Leonardo Bruschi

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Leonardo Bruschi

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@MDoohaneo

Arezzo, Toscana Katılım Ocak 2012
111 Takip Edilen88 Takipçiler
Andrews
Andrews@themustang10·
@MDoohaneo Sarebbe bello se fra le 2 "tifoserie" ci fosse lo stesso rispetto ed ammirazione che i 2 giocatori hanno mostrato di avere fra di loro. Ma é una utopia.
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Leonardo Bruschi
Leonardo Bruschi@MDoohaneo·
Caro Carlos, affido queste parole a una bottiglia che lancio nel grande mare del web, sapendo che difficilmente toccherà la tua riva, ma con il bisogno profondo che si prova quando la bellezza del tennis si interrompe all’improvviso. Ti scrivo dall'Italia e, da tifoso sincero di Jannik, non ti nascondo che sei stato il nostro incubo sportivo più lucido. Ci hai dato dispiaceri profondi e quella finale del Roland Garros 2025 è ancora una ferita aperta che brucia di rimpianto. Eppure, sapere che questo problema al polso ti terrà lontano dai campi, privandoci del tuo duello con lui, lascia una strana forma di nostalgia. La rivalità tra te e Jannik è tra le cose più pure che il tennis abbia mai respirato. È un magnetismo che vi costringe a scalare vette impensabili, a cercare la perfezione per non cadere. E a noi, spettatori appesi a un filo, regala la grazia della sofferenza: una vittoria contro di te è difficile, sofferta, e per questo acquista un valore quasi sacro. Senza la tua ombra dall'altra parte della rete, ogni trionfo sembra privato di un pezzo della sua anima. Ti chiedo scusa, perché un tempo ti avevo mal giudicato. C'era un tempo in cui non capivo i tuoi gesti: quella mano portata all'orecchio per catturare il boato della terra, il tuo modo di incendiare la folla, quel “vamos!” urlato come un ruggito a fine partita. Li scambiavo per arroganza. Poi ho capito che era solo la tua giovinezza che esondava, l'impossibilità di contenere il talento e la vita. E oggi, ironia della sorte, ci mancano persino quelle spigolosità. Sotto il fuoco del campione c’è l'eleganza di un bravo ragazzo. Il rispetto devoto che porti al gioco, la tua sportività mai intaccata e la stima limpida che hai sempre dimostrato per Jannik rendono la tua assenza un vuoto pesante, paradossalmente più difficile da accettare proprio perché sei il nostro rivale più grande. Forse non tutti i tifosi italiani confesseranno questo sentimento. Ma chi ama il tennis prima del colore di una maglia sa che questo sport, senza di te, è improvvisamente diventato un po' più opaco. Guarisci presto, Carlos. Torna a splendere e a riprenderti la tua parte di campo. Abbiamo ancora bisogno di tremare, di soffrire e di guardare voi due mentre ridisegnate i confini dell'impossibile. Forza Carlitos. Il mare restituisce sempre ciò che custodisce ❤️
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Sarahition
Sarahition@Sarahition·
@MDoohaneo Bravo, bellissime parole e un saluto da Berlino.
