Fabio Lazza

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@Fabopolis

Direttivo Nazionale @liberioltre Già @iristoratore Blu Sky @FabioLazza PhD in Mise en place. Le opinioni qui espresse sono solo a titolo personale

Italy Katılım Nisan 2007
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Fabio Lazza
Fabio Lazza@Fabopolis·
Usi la AI. Eh ragazzi se la aveste usata voi prima di fare queste figure di merda, non ci sarebbero stati problemi! Invece siete ignoranti e la AI lo dimostra. Poi bisogna saperla anche usare. E voi non sapete fare nemmeno quello 😘
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Fabio Lazza
Fabio Lazza@Fabopolis·
Addio ad un poeta schivo e geniale. Gino Paoli.
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Fabio Lazza
Fabio Lazza@Fabopolis·
Cronistoria di un furto. Alla Casa Bianca abbiamo un ladro. Sabato sera Trump minaccia di “obliterare” le centrali iraniane. Il Brent vola oltre $113. I mercati crollano. Il mondo trattiene il fiato. Lunedì mattina, alle 6:49 ora di New York quindici minuti prima di qualsiasi annuncio pubblico — qualcuno compra futures sull’S&P500 per $1,5 miliardi e vende petrolio per $192 milioni. Alle 7:05, Trump posta su Truth Social: “Conversazioni produttive con l’Iran. Pausa di 5 giorni sui bombardamenti.” Il petrolio crolla del 13%. Wall Street guadagna $1,7 trilioni in minuti. Quel “qualcuno” incassa oltre $100 milioni in venti minuti. Non c’era nessun segnale pubblico. Nessuna fuga di notizie ufficiale. Solo una scommessa perfetta, perfettamente tempestiva, su una decisione che esisteva solo nella testa di un presidente. L’Iran ha immediatamente smentito: nessuna trattativa è mai avvenuta. Il portavoce di Teheran ha detto esplicitamente che l’annuncio era “una fake news per manipolare i mercati finanziari e petroliferi.” Pensateci: un post su Truth Social non un briefing, non una conferenza stampa, non un comunicato ufficiale ha spostato $1,7 trilioni di ricchezza globale in cinque minuti. E qualcuno lo sapeva prima. Non è la prima volta. Prima dell’arresto di Maduro in Venezuela, su Polymarket comparvero scommesse identicamente tempestive. Lo schema si ripete. La SEC non ha ancora commentato. Bloomberg e Reuters tacciono. Questo non è governo. È un’operazione di market manipulation condotta con le armi di uno Stato, i social media di un uomo e i soldi di qualcun altro. Se fosse accaduto sotto qualsiasi altro presidente, si chiamerebbe con il suo nome: corruzione di Stato.
Financial Times@FT

FT Exclusive: Traders made bets worth half a billion dollars in the oil market about 15 minutes before Donald Trump’s post touting 'productive' talks with Iran sent the price of crude tumbling ft.trib.al/5jnFcCt

