Luisa Selmi

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@SelmiLuisa

#maiconsalvini. Sono antifascista, antirazzista, fieramente buonista e a sinistra

Katılım Şubat 2015
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Maurizio
Maurizio@Mauri05_2020·
Era ora! Con un anno di ritardo, Palazzo Chigi ha pubblicato i costi dei viaggi e trasferte della Premier Meloni gironzolona globe trotter fino al 31.12.2025. La Presidentessa del Consiglio, Meloni, in tre anni ha usato gli aerei di Stato ogni 6 giorni. Dai dati si evidenzia 1/6
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Monica Bergamaschi
Monica Bergamaschi@MonicaBergamas9·
Espulso da Israele il sacerdote cattolico padre Louis Salman dalla Cisgiordania, negandogli il rinnovo del permesso di soggiorno. A Padre Salman, parroco di Beit Sahour, vicino a Betlemme, punto di riferimento per i giovani cristiani palestinesi, è stato ordinato di andarsene
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Timostene
Timostene@SandroRossi_x·
Mamdani lo ha fatto. Meloni nemmeno ci prova.   Zohran Mamdani si è insediato a gennaio. A maggio ha chiuso un buco di dodici miliardi di dollari nel bilancio di New York. Lo ha fatto senza tagliare servizi, senza toccare le tasse sulla casa dei lavoratori, senza svuotare le riserve. Ha invece istituito una tassa sulle seconde case sopra i cinque milioni di dollari. Una tassa sui ricchi, detta con le sue parole: “abbiamo chiesto a chi ha di più di contribuire un po’ di più, per sostenere chi ha di meno”.   Qui invece abbiamo Giorgia Meloni. Il debito pubblico ha sfondato i tremila miliardi e continua a correre. La parola “patrimoniale” non si può nemmeno pronunciare. Sui ricchi non si tocca nulla, anzi: condoni, flat tax, rottamazioni. A pagare sono sempre gli stessi, lavoratori dipendenti e pensionati, gli unici che non possono nascondere un euro.   La differenza è tutta politica. Mamdani ha avuto il coraggio di dire una cosa semplice: i soldi ci sono, basta andare a prenderli dove stanno. Meloni il coraggio non ce l’ha, perché i ricchi sono i suoi azionisti. E voi l’avete votata. Imbecilli.
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Radio Okapi
Radio Okapi@radiookapi·
🛑L’OIM alerte sur la disparition de 245 enfants en 2025, victimes de réseaux de traite humaine en # Ituri. Issus de camps de déplacés, ils sont exploités dans des mines ou des réseaux sexuels à travers des pistes clandestines vers l’Ouganda🇺🇬. Cliquer 👉shorturl.at/DlpTm
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Cathy La Torre
Cathy La Torre@avvocathy116·
5 milioni di persone vivono, studiano e lavorano lontano da casa. E qualcuno ha deciso di rendere il loro voto quasi impossibile. Ma un modo per votare fuorisede c'è. Ed è legale. Ho preparato una guida completa per spiegarti passo dopo passo cosa ...
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Radio Okapi
Radio Okapi@radiookapi·
SudKivu : Les FARDC reprennent le contrôle de plusieurs localités dans la plaine de la Ruzizi, dont Luvungi et Sange, après le retrait des éléments de l’AFC/M23. L'armée dénonce toutefois des pillages commis par les rebelles avant leur départ. radiookapi.net/2026/05/13/act…
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Vitalba Azzollini
Vitalba Azzollini@vitalbaa·
Grande clamore ha suscitato ieri la dichiarazione del ministro degli Esteri albanese, secondo cui il Protocollo sui centri per i migranti non sarebbe stato rinnovato dopo il 2028 (poi Edi Rama ha corretto il tiro). Ma il problema non è se i centri in Albania saranno ancora operativi dopo il 2028, ma se FUN-ZIO-NE-RAN-NO almeno fino al 2028. Meloni è sicura di sì, poiché dal 12 giugno prossimo potrà essere applicato il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo. Peccato che il Patto preveda che la procedura di frontiera - quella di cui parlano Meloni e altri di cdx riguardo all'Albania - si applichi in aree situate dentro il territorio nazionale, e non in uno Stato terzo. Spiego tutto questo, e altro, su @DomaniGiornale editorialedomani.it/idee/commenti/…
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Rula Jebreal
Rula Jebreal@rulajebreal·
L’inchiesta del New York Times: così il latitante per i crimini di guerra, Netanyahu, si comprava i risultati dell’Eurovision. Secondo un'inchiesta del NYT, Israele ha speso oltre un milione di dollari in propaganda per influenzare l'Eurovision. Per oltre un anno, mentre il mondo seguiva le esibizioni dell’Eurovision Song Contest, dietro le quinte si consumava una battaglia feroce. Una guerra di propaganda per distrarre dal genocidio in Palestina. Un’inchiesta del New York Times rivela i dettagli di una campagna organizzata dal governo criminale israeliano per trasformare la competizione canora più seguita al mondo in un potente strumento di propaganda Israeliana, con una spesa di almeno un milione di dollari e un’intensa attività diplomatica che manipola e sfrutta l’intero concorso. L’indagine, condotta in dieci Paesi europei attraverso oltre cinquanta interviste e l’analisi di documenti interni dell’Unione europea di radiodiffusione (EBU), dipinge il ritratto del governo criminale Israeliano, che avrebbe visto nell’Eurovision un’occasione unica per ribaltare l’isolamento internazionale legato alle accuse di genocidio davanti ai tribunali internazionali.
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The New York Times@nytimes