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Hidrolitico
Hidrolitico@HidroliticoHB·
@MDoohaneo Mi ha colpito davvero. È bello vedere chi sa distinguere la rivalità sportiva dal rispetto umano. Bravo👏 Il tennis senza Carlos perde anima. Un saluto dalla Spagna ❤️
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ZonaBoomer
ZonaBoomer@ZonaBoomer_es·
@MDoohaneo Il tuo tweet mi ha commosso. Un saluto da uno spagnolo che ammira sia Jannik che Carlos. ❤️
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Leonardo Bruschi
Leonardo Bruschi@MDoohaneo·
Il Ghiaccio e il Sangue: Jannik Balboa abbatte il Muro di Mosca La trama sembrava scritta da un regista sadico: sotto 6-2, 5-7, 4-2 con l'avversario avanti nei vantaggi. Lì, nel cuore del sabato romano, è scattato qualcosa. La mente è volata a quel Natale del 1985 a Mosca. Da un lato l'Orso Russo, programmato per distruggere, algido e forte di uno sguardo che sembrava ripetere il leggendario "Io ti spiezzo in due", dall'altro il ragazzo del popolo, ammaccato, che fatica a respirare ma sputa l'anima su ogni colpo. Proprio come Rocky Balboa contro Ivan Drago, quando l'angolo sovietico realizza con terrore che l'americano non è un essere umano ma un pezzo di ferro e urla: "Non è un uomo, è un pezzo di ferro!", così Medvedev ha visto i suoi colpi migliori tornare indietro. Sinner ha incassato l'impossibile, ha dimostrato che “se lui sanguina, allora si può uccidere", e ha iniziato a demolire le certezze del colosso. Non era più una questione di tecnica; era una questione di cuore. Altro che robotica applicata allo sport: a ogni passante di Jannik, il pubblico del Foro Italico ha iniziato a cambiare fazione, urlando il suo nome proprio come i russi nel finale della pellicola cinematografica. Ci si aspettava troppo da lui: Roma, poi la terra del Roland Garros, poi l'erba di Wimbledon. Un carico disumano che avrebbe schiacciato chiunque. La crisi emotiva e fisica era fisiologica, persino per il ventiquattrenne più maturo del pianeta. Ed è per questo che lo amiamo: tra i robot senza sentimenti che popolano il circuito e che sembrano dire "Tutto quello che fa è per vincere", Jannik è rimasto l'ultimo degli umani. Ha raschiato il fondo del barile di un fisico spremuto all'inverosimile, urlando al mondo che la carne può piegare l'acciaio. I numeri oggi certificano la tirannia del suo talento: sesta finale consecutiva nei Masters 1000, 5 titoli di fila e una striscia di 33 vittorie con appena tre set lasciati per strada. Il diciassettesimo capitolo della saga contro Medvedev è il riassunto perfetto dell'evoluzione darwiniana di Sinner. Ha imparato a vincere le partite "sporche", quelle dove si lotta nel fango contro un avversario nato per farti giocare male. All'inizio della storia, il russo era la sua nemesi: un parziale di 6-0 per Daniil, condito da quello sbadiglio di sufficienza alle ATP Finals che sapeva di umiliazione, lo stesso sorriso di chi pensa "Chiunque esso sia, vincerò io". Poi, la sliding door di Pechino nel 2023. La prima vittoria di Jannik ha invertito i poli magnetici del loro universo. Da quel giorno, il bilancio recita un parziale clamoroso a favore dell'azzurro, interrotto solo dal malore patito a Wimbledon nel 2024. La metamorfosi di Sinner ha tolto la terra sotto i piedi all'ex numero uno del mondo, sublimata in quella finale d'Australia rimontata da due set sotto. Come a dire: puoi colpirmi duro, ma io resto in piedi. Adesso resta da completare l'opera. L'appuntamento con la storia è fissato per domani. C'è un digiuno lungo cinquant'anni che urla vendetta. Casper Ruud è l'ultimo ostacolo tra l'altoatesino e il sesto Masters 1000 consecutivo. Jannik è il nostro gladiatore resiliente. Si piega, soffre, ma non si spezza mai. Chiudiamo gli occhi e ripensiamo al discorso finale sul ring di Mosca: "Se io posso cambiare, e voi potete cambiare, tutto il mondo può cambiare!". Sinner ha cambiato la geografia del tennis mondiale. Risorge sempre dalle sue stesse ceneri come un fenomeno globale, un'icona dello sport italiano. Dopo mezzo secolo di attesa, Roma è pronta a incoronare il suo nuovo Imperatore.
