Fabio Lazza

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@Fabopolis

Il dolore è il prezzo che paghiamo per l’amore. Non lo superi, non lo attraversi; ci cammini assieme.

Italy Katılım Nisan 2007
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Fabio Lazza
Fabio Lazza@Fabopolis·
Il testo è mio. Ma qualsiasi cosa dica ormai il mantra è dire “lo hai fatto con AI” per evitare argomento. Non dico che non la uso. Scrivo un articolo/post e poi chiedo fonti e correzioni ortografiche ad AI . Poi a me se ci credete o meno interessa poco Ti posto un esempio di oggi anche se non sarei tenuto a farlo…
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Fabio Lazza
Fabio Lazza@Fabopolis·
Buttafuoco oggi in risposta al Ministro @AlessGiuli dice di temere più l’Occidente di Putin. Ma non è una scivolata: è una linea che il Presidente de @la_Biennale segue da molti anni e che governo @GiorgiaMeloni non poteva NON conoscere… Nel 2018 scriveva che Putin era «l’unico statista davvero di destra». Nello stesso pezzo raccontava la Russia come potenza che «regala al Mediterraneo la pace». Nel 2017 parlava di «Santa Madre Russia» come alternativa simbolica all’Occidente. Oggi arriva alla Biennale e dice di temere più le democrazie liberali che il Cremlino. A questo punto il quadro è chiarissimo: non siamo davanti alla libertà dell’arte, ma alla solita fascinazione antiatlantica. Mosca come potenza spirituale, l’Occidente come malattia, la Nato come relitto, Putin come statista “vero”. Il problema non è Čajkovskij. Il problema è usare la cultura russa come alibi per ripulire politicamente la Russia di Putin. Mentre quella Russia invade l’Ucraina, bombarda città, perseguita oppositori, reprime artisti e trasforma ogni grande vetrina culturale in proiezione di potenza. Buttafuoco non difende il dialogo. Difende un immaginario: un po’ Orbán, un po’ Putin, un po’ nostalgia estetica per il Novecento peggiore. Fonti barbadillo.it/72851-dragoner… ilfoglio.it/il-riempitivo/… barbadillo.it/64078-focus-di… barbadillo.it/46638-reportag…
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Pietrangelo Buttafuoco e la lite con Giuli: «Temo l'Occidente più di Putin» #Echobox=1778646158" target="_blank" rel="nofollow noopener">open.online/2026/05/13/pie…

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Fabio Lazza
Fabio Lazza@Fabopolis·
La battuta sulla “narrazione russofoba” è ridicola. In Russia criticare la guerra può costare processi e carcere. In Occidente puoi attaccare l’Occidente, elogiare Mosca, accusare l’Ue, fare il dissidente da salotto e poi tornare tranquillo alla tua presidenza culturale. Questa è la differenza. Buttafuoco non prova che l’Occidente è illiberale. Prova esattamente il contrario. Chiedere a Politovskajia, Navalny e molti altri
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Amo Laquestione
Amo Laquestione@Teolaquestione·
@Fabopolis @brusco_sandro Non vi sfiora neanche un po' l'idea che Buttafuoco sia una persona libera e non allineato al massimalismo UE, alla narrazione russofobia dominante
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Sandro Brusco
Sandro Brusco@brusco_sandro·
Che Buttafuoco fosse un mona si sapeva, ma così tanto mona resta difficile da credere.
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Fabio Lazza
Fabio Lazza@Fabopolis·
@putino Eh amico mio. Lo è sempre stato mona…
Fabio Lazza@Fabopolis

