



Extrema Ratio
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Analysis OSINT/PAI on China's Global Liminal Power - Founded by @GabrieleIuvina1 @iuvinale_n







La corsa della Cina alla militarizzazione dello spazio: “leggerezze” e “distrazioni” di agenzie ed istituti di ricerca in Europa, ignorando l’evidente appartenenza delle controparti cinesi al sistema di sicurezza e difesa di Pechino. "Una reciproca diffidenza sta spingendo Pechino e Washington a sviluppare capacità che potrebbero essere impiegate in una guerra spaziale. Alcuni documenti militari cinesi rivelano tattiche che vanno dalla cattura di satelliti all'attacco di obiettivi sulla Terra" è quanto rileva il #FinancialTimes che scrive di un probabile futuro nuovo scenario nella contrapposizione tra potenze. ig.ft.com/space-weapons In considerazione delle premesse dell’articolo del #FT è quanto mai utile segnalare come già nel libro del 2023 “LA CINA DI XI JINPING. Verso un nuovo ordine mondiale sinocentrico?”, di Gabriele e Nicola Iuvinale, fosse stato ampiamente anticipato tutto questo: “Il Dipartimento dei Sistemi Spaziali della SSF è responsabile di quasi tutte le operazioni spaziali della PLA, tra le quali: lancio e supporto nello spazio; sorveglianza dello spazio; supporto per informazioni spaziali; telemetria, tracciamento e controllo spaziali; GUERRA SPAZIALE. La Cina ha ufficialmente designato lo spazio come nuovo dominio di guerra nel suo Libro Bianco sulla Difesa del 2015 e prevede che lo spazio svolga un ruolo importante nei conflitti futuri, consentendo di compiere attacchi di precisione a lungo raggio e ostacolando le altrui attività di Comando, Controllo, Comunicazioni, Computer, Intelligence, Sorveglianza e Ricognizione (C4ISR) […] la Cina ha dedicato notevoli risorse economiche e politiche allo sviluppo di tutti gli aspetti del suo programma spaziale, dalle applicazioni militari a quelle civili come i lanci, le attività scientifiche e di esplorazione spaziale […] il 14° Piano Quinquennale (2021-2025), approvato nel marzo 2021, ha sottolineato l’importanza delle scoperte in sette settori di frontiera della scienza e della tecnologia, compreso lo spazio profondo. Pechino, inoltre, continua a sviluppare capacità di controspazio: tra cui ascesa diretta, coorbitale, guerra elettronica e capacità energetiche dirette, che possono negare l’accesso e le operazioni di un avversario nel dominio spaziale durante una crisi o un conflitto. Sebbene la Cina non abbia riconosciuto pubblicamente l’esistenza di nuovi programmi da quando ha confermato di avere utilizzato un missile ASAT per distruggere un satellite meteorologico nel 2007, gli accademici della difesa della PLA spesso fanno pubblicazioni sulle tecnologie di minaccia al controspazio. Questi studiosi affermano la necessità di “di-struggere, danneggiare e interferire con i satelliti di ricognizione e comunicazione del nemico”, suggerendo che tali sistemi, così come i satelliti di navigazione e di allerta precoce, potrebbero essere tra gli obiettivi di attacchi progettati per “accecare e assordare il nemico”. Sono quindi, ancor più oggi, fonte di preoccupazioni il fiorire di programmi di cooperazione scientifica avviati già dagli anni ’90 tra L'Agenzia Spaziale Europea (ESA) – e alcune Agenzie spaziali di Paesi UE – e la controparte cinese, la China National Space Administration (CNSA), già focalizzati sui sistemi di comunicazione e posizionamento satellitare. Particolarmente emblematico il caso “GALILEO-BeiDou”. Con l’ingresso cinese nel progetto UE “GALILEO”, nel 2003, gli europei erano sicuri di poter contare su una partnership, specialmente dal punto di vista finanziario, solida che ne garantisse la realizzazione. LA COLLABORAZIONE SI RIVELO', IN BREVE, DI TUTT'ALTRA NATURA. Secondo una “#Reuters” del 2013 “Beidou è uno degli esempi più eclatanti della strategia globale della Cina volta ad acquistare, copiare o sottrarre la tecnologia necessaria per colmare il divario con gli Stati Uniti e le altre principali potenze militari. Una navigazione satellitare di alta precisione è fondamentale nella guerra moderna. Secondo gli