Luca Freeman
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L’obbiettivo di Bruxelles ormai è chiaro: si inizia col lockdown energetico e poi finiremo in tutta l’Europa in una grande recessione.
Se pensate al virus è come un film già visto. Il punto di partenza è sempre la chiusura e chissà quale sarà poi il prezzo per riaprire? Cosa si studieranno al posto del vaccino?
Dalla pandemia alla carestia. Era tutto già scritto, ma nessuno ha voluto leggere.

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@Giorgioaki Gli USA e Israele sono criminali assassini guerrafondai e l'Iran deve avere armi nucleari 👍
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ParadossiI liberali devono sperare nella vittoria dell’Iran su Usa e Israele
di Alessandro Orsini - Il Fatto Quotidiano
La vicenda di Gaza ha dimostrato che non esiste una relazione direttamente proporzionale tra la diffusione delle democrazie occidentali e la difesa dei diritti umani. A una crescita del potere delle democrazie occidentali in Medio Oriente (Israele e Stati Uniti) ha corrisposto un genocidio. Questo è il paradosso morale più grande del nostro tempo: un Medio Oriente pieno di dittature rispetterebbe i diritti umani dei palestinesi molto più di un Medio Oriente pieno di democrazie occidentali. Infatti, se Gaza fosse sotto il controllo di Teheran, nessun palestinese verrebbe più ucciso. Invece, Gaza è sotto il controllo delle democrazie occidentali e questo causa un massacro quotidiano.
Nietzsche ha ucciso tutte le verità assolute e le certezze metafisiche. La tesi secondo cui le democrazie occidentali difendono sempre i diritti umani è una di quelle verità. Dopo aver appurato che le democrazie occidentali non vogliono proteggere i palestinesi da Israele, sono diventato un sostenitore della bomba atomica iraniana. È la teoria liberale che mi induce a tanto. È il liberalismo che mi spinge a sperare che l’Iran faccia presto a dotarsi dell’arma nucleare. Secondo la teoria liberale, un potere che distrugga tutti i contro-poteri diventa totalitario. Questo discorso si applica anche al Medio Oriente. Se l’Iran verrà sconfitto, il potere degli Stati Uniti e di Israele diventerà assoluto e ogni loro crimine sarà possibile (cosa che accade già oggi). Nessuno si opporrà più alla pulizia etnica in Palestina. Il progetto d’Israele è eliminare la resistenza palestinese per ripulire etnicamente la Palestina senza la minima opposizione.
E qui arriviamo al secondo paradosso morale del nostro tempo: come ho spiegato ad Accordi e Disaccordi di Luca Sommi, un liberale, con riferimento specifico a questa guerra, non auspica la vittoria d’Israele e degli Stati Uniti, giacché la sopravvivenza dell’Iran garantisce l’esistenza di un contrappeso regionale allo strapotere americano e israeliano che procede per abusi e abomini. Il potere senza contro-poteri finisce sempre per corrompersi e compiere abusi di ogni tipo. Questa legge vale per le democrazie e per le dittature. Non è forse una democrazia occidentale che ha compiuto a Gaza uno dei più grandi massacri della storia universale? E non è stata forse la più grande democrazia occidentale ad armare quel massacro? E non sono state forse le democrazie occidentali a guardare la distruzione di Gaza senza muovere un dito? Per non parlare del linguaggio genocidario di Trump che ha minacciato la distruzione di un’intera civiltà: “Un’intera civiltà morirà stanotte, per non essere mai più riportata in vita”. Un linguaggio da “soluzione finale”.
La bomba atomica iraniana renderebbe il Medio Oriente più stabile. Gli Stati Uniti e Israele non potrebbero più gestire i problemi con l’Iran usando le armi. Gli Stati Uniti sarebbero obbligati a porsi con l’Iran come si pongono con la Corea del Nord: niente più progetti di invasione. Se il mondo non è scandalizzato dalla bomba atomica di Netanyahu, perché dovrebbe scandalizzarsi per quella dell’Iran? La superiorità morale delle democrazie occidentali rispetto alle dittature era l’ultima verità assoluta dell’Occidente. Israele l’ha uccisa. In questo senso, Gaza è un’“opera nietzschiana”. Gaza insegna questo: un mondo migliore è un mondo in cui il potere delle democrazie occidentali è drasticamente ridotto e contenuto.