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Fabio Lazza
Fabio Lazza@Fabopolis·
Sì, è un’obiezione seria. Non c’è alcun motivo di idealizzare l’opposizione: su una riforma simbolica del governo è del tutto plausibile che una parte delle minoranze abbia puntato anche a rallentare, logorare e non regalare una vittoria politica alla maggioranza. I lavori ufficiali dicono due cose insieme. La prima: Alla Camera l’esame sulle proposte abbinate in materia di separazione delle carriere era iniziato già nel 2023 e sul ddl governativo è andato avanti dal luglio 2024 al dicembre 2024; ci sono state anche numerose audizioni di ANM, Cassazione, CNF, Camere penali e professori. La seconda, però, è che il testo della maggioranza è arrivato in fondo senza modifiche sostanziali: il Senato lo approvò in prima deliberazione “senza modificazioni”, la Camera in seconda deliberazione ancora “senza modificazioni”, e il fascicolo finale del Senato registra proprio questa continuità del testo. Inoltre, in Commissione al Senato il relatore e il Governo espressero parere contrario sugli emendamenti all’articolo 1 e quelli dell’opposizione furono respinti; la Camera approvò poi in seconda deliberazione con 243 sì e 109 no, quindi sotto la soglia dei due terzi. Non si puó sapere con certezza quanto fosse sincera l’opposizione, ma non possiamo certo assolvere la maggioranza dicendo semplicemente “loro volevano solo rallentare”. In una riforma costituzionale il governo non deve solo denunciare l’ostruzionismo altrui; deve anche mostrare dove ha corretto il testo per allargare davvero il consenso. Se il testo resta blindato e passa sotto i due terzi, la narrativa del “noi volevamo il compromesso ma ce l’hanno impedito” diventa molto meno convincente.
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Andrea Gilli
Andrea Gilli@aa_gilli·
@Fabopolis @Giovann59394926 Se tu assumi che l’opposizione volesse un compromesso e non, invece, rallentare la riforma per non concedere una vittoria politica al governo. Non ho seguito i lavori parlamentari ma questa è la versione della maggioranza che immagino abbia almeno un po’ di verità
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Fabio Lazza
Fabio Lazza@Fabopolis·
Hanno vinto i No. Non festeggio, non mi dispero. Mi fermo a riflettere. Abbiamo appena attraversato una campagna fatta di slogan, paure e bugie, persino da parte di chi governa. Non un confronto serio su norme complesse, che richiedono studio, tempo e competenza. Ed è qui il problema. Il referendum è uno strumento potente, pensato per scelte chiare, comprensibili, immediatamente politiche. Ma quando si chiede a milioni di cittadini di pronunciarsi su meccanismi processuali, separazione delle carriere, CSM, non si sta ampliando la democrazia: la si sta semplificando fino a deformarla. A quel punto non si vota sul merito. Si vota per appartenenza, per sfiducia, per riflesso. Non è una colpa dei cittadini. È la responsabilità di chi usa questo strumento sapendo benissimo che, su temi così tecnici, finirà per vincere la propaganda. La giustizia merita riforme serie, discusse in Parlamento, con competenza e responsabilità. Non una prova di forza comunicativa mascherata da partecipazione. Oggi non ha vinto né la giustizia né la riforma. Ha vinto la confusione.
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Federico Panichi
Federico Panichi@FPanichi·
@Fabopolis Lazza ma è la Costituzione che lo prevede il ricorso al referendum. Non è un capriccio della maggioranza. Per fare le riforme costituzionali é previsto il 2/3 dei voti in parlamento. Significa coinvolgere quei giustizialisti dei 5 Stelle. Ma secondo te?
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Fabio Lazza
Fabio Lazza@Fabopolis·
Domanda lecita, risposta difficile: si sarebbe dovuto fare molto prima e molto meglio. Cercare un consenso largo in Parlamento, scrivere una riforma più sobria e difendibile, e solo in mancanza di questo spiegare ai cittadini il merito senza trasformare il referendum in una guerra di slogan. Quando tocchi la Costituzione, il minimo non basta
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Giovi
Giovi@Giovann59394926·
@Fabopolis Cosa si sarebbe dovuto fare?
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Fabio Lazza
Fabio Lazza@Fabopolis·
@ugoarrigo Ugo, Inevitabile era solo la procedura aggravata dell’art. 138. Il referendum non era automatico: si evitava con i due terzi in entrambe le Camere, oppure ovvio se nessuno lo chiedeva entro tre mesi.
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Ugo Arrigo
Ugo Arrigo@ugoarrigo·
@Fabopolis Sì, però l' ultima parola al corpo elettorale era inevitabile, trattandosi di modifiche che toccano, marginalmente, il testo di alcuni articoli della Cost.
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Fabio Lazza
Fabio Lazza@Fabopolis·
Il referendum costituzionale è certamente una garanzia. Ma proprio perché è una garanzia, non può essere ridotto a un test emotivo del tipo ‘dittatura sì/dittatura no’. L’art. 138 affida ai cittadini il giudizio su una revisione precisa della Costituzione, non su una sensazione. Se il merito non conta, allora non stai difendendo la Carta: stai solo chiedendo un voto di pancia
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On Irhakin 🐦‍🔥 𒌑𒉡
@Fabopolis Il referendum consituzionale ha il solo scopo di garanzia, per evitare che una maggioranza semplice cambi la costituzione. Una discussione nel merito non è possibile, e forse non prevista, l'unica cosa da fare è non far temere agli italiani una dittatura.
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L'Avvocato dell'Atomo/The Atomic Advocate
Lo lascio qui senza troppi commenti, ricordandovi che la Spagna opera 7 reattori nucleari e la Francia 57.
L'Avvocato dell'Atomo/The Atomic Advocate tweet media
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Fabio Lazza
Fabio Lazza@Fabopolis·
Difendere l’esistenza di Israele è legittimo. Sostenere invece che, per difenderla, tutto diventi lecito no. La CPI non è ‘in mano agli antisemiti’: i mandati sono stati emessi da giudici indipendenti e, nello stesso procedimento, hanno riguardato anche dirigenti di Hamas, non solo Netanyahu. La tesi del complotto serve solo a evitare il merito delle accuse.
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Matteo
Matteo@Matteo67_1·
@Fabopolis Cazzate a parte sul genocidio e sulle altre accuse mosse dalla corte internazionale in mano agli antisemiti…magari provate a difendere voi l’esistenza dello stato di Israele dalla sua miriade di nemici,e poi vediamo se gli israeliani sono indotti a far di tutto per garantirla
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Fabio Lazza
Fabio Lazza@Fabopolis·
C’è qualcosa di profondamente osceno in quello che stiamo vedendo. Benjamin Netanyahu, il premier di uno Stato nato dalle ceneri della Shoah, sceglie di mettersi al fianco di Viktor Orbán: l’uomo che ha trasformato l’Ungheria in una “democrazia illiberale”, ha colpito media indipendenti e diritti LGBTQ+, e ha fatto dello svuotamento dello stato di diritto un metodo di governo. Netanyahu è ricercato dalla Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e crimini contro l’umanità a Gaza. I giudici hanno parlato di fondati motivi per ritenere che sia responsabile, tra l’altro, di omicidio, persecuzione e uso della fame come metodo di guerra contro civili. Orbán non si è limitato a riceverlo con tutti gli onori: durante la visita del 2025 ha annunciato l’uscita dell’Ungheria dalla CPI, trasformando un incontro diplomatico in un gesto politico contro la giustizia internazionale. E oggi arriva il passaggio più sporco. Nel video inviato al CPAC di Budapest, Netanyahu ha di fatto fatto campagna per Orbán: ha detto che servono leader capaci di garantire “sicurezza e stabilità” e che Orbán ne ha “in abbondanza”. Tradotto: un uomo colpito da un mandato internazionale presta il proprio volto a un autocrate in difficoltà elettorale, a poche settimane dal voto del 12 aprile. Solidarietà tra leader che usano il potere come scudo personale. Il paradosso politico è rivoltante. Netanyahu si presenta come il campione della sicurezza, ma poi fa da sponsor europeo al leader dell’Unione più vicino a Mosca. Non è realismo. È bancarotta morale. La storia non giudicherà solo Netanyahu, un criminale tra i peggiori nella storia o Orbán, un fascista illiberale e violento. Giudicherà anche chi, davanti a tutto questo, sceglie di voltarsi dall’altra parte. Chi tace non è neutrale. È complice.
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Fabio Lazza
Fabio Lazza@Fabopolis·
L’SVR russo ha pianificato un finto attentato a Orbán (“Gamechanger”) per influenzare le elezioni di aprile. Il ministro Szijjàrtó ha telefonato regolarmente a Lavrov durante i Consigli UE, riferendogli in tempo reale le discussioni. 16 visite a Mosca dal 2022. Tisza è in testa.​​​​​​​​​​​​​​​ washingtonpost.com/world/2026/03/… Nel mio post di qualche giorno fa spiegavo cosa stan succedendo in Ungheria.
Fabio Lazza@Fabopolis