esperti del settore aerospaziale, il know-how e le attrezzature europee e statunitensi sono stati indispensabili affinché la Cina potesse progettare, costruire, lanciare, posizionare, testare e gestire la propria rete di navigazione e altri satelliti […] Secondo gli esperti dell’industria spaziale europea, praticamente tutti i fondi stanziati sono stati spesi in Cina, e gli appaltatori cinesi hanno mantenuto la proprietà dell’hardware e della proprietà intellettuale derivanti dal progetto. Ciononostante, la tensione tra le due parti è andata crescendo. L'UE era sempre stata a conoscenza dei piani della Cina di costruire una rete di navigazione militare. MA BEN PRESTO E' DIVENTATO CHIARO CHE LA CINA INTENDEVA FAR COMPETERE BEIDOU CON GALILEO. Gli europei si sono inoltre resi conto che la Cina era determinata a ricavare quanta più tecnologia dual-use possibile per i propri satelliti. Bruxelles ha inoltre manifestato il proprio disappunto per il piano della Cina di utilizzare per il servizio militare di Beidou frequenze che potevano sovrapporsi al segnale riservato di Galileo destinato all'uso governativo e militare europeo.” Prosegue Reuters “Come dimostrano i cable diplomatici statunitensi resi pubblici da Wikileaks, con l’ampliarsi del know-how cinese, diplomatici e funzionari americani hanno esortato i governi europei e le aziende aerospaziali a non diffondere tecnologie sensibili alla Cina nell’ambito della partnership Galileo […] emerge inoltre che, durante i colloqui con i diplomatici statunitensi, alti funzionari dell’UE hanno spiegato come i cinesi avessero sfruttato i propri legami con il progetto europeo. Dopo la firma dei contratti, funzionari cinesi del Ministero della Scienza e della Tecnologia hanno effettuato visite “di ricognizione” presso aziende o istituti di ricerca in tutta Europa, utilizzando gli accordi come autorizzazione per i trasferimenti di tecnologia, secondo fonti diplomatiche UE, aggiungendo “alcuni componenti di fabbricazione europea sono stati trasferiti in Cina contro la volontà” della Commissione europea, l'organo esecutivo dell'Unione. reuters.com/article/breako… Lo stesso sistema satellitare cinese BeiDou, come titola @ilgiornale dello scorso 31 marzo, offre all’Iran un’alternativa al GPS, “Rende precisi gli attacchi iraniani” e missili e droni meno vulnerabili […] l’adozione del sistema satellitare cinese da parte dell’Iran rientrerebbe in una più ampia cooperazione tecnologica con Pechino e Mosca. L’obiettivo? Rafforzare la propria autonomia strategica e ridurre la dipendenza dalle infrastrutture occidentali. Il passaggio a BeiDou consente infatti ai missili e ai droni iraniani di operare senza fare affidamento sul GPS statunitense, che potrebbe essere disturbato o disattivato in caso di conflitto. Alcuni analisti sottolineano inoltre che il sistema cinese contribuirebbe a rendere le munizioni guidate iraniane più resistenti alle tecniche di “GPS denial” e spoofing, cioè la manipolazione o il blocco dei segnali di navigazione satellitare”. ilgiornale.it/news/difesa/re… Riprendendo quanto segnalato dall’articolo del Financial Times, negli ultimi anni, un numero crescente di satelliti provenienti da Cina, Russia e Stati Uniti si sono ispezionati a vicenda con modalità che potrebbero essere impiegate anche per attaccare asset nemici in orbita: "A 36.000 km sopra la Terra, un satellite statunitense che viaggia a 10.900 km orari corregge la propria orbita e si avvicina a due satelliti per comunicazioni cinesi. Mentre accorcia le distanze, si allinea alla loro traiettoria fino a quando i tre non si muovono quasi in sincronia. Quella che appare come una danza delicata potrebbe essere qualcosa di molto più minaccioso: una prova generale di manovre da utilizzare in un conflitto spaziale” Le potenze spaziali “devono saper padroneggiare questo genere di operazioni di prossimità" in caso di malfunzionamenti dei sistemi. Tuttavia, la stessa capacità che permette a un satellite di ispezionarne un altro potrebbe danneggiarlo o disabilitarlo; non a caso, gli Stati Uniti hanno già classificato diverse manovre cinesi come episodi di "dogfighting" (combattimento ravvicinato) nello spazio ". Il combattimento nell'orbita terrestre non è più materia da fantascienza, osserva il #FT, esaminando la strategia di Pechino: "i documenti della PLA, i manuali per gli ufficiali militari cinesi e quasi 100 documenti di studiosi legati all'Esercito Popolare di Liberazione (PLA), esaminati dal Financial Times, RIVELANO COME PECHINO INTENDA COMBATTERE UNA GUERRA SPAZIALE. Dalla cattura di satelliti e il bombardamento di obiettivi sulla Terra fino al superamento della costellazione #Starlink, il materiale fornisce la visione più chiara finora disponibile sulla strategia cinese per il conflitto orbitale [...] il potenziale di alti rendimenti — la capacità di controllare la Terra controllando lo spazio rappresenta un potente incentivo strategico e militare. Pertanto, lo sviluppo di capacità belliche spaziali è diventato il punto focale della corsa agli armamenti." Le crescenti tensioni sono state illustrate dal recente ingaggio tra un satellite di monitoraggio americano, e due satelliti cinesi, TJS-16 e TJS-17, ufficialmente utilizzati per test di comunicazione, ma sospettati di sorveglianza, solo una delle capacità che preoccupano Washington. Osserva inoltre il FT "lo sviluppo da parte di Pechino di "disturbatori di frequenza", laser e satelliti capaci di trascinare altri oggetti in una "orbita cimitero" ben oltre la Terra è stato citato dal generale Chance Saltzman, capo della US Space Force, in una testimonianza dello scorso anno: "Lo spazio è un dominio di combattimento". "Le preoccupazioni circa la militarizzazione dello spazio risalgono allo sviluppo dei missili balistici intercontinentali negli anni '50. Oggi, Stati Uniti e Cina sono in gara serrata per prepararsi a un conflitto che potrebbe spegnere il "sistema nervoso" da cui dipendono le loro economie e i loro eserciti. Comunicazioni, reti elettriche, sistemi di navigazione e mercati finanziari collasserebbero senza i segnali satellitari". Secondo Howard Wang, ricercatore presso la Rand Corporation, il concetto centrale della strategia della PLA, l'esercito di Pechino, è colpire i nodi chiave della rete avversaria per "paralizzare" il processo decisionale lungo tutta la catena, dalla raccolta dati all'azione. L'articolo del Financial Times prosegue analizzando le capacità tecnologiche e contromisure in questo nuovo scenario. "Nel gennaio 2022, il satellite cinese Shijian-21 ha utilizzato un braccio robotico per trainare un satellite di navigazione BeiDou fuori uso in un'orbita cimitero. I generali statunitensi sono rimasti allarmati dalla capacità di Pechino di sequestrare un satellite in orbita geostazionaria (GEO) e smaltirlo centinaia di chilometri più in alto [...] Pechino sta inoltre perfezionando: - Sistemi anti-satellite (ASAT): sistemi terrestri per colpire satelliti in orbita bassa (LEO) e, potenzialmente, in GEO. - Radar ad apertura sintetica (SAR): tecnologia che crea immagini ad alta risoluzione della superficie terrestre dai satelliti GEO, permettendo a Pechino di monitorare i movimenti navali nell'Indo-Pacifico con ogni condizione meteo." Sulle comunicazioni quantistiche, il FT rileva che nel marzo 2025, "l'Accademia Cinese delle Scienze ha annunciato una "svolta mondiale" con un collegamento quantistico in tempo reale tra un microsatellite e una stazione di terra mobile, rendendo i trasferimenti dati teoricamente inviolabili" [...] Pechino prevede fasi successive che rispecchiano la sua strategia militare globale: 1. Deterrenza spaziale: ostentazione delle capacità e repositioning dei satelliti. 2. Blocco spaziale: attacchi cyber ed elettronici per interrompere le comunicazioni nemici, o attacchi "deterrenti" limitati per forzare il nemico alla ritirata. 