Eraldo Frangipane

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Ecco la definizione di appiattimento fornita da Galimberti (2018, p.116): “Disturbo dell’affettività caratterizzato da un generale impoverimento della reattività emotiva che non risulta mai adeguata allo stimolo. Il soggetto con un’affettività appiattita è descritto solitamente come monotono, emotivamente ottuso, privo di vivacità, insensibile e freddo. Chi soffre di appiattimento lamenta che la realtà gli sembra estranea e di conseguenza le sue risposte gli sembrano forzate, false e inautentiche”. unobravo.com/post/appiattim….
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Si dice che il dio Ermes, a causa della sua funzione di messaggero degli dèi in ognuno dei tre livelli in cui si divideva il mondo degli antichi, indossasse un mantello double face, da un lato bianco e dall'altro nero, per essere in armonia con l'ambiente luminoso celeste quando saliva all'Olimpo e con le tenebre dell'Ade quando scendeva agli inferi. Sapeva comunicare, come san Paolo
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E allora lo sono tutte, perché le donne diventano più aggressive quando frequentano gli uomini, e gli uomini più gentili quando frequentano le donne. Bisogna aver pietà di tutti, specie dei massoni persi in questi trivi
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Chi si fa pecora, si lascia mangiare dal lupo
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L'umiltà nel Cristianesimo dovrebbe fondarsi sul principio per cui il credente deve riporre tutta la sua fiducia in Dio, non in se stesso, perché allora peccherebbe di superbia. Tuttavia se leggiamo attentamente le Lettere di Paolo t.ly/g3U29 non si ha l'impressione che fosse molto umile t.ly/CuZaT (Paolo si fa Architetto, quando questo è un appellativo di Dio t.ly/vnwMs) e ciò per un semplice motivo: quando si tenta un'ascesa al Cielo, da vivi, vi deve essere una grande fiducia, altrimenti la paura fa ricadere nella condizione di partenza, e come si dice, da quanto più in alto si cade tanto più ci si fa male. Così Paolo uscì accecato dalla sua visione di Cristo sulla via di Damasco. Il Cielo di Venere a cui sarebbe stato rapito fa riferimento a Venere/Afrodite che condivide con Cristo il simbolo del pesce, dell'Ichthys, il quale è anche in analogia con gli occhi, tant'evvero che nel Libro di Tobia le sue interiora vengono utilizzate per ridonare la vista al vecchio padre Tobi. Venere è la dea dal caratteristico sguardo strabico, detto appunto "strabismo di Venere", il quale comporta che uno o entrambi gli occhi, invece di convergere al centro del viso come nei casi piú comuni di strabismo, divergono all'esterno. Il risultato è la diplopia, il vederci doppio, come a dire simbolicamente che l'Amore non guarda solo il corpo dell'amato, ma anche il suo doppio, cioè la sua anima, ed a volte ama questa piú del primo. Nel Cristianesimo c'è un consapevole sacrificare la bellezza del corpo a quella dell'anima e di questo Cristo è un esempio.
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Il fondamento dell'umiltà. 5. 5. Quando in un servo di Dio s'insinua la superbia, subito le si accompagna anche l'invidia. Non c'è superbo che non sia anche invidioso. L'invidia è figlia della superbia, e questa è una madre che non resta mai sterile: dove si trova, subito genera. Perché essa non entri in voi, considerate che nel tempo della persecuzione non ricevette la corona solo Agnese che era vergine, ma anche Crispina che era donna sposata; e risulta che alcuni dei consacrati cedettero, mentre molti dei coniugati sostennero il combattimento e vinsero. Non invano quindi l'Apostolo dice a tutti i membri di Cristo: Ciascuno di voi consideri gli altri superiori a se stesso, e ancora: Gareggiate nello stimarvi a vicenda 9. Se questa è la vostra convinzione, non vi riterrete mai dei " grandi ". Conviene che facciate attenzione più a quello che vi manca che a quello che avete: badate di non perdere quello che avete e fate suppliche per ricevere quello che ancora vi manca. Bisogna considerare in quante cose siamo inferiori, non in quante superiori. Se infatti vuoi misurare di quanto hai superato un altro, rischi di insuperbirti; se invece consideri tutto quello di cui ancora difetti, ne gemi, ma proprio questa pena serve a curarti, a mantenerti umile, e camminerai con più sicurezza, evitando sia di cadere sia di gonfiarti di orgoglio. augustinus.it/italiano/disco…