Buttafuoco oggi in risposta al Ministro @AlessGiuli dice di temere più l’Occidente di Putin. Ma non è una scivolata: è una linea che il Presidente de @la_Biennale segue da molti anni e che governo @GiorgiaMeloni non poteva NON conoscere… Nel 2018 scriveva che Putin era «l’unico statista davvero di destra». Nello stesso pezzo raccontava la Russia come potenza che «regala al Mediterraneo la pace». Nel 2017 parlava di «Santa Madre Russia» come alternativa simbolica all’Occidente. Oggi arriva alla Biennale e dice di temere più le democrazie liberali che il Cremlino. A questo punto il quadro è chiarissimo: non siamo davanti alla libertà dell’arte, ma alla solita fascinazione antiatlantica. Mosca come potenza spirituale, l’Occidente come malattia, la Nato come relitto, Putin come statista “vero”. Il problema non è Čajkovskij. Il problema è usare la cultura russa come alibi per ripulire politicamente la Russia di Putin. Mentre quella Russia invade l’Ucraina, bombarda città, perseguita oppositori, reprime artisti e trasforma ogni grande vetrina culturale in proiezione di potenza. Buttafuoco non difende il dialogo. Difende un immaginario: un po’ Orbán, un po’ Putin, un po’ nostalgia estetica per il Novecento peggiore. Fonti barbadillo.it/72851-dragoner… ilfoglio.it/il-riempitivo/… barbadillo.it/64078-focus-di… barbadillo.it/46638-reportag…

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Daniele Angrisani
Buttafuoco afferma di temere più l’Occidente che Putin. Perché non va a Mosca con biglietto di sola andata? Chi glielo vieta?
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Costantino De Blasi
Costantino De Blasi@DeShindig·
Fotografia di un declino non è soltanto uno straordinario lavoro di ricerca e analisi dei dati, è soprattutto una spietata descrizione dell'economia, della demografia, degli errori (e delle omissioni) della classe dirigente italiana. Ne parliamo alle 20,30 con gli autori @RiccardoTrezzi e Guido Ascari @liberioltre youtube.com/watch?v=G0Gw1R…
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Fabio Lazza
Fabio Lazza@Fabopolis·
@gaiatortora Poco di tutti e tre. Garlasco è Teatro ormai. Imbarazzante. Hantavirus è come leggere dell’influenza stagionale o di andare al super nelle ore calde. Electrolux è sempre pa solita storia di contrattazione e industrializzazione italiana.
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Alessandra Libutti 🇪🇺
Come c’era da aspettarsi, la rivolta dei ciompi laburisti si è risolta in una manciata di ministri dimissionari, sostituiti e Starmer in tempo di record. E sta sempre lì e più forte di ieri. Poi arriveranno i ministri a cui verrà suggerito di dimettersi. Si vedrà un rimpasto in grande stile. Insomma, se organizzi un tentativo di colpo interno, sospinto dai media, meglio che lo fai con i numeri giusti 🤭
Politics UK@PolitlcsUK

🚨 BREAKING: Keir Starmer has appointed new Ministers, aides and whips - Nesil Caliskan as Parliamentary Under-Secretary in the Housing Department - Natalie Fleet as Parliamentary Under-Secretary in the Home Office - Catherine Atkinson as Parliamentary Under-Secretary in the Ministry of Justice - Preet Kaur Gill as Parliamentary Under-Secretary in the Health Department - Gen Kitchen as Comptroller of HM Household (Government Whip) - Deirdre Costigan as Junior Lord of the Treasury (Government Whip) - Shaun Davies as Assistant Whip, House of Commons

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Iuri Maria Prado
Iuri Maria Prado@iurimariaprado·
La feccia pro-ucrainoide che si è scatenata ultimamente dovrebbe costituire un problema, innanzitutto, per i sostenitori del diritto dell’Ucraina non solo di difendersi, ma di essere aiutata a difendersi, dall’aggressione criminale che ha subito, sostenitori dei quali faccio parte con più titoli e carte in regola del medio pro-ucrainoide. Il quale, mediamente, è, quando va bene, come l’”amico di Israele” che denuncia il “criminale appartenente alla comunità ebraica di Roma”, come l’”amico di Israele” che fa gazzarra per un voto all’Onu, mentre la Ue, col sostegno ucraino, conduce la propria campagna di obliquo (e a volte diretto) sostegno agli assassini dell’Unrwa, alla cupola antisemita dell’Aia, alle organizzazioni umanitarie che scambiavano calorose strette di mano con gli strangolatori di Ariel e Kfir Bibas.
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Ludovico Zanette
Ludovico Zanette@LudovicoZanette·
Certo. Iuliia Mendel era talmente 'sconosciuta' che nel 2022 aveva pubblicato il libro ‘The Fight for Our Lives: My Time with Zelenskyy, Ukraine’s Battle for Democracy, and What It Means for the World’, edito da Simon & Schuster, che potete trovare recensito sul Washington Post. A seguito della sua pubblicazione e del book tour internazionale, Mendel aveva cominciato ad apparire su CNN, BBC, Bloomberg, Fox News, France24, NPR, ecc. I diritti del libro erano stati acquistati da una società di produzione americana per farci una serie tv. Proprio una sconosciuta, insomma! 1/6
Paolo Mossetti@paolomossetti

