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@Sarvero4

Sei venuto/a a leggere la mia bio? Fatica sprecata.

Katılım Haziran 2021
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europa.radicale
europa.radicale@EuropaRadicale·
Le dichiarazioni del portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, secondo cui Stati Uniti e Russia avrebbero “valutazioni simili” sul comportamento delle autorità ucraine, confermano la gravità del momento politico internazionale e rafforzano le ragioni della mobilitazione che si è svolta ieri con la manifestazione di Milano: “No Putin, No Trump: Wake Up Europe”. “In piazza attivisti, cittadini e realtà della società civile e politica hanno ribadito la necessità che l’Unione Europea continui a sostenere con determinazione l’Ucraina e che le democrazie restino unite nella difesa dei principi democratici e del diritto internazionale. Un impegno che oggi appare ancora più urgente alla luce di posizioni e convergenze che rischiano di indebolire il fronte democratico” dichiarano Igor Boni e Federica Valcauda, di Europa Radicale. Le parole di Peskov, pronunciate mentre lo stesso esponente del Cremlino risulta ancora insignito, dal 2017, di un'onorificenza Repubblica Italiana, pongono una questione di coerenza istituzionale non più rinviabile. “Per questo ho inviato un appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella affinché si proceda alla revoca per indegnità delle onorificenze italiane conferite a esponenti apicali del sistema di potere russo, tra cui lo stesso Peskov” dichiara Giulio Manfredi di Europa Radicale, e prosegue: “Non è accettabile che figure che rappresentano e difendono politiche in aperto contrasto con i valori democratici e con il diritto internazionale continuino a fregiarsi di riconoscimenti della Repubblica Italiana”.
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Вера Измайлова
Вера Измайлова@veraizmaylova41·
Зеленский сказал то, что Кремль ясно услышал. И они ничего не могут с этим поделать. Никаких компромиссов. Никаких территорий. Россия ничего не получит. Путин не остановится сам. Это не предположение — это факт. Зеленский говорит открыто. Без пауз. Без дипломатии. ⬇️👇⤵️👇
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Balle spaziali
Balle spaziali@Sarvero4·
@CarloCalenda La Gruber imbarazzante, forse neanche in Russia hanno giornalisti di un livello così basso.
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Carlo Calenda
Carlo Calenda@CarloCalenda·
Nello studio di Gruber il mondo gira all’incontrario: Putin diventa un bravo ragazzo, l’Europa bellicista, l’Ucraina una noia e la sinistra una terra promessa di cui Conte è il profeta. Meloni rappresenta il male assoluto qualsiasi cosa faccia. Se non ti adegui a questa narrazione faziosa e miope diventi “il nemico”. Il mondo crolla, ma un pezzo di politica e giornalismo continua con le polemiche da cortile come nulla fosse. Questo teatro dove i ragazzi ucraini vengono dileggiati e la faziosità sostituisce i valori e il ragionamento libero, rappresenta ciò che @Azione_it combatte. E ce n’è molto bisogno.
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Pina Picierno
Pina Picierno@pinapic·
Il Parlamento Europeo a larghissima maggioranza chiede giustizia per le vittime civili in Ucraina e condanna gli attacchi brutali ripetuti e deliberati del Cremlino contro obiettivi civili in Ucraina. Non tutto il Parlamento, però. Alcuni solerti putiniani italici come sempre si distinguono. E sì, sono sempre gli stessi. Sia alla destra che alla sinistra dell’emiciclo: vannacciani e cinquestelle uniti nella lotta. Una vergogna incomprensibile.
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Giovanni Rodriquez
Giovanni Rodriquez@GiovaQuez·
Trump: “L'Ucraina, militarmente, è sconfitta. Non lo sapresti leggendo le fake news.” E sembra confondere le perdite dell’Iran con quelle dell’Ucraina. Sempre lucidissimo.
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Lega
Lega@LegaSalvini·
Ecco l’Italia che sogna la sinistra.
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Balle spaziali
Balle spaziali@Sarvero4·
@LaVeritaWeb @gandolag Ignoranti fino al midollo, manco sapete come si concede la grazia. O forse solo in mala fede... tanto qualche disagiato che vi crede lo trovate sempre.
