Massimo Deriu

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Massimo Deriu

Massimo Deriu

@MassimoDeriu2

Katılım Kasım 2021
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AS Roma
AS Roma@OfficialASRoma·
🎂 Tanti auguri a Emerson, che oggi compie 5️⃣0️⃣ anni! 🇮🇹 Campione d'Italia 2000-01 🏆 Supercoppa italiana 2001 📊 145 presenze e 21 gol #ASRoma
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Giovanni
Giovanni@GiovyDean·
@ilciccio67 Fortuna che ci sono tanti vaccinati, come me, che a distanza di anni non passano il tempo a sfottere i presunti novax (che tali mai sono stati) per cercare costante approvazione delle proprie scelte quando sappiamo bene che non fu una scelta, ma che non abbiamo avuto le palle.
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okapi™
okapi™@ilciccio67·
Chiedo ai no-vax. Ma noi multidosati non avremmo già dovuto essere morti secondo i vostri calcoli? Mi direste per favore la data di scadenza, mi servirebbe saperlo. Grazie.
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Fuori dal coro
Fuori dal coro@fuoridalcorotv·
Aziende del settore dell'alimentazione a base di insetti, che hanno ricevuto contributi dell'Unione europea (soldi nostri), e che oggi sono in liquidazione, in perdita o non più attive. Il motivo? La gente non gradisce l'alimentazione a base di grilli, vermi, cavallette e larve.
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Matteo Piantedosi
Matteo Piantedosi@Piantedosim·
Un cittadino straniero di 23 anni, pluripregiudicato, nel corso di controlli di Polizia aveva mostrato evidenti segni di radicalizzazione, minacciando gli agenti con frasi a sfondo religioso e inneggiando ad Allah e al Corano. Considerata la sua pericolosità sociale e il rischio legato al fanatismo religioso, l’uomo è stato prima trasferito in un CPR e poi rimpatriato nel suo Paese di origine.
Matteo Piantedosi tweet media
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Massimo Deriu
Massimo Deriu@MassimoDeriu2·
@FantomasRitorna Tutto ciò è già in atto con la destra ferocia che non si distingue dalla sinistra woke
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𝔻𝕆ℝ𝕀𝔸ℕ 𝔾ℝ𝔸𝕐 ™🇮🇹 𝕏 🧱🗿 ✠
Lo abbiamo capito tutti. E se vincerà la sinistra alle prossime politiche sarà la fine. Già me li vedo Ius Soli e sbarchi a manetta. Nuovi elettori e votanti a tutte le loro cacate. Gli italiani spariranno e le Cumcettine avranno come premio la Sharia. Peccato non capire una cosa così elementare…
GUERRIERA110@GUERRIERA110

Ecco come hanno vinto !!!!Hanno votato solo Italiani ?