3. Offensiva totale: cattura o distruzione di satelliti tramite mine spaziali, laser, fasci di particelle o l'uso di aerosol per ostruire le antenne. Gli strateghi cinesi discutono persino dell'uso di aerei spaziali (spaceplanes) e stazioni spaziali per missioni di combattimento, considerandoli più agili dei sistemi robotizzati. Agli estremi di questa logica risiede la prospettiva di attacchi diretti sulla Terra dallo spazio tramite sistemi di bombardamento orbitale posizionati in LEO [...] l'area di competizione più immediata è l'orbita bassa (LEO), trasformata dal successo di Starlink di Elon Musk. La Space Force statunitense sta cercando la "sicurezza nei numeri", passando da pochi satelliti costosi in GEO a centinaia di piccoli satelliti in LEO. Questa dispersione allarma Pechino, poiché vanifica la strategia cinese di "guerra per la distruzione del sistema", basata sul colpire pochi nodi vitali. Per rispondere, la Cina prevede di dispiegare oltre 37.000 nuovi satelliti tra il 2024 e il 2030, con l'obiettivo a lungo termine di una costellazione tra i 60.000 e i 100.000 satelliti." Conclude l'articolo "sebbene i ricercatori cinesi ammettano di essere ancora in una fase di inseguimento tecnologico rispetto agli Stati Uniti, la rapidità del loro progresso è innegabile. Il rischio, tuttavia, è che questa rincorsa porti a conseguenze impreviste. Come avverte un ufficiale militare occidentale: "Siamo in un dominio dove nessuno ha mai combattuto una guerra prima d’ora. Il potenziale perché le cose vadano male molto rapidamente è immenso”. La corsa della Cina alla militarizzazione dello spazio è incandescente. Dovremmo, perciò, evitare di avventurarci ancora in “collaborazioni” cieche e non protette con Pechino, che altro non potranno essere che “lose-lose”, tutt’altro che “win-win” come si sente invocare a più riprese negli ultimi tempi. @FratellidItalia @fdieuropa @FDI_Parlamento @ecrgroup @europainitalia @nazione_futura @GeopoliticalCen @Geopoliticainfo @ATA_Italia @GlobalCRL @theglobalnewsit @FWLuciolli @arturo_varvelli @LetiziaDo @UANI @mark_d_wallace @iuvinale_n @GabrieleIuvina1 @giuliapompili @francescamusac2 @Mohaddessin @HakamianMahmoud

La corsa della Cina alla militarizzazione dello spazio: “leggerezze” e “distrazioni” di agenzie ed istituti di ricerca in Europa, ignorando l’evidente appartenenza delle controparti cinesi al sistema di sicurezza e difesa di Pechino. "Una reciproca diffidenza sta spingendo Pechino e Washington a sviluppare capacità che potrebbero essere impiegate in una guerra spaziale. Alcuni documenti militari cinesi rivelano tattiche che vanno dalla cattura di satelliti all'attacco di obiettivi sulla Terra" è quanto rileva il #FinancialTimes che scrive di un probabile futuro nuovo scenario nella contrapposizione tra potenze. ig.ft.com/space-weapons In considerazione delle premesse dell’articolo del #FT è quanto mai utile segnalare come già nel libro del 2023 “LA CINA DI XI JINPING. Verso un nuovo ordine mondiale sinocentrico?”, di Gabriele e Nicola Iuvinale, fosse stato ampiamente anticipato tutto questo: “Il Dipartimento dei Sistemi Spaziali della SSF è responsabile di quasi tutte le operazioni spaziali della PLA, tra le quali: lancio e supporto nello spazio; sorveglianza dello spazio; supporto per informazioni spaziali; telemetria, tracciamento e controllo spaziali; GUERRA SPAZIALE. La Cina ha ufficialmente designato lo spazio come nuovo dominio di guerra nel suo Libro Bianco sulla Difesa del 2015 e prevede che lo spazio svolga un ruolo importante nei conflitti futuri, consentendo di compiere attacchi di precisione a lungo raggio e ostacolando le altrui attività di Comando, Controllo, Comunicazioni, Computer, Intelligence, Sorveglianza e Ricognizione (C4ISR) […] la Cina ha dedicato notevoli risorse economiche e politiche allo sviluppo di tutti gli aspetti del suo programma spaziale, dalle applicazioni militari a quelle civili come i lanci, le attività scientifiche e di esplorazione spaziale […] il 14° Piano Quinquennale (2021-2025), approvato nel marzo 2021, ha sottolineato l’importanza delle scoperte in sette settori di frontiera della scienza e della tecnologia, compreso lo spazio profondo. Pechino, inoltre, continua a sviluppare capacità di controspazio: tra cui ascesa diretta, coorbitale, guerra elettronica e capacità energetiche dirette, che possono negare l’accesso e le operazioni di un avversario nel dominio spaziale durante una crisi o un conflitto. Sebbene la Cina non abbia riconosciuto pubblicamente l’esistenza