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@Giorgioaki Deve essere condannato al massimo della pena, altro che amnistia! 🤬
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IL PIANO DI ZELENSKY
I media ucraini scrivono che Zelenksy sta considerando la possibilità di indire elezioni, alle quali però non parteciperà. I suoi interessi saranno rappresentati da Kyrylo Budanov. In caso di sua vittoria, Zelenksy diventerà un deputato ordinario e otterrà l'amnistia, come quasi tutta l'amministrazione di Kiev.
Tramite Lettera da Mosca

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L’Unione europea aumenterà le sanzioni contro l’Iran, includendo tra i destinatari anche gruppi e individui responsabili del blocco dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il commercio energetico globale rimasto in gran parte paralizzato per quasi due mesi, con pesanti ripercussioni sui mercati internazionali di petrolio e materie prime.
Ad oggi però, nessuna azione è stata intrapresa per gli Stati Uniti, responsabili del blocco dei porti iraniani, che nelle ultime settimane hanno impedito di fatto alle navi battenti bandiera iraniana — o dirette verso l’Iran — di entrare o uscire dai principali scali del Paese.
Il blocco USA sta incidendo pesantemente sui commerci e sulle rotte energetiche iraniane.
Nonostante ciò, fino ad oggi non risultano azioni concrete intraprese contro Stati Uniti, responsabili dell’omicidio di almeno 175 bambini con l’attacco alla scuola elementare di Minab.
Nè tantomeno contro Israele responsabile della guerra contro l’Iran il 28 febbraio mentre erano in corso i negoziati tra Stati Uniti e Iran per il nucleare.
Teheran ha chiuso lo stretto in seguito all’avvio, il 28 febbraio, degli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele contro l’Iran che ha provocato oltre 3300 morti in poche settimane, interrompendo il transito di circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto.
Negli ultimi giorni, oltre una dozzina di petroliere hanno attraversato nuovamente Hormuz dopo una breve riapertura annunciata dall’Iran, ma la fragile tregua è stata messa a rischio dal sequestro, da parte degli Stati Uniti, di una nave cargo iraniana.
“Esiste un accordo politico tra gli ambasciatori per modificare i criteri del regime sanzionatorio sull’Iran, così da poter includere individui ed entità responsabili dell’ostruzione della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”, ha spiegato uno dei diplomatici coinvolti nei negoziati europee.
La stretta si inserisce in un quadro già segnato da misure restrittive che però non hanno riguardato gli aggressori (Usa e Israele).
A gennaio infatti l’Unione europea ha inserito le Guardie rivoluzionarie iraniane tra le organizzazioni terroristiche, mentre a marzo ha colpito funzionari iraniani per violazioni dei diritti umani, inasprendo ulteriormente la pressione su Tehran.
#UE #iran #usa #hormuz
Da InsideOver

