Il miracolo non c'è stato, resto attonito e commosso. Sei stato il direttore che mi ha portato a Rtl, generoso e disponibile nel corso degli anni, giornalista di livello, con grande capacità di analisi e grande ironia. Al giornalismo italiano mancherà un grande giornalista, a me un grande maestro. Ciao Roberto, buon viaggio.
E' morto l'amico e collega Roberto Arditti, che conoscevo dal 1992 quando era un giovane repubblicano. Questo è un pezzetto d'intervista che mi aveva fatto di recente.
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È morto Roberto Arditti.
Il giornalista, autore e consulente di comunicazione si è spento a 60 anni dopo un grave arresto cardiaco avvenuto nella notte tra il 31 marzo e il 1° aprile 2026. Ricoverato in terapia intensiva all’ospedale San Camillo di Roma, era stato inizialmente dichiarato in stato di morte cerebrale. Nel pomeriggio di ieri si è diffusa la notizia del decesso, confermata oggi dalle principali agenzie e testate.
Nato a Lodi il 28 agosto 1965, laureato alla Bocconi, Arditti ha avuto una carriera lunga e trasversale: ha iniziato lavorando al Senato accanto a Giovanni Spadolini, è stato direttore del quotidiano Il Tempo, autore di Porta a Porta, editorialista, portavoce (tra gli altri di Claudio Scajola) e volto noto in tv per le sue analisi politiche dirette, spesso provocatorie ma sempre argomentate.
Una figura di lungo corso tra informazione, istituzioni e strategie di comunicazione pubblica e privata. Lascia un vuoto nel panorama giornalistico italiano: molti lo ricordano come una voce autorevole, gentile e pacata, uno degli “ultimi gran signori del giornalismo”.
Condoglianze alla famiglia e a chi gli ha voluto bene.
#RobertoArditti
Rassegnare le mie dimissioni un minuto dopo la fine della gara contro la Bosnia, era un atto impellente, che mi usciva dal profondo. Spontaneo come le lacrime e quel male al cuore che so di condividere con tutti voi.
Mi è stato chiesto di temporeggiare per far fare le giuste riflessioni a tutti.
Ora che il Presidente Gravina ha scelto di fare un passo indietro, mi sento libero di fare quello che sento come atto di responsabilità, perché, pur nella sincera convinzione di aver costruito tanto a livello di spirito e di gruppo con Rino Gattuso e tutti i collaboratori, nel pochissimo tempo a disposizione della Nazionale, l’obiettivo principale era riportare l’Italia al Mondiale.
E non ci siamo riusciti.
È giusto lasciare a chi verrà dopo la libertà di scegliere la figura che riterrà migliore per ricoprire il mio ruolo.
Rappresentare la Nazionale è per me un onore ed una passione che mi divora fin da quando ero un ragazzino.
Ho cercato di interpretare il mio incarico mettendoci tutte le mie energie, guardando a tutti i settori per essere anello di congiunzione, di dialogo e di sinergia tra le varie giovanili, cercando di strutturare, insieme ai vari responsabili, un progetto che partendo dai giovanissimi arrivi fino alla Nazionale U21.
Il tutto per ripensare il modo nel quale si allevano i talenti della futura Nazionale maggiore.
Ho chiesto ed ottenuto l’inserimento di poche, importanti figure di forte esperienza, che insieme con le competenze già presenti, stanno dando vita a questi cambiamenti necessari con visione a medio e lungo termine.
Questo perché credo nella politica della meritocrazia e della specializzazione delle mansioni.
Starà a chi di dovere giudicare la bontà di queste scelte.
Porto nel cuore tutto, con gratitudine per il privilegio e l’insegnamento che, anche nell’epilogo doloroso, questa intensa esperienza mi lascia.
Forza Azzurri sempre.
Repice: “Io non avrei dubbi sul nome di Paolo Maldini come nuovo presidente della FIGC. Per me, per il carisma, per la credibilità, per la capacità, per la competenza”.
Via Kiss Kiss
#Bergomi sui cambi in Figc: "Se devo proporre una persona, che ha già esperienza, direi Paolo #Maldini, che è il calciatore italiano più forte con cui io abbia giocato". (sky)
Giuliano Ferrara sulla famiglia del bosco ha scritto un pezzo straordinario e ha ragione. Parla di detenzione preventiva e della non comprensione di una cultura non omologata agli standard della tipica istruzione laica, mentre poi ci si mette le mani nei capelli e non si sa affrontare quello che accade alla "meglio gioventù" in una Scuola di Stato. #zuppadiporro