di nuovi programmi da quando ha confermato di avere utilizzato un missile ASAT per distruggere un satellite meteorologico nel 2007, gli accademici della difesa della PLA spesso fanno pubblicazioni sulle tecnologie di minaccia al controspazio. Questi studiosi affermano la necessità di “di-struggere, danneggiare e interferire con i satelliti di ricognizione e comunicazione del nemico”, suggerendo che tali sistemi, così come i satelliti di navigazione e di allerta precoce, potrebbero essere tra gli obiettivi di attacchi progettati per “accecare e assordare il nemico”. Sono quindi, ancor più oggi, fonte di preoccupazioni il fiorire di programmi di cooperazione scientifica avviati già dagli anni ’90 tra L'Agenzia Spaziale Europea (ESA) – e alcune Agenzie spaziali di Paesi UE – e la controparte cinese, la China National Space Administration (CNSA), già focalizzati sui sistemi di comunicazione e posizionamento satellitare. Particolarmente emblematico il caso “GALILEO-BeiDou”. Con l’ingresso cinese nel progetto UE “GALILEO”, nel 2003, gli europei erano sicuri di poter contare su una partnership, specialmente dal punto di vista finanziario, solida che ne garantisse la realizzazione. LA COLLABORAZIONE SI RIVELO', IN BREVE, DI TUTT'ALTRA NATURA. Secondo una “#Reuters” del 2013 “Beidou è uno degli esempi più eclatanti della strategia globale della Cina volta ad acquistare, copiare o sottrarre la tecnologia necessaria per colmare il divario con gli Stati Uniti e le altre principali potenze militari. Una navigazione satellitare di alta precisione è fondamentale nella guerra moderna. Secondo gli esperti del settore aerospaziale, il know-how e le attrezzature europee e statunitensi sono stati indispensabili affinché la Cina potesse progettare, costruire, lanciare, posizionare, testare e gestire la propria rete di navigazione e altri satelliti […] Secondo gli esperti dell’industria spaziale europea, praticamente tutti i fondi stanziati sono stati spesi in Cina, e gli appaltatori cinesi hanno mantenuto la proprietà dell’hardware e della proprietà intellettuale derivanti dal progetto. Ciononostante, la tensione tra le due parti è andata crescendo. L'UE era sempre stata a conoscenza dei piani della Cina di costruire una rete di navigazione militare. MA BEN PRESTO E' DIVENTATO CHIARO CHE LA CINA INTENDEVA FAR COMPETERE BEIDOU CON GALILEO. Gli europei si sono inoltre resi conto che la Cina era determinata a ricavare quanta più tecnologia dual-use possibile per i propri satelliti. Bruxelles ha inoltre manifestato il proprio disappunto per il piano della Cina di utilizzare per il servizio militare di Beidou frequenze che potevano sovrapporsi al segnale riservato di Galileo destinato all'uso governativo e militare europeo.” Prosegue Reuters “Come dimostrano i cable diplomatici statunitensi resi pubblici da Wikileaks, con l’ampliarsi del know-how cinese, diplomatici e funzionari americani hanno esortato i governi europei e le aziende aerospaziali a non diffondere tecnologie sensibili alla Cina nell’ambito della partnership Galileo […] emerge inoltre che, durante i colloqui con i diplomatici statunitensi, alti funzionari dell’UE hanno spiegato come i cinesi avessero sfruttato i propri legami con il progetto europeo. Dopo la firma dei contratti, funzionari cinesi del Ministero della Scienza e della Tecnologia hanno effettuato visite “di ricognizione” presso aziende o istituti di ricerca in tutta Europa, utilizzando gli accordi come autorizzazione per i trasferimenti di tecnologia, secondo fonti diplomatiche UE, aggiungendo “alcuni componenti di fabbricazione europea sono stati trasferiti in Cina contro la volontà” della Commissione europea, l'organo esecutivo dell'Unione. reuters.com/article/breako… Lo stesso sistema satellitare cinese BeiDou, come titola @ilgiornale dello scorso 31 marzo, offre all’Iran un’alternativa al GPS, “Rende precisi gli attacchi iraniani” e missili e droni meno vulnerabili […] l’adozione del sistema satellitare cinese da parte dell’Iran rientrerebbe in una più ampia cooperazione tecnologica con Pechino e Mosca. L’obiettivo? Rafforzare la propria autonomia