Fabio Lucchi

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Fabio Lucchi

Fabio Lucchi

@FabioLucchi

psychiatrist, Department of Mental Health and Substance Abuse, AUSL Bologna

Brescia, Lombardia Katılım Ocak 2017
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Morgan J. Freeman
Morgan J. Freeman@mjfree·
Karoline Leavitt: “President Trump is not a racist. He doesn’t care if you’re yellow, brown, black or normal.”
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Protect Kamala Harris ✊
Protect Kamala Harris ✊@DisavowTrump20·
RETWEET if you stand with Kaitlan Collins against Donald Trump!
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Claudio Cerasa
Claudio Cerasa@claudiocerasa·
Il grande discorso di Carney oggi sul Foglio
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Fabio Sabatini
Fabio Sabatini@FabbioSabatini·
Dazi del 10 per cento — destinati a salire al 25 per cento — contro otto paesi della NATO che hanno inviato truppe in Groenlandia, territorio NATO, da mantenere “fino a quando gli Stati Uniti non avranno acquisito l’isola”. La conseguenza più grave di questa mossa è politica: segna un punto di non ritorno nei rapporti transatlantici e certifica la fine della NATO come alleanza credibile. Ma sul piano economico la minaccia dei dazi è molto meno formidabile di quanto sembri. Nel nuovo post su Substack spiego, dati alla mano, perché i dazi di Trump finora sono stati un fallimento, nonostante le narrazioni che circolano nel dibattito pubblico. Il link è nei commenti. Il post mostra perché gli effetti più dannosi tardano a manifestarsi, chi ne ha sostenuto davvero il costo e perché le conseguenze in termini di inflazione, crescita, occupazione e redistribuzione del reddito sono state rinviate — non evitate. I dati sono chiari: i dazi non li stanno pagando gli europei, né i cinesi o i messicani. Li stanno pagando gli americani — i consumatori e, in misura superiore alle attese, le imprese importatrici. La minaccia è credibile nel senso che Trump tende a trasformare le parole in atti di governo. Ma non è efficace come strumento di ricatto: consente di infliggere costi limitati agli ex alleati solo al prezzo di danni sistematicamente più elevati per Stati Uniti stessi, accelerando processi che nel medio periodo ne indeboliscono l’economia, la società e la posizione globale. Se il post vi sembra utile, vi invito a condividerlo: è importante smontare narrazioni economiche infondate e contraddette dai dati che circolano in Italia, perché finiscono per legittimare scelte di politica estera miopi e potenzialmente pericolose.
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Fabio Sabatini
Fabio Sabatini@FabbioSabatini·
Il mio regalo di Natale è ricordarvi una cosa semplice, ma sistematicamente rimossa dal dibattito pubblico: la Russia non sta vincendo la guerra. L’esercito che I propagandisti italiani descrivono come invincibile è da tre anni impantanato in una guerra di attrito. Una guerra che è costata già alla Russia oltre un milione di vittime militari per conquistare lo 0,77% del territorio ucraino. Non è un’opinione. È evidenza empirica, basata su dati pubblici e verificabili. Un’evidenza che non cancella il prezzo enorme che l’Ucraina sta pagando: la devastazione e la russificazione dei territori illegalmente occupati, il rapimento e la deportazione sistematica dei bambini, e il massacro quotidiano di civili causato dai raid terroristici russi con droni e missili sul resto del Paese. Nel post che trovate linkato nei commenti ricostruisco punto per punto cosa mostrano i dati: controllo del territorio, intensità dei combattimenti, costi umani. Non gli editoriali dei giornali italiani vicini al Cremlino, ma numeri, mappe, serie temporali. E li metto a confronto con le narrazioni politiche che circolano nel nostro dibattito pubblico e con i cosiddetti “piani di pace” americani. Dati alla mano, diventa chiaro che la storia della “Russia vincente” serve a due scopi precisi: – alimentare la propaganda degli utili idioti che in Occidente — e in particolare in Italia — fanno il gioco di Putin; – giustificare proposte diplomatiche che concedono a Mosca una vittoria che non riesce a ottenere sul campo. Quelle proposte affermano un principio estremamente pericoloso: che un paese possa ottenere territori sovrani con la forza, o con la minaccia credibile di usarla a lungo. Se questo principio passa, nessun confine è più garantito, nemmeno quelli degli Stati che oggi fanno parte dell’Unione Europea. Unione Europea — e più in generale democrazie liberali — che il regime di Putin e l’amministrazione Trump indicano apertamente come il proprio nemico strategico. In questo quadro, le posizioni di Lega e 5 Stelle non sono né neutrali né “realiste”. Chiedere di concedere a Putin ciò che vuole significa normalizzare la guerra come strumento negoziale, legittimare l’idea che la pace passi per la cessione unilaterale di territori, e invitare l’Europa ad adattarsi a un mondo in cui la sovranità è negoziabile sotto pressione. È una postura che non garantisce la pace. Incoraggia l’invasore a perseverare e prepara il terreno per le guerre future.
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Pina Picierno
Pina Picierno@pinapic·
Our flag, our symbol of freedom. #europe
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Jacques Attali
Jacques Attali@jattali·
C’est le drapeau du rassemblement des nations les plus libres, pacifiques et démocratiques du monde. C’est aussi mon drapeau.
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Winter
Winter@LeftyWinter·
AOC is quoting scripture and the Bible for why we should care about the poor, sick, and less fortunate. "It is harder for a rich man to get into heaven than it is a camel to go through the eye of the needle."
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Antonello Piroso
Antonello Piroso@Apndp·
#Manifesto: “Dal #darfur immagini sconvolgenti, 2mila morti in 24h” Ma loro non sono trending topic No cortei #Cgil #M5S zero giurati di talent con la bandierina #proPal sul risvolto dello smoking niente delegati ONU e social-ipocriti schierati Perché c’è #genocidio e genocidio
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