Pako
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Caso Ranucci-Nordio, solo qualche fatto: Il Codice deontologico dei giornalisti italiani (Testo Unico dei doveri del giornalista) stabilisce un principio rigoroso: la tutela della dignità della persona prevale sul diritto di cronaca quando i fatti non sono ancora accertati. In particolare: Il giornalista non può pubblicare una notizia lesiva della dignità di una persona solo perché avverte “non ancora accertata”, nemmeno con quella precisazione. La formula “è ancora da accertare” non costituisce un salvacondotto deontologico. Le ragioni principali sono: •Il danno alla reputazione si produce comunque con la pubblicazione, indipendentemente dalla precisazione •Il codice impone di verificare le notizie prima di pubblicarle, non di pubblicarle avvertendo che non sono verificate •Esiste il dovere di rispettare la dignità della persona come limite interno alla libertà di stampa •La precisazione non elimina il rischio di diffamazione sul piano giuridico Cosa dovrebbe fare invece il giornalista: 1.Attendere l’accertamento prima di pubblicare, se la notizia è lesiva della dignità 2.Se c’è un legittimo interesse pubblico urgente, limitarsi ai fatti essenziali già accertati, senza speculazioni 3.Valutare se la notizia risponde davvero a un interesse pubblico prevalente, non solo alla curiosità del pubblico In sintesi, la deontologia giornalistica non ammette il principio “pubblico e poi vediamo”: l’onere della verifica viene prima, non dopo. E credo che chiunque di noi non amerebbe sentirsi esposto al pubblico ludibrio per una notizia “non ancora accertata”.





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