Un anno e mezzo fa abbiamo intervistato, credo per primi, l'ex portavoce di Zelensky su @wireditalia, quando in Europa nessuno, di fatto, conosceva il suo nome. "Scoprendola" come fonte di una voce Ucraina solitamente poco ascoltata. Ora è arrivata da Tucker Carlson, cioè su una piattaforma controversa, ma di indubbio impatto, occupando - uso le parole di un amico - una nicchia relativamente poco coperta, critica col governo e per la pace, ma senza gli eccessi di un rinnegato come Arestovych. Uno spazio impopolare nei media euroatlantici, ma non inesistente in Ucraina.

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Francesco Borgonovo
Francesco Borgonovo@franborgonovo·
Il nuovo avvocato della famiglia nel bosco è Simone Pillon
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Toni Baruch ✡️
Toni Baruch ✡️@Tonibaruch·
No. La divergenza è sul fatto che Israele non ha compiuto nessuno "sterminio", non ha condotto nessuna guerra di massacro, non ha causato nessuna carestia, non ci sono crimini di guerra dimostrati. Ha combattuto una guera contro più nemici di ferocia barbarica, tutto sommato nel massimo rispetto di ogni regola civile. Eppure un cultismo ucraino violentemente antisemita spinge una narrativa di santificazione dell'Ucraina (che combatte la sua guerra giusta, con molti problemi, nessuna particolare santità, e anche qualche sbavatura politica non da poco - che nessuno perdonerebbe a Israele). E ci siamo un po' rotti i coglioni dei post pieni di fake news e di volgare commentario nazista, sterminazionista, che arrivano dal lato di certi (non di tutti) Slava Ukraini. E ultimamente anche di un certo atteggiamento volgare del governo ucraino.
Maurizio Recordati Koen (new account)@kavurzio