strategica e ridurre la dipendenza dalle infrastrutture occidentali. Il passaggio a BeiDou consente infatti ai missili e ai droni iraniani di operare senza fare affidamento sul GPS statunitense, che potrebbe essere disturbato o disattivato in caso di conflitto. Alcuni analisti sottolineano inoltre che il sistema cinese contribuirebbe a rendere le munizioni guidate iraniane più resistenti alle tecniche di “GPS denial” e spoofing, cioè la manipolazione o il blocco dei segnali di navigazione satellitare”. ilgiornale.it/news/difesa/re… Riprendendo quanto segnalato dall’articolo del Financial Times, negli ultimi anni, un numero crescente di satelliti provenienti da Cina, Russia e Stati Uniti si sono ispezionati a vicenda con modalità che potrebbero essere impiegate anche per attaccare asset nemici in orbita: "A 36.000 km sopra la Terra, un satellite statunitense che viaggia a 10.900 km orari corregge la propria orbita e si avvicina a due satelliti per comunicazioni cinesi. Mentre accorcia le distanze, si allinea alla loro traiettoria fino a quando i tre non si muovono quasi in sincronia. Quella che appare come una danza delicata potrebbe essere qualcosa di molto più minaccioso: una prova generale di manovre da utilizzare in un conflitto spaziale” Le potenze spaziali “devono saper padroneggiare questo genere di operazioni di prossimità" in caso di malfunzionamenti dei sistemi. Tuttavia, la stessa capacità che permette a un satellite di ispezionarne un altro potrebbe danneggiarlo o disabilitarlo; non a caso, gli Stati Uniti hanno già classificato diverse manovre cinesi come episodi di "dogfighting" (combattimento ravvicinato) nello spazio ". Il combattimento nell'orbita terrestre non è più materia da fantascienza, osserva il #FT, esaminando la strategia di Pechino: "i documenti della PLA, i manuali per gli ufficiali militari cinesi e quasi 100 documenti di studiosi legati all'Esercito Popolare di Liberazione (PLA), esaminati dal Financial Times, RIVELANO COME PECHINO INTENDA COMBATTERE UNA GUERRA SPAZIALE. Dalla cattura di satelliti e il bombardamento di obiettivi sulla Terra fino al superamento della costellazione #Starlink, il materiale fornisce la visione più chiara finora disponibile sulla strategia cinese per il conflitto orbitale [...] il potenziale di alti rendimenti — la capacità di controllare la Terra controllando lo spazio rappresenta un potente incentivo strategico e militare. Pertanto, lo sviluppo di capacità belliche spaziali è diventato il punto focale della corsa agli armamenti." Le crescenti tensioni sono state illustrate dal recente ingaggio tra un satellite di monitoraggio americano, e due satelliti cinesi, TJS-16 e TJS-17, ufficialmente utilizzati per test di comunicazione, ma sospettati di sorveglianza, solo una delle capacità che preoccupano Washington. Osserva inoltre il FT "lo sviluppo da parte di Pechino di "disturbatori di frequenza", laser e satelliti capaci di trascinare altri oggetti in una "orbita cimitero" ben oltre la Terra è stato citato dal generale Chance Saltzman, capo della US Space Force, in una testimonianza dello scorso anno: "Lo spazio è un dominio di combattimento". "Le preoccupazioni circa la militarizzazione dello spazio risalgono allo sviluppo dei missili balistici intercontinentali negli anni '50. Oggi, Stati Uniti e Cina sono in gara serrata per prepararsi a un conflitto che potrebbe spegnere il "sistema nervoso" da cui dipendono le loro economie e i loro eserciti. Comunicazioni, reti elettriche, sistemi di navigazione e mercati finanziari collasserebbero senza i segnali satellitari". Secondo Howard Wang, ricercatore presso la Rand Corporation, il concetto centrale della strategia della PLA, l'esercito di Pechino, è colpire i nodi chiave della rete avversaria per "paralizzare" il processo decisionale lungo tutta la catena, dalla raccolta dati all'azione. L'articolo del Financial Times prosegue analizzando le capacità tecnologiche e contromisure in questo nuovo scenario. "Nel gennaio 2022, il satellite cinese Shijian-21 ha utilizzato un braccio robotico per trainare un satellite di navigazione BeiDou fuori uso in un'orbita