

Fabio Lazza
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@Fabopolis
Il dolore è il prezzo che paghiamo per l’amore. Non lo superi, non lo attraversi; ci cammini assieme.





Pietrangelo Buttafuoco e la lite con Giuli: «Temo l'Occidente più di Putin» #Echobox=1778646158" target="_blank" rel="nofollow noopener">open.online/2026/05/13/pie…



Buttafuoco oggi in risposta al Ministro @AlessGiuli dice di temere più l’Occidente di Putin. Ma non è una scivolata: è una linea che il Presidente de @la_Biennale segue da molti anni e che governo @GiorgiaMeloni non poteva NON conoscere… Nel 2018 scriveva che Putin era «l’unico statista davvero di destra». Nello stesso pezzo raccontava la Russia come potenza che «regala al Mediterraneo la pace». Nel 2017 parlava di «Santa Madre Russia» come alternativa simbolica all’Occidente. Oggi arriva alla Biennale e dice di temere più le democrazie liberali che il Cremlino. A questo punto il quadro è chiarissimo: non siamo davanti alla libertà dell’arte, ma alla solita fascinazione antiatlantica. Mosca come potenza spirituale, l’Occidente come malattia, la Nato come relitto, Putin come statista “vero”. Il problema non è Čajkovskij. Il problema è usare la cultura russa come alibi per ripulire politicamente la Russia di Putin. Mentre quella Russia invade l’Ucraina, bombarda città, perseguita oppositori, reprime artisti e trasforma ogni grande vetrina culturale in proiezione di potenza. Buttafuoco non difende il dialogo. Difende un immaginario: un po’ Orbán, un po’ Putin, un po’ nostalgia estetica per il Novecento peggiore. Fonti barbadillo.it/72851-dragoner… ilfoglio.it/il-riempitivo/… barbadillo.it/64078-focus-di… barbadillo.it/46638-reportag…




🚨 BREAKING: Keir Starmer has appointed new Ministers, aides and whips - Nesil Caliskan as Parliamentary Under-Secretary in the Housing Department - Natalie Fleet as Parliamentary Under-Secretary in the Home Office - Catherine Atkinson as Parliamentary Under-Secretary in the Ministry of Justice - Preet Kaur Gill as Parliamentary Under-Secretary in the Health Department - Gen Kitchen as Comptroller of HM Household (Government Whip) - Deirdre Costigan as Junior Lord of the Treasury (Government Whip) - Shaun Davies as Assistant Whip, House of Commons


Un anno e mezzo fa abbiamo intervistato, credo per primi, l'ex portavoce di Zelensky su @wireditalia, quando in Europa nessuno, di fatto, conosceva il suo nome. "Scoprendola" come fonte di una voce Ucraina solitamente poco ascoltata. Ora è arrivata da Tucker Carlson, cioè su una piattaforma controversa, ma di indubbio impatto, occupando - uso le parole di un amico - una nicchia relativamente poco coperta, critica col governo e per la pace, ma senza gli eccessi di un rinnegato come Arestovych. Uno spazio impopolare nei media euroatlantici, ma non inesistente in Ucraina.