::: Circa la spaccatura su Israele tra i "liberali" italiani ::: Non vorrei generare l’ennesima zuffa da pollaio ma dare qualche mia impressione sul tema più divisivo nella mia bolla su X—bolla che ha in comune con me posizioni vagamente liberali e nettamente anti-Putin ma che si spacca in due sulla guerra in Medio Oriente. Il post È divisivo (e potrà non piacere) proprio perché prova a definire questa divisione. TLDR: La mia impressione è che i due campi si differenzino non solo nei contenuti (pro o vs politiche israeliane) ma anche nell’approccio: (1) uno identitario-culturalista che fa un discorso di guerra di civiltà (2) e uno etico-pratico: etico perché critica i comportamenti del governo israeliano. (1) La mia impressione è che chi difende la condotta del governo Netanyahu lo faccia per ragioni identitarie (direi una posizione e un metodo “alla Fallaci”). Ritiene che sia una posizione coerente con l’identità e i valori occidentali. Gli argomenti di questo discorso sono spesso quelli di una “guerra di civiltà”. Questo discorso fa presa attraverso il senso d’indignazione rispetto alle nefandezze del fondamentalismo islamico—la mostruosità del 7 ottobre, del regime iraniano, ecc. Si aggiunga anche la lotta all’antisemitismo diffuso tra gli ultrà antisionisti e pro-Palestina. È una posizione empatica, che sente sulla propria pelle la guerra ai “mostri” che sta combattendo Israele. Talvolta scivola nell’orientalismo o nel razzismo nei confronti di arabi e musulmani. È un discorso che dipinge questa guerra come una crociata, un modello culturale contro un altro, difesa con argomenti sui “massimi sistemi” valoriali e politici (“Israele come unica democrazia in Medio Oriente”). È anche il discorso di chi spesso è “in campo” contro la sinistra—non contro l’estrema sinistra ma LA sinistra nel senso di fazione (o ci sei dentro o sei fuori). La sensazione è che spesso, più che di liberalismo concreto, si tratti di persone col vecchio tic anti-marxista, un residuo del secolo scorso. La prospettiva storica con cui questo campo spiega il conflitto arabo-israeliano è quella delle grandi pennellate e delle "spalmature" di lungo periodo. Per un secolo Israele ha avuto solo ragioni e arabi e palestinesi solo torti. [Nota dello storico: chi vuole vendere dottrine, stereotipi e schemi geopolitici, nel lungo periodo ci sguazza; il lungo periodo è il tempo delle facili continuità e ai “bigini”, si presta alle dichiarazioni impressionistiche più che all’analisi critica.] Peraltro, sono gli stessi modi grossolani usati dagli antisionisti che riducono un conflitto pluridecennale CHE È UN CASINO a una vignetta. Gli stessi modi di tranciare la questione a favore di una parte a scapito dell’altra. Che spiegano la guerra somministrandovi pillole monocausali che risolvono tutto. In questo discorso Israele viene sacralizzato. È un feticcio intoccabile posto al di sopra della storia (discorso aperto e critico) e al di fuori dal mondo reale, in cui ogni gruppo umano, prima o poi, si macchia di atrocità. (BREAKING NEWS: Nessuno è “brava gente” per natura.) Si fa molta fatica a riconoscere che Israele è una democrazia ma è ANCHE governato da una coalizione di nazionalisti e fanatici religiosi, che traffica in discorsi suprematisti e di pulizia etnica. (Certo, tanto quanto i mostri antisemiti che combattono.) E si fa fatica ad ammettere che Israele non soltanto combatte una guerra legittima contro i suddetti mostri, ma compie ANCHE crimini di guerra e oscenità su persone innocenti. Palestinesi pieni di odio, che vedrebbero volentieri gli israeliani sparire dalla loro vista, ma innocenti. (Ovviamente il discorso vale anche per tanti israeliani.) Ci hanno detto che le atrocità del governo Netanyahu a cui abbiamo assistito ripetutamente sono solo propaganda e falsità (il solito “cinema” palestinese). Che sono illazioni o esagerazioni degli antisemiti. (Ma davvero: tutte-tutte quante? E chi ne parla sono tutti-tutti antisemiti?) Il fatto è che se combatti una crociata, se vedi tutto in termini di guerra di civiltà, dai per scontato che anche chi non sta dalla tua parte ragioni in termini identitari come fai tu. Da questo punto di vista, chi critica Israele conduce la tua stessa guerra tra culture, solo stando dall’altra parte. Per cui credi che ce l’abbia con Israele o con gli ebrei a prescindere. Dev’essere una questione di fede—della sua malafede. Questo discorso si rifa anche al realismo dell’uomo della strada. Tipo: “Israele usa il pugno duro perché così è la guerra, bellezza.” Sciocchezze simili vengono usate dagli avvocati italiani di Putin per giustificare i suoi massacri… Come se le guerre si spiegassero e giustificassero tutte in modo uguale, magari ripetendo Clausewitz in modo ingenuo, per insegnarci che in guerra devi sempre usare il massimo della violenza... (JAYZUS!) E così davanti a Gaza giustificano Israele dicendo “E allora Dresda, Amburgo o Hiroshima?”, confondendo contesti e livelli strategici tra guerre estremamente diverse, che si spiegano e si giustificano in modi differenti. (2) L’altro gruppo di liberali, in cui io stesso mi colloco, si oppone al governo Netanyahu. Qui il liberalismo non è un campo, una bandiera, una tradizione identitaria… Certo, è un pacchetto di valori, ma viene usato ETICAMENTE—per giudicare i COMPORTAMENTI. A differenza del gruppo pro-Netanyahu, questo discorso non pretende di giudicare l’idea di Israele per se, la sua identità e i valori che Israele simboleggia (per conto nostro). Giudica le politiche e la condotta della guerra di Netanyahu. Giudica, cioè, le responsabilità del governo israeliano rispetto alle sue AZIONI. Trova un’incoerenza tra tali comportamenti e i nostri principi di umanità. Peraltro, si può amare e difendere Israele, ci si può identificare coi valori occidentali, si può perfino ritenere Israele “uno dei nostri” e AL CONTEMPO indignarsi di fronte al governo Netanyahu e chi lo sostiene. Vale lo stesso per la Russia: si può al contempo amarla, denunciare Putin e lamentarsi del sostegno che troppi russi gli garantiscono. Si può empatizzare col dolore degli israeliani e comprendere le ragioni della loro incazzatura viscerale, ma ANCHE osservare che questa ira funesta si manifesta in modi disumani. Alla base, la mia opinione è che se il liberalismo ricerca il progresso dell’umanità (generica) attraverso quello degli esseri umani (individui), sarebbe il caso di dare meno peso agli essenzialismi culturali-identitari e di abbassare le bandiere.