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@Giorgioaki Sono criminali assassini satanisti e forse pure drogati 🤬
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Quattro giorni fa Haaretz, unico giornale d’opposizione in Israele, ha pubblicato un articolo dal titolo “I Felt I Was a Monster” (17/04/2026). L’articolo parte dalla presentazione di un soldato israeliano psicologicamente tormentato e che afferma di temere più di tutto la vendetta. Nel corso dell’articolo vengono ricordati attraverso testimonianze o documenti alcuni fatti avvenuti durante la demolizione della striscia di Gaza (una goccia nel mare di quelli noti, ma comunque).
Si parla di soldati che urinano su un detenuto legato e bendato, ridendo e scherzando. Si parla di interrogatori dove i detenuti vengono torturati stringendo fascette di plastica intorno ai loro genitali. Si parla di un ufficiale che giustizia un palestinese disarmato che si era arreso con le mani alzate, per poi insabbiare l’episodio facendo credere fosse un "terrorista armato". Si parla di un carro armato che spara e uccide cinque civili palestinesi che attraversano una linea, seguito da un bulldozer D9 che seppellisce i corpi nella sabbia. Si parla di innumerevoli casi di soldati dell’IDF che aprono il fuoco su civili disarmati, compresi coloro che cercano cibo durante la carestia causata dal blocco imposto dal governo israeliano. Si parla del saccheggio di case palestinesi, di interni bruciati, piscio sugli oggetti personali delle famiglie sfrattate, per il divertimento collettivo.
La tesi di fondo che sostiene l’articolo è che i soldati israeliani stiano soffrendo di gravi traumi per ciò che hanno fatto o che hanno visto fare ai propri commilitoni.
Due osservazioni mi paiono opportune.
La prima deve partire dalla constatazione che le atrocità ricordate nell’articolo sono solo una piccola parte, e non la più ributtante, di quanto fatto dall’esercito israeliano. (Non mi risulta ci siano precedenti altrove nel mondo di stupri e sevizie sui prigionieri, accertati con filmati giunti al pubblico internazionale, e seguiti da un’assoluzione in tribunale dei torturatori.) Detto questo, comunque, gli eventi ricordati su Haaretz, sono parte di un repertorio che ricalca in maniera impressionante alcuni dei momenti più abietti del nazifascismo.
E l’unico modo che Haaretz ha per presentare questi eventi al pubblico israeliano (all’esigua minoranza critica) è di presentarlo invocando la pietà umana per i soldati traumatizzati dallo schifo cui hanno partecipato. Ecco, già questo impianto narrativo ci dice come nella società israeliana si sia introiettata senza resti l’idea che l’unico soggetto umano del cui sguardo val la pena curarsi è un ebreo israeliano. Se tortura e uccide innocenti, la vittima resta fuori scena, mentre chiediamo compassione per le ripercussioni psicologiche sul carnefice. Questo, temo, sia il problema di fondo, da cui tutto il resto discende.
La seconda osservazione deriva dallo scandalo suscitato recentemente dall’immagine di un soldato dell’IDF, nel sud del Libano, che distrugge a colpi di mazza una statua di Gesù Cristo in croce. L’immagine ha fatto il giro del mondo, ha suscitato reazioni politiche e ha persino costretto, credo per la prima volta, il primo ministro israeliano Netanyahu a prendere le distanze e a promettere un intervento sanzionatorio nei confronti del soldato.
Ora, per chiunque abbia un’idea, anche limitata, del messaggio cristiano, non può che risultare incredibile che nessuna cancelleria europea si muova per migliaia di crimini di guerra documentati, stupri, torture, assassini a sangue freddo di cittadini inermi, fucilate sui bambini, bombardamenti incendiari sui campi profughi, ecc. (di cui molti ammessi e ripresi dai media israeliani), per poi sollevare rimostranze di fronte alla dissacrazione di un’immagine.
Infatti, se c’è una cosa per cui il messaggio cristiano si erge in contrasto polemico fortissimo verso la precedente tradizione ebraica è proprio il rigetto del formalismo, del legalismo, del culto dell’apparenza esteriore rispetto alla pietà umana.
Andrea Zhok

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CALENDA A SOSTEGNO DELL'ATTENTATO AL GASDOTTO NORD STREAM: "HANNO FATTO BENE"
Ho cercato di distruggere politicamente il raddoppio del NS per tutta la mia vita politica. Avrebbe determinato un’indebito vantaggio per le industrie tedesche e aumentato la dipendenza dalla Russia. Quindi hanno fatto bene
-Carlo Calenda
Quindi l'europeista Calenda sostiene apertamente il più grande attacco alle infrastrutture europee dalla seconda guerra mondiale. Praticamente sta agendo come fosse a libro paga del governo di Kiev.
Tramite ComitatoDonbass