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Wayne Girard
Wayne Girard@WayneinRome·
↔️A list of players who could depart #ASRoma this summer as they don't fit the coach, are being phased out, player's wishes, or are market opportunities (loanees not included): -El Aynaoui -Kone -Wesley -Dovbyk -Dybala -Svilar -El Shaarawy -Pellegrini -Celik -Ndicka
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Frenkie_Woody
Frenkie_Woody@Frenkie_Woody·
👉 Se sai dirmi cos’è, sei un vero boomer
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CiDevoPensareAncora
CiDevoPensareAncora@YoStoConTarabas·
Non ti conosco, ma a casa di tua nonna c'erano queste cose qui
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Frenkie_Woody
Frenkie_Woody@Frenkie_Woody·
Le zucchine a 6€ al chilo è perché l’Iran ci ha chiuso lo zucchinodotto?
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Massimo Deriu
Massimo Deriu@MassimoDeriu2·
@casimirodenitto Però questo è arrivato qui descritto come un santone,un guru del calcio, ma è evidente che non è così.
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CasimiroDeNitto
CasimiroDeNitto@casimirodenitto·
@MassimoDeriu2 Purtroppo o per fortuna hai dovuto cambiare Juric perchè stavi andando a giocarti la salvezza...sono situazioni molto diverse
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CasimiroDeNitto
CasimiroDeNitto@casimirodenitto·
Chi si azzarda a toccare Gasperini faccia altro. Non guardi il calcio. Ora però tocca rifondare attorno a lui. Basta zavorre.
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Massimo Deriu
Massimo Deriu@MassimoDeriu2·
@casimirodenitto Non sto dicendo che juric fosse meglio.per me Mourinho è stato il migliore degli ultimi tempi, però Juric è stato massacrato perché inviso alla tifoseria.magari aveva idee buone e noi non lo sapremo mai.
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CasimiroDeNitto
CasimiroDeNitto@casimirodenitto·
@MassimoDeriu2 Con Juric stavamo a -3 dalla lotta per la salvezza con una rosa che è arrivata a -1 dalla champions. Con Soulè,Dybala,Paredes,Saelemekers,Angelino. Dai questi giocatori a Gasp stasera e riparliamone
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ApocaFede
ApocaFede@DrApocalypse·
È un mese e mezzo che #Gasperini si impicca le partite con cambi senza senso. Continua a stravolgere le difese a poco dalla fine e a prenderle. #Zaragoza con la Juve, e la pareggiano. Toglie #Celik oggi per Zaragoza e la perdi. È autolesionismo #RomaBologna
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Bartolomeo Mitraglia
Bartolomeo Mitraglia@BMitraglia·
La Generazione Zeta ha rotto le palle - di Roberto Riccardi Svogliati. Permalosi. Presuntuosi. Inaffidabili. Incapaci di sostenere una conversazione professionale, di rispondere a una mail entro sera, di presentarsi puntuali, di vestirsi in modo appropriato, di accettare una critica senza crollare emotivamente. Pretendono lo smart working al primo giorno. L'aumento al terzo mese. La flessibilità come diritto di nascita. Non hanno mai prodotto niente ma esigono tutto, con la sicumera di chi confonde i capricci con i diritti e la pigrizia con l'illuminazione. La Generazione Zeta ha rotto le palle. E non lo dicono i soliti editorialisti rancorosi. Lo dicono i colleghi. I quarantenni che ogni sera rispondono alle mail che il collega Zeta ha ignorato, gestiscono il cliente lasciato in attesa, si sobbarcano gli straordinari rifiutati in nome del sacrosanto "bilanciamento vita-lavoro". Quelli che alle sette di sera cercano di rintracciare il collega Zeta sul telefono aziendale e scoprono che già all'imbrunire è irraggiungibile. Sono loro a pagarne il prezzo. E sono stufi. Sono i nati tra il 1997 e il 2010. I primi veri nativi digitali, cresciuti con lo smartphone in culla e i social come biberon. Hanno attraversato la pandemia in pigiama, frequentato l'università da remoto e ne sono usciti convinti che il mondo funzioni così: dalla poltrona, a propri tempi, senza che nessuno abbia il diritto di chiedergli nulla. Si autodefiniscono la generazione più consapevole della storia. Quella che ha capito, a differenza dei padri schiavi del lavoro e dei nonni piegati dalla fatica, che la vita non si esaurisce in ufficio. Che il benessere viene prima della carriera. Che la salute mentale è sacra. Bellissimo. Peccato che questa illuminazione arrivi da gente che a trent'anni si fa ancora lavare le mutande dalla madre. Un caso su tutti, finito sui giornali di mezzo mondo e diventato virale con ventisette milioni di visualizzazioni. Un neoassunto viene convocato dal capo a una riunione alle otto del mattino. Riunione trimestrale, comunicata in fase di assunzione. Il ragazzo sapeva. Risposta: "non posso venire, ho il corso in palestra. Il mio equilibrio psicofisico viene prima". Prima della riunione, prima dell'azienda che lo paga, prima del capo che lo ha scelto e assunto, prima di quella roba antica e desueta che le generazioni precedenti chiamavano senso del dovere. La cosa più rivelatrice non è stata la sfrontatezza. È stata la reazione dei coetanei: aveva ragione lui. I numeri confermano la sentenza. Sei aziende su dieci hanno già licenziato neolaureati Zeta nel giro di pochi mesi. Mancanza di motivazione per il 50%, scarsa