Il cavallo di troia è già dentro l’Europa il dissenso è legittimo. Il sabotaggio sistematico no. Orban e Fico non stanno semplicemente esprimendo una linea diversa sull’Ucraina. Stanno usando in modo seriale il potere di blocco per rallentare aiuti, svuotare decisioni comuni e offrire a mosca tempo, margine e vantaggio politico. questo non è pluralismo. È sabotaggio interno. Il problema in democrazia si può discutere di tutto. ma c’è una differenza netta tra dissentire e trasformare ogni emergenza europea in una leva di ricatto. quando un governo usa il veto per alzare il prezzo del proprio assenso, non difende la sovranità nazionale: indebolisce la sovranità europea proprio mentre la russia la sta mettendo alla prova. L’ipocrisia qui sta nel paradosso. Orban e Fico attaccano Bruxelles, ma continuano a incassarne fondi, protezione e vantaggi economici. contestano la solidarietà europea mentre pretendono i benefici dell’unione. non è indipendenza. è doppio gioco: stare dentro per prendere, mettersi di traverso per bloccare. Il metodo: la meccanica è sempre la stessa si blocca, si ritarda, si crea incertezza, si logora la credibilità europea. nel frattempo l’Ucraina perde tempo e il cremlino guadagna spazio. non servono carri armati russi a bruxelles se bastano governi amici di mosca seduti al tavolo europeo. La posta in gioco non è una guerra lontana. è la misura della capacità europea di esistere come soggetto politico e strategico. ogni aiuto rallentato manda lo stesso messaggio: agli alleati che l’europa vacilla, agli avversari che l’europa si può dividere, ai cittadini che l’unione fatica a difendere persino se stessa. La risposta: non bastano più le indignazioni rituali. Se il veto viene usato come arma contro l’interesse comune, va ridotto nelle materie strategiche. se i fondi europei alimentano governi che sabotano gli obiettivi dell’unione, va rafforzata la condizionalità. se esistono reti politiche o mediatiche che agiscono come terminali di interessi russi, serve piena trasparenza. Quando incassi i benefici dell’unione e ne mini la sicurezza, non sei un ribelle. sei un sabotatore. Il cavallo di troia non sta arrivando. è già dentro. Si chiama Ungheria e va fermata o allontanata. Di Bielorussia ne basta una…