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@DiegoFusaro La Cina è sempre più forte, gli USA devono lasciarla in pace. Vedremo
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La notizia che viene diffusa controvoglia dai media occidentali in questi giorni riguarda la Cina: essa avrebbe ufficialmente superato gli Stati Uniti d'America nell'indice di gradimento planetario. Ciò significa che non più la civiltà del dollaro, come tradizionalmente era fino a poco tempo fa, ma la Cina rappresenta oggi il modello di riferimento a cui guarda con ammirazione il mondo intero. Si tratta di una novità degna di attenzione, che segna il tramonto di un paradigma, quello dell'America come riferimento planetario a cui tutti i popoli del pianeta dovrebbero aspirare. Con ciò troverebbe conferma la tesi a suo tempo sostenuta, in maniera argomentatissima, da Giovanni Arrighi, il quale era convinto dell'imminente tramonto del secolo americano e dell'ormai prossimo avviamento di un nuovo secolo cinese. A questo mutamento di paradigma hanno concorso, a nostro giudizio, due fattori essenziali, che desideriamo richiamare celermente. In primo luogo, l'ormai sempre più palese declino degli Stati Uniti d'America non solo come trainante potenza economica, ma anche come faro - presunto o reale - della civiltà. La civiltà dell'hamburger non appare ormai più in grado di esprimere alcunché, se non miseria e guerra, nichilismo e barbarie. Il costituirsi del modello dei Brics rappresenta in maniera adamantina la volontà di una parte sempre crescente del pianeta di spostarsi dalla traiettoria della globo. Se certo non è finita la storia, come pure credeva Fukuyama, sicuramente è finita una storia, quella della dominazione statunitense del pianeta a livello sia materiale, sia simbolico. In secondo luogo, non bisogna trascurare il grande "balzo in avanti" della Cina da Mao al nostro presente. Non soltanto per quel che concerne la straordinaria crescita economica che contraddistingue l'impero cinese (ma il comunismo non era un fallimento?), ma anche per quel che riguarda la sua affidabilità e la sua credibilità a livello globale. Mentre gli Stati Uniti d'America appaiono sempre più platealmente una civiltà in declino, che oscilla tra guerra e barbarie, tra nulla e distruzione, l'impero cinese appare indubbiamente la potenza politica più affidabile e più saggia, quella che più alacremente si sta impegnando per porre fine alle guerre e per generare un modello alternativo di relazione internazionale tra gli stati, a distanza di sicurezza dall'imperialismo classicamente americano e in direzione di un modello multipolare che favorisca la cooperazione tra i popoli del pianeta, secondo il buon uso dell'internazionalismo come rapporto tra nazioni solidali. Va da sé che larga parte dei discorsi occidentali screditanti la Cina rientrino nella voce "propaganda", ovvero nel modo con cui usualmente l'occidente prova a demonizzare chiunque si sottragga alla sua dominazione e al suo controllo. Diciamolo apertamente e senza perifrasi edulcoranti: la Cina oggi rappresenta una speranza per l'umanità tutta, vuoi anche la possibilità di un modello alternativo a quello efferato e spietato dell'imperialismo statunitense.
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@barbarab1974 Secondo quanto riferito dalle principali testate internazionali e confermato da fonti vicine alla famiglia, la causa del decesso è stata un infarto fulminante. 🤔
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@ClaudioBorghi @ARGDON62 E allora levati dal cazzo, servono persone che CAPISCANO cosa significhi non arrivare a fine mese, non ricchi panciuti vili e accomodanti.
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Ecco la verità sulla manifestazione in Piazza del Duomo. Sono andato adesso a controllare e ha ragione Repubblica. Pochissima gente. #Salvinidimettiti
🙄
Ma riprendetevi.

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@VeroDeRomanis @Corriere Le posso garantire una cosa: se mai noi patrioti arrivassimo al governo, voi europeisti sarete processati e condannati come traditori del popolo, tutti i vostri beni saranno sequestrati e vi faremo scontare in carcere gli ultimi anni di vita.
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Conte a @Corriere
“Non abbiamo usato il Mes”
Quella scelta ci è costata circa 3 mld in più di spesa per interessi visto che il debito italiano costa maggiormente