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La Verità
La Verità@LaVeritaWeb·
Pur di proteggere sempre e comunque Re Sergio, i giornali sono passati dal lodare la lungimiranza del Colle nel dare la grazia alla Minetti a fingere che la prima carica dello Stato non abbia alcuna responsabilità sulla scelta. di @gandolag ⬇️ laverita.info/minetti-grazia…
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Shaun Pinner
Shaun Pinner@ShaunPinnerUA·
Ukrainian Nazi’s, it’s just lazy Journalism- This Ottawa Citizen piece leans into a familiar narrative, one that has circulated since 2014, and in doing so risks repeating the same oversimplifications long exploited by Russian information campaigns. To understand Azov in 2026, you need scale and context, two things often missing from headlines designed to grab attention rather than inform. At its height, Azov Brigade was never some dominant force shaping Ukraine’s military or politics. In its earlier years, the unit numbered roughly a couple of thousand personnel. I know this not from a distance, but because I was an instructor with the National Guard, specifically with Azov, from 2018 to 2020, before becoming a Ukrainian Marine and before the full-scale invasion. That matters, because in a country of more than 40 million people, reducing Ukraine’s war effort to the words “Ukraine,” “Azov” and “Nazi” is not just lazy journalism, it is cheap framing. Yes, Azov’s origins are controversial. In 2014, elements around the unit were associated with far-right ideology. That should not be ignored. But stopping the analysis there, and presenting it as a fixed characteristic in 2026, is either wrong or deliberately misleading. Since being incorporated into Ukraine’s National Guard in 2014, Azov has undergone structural and institutional changes. Even the name itself is often misunderstood, it comes from the Sea of Azov, the region where the unit originally operated, not the other way around. Ironically, this is also a predominantly Russian-Ukrainian mixed-speaking area, where Surzhyk is common. It’s where I lived, and part of why I learned that form of Ukrainian. During my time there, I received no ideological training of the kind often implied in Western reporting. Frankly, had I encountered that, I would have left as quickly as I arrived. What I saw was not a “Nazi battalion,” but a unit that had already changed significantly from the caricature Russia had worked so hard to export. The fixation on Azov also disproportionately amplifies one formation while ignoring the broader reality of Ukraine’s armed forces. Millions of Ukrainians have served or are serving across regular brigades, territorial defence, border units, Marines, airborne forces and countless other formations. To take one controversial unit and extrapolate it into a national characteristic is not analysis, it is distortion. And we should ask why that distortion keeps reappearing. For years, Russian propaganda has pushed grotesque claims about Ukraine and Azov, from “Nazis everywhere” to organ trafficking and other absurd conspiracies. When media outlets repeat simplified, sensationalist framing without proper context, they do not merely inform readers, they risk reinforcing narratives pushed by the very state currently invading Ukraine. Scrutiny is fair, any military unit with controversial origins should be examined, but, scrutiny requires proportion, accuracy and context. Azov was founded in the chaos of 2014, among unpaid Ukrainian nationalists, football ultras and volunteers resisting Russia’s armed intervention in eastern Ukraine. There was far-right influence in those early circles, for sure, but by 2018, the unit I saw was far more representative of modern Ukraine, diverse in background, region and religion, including those of Crimean origin. That is the story the headline misses. By centring “neo-Nazi links” without properly addressing scale, evolution or the broader reality of Ukraine’s military, the piece risks misleading readers into conclusions the facts do not support. Ukraine is not defined by Azov, it never has been, and journalism should know better than to recycle the Kremlin’s favourite shortcut, be it in one, catchy, misinforming headline. ottawacitizen.com/public-service…
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🇺🇦 Stefanocomics
🇺🇦 Stefanocomics@Stefanocomics·
🚨 @la_Biennale's e-mails to 🇷🇺: "Biennale and its president, Pietrangelo Buttafuoco, actively collaborated with 🇷🇺 delegates to organize the reopening of the Moscow pavilion for the exhibition. This was done to circumvent visa and sanctions restrictions." Link in 2nd post 👇
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Balle spaziali
Balle spaziali@Sarvero4·
@GufoPuso Credo che la Schlein sia anche più ricca. Quindi sarebbe un miglioramento per la sinistra.
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AnonimoRomano 🇪🇺🇺🇦🇬🇪🇮🇱🌍
Non amo fare questo discorso, ma vista la Sinistra di oggi, chiedo: Può la Salis che indossa una camicia da 500 euro (scontata da 900€) essere lontanamemte in grado di capire il "lavoratore povero" di cui parla? Per esperienza personale, i ricchissimi non sono in grado. Mai.