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Mauro
Mauro@Ja_u_Beogradu·
@Fabopolis Non ce la facciamo proprio, ti rifugi ancora negli insulti. Puoi piantarla serenamente qui.
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Fabio Lazza
Fabio Lazza@Fabopolis·
Il cavallo di troia è già dentro l’Europa il dissenso è legittimo. Il sabotaggio sistematico no. Orban e Fico non stanno semplicemente esprimendo una linea diversa sull’Ucraina. Stanno usando in modo seriale il potere di blocco per rallentare aiuti, svuotare decisioni comuni e offrire a mosca tempo, margine e vantaggio politico. questo non è pluralismo. È sabotaggio interno. Il problema in democrazia si può discutere di tutto. ma c’è una differenza netta tra dissentire e trasformare ogni emergenza europea in una leva di ricatto. quando un governo usa il veto per alzare il prezzo del proprio assenso, non difende la sovranità nazionale: indebolisce la sovranità europea proprio mentre la russia la sta mettendo alla prova. L’ipocrisia qui sta nel paradosso. Orban e Fico attaccano Bruxelles, ma continuano a incassarne fondi, protezione e vantaggi economici. contestano la solidarietà europea mentre pretendono i benefici dell’unione. non è indipendenza. è doppio gioco: stare dentro per prendere, mettersi di traverso per bloccare. Il metodo: la meccanica è sempre la stessa si blocca, si ritarda, si crea incertezza, si logora la credibilità europea. nel frattempo l’Ucraina perde tempo e il cremlino guadagna spazio. non servono carri armati russi a bruxelles se bastano governi amici di mosca seduti al tavolo europeo. La posta in gioco non è una guerra lontana. è la misura della capacità europea di esistere come soggetto politico e strategico. ogni aiuto rallentato manda lo stesso messaggio: agli alleati che l’europa vacilla, agli avversari che l’europa si può dividere, ai cittadini che l’unione fatica a difendere persino se stessa. La risposta: non bastano più le indignazioni rituali. Se il veto viene usato come arma contro l’interesse comune, va ridotto nelle materie strategiche. se i fondi europei alimentano governi che sabotano gli obiettivi dell’unione, va rafforzata la condizionalità. se esistono reti politiche o mediatiche che agiscono come terminali di interessi russi, serve piena trasparenza. Quando incassi i benefici dell’unione e ne mini la sicurezza, non sei un ribelle. sei un sabotatore. Il cavallo di troia non sta arrivando. è già dentro. Si chiama Ungheria e va fermata o allontanata. Di Bielorussia ne basta una…
Saint Javelin@saintjavelin