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@ngiocoli La cosa divertente è che a voler escludere persone come me sia gente come te, che nella vita reale verrebbe da noi trattata come uno scopìno del cesso.
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In Bulgaria trionfa il leader di un partito di sinistra, che però alla nostra sinistra non piace e allora la sinistra non ne parla. E poiché è di sinistra la destra a sua volta non ne parla perché appunto è di sinistra.
Nessuno che si sia posto la banale domanda: ma cosa vuol fare questo leader per il suo paese?
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DOVE ANDREMO A FINIRE?
Di Andrea Zhok
Ieri si sono tenute in Bulgaria le elezioni parlamentari. La coalizione Bulgaria Progressista, guidata dall'ex presidente Rumen Radev, ha ottenuto una vittoria schiacciante, conquistando il 44% dei voti e la maggioranza assoluta dei seggi.
Dopo i gridolini di gioia per la sconfitta della destra conservatrice di Orban da parte della destra liberista di Magyar, ci si sarebbe potuto aspettare una fiaccolata di accendini intonando “Imagine” da parte delle varie componenti della sinistra europea e italiana.
Purtroppo il destino, notoriamente cinico e baro, ha frapposto per l’ennesima volta un ostacolo insuperabile all’impeto entusiastico del progressismo nostrano.
L’agenda di Radev presenta vari difetti. In primo luogo è un’agenda socialmente orientata, che mira al rafforzamento della sanità pubblica, all’aumento delle pensioni, ad una significativa presenza dello stato in economia. Non si capisce bene perché non si sia limitato a promuovere i bagni transgender, a contestare l’oppressione delle donne iraniane e a discutere di femminicidi, incaponendosi invece in questioni obsolete da Prima Repubblica.
Ma vabbé, questo glielo si sarebbe perdonato (magari si limita a farci sopra la campagna elettorale e poi chi s’è visto s’è visto, come i nostri).
Ciò che non è perdonabile, invece, è che Radev rivendica anche il diritto di fare gli interessi del popolo bulgaro, riallacciando i legami energetici con la Russia, smettendo di fornire armi all’Ucraina e contestando lo strapotere della commissione europea su energia, green economy e politiche di bilancio.
E qui alla sinistra europea ed italiana viene un mancamento.
L’intellighentsia giornalistica (scusate l’ossimoro) entra in confusione.
Apparentemente, non hanno finito di gioire per la caduta di Orban che si ritrovano in Bulgaria un rossobruno, come Fico in Slovacchia.
Eh, niente, la storia, ingrata, continua a porre enigmi alla sinistra e centro-sinistra del Vecchio Continente. Sembrava tutto così semplice. Per dirsi in linea col progresso bastava cantare Bella Ciao un paio di volte l’anno, strillare contro fascismo e patriarcato, e chiedere consigli all’armocromista. E per tutto il resto c’è Mastercard.
Invece adesso continuano a venir fuori questi residuati di un piccolo mondo antico, retrivi, populisti, legati ad idee tediose come l’interesse nazionale, l’economia mista, la giustizia sociale, la presenza di uno Stato che non sia un mero braccio armato delle multinazionali.
Dove andremo a finire?

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C'è una narrazione nuova in giro. Secondo esponenti della maggioranza, ma anche dell'opposizione, se l'Italia riaprisse agli acquisti di gas russo, il prezzo del gas non cambierebbe perché tale prezzo è definito alla "Borsa" di Amsterdam. E' evidente che si tratta di una chiara balla, funzionale a scelte politiche ben precise. Provo a dire perché.
1) Il problema che ha l'Italia in questo momento, e nei prossimi mesi, è facilmente rintracciabile nella estrema difficoltà di approvvigionamento, data la chiusura di Hormuz e soprattutto considerate le criticità nelle rotte marittime destinate a rendere estremamente complicatissimo il complessivo approvvigionamento via nave. Dunque prima dei prezzi pesano le carenze oggettive di forniture: in questo senso la sostituzione del gas russo è difficilmente praticabile.
2) Il prezzo definito dalla Borsa di Amsterdam, che è un listino privato di proprietà dei grandi fondi e popolato di operatori finanziari, risulta molto sensibile alle speculazioni: in questo senso una riapertura al gas russo genererebbe una immediata e duratura ondata ribassista, con benefici sulle bollette visto che per il 40% dipendono dal costo della materia prima.
3) Lo Stato italiano potrebbe stabilire accordi commerciali bilaterali con la Russia a prezzi definiti, nel medio e lungo periodo, in grado di abbassare sensibilmente i prezzi del gas, sostituendo quelli del mercato spot - usati ad Amsterdam giornalmente - con prezzi prestabiliti e fissati. Dunque, è davvero scorretto giustificare una decisione totalmente politica, e pregiudiziale, con argomentazioni falsamente "oggettive".
Balle spaziali, trasversali e pericolose.
Alessandro Volpi

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