cimitero. I generali statunitensi sono rimasti allarmati dalla capacità di Pechino di sequestrare un satellite in orbita geostazionaria (GEO) e smaltirlo centinaia di chilometri più in alto [...] Pechino sta inoltre perfezionando: - Sistemi anti-satellite (ASAT): sistemi terrestri per colpire satelliti in orbita bassa (LEO) e, potenzialmente, in GEO. - Radar ad apertura sintetica (SAR): tecnologia che crea immagini ad alta risoluzione della superficie terrestre dai satelliti GEO, permettendo a Pechino di monitorare i movimenti navali nell'Indo-Pacifico con ogni condizione meteo." Sulle comunicazioni quantistiche, il FT rileva che nel marzo 2025, "l'Accademia Cinese delle Scienze ha annunciato una "svolta mondiale" con un collegamento quantistico in tempo reale tra un microsatellite e una stazione di terra mobile, rendendo i trasferimenti dati teoricamente inviolabili" [...] Pechino prevede fasi successive che rispecchiano la sua strategia militare globale: 1. Deterrenza spaziale: ostentazione delle capacità e repositioning dei satelliti. 2. Blocco spaziale: attacchi cyber ed elettronici per interrompere le comunicazioni nemici, o attacchi "deterrenti" limitati per forzare il nemico alla ritirata. 3. Offensiva totale: cattura o distruzione di satelliti tramite mine spaziali, laser, fasci di particelle o l'uso di aerosol per ostruire le antenne. Gli strateghi cinesi discutono persino dell'uso di aerei spaziali (spaceplanes) e stazioni spaziali per missioni di combattimento, considerandoli più agili dei sistemi robotizzati. Agli estremi di questa logica risiede la prospettiva di attacchi diretti sulla Terra dallo spazio tramite sistemi di bombardamento orbitale posizionati in LEO [...] l'area di competizione più immediata è l'orbita bassa (LEO), trasformata dal successo di Starlink di Elon Musk. La Space Force statunitense sta cercando la "sicurezza nei numeri", passando da pochi satelliti costosi in GEO a centinaia di piccoli satelliti in LEO. Questa dispersione allarma Pechino, poiché vanifica la strategia cinese di "guerra per la distruzione del sistema", basata sul colpire pochi nodi vitali. Per rispondere, la Cina prevede di dispiegare oltre 37.000 nuovi satelliti tra il 2024 e il 2030, con l'obiettivo a lungo termine di una costellazione tra i 60.000 e i 100.000 satelliti." Conclude l'articolo "sebbene i ricercatori cinesi ammettano di essere ancora in una fase di inseguimento tecnologico rispetto agli Stati Uniti, la rapidità del loro progresso è innegabile. Il rischio, tuttavia, è che questa rincorsa porti a conseguenze impreviste. Come avverte un ufficiale militare occidentale: "Siamo in un dominio dove nessuno ha mai combattuto una guerra prima d’ora. Il potenziale perché le cose vadano male molto rapidamente è immenso”. La corsa della Cina alla militarizzazione dello spazio è incandescente. Dovremmo, perciò, evitare di avventurarci ancora in “collaborazioni” cieche e non protette con Pechino, che altro non potranno essere che “lose-lose”, tutt’altro che “win-win” come si sente invocare a più riprese negli ultimi tempi. @FratellidItalia @fdieuropa @FDI_Parlamento @ecrgroup @europainitalia @nazione_futura @GeopoliticalCen @Geopoliticainfo @ATA_Italia @GlobalCRL @theglobalnewsit @FWLuciolli @arturo_varvelli @LetiziaDo @UANI @mark_d_wallace @iuvinale_n @GabrieleIuvina1 @giuliapompili @francescamusac2 @Mohaddessin @HakamianMahmoud



















The U.S. has evidence that foreign entities, primarily in China, are running industrial-scale distillation campaigns to steal American AI. We will be taking action to protect American innovation. These foreign entities are using tens of thousands of proxies and jailbreaking techniques in coordinated campaigns to systematically extract American breakthroughs. Foreign entities who build on such fragile foundations should have little confidence in the integrity and reliability of the models they produce. The U.S. government is committed to the free and fair development of AI technologies across a competitive ecosystem, from open-source to proprietary models. Read the memo: whitehouse.gov/wp-content/upl…