❗️The US is lifting sanctions on Belarus. Belinvestbank, the Development Bank, and Belarus’ Ministry of Finance are now off the sanctions list. There are also reports of a planned visit by Lukashenko to the US. What is going on? So is the next move the US teaming up with Russia and going against Iran?

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Fabio Lazza
Fabio Lazza@Fabopolis·
@Ja_u_Beogradu Insomma sei stato un cafone e hai dimostrato di non sapere nulla. E neghi le evidenze che ti porto. Classico propagandista da bar. Buona vita
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Mauro
Mauro@Ja_u_Beogradu·
“Ignoranza dei fatti” non è un insulto. Vucic era tra parentesi () perché è in divenire. Il tender esiste e la posizione di Orban Fico e Vucic è in linea con la necessità di non destabilizzare le necessità energetiche della regione. Che poi non ti piaccia, è affar tuo. Ora torna a ricopiare gli articoli di OFAC da Google (che non conoscevi nemmeno un po), così puoi continuare la tua propaganda eurosuicida.
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Fabio Lazza
Fabio Lazza@Fabopolis·
Detto questo ti spiego educatamente per ultima volta No, stai solo cambiando tesi perché quella di prima è saltata. Prima hai detto che Orbán, Fico e Vučić “condividono” un oleodotto che gli ucraini avrebbero parzialmente distrutto. Ma oggi la Serbia non riceve greggio da quel ramo della Druzhba: NIS importa soprattutto via JANAF dalla Croazia, con crude da Kazakhstan, Nigeria e Guyana, mentre il collegamento Ungheria-Serbia resta un progetto da completare entro il 2027. E lo stop della Druzhba dal 27 gennaio è attribuito da Kyiv e riportato da Reuters a un attacco russo sulle infrastrutture in Ucraina occidentale. Adesso stai parlando di un’altra cosa: l’operazione MOL-NIS. Quella sì, è reale. Reuters scrive che MOL ha firmato un accordo vincolante per comprare le quote di Gazprom Neft e Gazprom in NIS, ma l’operazione dipende ancora dalle autorizzazioni OFAC. E Lavrov ha detto apertamente che la vendita a MOL “avvantaggerebbe la Russia”. Quindi no, non hai “spiegato meglio”. Hai sostituito una falsità con un altro argomento. L’interesse immediato di Orbán non prova che “gli ucraini hanno distrutto il loro oleodotto”. Prova semmai che Budapest sta cercando di trasformare il salvataggio di NIS in leva energetica regionale, in un’operazione che perfino Mosca considera utile a sé.
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Fabio Lazza
Fabio Lazza@Fabopolis·
@Ja_u_Beogradu Amico mio, rileggi. Hai dato dell’ignorante a uno che ti sta spiegando le cose in maniera educata. Cosa pretendevi dopo avermi insultato?
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Mauro
Mauro@Ja_u_Beogradu·
@Fabopolis Al “cazzaro” direi che qualunque cosa tu possa scrivere perde valore.
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Fabio Lazza
Fabio Lazza@Fabopolis·
Concordo con @lastknight. @Fedez e @MrCasanovaReal hanno fatto la cosa giusta invitandola. E il loro podcast generalmente è godibile. Ma aspettarsi un’intervista anglosassone da un podcast di intrattenimento è come portare un coltello a una partita di scherma. Il problema non è chi ha fatto le domande. È che la Narrative Governance richiede un format costruito apposta per smontarla: fact-checking in tempo reale, obiezioni preparate, zero deferenza iniziale. Nessuno di questi elementi era nel contratto.
Matteo G.P. Flora@lastknight

x.com/i/article/2035…

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