novembre 2009. Questi i componenti:
Giovanni Ruoppolo, Presidente
Luciano Barra Caracciolo, Consigliere
Rosanna De Nictolis, Consigliere
Roberto Giovagnoli, Consigliere
Estensore fu l’allora Consigliere 43enne Roberto Chieppa, promosso poi presidente di sezione, Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri dal 25 giugno 2018 ed eletto presidente del direttivo dell’Associazione dei magistrati del Consiglio di Stato il 1º ottobre 2025.