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Fabio Lazza
Fabio Lazza@Fabopolis·
Il video del dott @RoyDeVita contiene molte imprecisioni. Tralasciando che non vedo nessun panico e che sicuramente OMS e tutti hanno detto che rischio è basso e molto basso in EU quindi semmai stanno calmando, qui fa un errore da matita rossa. Unica cosa giusta resta il nome generico: “hantavirus”. Ma epidemiologicamente sono due storie diverse. Nel caso Arakawa/Hackman parliamo di HPS in New Mexico, quadro classicamente legato al Sin Nombre virus, trasmesso da roditori e non noto per trasmissione uomo-uomo. Nel caso della M/V Hondius parliamo invece di Andes virus, ceppo sudamericano, l’unico hantavirus per cui il CDC riconosce trasmissione persona-persona, rara e legata a contatti stretti/prolungati. Quindi dire “i soccorritori di Hackman non si sono contagiati” per ridimensionare il caso della nave è metodologicamente sbagliato: stessa famiglia virale, ceppi diversi, dinamiche di trasmissione diverse. x.com/Virna25marzo/s…
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Fabio Lazza
Fabio Lazza@Fabopolis·
La cosa comica è che continui a chiamare “supercazzola” il contesto, cioè esattamente ciò che serve per capire un dato. È il rifugio classico di chi ha imparato una tabellina e pensa di aver capito la matematica. “Kyiv vota contro Israele” non è una spiegazione. È una didascalia. Il lavoro intellettuale comincia dopo: contro Israele su cosa? Su quali risoluzioni? In quale contesto diplomatico? Con quali voti degli altri Paesi europei? Con quali astensioni? Con quali interessi in gioco per un Paese invaso dalla Russia? Tu invece ti fermi alla figurina: 74%. Fine. Bravo. Hai letto il numero. Ora prova a capirlo. Se ci riesci E la frase più tenera è: “Le motivazioni non sono state prese in considerazione”. Appunto. È esattamente il problema. Se non prendi in considerazione le motivazioni, non stai facendo analisi politica: stai facendo contabilità da tifoso. Se poi quel numero lo usi in una polemica contro Kyiv, allora non è più “solo un dato”: è un dato usato per insinuare una tesi. Fare finta che non ci sia giudizio mentre lo si brandisce come accusa è il trucco più vecchio del mondo. Sul parere CIG poi siamo proprio al Dunning-Kruger con la fanfara. “È non vincolante, quindi irrilevante”. No. Non vincolante non significa irrilevante. Significa che non produce da solo un obbligo esecutivo come una sentenza contenziosa; ma resta il parere del principale organo giudiziario delle Nazioni Unite sul diritto applicabile. Se non capisci questa differenza, non stai demolendo la mia tesi: stai denunciando il tuo livello. E occhio, perché il tuo argomento ti esplode in mano: se il parere CIG è “irrilevante” perché non vincolante, allora anche molte risoluzioni dell’Assemblea Generale ONU su cui costruisci il tuo numeretto sono politicamente rilevanti ma non vincolanti. Quindi deciditi: o la cornice ONU conta, e allora conta anche il contenuto giuridico-politico delle risoluzioni; oppure non conta, e il tuo 74% torna a essere solo una clava retorica per gonzi. Nessuno ha detto che l’Ucraina “è stata brava”. Questa è una tua invenzione, comoda perché non sai rispondere al punto vero: quei voti non dimostrano che Kyiv sia “contro Israele” in senso strategico, morale o identitario. Dimostrano che Kyiv, come molti Paesi europei e non europei, vota spesso testi ONU critici verso occupazione, insediamenti, Gaza, Gerusalemme Est, Golan, UNRWA e questione palestinese. È più lungo da dire, certo. Questa è la differenza tra analisi e slogan. E la parte su Israele non è “benaltrismo”. È il test di coerenza. Se usi i voti ONU per misurare l’amicizia o l’ostilità di Kyiv