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Leonardo Bruschi
Leonardo Bruschi@MDoohaneo·
Il regalo perfetto: Sinner, il rosso di Roma e tutto l’amore del mondo Vedere Jannik Sinner sul Centrale del Foro Italico non è solo assistere a una partita di tennis; è un’esperienza sensoriale che la televisione, per quanto ad alta definizione, riesce a restituire solo in minima parte. Quando entra in campo, l'atmosfera a Roma cambia: c’è quell’elettricità tipica dei gladiatori moderni, un misto di orgoglio e attesa reverenziale. Ecco cosa rende magico vederlo dal vivo, analizzando quegli aspetti tecnici che solo l'occhio a bordo campo può cogliere appieno. La prima cosa che colpisce non è la vista, ma l'udito. Il suono della palla sulle corde di Jannik è diverso da quello di chiunque altro. Mentre molti giocatori producono un "pop" secco, il colpo di Sinner genera un suono pieno, profondo, quasi metallico Dal vivo noti come carichi il peso e colpisca la palla con una velocità di braccio impressionante. La palla non sembra semplicemente colpita, sembra "sparata" via dalle corde. La regolarità con cui trova il centro perfetto del piatto corde (lo *sweet spot*) crea una sinfonia ritmica che mette soggezione all'avversario. Dagli spalti del Centrale si percepisce chiaramente la violenza dei suoi colpi a rimbalzo. Un aspetto che in TV sfugge è la profondità costante dei suoi traccianti. Vedere l'avversario costretto ad arretrare sempre di più è impressionante. Spesso l'avversario finisce per rispondere praticamente a ridosso dei teloni di fondo, cercando disperatamente di guadagnare tempo per gestire una palla che, dopo il rimbalzo, accelera invece di rallentare. Sinner toglie l'aria, toglie lo spazio e, infine, toglie la speranza. A pochi metri dal campo, puoi osservare il lavoro maniacale delle mani. Sinner è migliorato drasticamente nelle variazioni e vederlo dal vivo permette di notare quei micro-movimenti prima dell'impatto: Il passaggio rapidissimo dalla presa eastern/semi-western per il diritto a quella continental per una palla corta o uno slice improvviso. Dal vivo vedi come il cambio di impugnatura avvenga con una naturalezza che non interrompe la fluidità del gesto atletico. Un'esperienza del genere resta impressa nella memoria non solo per la qualità del tennis, ma per il significato che porta con sé. Un ringraziamento immenso a mia moglie Sara per questo regalo meraviglioso: vivere dal vivo la storia del tennis italiano, respirando la terra rossa di Roma accanto al suo miglior interprete, è stato un privilegio indimenticabile. Ti amo! ❤️ È stato un pomeriggio di sport puro, dove la tecnica di Jannik ha incontrato la passione del pubblico romano, rendendo giustizia alla bellezza di questo gioco.
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Leonardo Bruschi
Leonardo Bruschi@MDoohaneo·
Le mie parole hanno solo provato a tradurre quello che tutti noi abbiamo sentito guardandovi: la sacralità di un passaggio di consegne e un affetto profondo. Un caro saluto!
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Leonardo Bruschi
Leonardo Bruschi@MDoohaneo·
@AdrianoPanatta Le mie parole hanno solo provato a tradurre quello che tutti noi abbiamo sentito guardandovi: la sacralità di un passaggio di consegne e un affetto profondo. Un caro saluto!"
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Leonardo Bruschi
Leonardo Bruschi@MDoohaneo·
@AdrianoPanatta Grazie a te, Adriano. Il ringraziamento più grande va a voi due, per averci regalato un’immagine che va ben oltre lo sport. Vedere la storia del nostro tennis unire il passato e il presente in un abbraccio così sincero è stata un’emozione immensa.