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2. 1. A mantenere questa purezza di vita io vi esorto: Il regno dei cieli appartiene a quelli che sono come loro 4, che sono cioè umili, spiritualmente piccoli. Non abbiate per loro disprezzo o avversione: è segno di vera grandezza l'esser piccolo, mentre la superbia è fallace grandezza di chi è debole. E quando la superbia si sia impadronita di un animo, sollevandolo in alto lo fa precipitare, gonfiandolo lo svuota, riempiendolo lo spezza. Mentre la persona umile non può fare del male, il superbo non può non farne: intendo riferirmi all'umiltà di chi non aspira a eccellere per transitori successi mondani, ma è volto sinceramente a un bene eterno che sa di poter raggiungere, non con le proprie forze ma con l'aiuto che riceve. Chi ha questa umiltà non può desiderare il male di nessuno perché nessun male potrebbe accrescere il suo bene. La superbia invece produce subito invidia, e chi prova invidia non può che desiderare il male di colui il cui bene lo tormenta. Anche l'invidia quindi porta subito a volere il male, e di qui derivano imbrogli, ipocrisie, maldicenze e tutto quel male che non si vorrebbe mai ricevere da un altro. Se conservate quindi intatta la pia umiltà, che secondo le Scritture è il segno distintivo della santa infanzia, godrete sicuramente della immortalità dei beati: A costoro appartiene il regno dei cieli. augustinus.it/italiano/disco…
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Quando Silvio Berlusconi ha completato l’affidamento ai servizi sociali, fuori dall’istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone c’era un gruppo di fan. Erano sostenitori che ogni settimana, a ogni appuntamento che doveva dedicare agli anziani dell’istituto, si presentavano col megafono e una maglietta con la scritta: “Sempre nel cuore, uomo di Arcore”. ilgiorno.it/milano/cronaca… conseguenze: legge sulle telecamere in zona assistenza convalescenti
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«Caro Cefalo, provo grande piacere a discorrere con le persone anziane. Mi sembra infatti che da loro, come da chi e già avanti in un cammino che forse anche noi dovremo percorrere, si debba apprendere quale sia questo cammino, se aspro o duro, oppure facile e agevole. In particolare, poi, dato che sei ormai giunto a quell'età che a detta dei poeti sta "sulla soglia della vecchiaia", sarei lieto di sapere da te se ti pare un momento difficile della vita, o che notizie ne dai». «Sì , per Zeus!», disse. «Ti dirò cosa ne penso, Socrate. Spesso ci riuniamo io e altri che abbiamo all'incirca la stessa età, tenendo fede all'antico proverbio.(7) Orbene, in queste riunioni la maggior parte di noi si lamenta, rimpiangendo i piaceri della giovinezza e ricordando le gioie dell'amore, le bevute, i banchetti e altre cose che si legano a queste; costoro si indignano perché pensano di essere stati privati di grandi beni e sono convinti che allora vivevano bene, mentre quella di adesso non è neanche vita. Alcuni poi deplorano le umiliazioni che subiscono dai familiari perché sono vecchi, e a questo attaccano il solito ritornello della vecchiaia causa di tutti i loro mali. A me però, Socrate, sembra che costoro non adducano la vera ragione, poiché se fosse questa anch'io avrei sofferto di questi stessi mali per via della vecchiaia, così come tutti gli altri che sono giunti a questa età. Ora invece io ho incontrato altre persone che non si trovano in tale stato, e per di più una volta fui presente quando un tale chiese al poeta Sofocle: "Come ti va nelle faccende d'amore Sofocle? Sei ancora in grado di andare con una donna?". E lui rispose: "Taci tu! Me ne sono liberato con la massima gioia, come se fossi fuggito a un padrone rabbioso e selvaggio". Già allora mi era parso che avesse detto bene, e ora non ne sono meno convinto. Nella vecchiaia infatti, almeno in queste cose, c'è una pace e una libertà assoluta: quando le passioni cessano di tirare e allentano la briglia, si verifica in tutto e per tutto ciò che diceva Sofocle e si può essere liberi da un gran numero di padroni folli. Ma di questi affanni e dei rapporti coi familiari la causa, Socrate, non è la vecchiaia, bensì l'indole degli uomini. Se fossero equilibrati e affabili, anche la vecchiaia sarebbe un peso moderato; altrimenti, Socrate, a una persona del genere riesce molesta tanto la vecchiaia quanto la gioventù». Io avevo ammirato le sue parole, e volendo che continuasse lo incitavo dicendogli: «Cefalo, credo che i più non siano d'accordo con le tue affermazioni, ma pensino che sopporti facilmente la vecchiaia non per il tuo carattere, ma perché possiedi molte sostanze: i ricchi, a quanto dicono, hanno molte consolazioni». «è la verità», disse. «Essi non sono d'accordo e hanno una qualche ragione, ma non nella misura in cui credono: calza bene invece il detto di Temistocle, il quale, a uno di Serifo che lo ingiuriava dicendo che la sua fama era dovuta non ai suoi meriti, ma alla sua città, rispose che né egli stesso sarebbe divenuto famoso se fosse stato di Serifo né quell'altro se fosse stato ateniese. Lo stesso discorso va bene anche per chi non è ricco e sopporta di malanimo la vecchiaia: un uomo equilibrato non potrebbe certo sopportare facilmente una vecchiaia unita a povertà, ma neppure un uomo non equilibrato, per quanto ricco, sarebbe mai in pace con se stesso». Allora io gli chiesi: «La maggior parte dei tuoi averi, Cefalo, l'hai ricevuta in eredità o te la sei procurata tu?» «Vuoi sapere», disse, «quali beni ho accumulato, Socrate? Sono a metà tra le ricchezze di mio nonno e di mio padre. Il nonno, mio omonimo, ricevette in eredità