AnonimoRomano 🇪🇺🇺🇦🇬🇪🇮🇱🌍 tweet mediaAnonimoRomano 🇪🇺🇺🇦🇬🇪🇮🇱🌍 tweet media
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Sergio Tomat 🇺🇦
Sergio Tomat 🇺🇦@SergioTomat·
Non si può essere antifascisti se non si è contro l'aggressione russa all'Ucraina, senza se e senza ma. Buon 25 aprile.
Sergio Tomat 🇺🇦 tweet media
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Alberto Zen ⚗
Alberto Zen ⚗@Diesira3·
@VerumFallaciae Sta aspettando i nomi degli ufficiali NATO catturati in Ucraina dai Russi. E' rispettoso e non vuole rubare la scena a Bianchi.
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The Magician
The Magician@VerumFallaciae·
Notizie dei referti reali?
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Balle spaziali@Sarvero4·
@SandroRossi_x La cosa strana che ho notato è che Vance è stato portato via prima di Trump...
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Timostene
Timostene@SandroRossi_x·
La sceneggiata del Washington Hilton   Proviamo a ragionare. Mettiamoci nei panni di Donald Trump qualche giorno fa, quando i suoi consiglieri gli hanno messo davanti il calendario. 25 aprile, sabato, Washington Hilton, cena della White House Correspondents’ Association. L’evento più simbolico del rapporto fra presidenza americana e stampa libera. Una tradizione che dura dal 1921 e che lui, durante il primo mandato, aveva sempre boicottato.   Stavolta no. A marzo aveva annunciato che ci sarebbe andato. Prima volta da presidente. Poi è cominciato il problema. Quasi 500 giornalisti in pensione hanno firmato una petizione che chiedeva all’associazione di “dimostrare con forza l’opposizione agli sforzi di Trump di calpestare la libertà di stampa”. Dan Rather, Jim Acosta, una coalizione di organizzazioni del giornalismo. Tutti pronti a trasformare la cena in un processo pubblico. Niente comico quest’anno, hanno scelto un mentalista, Oz Pearlman, proprio per evitare il rischio di un monologo che facesse a pezzi il presidente in mondovisione su CNN e C-SPAN. Il problema vero erano i premi. Il Wall Street Journal, lo stesso giornale che Trump ha querelato per la storia della lettera di compleanno a Epstein, doveva ricevere il Katharine Graham Award. Davanti a lui. Sul palco. Causa archiviata da un giudice poche settimane fa, peraltro.   Mettetevi nei suoi panni. Non puoi non andare, perché dopo aver annunciato la presenza un dietrofront sarebbe stato letto come fuga. Andare significava starsene seduto mentre la sala applaudiva il giornale che ha pubblicato la sua firma sulla letterina a un pedofilo. Significava sopportare le ovazioni alla First Amendment proprio mentre il suo Dipartimento di Giustizia processa Don Lemon e Georgia Fort, l’FBI ha perquisito casa di una giornalista del Washington Post, Voice of America è stata smantellata, PBS e NPR definanziate, l’AP cacciata dagli eventi presidenziali per la storia del Golfo del Messico. Tutto questo lì, davanti, in diretta.   Una mattanza politica. Un disastro. Che si fa.   Si fa che, verso le nove di sera del 25 aprile, guarda un po’, un uomo di trentuno anni, Cole Allen, di Torrance, California, si presenta al checkpoint del Washington Hilton “armato di multiple armi”. Multiple. Plurale. Eppure il magnetometro, evidentemente distratto, lo lascia passare. Carica, spara, viene “abbattuto” dal Secret Service. Un agente colpito al petto, salvato dal giubbotto. “Il giubbotto ha fatto il suo lavoro”, dice Trump poco dopo dalla Casa Bianca, in conferenza stampa, con quel sorrisetto del bambino che ha appena rotto il vaso e sa che gliela faranno passare liscia. Il presidente è stato evacuato. La cena sospesa. I premi mai consegnati. Il discorso del Wall Street Journal mai pronunciato. Il mentalista mai salito sul palco. Una sfortuna nera, davvero.   Trump dirà di aver “combattuto come un leone” per restare. Naturalmente. Posterà su Truth Social le foto del presunto attentatore steso a terra, e il video di sorveglianza dell’episodio. Tutto già pronto, tutto già montato, in tempi che neanche la regia di un reality. Definirà l’uomo “lupo solitario”, che è la formula magica che si usa quando non si vuole indagare oltre. Modi, Takaichi, Sheinbaum manderanno messaggi di condanna e sollievo. Il vicedirettore del Secret Service Quinn parlerà di “vile attentato a una tragedia nazionale”. Tutti parleranno per giorni del coraggio del presidente, della violenza politica contro Trump, del terzo attentato dopo Butler e West Palm Beach. Nessuno parlerà del premio al Wall Street Journal. Nessuno parlerà della petizione dei 500 giornalisti. Nessuno parlerà di Epstein.   