::: Circa la spaccatura su Israele tra i "liberali" italiani ::: Non vorrei generare l’ennesima zuffa da pollaio ma dare qualche mia impressione sul tema più divisivo nella mia bolla su X—bolla che ha in comune con me posizioni vagamente liberali e nettamente anti-Putin ma che si spacca in due sulla guerra in Medio Oriente. Il post È divisivo (e potrà non piacere) proprio perché prova a definire questa divisione. TLDR: La mia impressione è che i due campi si differenzino non solo nei contenuti (pro o vs politiche israeliane) ma anche nell’approccio: (1) uno identitario-culturalista che fa un discorso di guerra di civiltà (2) e uno etico-pratico: etico perché critica i comportamenti del governo israeliano. (1) La mia impressione è che chi difende la condotta del governo Netanyahu lo faccia per ragioni identitarie (direi una posizione e un metodo “alla Fallaci”). Ritiene che sia una posizione coerente con l’identità e i valori occidentali. Gli argomenti di questo discorso sono spesso quelli di una “guerra di civiltà”. Questo discorso fa presa attraverso il senso d’indignazione rispetto alle nefandezze del fondamentalismo islamico—la mostruosità del 7 ottobre, del regime iraniano, ecc. Si aggiunga anche la lotta all’antisemitismo diffuso tra gli ultrà antisionisti e pro-Palestina. È una posizione empatica, che sente sulla propria pelle la guerra ai “mostri” che sta combattendo Israele. Talvolta scivola nell’orientalismo o nel razzismo nei confronti di arabi e musulmani. È un discorso che dipinge questa guerra come una crociata, un modello culturale contro un altro, difesa con argomenti sui “massimi sistemi” valoriali e politici (“Israele come unica democrazia in Medio Oriente”). È anche il discorso di chi spesso è “in campo” contro la sinistra—non contro l’estrema sinistra ma LA sinistra nel senso di fazione (o ci sei dentro o sei fuori). La sensazione è che spesso, più che di liberalismo concreto, si tratti di persone col vecchio tic anti-marxista, un residuo del secolo scorso. La prospettiva storica con cui questo campo spiega il conflitto arabo-israeliano è quella delle grandi pennellate e delle "spalmature" di lungo periodo. Per un secolo Israele ha avuto solo ragioni e arabi e palestinesi solo torti. [Nota dello storico: chi vuole vendere dottrine, stereotipi e schemi geopolitici, nel lungo periodo ci sguazza; il lungo periodo è il tempo delle facili continuità e ai “bigini”, si presta alle dichiarazioni impressionistiche più che all’analisi critica.] Peraltro, sono gli stessi modi grossolani usati dagli antisionisti che riducono un conflitto pluridecennale CHE È UN CASINO a una vignetta. Gli stessi modi di tranciare la questione a favore di una parte a scapito dell’altra. Che spiegano la guerra somministrandovi pillole monocausali che risolvono tutto. In questo discorso Israele viene sacralizzato. È un feticcio intoccabile posto al di sopra della storia (discorso aperto e critico) e al di fuori dal mondo reale, in cui ogni gruppo umano, prima o poi, si macchia di atrocità. (BREAKING NEWS: Nessuno è “brava gente” per natura.) Si fa molta fatica a riconoscere che Israele è una democrazia ma è ANCHE governato da una coalizione di nazionalisti e fanatici religiosi, che traffica in discorsi suprematisti e di pulizia etnica. (Certo, tanto quanto i mostri antisemiti che combattono.) E si fa fatica ad ammettere che Israele non soltanto combatte una guerra legittima contro i suddetti mostri, ma compie ANCHE crimini di guerra e oscenità su persone innocenti. Palestinesi pieni di odio, che vedrebbero volentieri gli israeliani sparire dalla loro vista, ma innocenti. (Ovviamente il discorso vale anche per tanti israeliani.) Ci hanno detto che le atrocità del governo Netanyahu a cui abbiamo assistito ripetutamente sono solo propaganda e falsità (il solito “cinema” palestinese). Che sono illazioni o esagerazioni degli antisemiti. (Ma davvero: tutte-tutte quante? E chi ne parla sono tutti-tutti antisemiti?) Il fatto è che se combatti una crociata, se vedi tutto in termini di guerra di civiltà, dai per scontato che anche chi non sta dalla tua parte ragioni in termini identitari come fai tu. Da questo punto di vista, chi critica Israele conduce la tua stessa guerra tra culture, solo stando dall’altra parte. Per cui credi che ce l’abbia con Israele o con gli ebrei a prescindere. Dev’essere una questione di fede—della sua malafede. Questo discorso si rifa anche al realismo dell’uomo della strada. Tipo: “Israele usa il pugno duro perché così è la guerra, bellezza.” Sciocchezze simili vengono usate dagli avvocati italiani di Putin per giustificare i suoi massacri… Come se le guerre si spiegassero e giustificassero tutte in modo uguale, magari ripetendo Clausewitz in modo ingenuo, per insegnarci che in guerra devi sempre usare il massimo della violenza... (JAYZUS!) E così davanti a Gaza giustificano Israele dicendo “E allora Dresda, Amburgo o Hiroshima?”, confondendo contesti e livelli strategici tra guerre estremamente diverse, che si spiegano e si giustificano in modi differenti. (2) L’altro gruppo di liberali, in cui io stesso mi colloco, si oppone al governo Netanyahu. Qui il liberalismo non è un campo, una bandiera, una tradizione identitaria… Certo, è un pacchetto di valori, ma viene usato ETICAMENTE—per giudicare i COMPORTAMENTI. A differenza del gruppo pro-Netanyahu, questo discorso non pretende di giudicare l’idea di Israele per se, la sua identità e i valori che Israele simboleggia (per conto nostro). Giudica le politiche e la condotta della guerra di Netanyahu. Giudica, cioè, le responsabilità del governo israeliano rispetto alle sue AZIONI. Trova un’incoerenza tra tali comportamenti e i nostri principi di umanità. Peraltro, si può amare e difendere Israele, ci si può identificare coi valori occidentali, si può perfino ritenere Israele “uno dei nostri” e AL CONTEMPO indignarsi di fronte al governo Netanyahu e chi lo sostiene. Vale lo stesso per la Russia: si può al contempo amarla, denunciare Putin e lamentarsi del sostegno che troppi russi gli garantiscono. Si può empatizzare col dolore degli israeliani e comprendere le ragioni della loro incazzatura viscerale, ma ANCHE osservare che questa ira funesta si manifesta in modi disumani. Alla base, la mia opinione è che se il liberalismo ricerca il progresso dell’umanità (generica) attraverso quello degli esseri umani (individui), sarebbe il caso di dare meno peso agli essenzialismi culturali-identitari e di abbassare le bandiere.




Il voto ucraino all’Onu su Israele: • 0% a favore di Israele (nessuna risoluzione pro-Israele sostenuta). • ~74% contro Israele (134 risoluzioni, ovvero voto sì a testi critici). • ~26% astenuta (46 risoluzioni).