all'incirca il patrimonio che ora possiedo io e lo raddoppiò molte volte, Lisania, mio padre, lo rese ancora più esiguo di quello che è ora; io mi accontento di lasciarlo a questi miei figli non minore, ma un poco maggiore di quello che ho ricevuto». «Ti ho fatto questa domanda», precisai, «perché mi è sembrato che tu non amassi molto il denaro, e questo lo fanno per lo più coloro che non l'hanno guadagnato da sé; quelli che invece l'hanno guadagnato lo apprezzano il doppio degli altri. Infatti, come i poeti amano le loro opere e i padri i loro figli, così anche quelli che si sono arricchiti s'occupano con premura dei propri averi perché è opera loro, oltre che, come gli altri, per l'utilità che ne ricavano. Perciò la loro compagnia è molesta, dal momento che non sono disposti ad elogiare altro che la ricchezza». «Hai ragione», disse. «Proprio così !», ribadii. «Ma dimmi ancora una cosa: qual è il più grande bene che pensi di aver ricavato dal possedere molte sostanze?» «Forse non sarei molto convincente, se lo dicessi», rispose. «Perché devi sapere, Socrate, che quando si avvicina il momento in cui uno pensa dì morire, gli sottentra una paura e un'ansietà per cose di cui prima non si preoccupava. Le storie che si raccontano sull'Ade e sulla pena che chi ha commesso ingiustizia su questa terra deve scontare laggiù, fino ad allora derise, a questo punto gli sconvolgono l'anima perché teme che siano vere; di conseguenza, o per la debolezza della vecchiaia o perché ormai si sente più vicino all'aldilà, pone maggiore attenzione a queste cose. Perciò diventa pieno di sospetto e di paura e si scruta dentro, considerando se ha fatto dei torti a qualcuno. Chi trova nella propria vita molte colpe si sveglia di frequente anche dai sogni come i fanciulli e vive nella paura, tra brutti presentimenti; a chi invece è conscio di non aver commesso alcuna ingiustizia sta sempre accanto una lieta speranza e una buona "nutrice di vecchiaia", per citare Pindaro. Con molta grazia, Socrate, egli ha detto che quando uno ha condotto una vita giusta e santa "scalda il suo cuore e l'accompagna dolce speranza, nutrice di vecchiaia, che la volubile mente dei mortali sovranamente regge". Che bei versi, davvero ammirevoli! Sotto questo aspetto ritengo che il possesso di ricchezze abbia molto valore, non per chiunque, ma solo per l'uomo equilibrato e moderato. Infatti il possesso di ricchezze contribuisce molto a non ingannare il prossimo e a non mentire neanche controvoglia, a non dovere dei sacrifici a un dio o del denaro a un uomo, e infine a non andarsene di qui pieni di paura. Offre poi molti altri vantaggi, ma a prenderli in esame uno per uno, Socrate, non metterei come ultimo il fatto che a questo scopo la ricchezza è della massima utilità per un uomo assennato». ousia.it/content/Sezion… Saggezza antica
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Tanto più che sono diventati luoghi dove si fanno filmini porno per pervertiti, dopo la legge fatta per garantire che gli anziani non subiscano violenze, la quale impone la presenza di videocamere nelle camere in cui sono alloggiati e assistiti. Non è bello essere sotto tali sguardi
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Dover conciliare la salvezza del corpo con quella dell'anima è diventato estremamente complicato oggi, perché bisogna fare tutto da soli, la Chiesa ci abbandona, non dà nessuna assistenza né materiale né spirituale, per cui oltre al lavoro quotidiano, bisogna pensare al futuro, a sistemare il corpo e l'anima a prescindere da quanto possa succedere a questo marcio mondo
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Il vantaggio delle nuove tecnologie è limitato soprattutto agli anziani benestanti, per cui è consigliabile che non facciano donazioni a figli e parenti finché non hanno soddisfatto le proprie necessità. Essere economicamente ben messi è fondamentale per passare una vecchiaia serena, perché i servizi che permettono una certa indipendenza ci sono. La Telemedicina ne è solo uno, vi sono allarmi per il caso ci si senta male, che avvertono il proprio medico o gli interessati mediante telefonate composte automaticamente alla prima irregolarità cardiaca o crisi respiratoria etc. Per la casa ci sono robot che fanno le pulizie e che si gestiscono autonomamente, e nuovi modelli arriveranno presto, che saranno in grado persino di sollevare l'anziano immobilizzato a letto per portarlo dove vuole secondo le sue necessità. Sono modelli che possono anche cucinare e badare ai servizi di casa e si autoalimentano dalla rete elettrica. Vi sono auto che si guidano da sole, senza autista, equipaggiabili con motore per carrozzina a rotelle. Insomma c'è l'impossibile per rendere meno odiosa la vita solitaria di un anziano che abbia però saputo tenersi stretti i soldi. Per tutti gli altri, la maggioranza credo, i problemi rimangono, ma non si risolvono in ospizio, dato che la permanenza è alquanto costosa ed al paragone di quello che costa, conviene farsi servire a casa
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