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Leonardo Gallo
Leonardo Gallo@LeonhardHahn·
«Il peso dell'oro, la carezza del tempo Dedicato alla cara Matò Tedesco, che con il suo animo artistico e sensibile ha colto anche lei l’essenza di questo momento. C’è una solitudine bellissima e struggente in questo abbraccio, che si consuma davanti a milioni di occhi eppure sembra abitare un silenzio assoluto. La terra rossa, fuori fuoco sullo sfondo, ha lo stesso colore dei capelli del ragazzo che dà le spalle all'obiettivo. Su di lui si posa lo sguardo dell'uomo maturo: un velo di dolce malinconia che accarezza il tempo andato. In quegli occhi c'è la consapevolezza lucida, quasi dolorosa, di quanti autunni siano passati dall'ultima volta che quel trofeo d'argento ha parlato la stessa lingua. C'è il ricordo della propria giovinezza, della propria forza, che ora sfuma per lasciare spazio a un'altra alba. La mano dell'uomo si ancora alla nuca del giovane come a voler fermare l'istante, non per trattenerlo per sé, ma per trasmettergli, attraverso la pelle, cinquant'anni di attesa, di sogni sospesi, di polvere sollevata sui campi. È una carezza che assomiglia a una benedizione, un gesto antico e protettivo che sussurra: “Adesso tocca a te. La tua ora è arrivata, la mia è custodita dal tempo” Non è solo la celebrazione di una vittoria; è la carne della storia che si piega e si rinnova. Un passaggio di consegne silenzioso e solenne, dove l'orgoglio più puro si mescola alla nostalgia per ciò che è stato, e la coppa sullo sfondo diventa quasi un dettaglio secondario rispetto alla sacralità di due destini che, per un attimo eterno, si sono sfiorati e riconosciuti.» — Leonardo Bruschi (pagina fb Sinner-Lince di Val Pusteria)
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Boris Becker
Boris Becker@TheBorisBecker·
Wonderful Italian poetry
Leonardo Gallo@LeonhardHahn

«Il peso dell'oro, la carezza del tempo Dedicato alla cara Matò Tedesco, che con il suo animo artistico e sensibile ha colto anche lei l’essenza di questo momento. C’è una solitudine bellissima e struggente in questo abbraccio, che si consuma davanti a milioni di occhi eppure sembra abitare un silenzio assoluto. La terra rossa, fuori fuoco sullo sfondo, ha lo stesso colore dei capelli del ragazzo che dà le spalle all'obiettivo. Su di lui si posa lo sguardo dell'uomo maturo: un velo di dolce malinconia che accarezza il tempo andato. In quegli occhi c'è la consapevolezza lucida, quasi dolorosa, di quanti autunni siano passati dall'ultima volta che quel trofeo d'argento ha parlato la stessa lingua. C'è il ricordo della propria giovinezza, della propria forza, che ora sfuma per lasciare spazio a un'altra alba. La mano dell'uomo si ancora alla nuca del giovane come a voler fermare l'istante, non per trattenerlo per sé, ma per trasmettergli, attraverso la pelle, cinquant'anni di attesa, di sogni sospesi, di polvere sollevata sui campi. È una carezza che assomiglia a una benedizione, un gesto antico e protettivo che sussurra: “Adesso tocca a te. La tua ora è arrivata, la mia è custodita dal tempo” Non è solo la celebrazione di una vittoria; è la carne della storia che si piega e si rinnova. Un passaggio di consegne silenzioso e solenne, dove l'orgoglio più puro si mescola alla nostalgia per ciò che è stato, e la coppa sullo sfondo diventa quasi un dettaglio secondario rispetto alla sacralità di due destini che, per un attimo eterno, si sono sfiorati e riconosciuti.» — Leonardo Bruschi (pagina fb Sinner-Lince di Val Pusteria)

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Leonardo Bruschi
Leonardo Bruschi@MDoohaneo·
- 2 come Tsonga e Simon, è un privilegio pazzesco. Un vero onore potersi confrontare con un professionista di questo livello... e un grande amico. Grazie mille dei preziosi consigli, Massimo Dell'Acqua! 🙌🔥
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Leonardo Bruschi
Leonardo Bruschi@MDoohaneo·
Non capita tutti i giorni di fare due chiacchiere sul tennis con un ex N. 148 del mondo ATP! 🌍🎾 Parlare di campo con un Campione d'Italia che in carriera ha incrociato la racchetta con leggende del calibro di Félix Mantilla e Fabio Fognini, e battuto top player mondiali …. -1
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Leonardo Bruschi
Leonardo Bruschi@MDoohaneo·
@LeonhardHahn Grazie mille, che gentile! Mi fa davvero piacere che tu abbia apprezzato il post. Ho apprezzato molto anche la correttezza nel citare la fonte, soprattutto perché non conoscevi il mio account su X.
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Leonardo Gallo
Leonardo Gallo@LeonhardHahn·
Non sapevo che Leonardo Bruschi fosse anche su 𝕏 con l’account @MDoohaneo altrimenti l’avrei taggato. Ora che l’ho scoperto, nell’indicarlo a tutti, approfitto per complimentarmi pubblicamente per quanto ha scritto, per come l’ha fatto e per la prosa davvero pregevole. Bravo!👏
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