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eleonora_125
@Ele_125
Le eccellenze vanno protette, non distratte.
Katılım Ocak 2021
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"sogni appesi" scritta da ragazzino 17enne incompreso, triste, arrabbiato, rifiutato da tanti discografici ma con il sogno e la voglia di prendersi tutto.
E ci è riuscito, si è preso tutto, nonostante i tanti no e le critiche.
È passato da cantarla davanti 10 persone che non lo ascoltavano nemmeno,
a cantarla davanti 250.000 persone tutte lì soltanto per lui e che gridano forte le parole che lui scrisse da ragazzino incompreso,
scrivendo un pezzo di storia della musica italiana.
🤍
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Non sono della generazione di @IlVeroUltimo e non posso dire che sia il mio mondo musicale. Però non riesco a non riconoscergli una cosa: ha costruito un fenomeno di massa restando fuori dal recinto di chi, in Italia, pretende ancora di decidere cosa sia “alto”, cosa sia “basso”, cosa meriti rispetto e cosa no.
Il percorso, da solo, basterebbe. Sanremo 2018 vinto tra le Nuove Proposte, secondo posto tra i Big l’anno dopo, poi il 4 luglio 2019 il primo Olimpico: sessanta e più mila persone a Roma, a 23 anni, diventando il più giovane artista italiano ad arrivare a quello stadio da protagonista. Da lì non c’è stata la fiammata di una hit estiva, ma una crescita lunga, testarda, quasi anomala per il mercato musicale di oggi: Olimpici, San Siro, Circo Massimo, oltre quaranta stadi, sette album, decine e decine di certificazioni. E poi Tor Vergata 2026: 250mila biglietti venduti in poche ore per un solo concerto. Non è moda. Non è algoritmo. È consenso popolare, costruito anno dopo anno.
Musicalmente #Ultimo non inventa una lingua nuova. Anzi, forse fa il contrario. Mentre buona parte del pop giovanile si americanizza, tra trap, drill, barre, posa e distacco emotivo, lui resta dentro una tradizione italianissima: piano, melodia, canzoni d’amore, fragilità detta senza vergogna. C’è Venditti, c’è Baglioni, c’è Renato Zero, c’è quella linea romana e sentimentale che molti fingono di considerare superata solo perché non sanno più scriverla. Un ragazzo tatuato, cresciuto nell’epoca di Instagram, che parla ai coetanei usando una grammatica emotiva che apparteneva ai loro genitori. E funziona proprio per questo.
Ma la parte più interessante, secondo me, non è nemmeno il numero degli stadi. È quello che si vede guardando il suo documentario: dietro il fenomeno non c’è l’arroganza del predestinato, ma una ferita costante. C’è uno che sembra vivere il successo non come una corazza, ma come una prova continua. Il bisogno di dimostrare, la paura di non essere abbastanza, la rabbia di chi si è sentito fuori posto, poi la rinascita sul palco, davanti a una comunità che evidentemente riconosce quella stessa frattura. Ultimo non piace a milioni di ragazzi perché racconta una vita perfetta. Piace perché non finge di aver risolto tutto.
E questo spiega anche perché irriti tanto certi ambienti. La critica italiana ha un riflesso pavloviano: se piace a milioni di ragazzini, allora deve essere banale. Succede con Ultimo come succede ovunque il pubblico voti col portafoglio invece che con la tessera del circolo giusto. Il salotto lo snobba, ma il salotto non ha mai riempito uno stadio. E allo stadio nessuno chiede il permesso di commuoversi.
Si chiama Ultimo perché ha scelto fin dall’inizio di dare voce a chi si sente ultimo. La cosa notevole è che quella promessa l’ha mantenuta anche diventando enorme. Questo, più dei record, è il punto: non ha trasformato la fragilità in una posa estetica, l’ha trasformata in una lingua comune.
Non serve piacere ai critici per entrare nella storia della musica popolare italiana. Serve riempire un luogo con 250mila persone mentre loro discutono ancora se sia arte.

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#Ultimo può piacere o meno, ma le emozioni vanno rispettate, non si possono spiegare, vanno vissute. ❤️
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#Ultimo
Artista di 30 anni
Cantautore, produttore, musicista e autore dei propri testi
No talent show
Etichetta e casa discografica propria
Zero supporto della stampa
No trap o generi simili
Fa 250mila persone in un evento singolo (dopo 7 anni di stadi sempre sold out)
Non parla di
- Auto di lusso
- Soldi
- Sesso
- Droga
- Ragazze trattate come oggetti
- Armi
- Odio contro Polizia etc
Parla di
- Sogni
- Riscatto sociale
- Amore in ogni sua forma
- Vita
Criticato dal 70enne per cui la musica è solo la strizzata di chitarra o dal 20enne che segue trap e rapper. La musica non è unica. Per me ad esempio deve emozionare. E l’emozione è soggettiva.
In Italia lo sport preferito resta sempre solo uno: rompere i coglioni.

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@blackma416 Nooo Caro, dobbiamo rifarci olimpico!
Che serata magica è stata, sicuramente per lui, ma soprattutto per averla condivisa voi ❤️
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