professionalità per il 46%, incapacità di comunicare per il 39%. Il 75% dei datori di lavoro li giudica insoddisfacenti. Uno su sei non vuole più assumerli. Risultato: l'età media di assunzione è salita a 42 anni, le assunzioni di over 65 sono esplose dell'80%, quelle degli under 25 sono crollate. Le aziende preferiscono il settantenne che si presenta puntuale al ventenne che manda un vocale per dire che arriva tardi perché ha lo yoga. Ma perché tutta questa svogliatezza? La risposta non è generazionale: è sistemica. Si è prodotta una generazione senza addestramento alla frustrazione, senza autonomia materiale e senza interiorizzazione del dovere. Adulti anagrafici che funzionano come adolescenti permanenti. E il dato lo conferma: il 79% dei giovani italiani tra i 20 e i 29 anni vive ancora con i genitori. Peggio di noi solo la Corea del Sud. In Danimarca sono il 12%. In Germania il 33%. Il Censis ha contato oltre tre milioni di trentenni ancora nel nido. Di questi, il 63% lavora. Lavora e resta. Perché andarsene significherebbe diventare adulti. E diventare adulti non è previsto dal programma. Il 72% dei giovani disoccupati vive interamente sulle spalle della famiglia. Ma il dato più indecente riguarda chi un lavoro ce l'ha: il 62% ha comunque bisogno del sostegno economico dei genitori. Il 30% degli under 30 dipende ancora dalla paghetta. A trent'anni. Con la paghetta. Mentre posta su Instagram storie di aperitivi al tramonto e filosofia spicciola sul diritto alla felicità. Li hanno definiti la “Generazione Cavalletta”. Perché stanno divorando tutto quello che nonni e genitori hanno costruito con decenni di sacrificio. Sono la prima generazione della storia che consuma senza produrre, che eredita senza costruire, che pretende senza restituire. Entro il 2030 riceveranno in eredità duemila miliardi di euro. Patrimoni, immobili, investimenti accumulati in una vita di fatica da chi si alzava alle sei senza lamentarsi e non aveva mai sentito parlare di "salute mentale" come alibi per non lavorare. Duemila miliardi nelle mani di chi non ha mai piantato un chiodo. E non fanno figli. Perché fare figli richiede responsabilità, sacrificio, progettualità. Il tasso di fecondità è inchiodato a 1,24 figli per donna, il più basso della storia repubblicana. Il 65% rifiuta i mestieri manuali perché considerati indegni. L'edilizia non trova ricambio. L'autotrasporto è in ginocchio. La ristorazione elemosina personale. Ma il giovane Zeta non si sporca le mani. Aspetta l'offerta giusta, col contratto giusto, lo stipendio giusto, la flessibilità giusta, l'ufficio giusto, il capo giusto. E nel frattempo si fa mantenere. La Generazione Cavalletta non nasce dal nulla. Nasce da genitori che non hanno mai detto no. Che hanno trasformato ogni capriccio in diritto, ogni frustrazione in trauma da evitare, ogni difficoltà in qualcosa da cui proteggere il pupo a ogni costo. Che hanno fatto i compiti al posto loro, telefonato ai professori per contestare un brutto voto, accompagnato il trentenne al colloquio di lavoro. Non è un'iperbole: il 70% dei giovani Zeta ammette di aver chiesto aiuto ai genitori per cercare impiego. Non per un consiglio. Per farselo trovare. Hanno cresciuto figli come piante da appartamento: al caldo, al riparo, senza un alito di vento. E adesso si stupiscono che al primo temporale si spezzano. Parlano di "comfort zone" come il Papa parlerebbe del Vangelo. Hanno ribattezzato la pigrizia "consapevolezza", il parassitismo "equilibrio interiore", l'incapacità "rifiuto di un sistema tossico". Hanno costruito un'intera filosofia per giustificare il fatto di non avere voglia di fare niente. E ci credono pure. Ma arrendersi non è un'opzione. Se il problema è la mancanza di fame, la soluzione è una sola: restituire la fame. I genitori smettano di pagare e giustificare. Fuori di casa a venticinque anni, come in mezza Europa. Le aziende smettano di inseguirli con benefit immeritati: la gavetta esiste e chi l'ha fatta ne è uscito più forte. Si reintroduca un servizio civile o militare obbligatorio, sei mesi di disciplina e convivenza forzata con la realtà. Anzi meglio un anno e lo Stato si chieda come sia possibile che un trentenne sano e laureato risulti ancora fiscalmente a carico dei genitori senza che nessuno batta ciglio. Oppure si può continuare così. E fra vent'anni ci ritroveremo con un Paese di cinquantenni che vivono ancora con la mamma, non hanno costruito niente, non hanno lasciato niente e pretendono la pensione. Pagata da chi, non si sa. Perché figli non ne hanno fatti. Ma il problema, a ben guardare, non è una generazione. È una civiltà che ha deciso di abolire il dovere, la fatica e la maturità. La Generazione Zeta non è la malattia. È il sintomo finale.
Bartolomeo Mitraglia tweet media
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Massimo Deriu
Massimo Deriu@MassimoDeriu2·
@mlkovitch Si presenta la sera io per evitare mi prendo un bicchiere d'acqua e mezzo cucchiaino di bicarbonato
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☾ Antonio
☾ Antonio@mlkovitch·
ma io sono l’unica persona al mondo ad avere il reflusso gastroesofageo o ci sono altri che penano i miei stessi dolori? non sento NESSUNO parlarne 😭
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