Funziona. Funziona benissimo.   Strano, no. Strano questo tempismo. Strana questa coincidenza per cui un attentatore decide di colpire proprio nella sera in cui Trump aveva tutto da perdere e niente da guadagnare a presentarsi. Strano questo magnetometro che lascia passare un uomo “armato di multiple armi”, in uno degli eventi più sorvegliati dell’anno, dove ci sono presidente, vicepresidente, gabinetto, speaker della Camera, mezza Washington. Strano questo agente colpito al petto che però sta benissimo. Strano che l’attentatore sia vivo, in custodia, ferito ma vivo, pronto a essere processato lunedì da Jeanine Pirro, già giudice, già conduttrice Fox News, oggi procuratrice federale del Distretto di Columbia per nomina trumpiana. Una garanzia di terzietà.   Sia chiaro. Nessuno sta dicendo che Trump abbia organizzato un finto attentato. Per carità. Si dice solo che, se uno volesse organizzare un finto attentato per uscire da una serata politicamente catastrofica trasformandosi nella vittima invece che nell’imputato, otterrebbe esattamente quello che è successo ieri sera al Washington Hilton. Esattamente. Stessa scena, stesso copione, stesso epilogo. Con un giubbotto antiproiettile che fa il suo lavoro, naturalmente. Sempre.   Però magari è solo una coincidenza. Magari Cole Allen è davvero un lupo solitario uscito dal nulla proprio quella sera, proprio in quel posto, proprio al checkpoint, proprio mentre il presidente stava per essere umiliato in diretta nazionale, proprio con armi multiple, proprio davanti agli unici agenti del Secret Service che riescono a sparare senza uccidere il bersaglio. Magari. Tutto può essere.   E poi, diciamocelo, perché mai Donald Trump dovrebbe inscenare un attentato. Lui che ha sempre avuto un rapporto così schietto con la verità. Lui che non ha mai sfruttato un’immagine, mai gonfiato un numero, mai inventato un nemico. Lui che a Butler, sangue sull’orecchio e pugno alzato, fece quella foto perfetta in due secondi, tre quarti di profilo, bandiera dietro, fotografo posizionato giusto. Improvvisazione pura. Genio del momento. Mai una regia, mai un calcolo. Un uomo semplice.   Quindi sì, certamente. Attentato vero. Cole Allen lupo solitario. Magnetometro distratto. Giubbotto miracoloso. Procuratrice imparziale. Tempismo casuale. Tutto perfettamente normale.   Continuate pure ad applaudire. Ha funzionato anche stavolta.
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NEXTA
NEXTA@nexta_tv·
Trump said after the shooting that many people are not pleased with his achievements in office He noted he was shocked by what happened, and that First Lady Melania Trump reacted faster than he did. “I think she immediately understood what was happening.” Other statements: — “I’ve done a lot. We’ve done a lot. We took this country — and for many years we were a laughingstock — and now we have the most successful country in the world. We changed this country. And there are a lot of people who don’t like that. I think that’s the answer;” — “I think the presidency is a very dangerous job. Nobody told me it was this dangerous. If Marco Rubio had told me, maybe I wouldn’t have run;” — “In a way, it was very beautiful — to see a man rush a checkpoint with multiple weapons and how he was neutralized by very brave Secret Service officers.”
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UAVoyager🇺🇦
UAVoyager🇺🇦@NAFOvoyager·
A love story stronger than war. This is Andrii Smolenskyi (“Apostle”) and his wife Alina. A story of resilience, love, and devotion — to each other and to their country. Sometimes silence says more than words. 1/6
UAVoyager🇺🇦 tweet media
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FAKE OFF
FAKE OFF@fakeofforg·
Украинский волонтер Андрей Петухов, известный в соцсетях как «andry_boxer», выложил в сети результат атаки русско-фашистких оккупантов по мирным гражданам! Больные ублюдки тупо охотятся за мирняком - у них убийство простых украинцев - это развлечение!
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