verso Israele, allora lo stesso metro va applicato quando Israele vota contro una risoluzione ONU sull’aggressione russa all’Ucraina insieme a Russia, Bielorussia e Corea del Nord. Se lì improvvisamente il voto va “contestualizzato”, mentre per Kyiv “i numeri parlano”, non stai ragionando: stai proteggendo la tua squadra. Quindi ricapitoliamo, piano: un dato senza contesto è un’etichetta; un dato usato in polemica è già interpretazione; una risoluzione va letta nel merito; “non vincolante” non vuol dire “irrilevante”; e il doppio standard resta doppio standard anche se lo chiami “fine della storia”. Chiudo qui, perché oltre un certo punto non si discute più di Israele, Ucraina o ONU. Si discute di alfabetizzazione minima. E quella non posso dartela io nei commenti.
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Eli Kopter🔸🇮🇱🔸🍌📟 🎗️
@Fabopolis Dove hai letto le accuse? Chi le ha fatte? Hai la coda di paglia? Il parere CIG è irrilevante se lo usi come "prova" per dimostrare che l'Ucraina è stata brava a votare "contro" Israele perché lo ha detto anche ICJ. Su da bravo.
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Fabio Lazza
Fabio Lazza@Fabopolis·
Che devo dirvi. Non ci siamo proprio. Il dato sui voti ucraini all’ONU viene usato come una clava: “Kiev vota contro Israele”. È un modo furbo per dire una cosa formalmente impressionante e politicamente fuorviante. Insomma propaganda Secondo il database di UN Watch, l’Ucraina risulta spesso allineata ai testi ONU critici verso Israele. Bene. Ma quel numero non misura “antisemitismo”, né “odio per Israele”: misura come Kiev vota su un pacchetto di risoluzioni che riguardano occupazione, insediamenti, profughi palestinesi, UNRWA, Golan siriano, autodeterminazione palestinese, aiuti umanitari. Mettere tutto nello stesso sacco e chiamarlo “contro Israele” è già metà della manipolazione. E infatti basta guardare il dettaglio: nel 2024, sulla risoluzione che recepiva il parere della Corte Internazionale di Giustizia sull’illegalità della presenza israeliana nei Territori palestinesi occupati, l’Ucraina non votò sì: si astenne. Quella risoluzione passò comunque con 124 voti favorevoli; Francia, Spagna, Belgio e Irlanda votarono sì, mentre Italia e Germania si astennero. Quindi trasformarla in “prova” dell’odio ucraino verso Israele è propaganda da tabellina Excel. Stesso discorso per Gaza nel 2023: la risoluzione ONU sulla protezione dei civili e l’accesso umanitario passò con 120 voti favorevoli, 14 contrari e 45 astensioni. L’Ucraina si astenne, proprio per non rompere del tutto con Israele mentre cercava sostegno internazionale contro la Russia. Poi c’è il punto politico che loro fingono di non vedere. Dal 2022 l’Ucraina è un Paese invaso, bombardato, ricattato, costretto a costruire maggioranze all’ONU contro Mosca. In Assemblea Generale i voti arabi, africani e del Sud globale contano. Kiev non fa diplomazia in un seminario morale: la fa sotto i missili russi. E ora guardiamo Israele. Il 24 febbraio 2025, terzo anniversario dell’invasione russa, Israele votò contro una risoluzione ONU che condannava l’aggressione russa all’Ucraina. Non si astenne: votò no. Nello stesso campo finirono Russia, Bielorussia, Corea del Nord, Ungheria e altri governi. Quindi la morale è semplice: pretendere che l’Ucraina, sotto invasione, sacrifichi la propria sopravvivenza diplomatica per compiacere Israele, mentre Israele può votare con Mosca contro Kiev e ricevere mille giustificazioni geopolitiche, non è analisi. È doppio standard. Chi usa quei numeri così non sta difendendo Israele. Sta usando Israele come manganello retorico contro l’Ucraina. Non facendoci una bella figura.
Iuri Maria Prado@iurimariaprado

Il voto ucraino all’Onu su Israele: • 0% a favore di Israele (nessuna risoluzione pro-Israele sostenuta). • ~74% contro Israele (134 risoluzioni, ovvero voto sì a testi critici). • ~26% astenuta (46 risoluzioni).

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Mr Smith
Mr Smith@torcia86·
@Fabopolis @settime2588 Il mio unico pensiero è che non voglio morire né islamico né russo , non me ne frega assolutamente niente di tutto il resto , purtroppo credo che per il primo punto sarà molto difficile
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Fabio Lazza
Fabio Lazza@Fabopolis·
ti ho appena spiegato la differenza tra un numero e il suo uso propagandistico. Ma non sei abbastanza intelligente per capirla, come prevedevo Il problema non sono i dati. Il problema è l’uso da venditore di pentole che ne fai tu. Dire “Kyiv vota contro Israele” prendendo un aggregato ONU e fingendo che significhi “l’Ucraina è contro Israele” è esattamente la supercazzola: trasformare voti su occupazione, insediamenti, UNRWA, Golan, Gerusalemme Est e Gaza in una pagella morale pro/anti Israele. Poi arriva il capolavoro: “i numeri spiegano le scelte ucraine, non le giudicano”. Perfetto. Allora perché li tirate fuori come accusa? Se non giudicano, non provano nulla. Se li usate per insinuare una colpa politica di Kyiv, allora state facendo interpretazione. E quando vi si risponde nel merito, frignate: “supercazzola”. No, caro. Supercazzola è usare UN Watch come fosse il Monte Sinai e poi non leggere cosa c’è dentro. Lo stesso database dice che l’Ucraina ha 0% “pro-Israele”, 74% “contro Israele” e 26% astensione, ma quella è una classificazione politica di UN Watch, non una sentenza divina sul rapporto Ucraina-Israele. unwatch.org/database/count… Sul parere CIG, poi, siamo alla comicità involontaria. “Non vincolante, quindi irrilevante” è una frase da primo anno ripetuto di diritto internazionale. Un parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia non è esecutivo come una sentenza contenziosa tra Stati, ma resta il pronunciamento del principale organo giudiziario dell’ONU sul diritto applicabile. Puoi contestarlo politicamente; non puoi liquidarlo come se fosse un post su Facebook. Sotterrati ora
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Eli Kopter🔸🇮🇱🔸🍌📟 🎗️
@Fabopolis Israele". Tutte SUPERCAZZOLE. Quando sprechi così tante parole per contestare semplici numeri, stai cercando di vendere pentole. Nessuno "pretende" niente. I numeri spiegano le scelte ucraine, non le giudicano. Sei tu che stai facendo un'arringa difensiva inutile. Ciao ragazzo.
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Fabio Lazza
Fabio Lazza@Fabopolis·
Ma quale ‘stessa parte’? La politica internazionale non è una tifoseria. Io sostengo l’Ucraina perché è stata invasa dalla Russia. Sostengo il diritto di Israele a esistere e a difendersi. E proprio per questo non sono obbligato a fingere che ogni scelta del governo israeliano sia sacra, né che ogni voto ucraino all’ONU sia antisemitismo. Sono due piani diversi: diritto all’esistenza, diritto alla difesa, diritto internazionale, interessi diplomatici. Mischiarli serve solo a trasformare Israele in un test di fedeltà ideologica. Ed è esattamente il problema.
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Mr Smith
Mr Smith@torcia86·
@Fabopolis @settime2588 Ma accettare pacificamente che Israele ed Ucraina non siano dalla stessa parte è così complicato , ed è così complicato allo stesso tempo sostenere la causa di entrambe i paesi?
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