Israel’s efforts to influence the vote for the Eurovision Song Contest were broader and started years earlier than previously known, a New York Times investigation found. Here is the inside story of the controversy that almost broke Eurovision. nyti.ms/42ZR43z

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andrea sparaciari
andrea sparaciari@ASparaciari·
Il problema è assicurare a Merlino lo stesso ruolo e stipendio… ah l’amichettismo di sinistra! Per fortuna ci sono loro, quelli della competenza prima di tutto
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Dania
Dania@DaniaFalzolgher·
Il Consiglio d'Europa aveva già richiamato l'Italia sulla questione della profilazione razziale da parte delle forze dell'ordine! La notizia dellaggressione razzista, ai danni dell'orafo senegalese #DialaKante, da parte della polizia, è stata confermata. #Milano ⬇️
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Luisa Selmi
Luisa Selmi@SelmiLuisa·
Giulio Cavalli@giuliocavalli

C’è un aeroporto militare a Pisa da cui, fra il 28 ottobre 2024 e il 25 ottobre 2025, sono decollati trentotto voli di C-130J della 46ª Brigata Aerea diretti in Libia. Misurata soprattutto, qualcuno a Tripoli, qualcuno a Bengasi. Lo certifica un documento delle Nazioni Unite: il rapporto finale S/2026/224 del Panel di esperti incaricato di vigilare sull’embargo libico, trasmesso al Consiglio di sicurezza il 24 marzo 2026 e firmato dalla coordinatrice Salma Arka. L’allegato 20 elenca registrazioni, date, rotte e numeri di volo: dieci velivoli identificati uno per uno, dalle matricole MM62177 a MM62223. Il Panel ha chiesto all’Italia di chiarire la natura di quei voli. La questione è rilevante. La Libia resta sotto embargo dal 2011, in forza delle risoluzioni 1970 e 1973 del Consiglio di sicurezza. La risoluzione 2769 (2025)che disciplina oggi il regime sanzionatorio prevede un’eccezione precisa: gli aerei militari introdotti temporaneamente in territorio libico restano fuori dall’embargo solo se consegnano beni o agevolano attività esentate. Per beneficiarne, lo Stato di bandiera deve fornire spiegazioni. Cinque Paesi hanno operato voli verso scali libici nel periodo monitorato dal Panel: Russia, Turchia, Regno Unito, Stati Uniti, Italia. Tre hanno risposto, in modo giudicato insufficiente dagli esperti. Due hanno taciuto davanti al Panel: Washington e Roma. Il Panel ha quindi dichiarato l’Italia «non conforme» ai paragrafi 24 e 25 della risoluzione 2769. Gli aerei, le rotte, il silenzio italiano Le matricole elencate nel rapporto sono tutte di C-130J Hercules dell’Aeronautica Militare in dotazione alla 46ª Brigata Aerea di Pisa-San Giusto, unico reparto italiano per il trasporto tattico aereo. Quasi tutti i voli atterrano a Misurata, città dove l’Italia ha un distaccamento permanente della Missione bilaterale di assistenza e supporto in Libia (MIASIT). Alcuni a Tripoli. Tre a Bengasi, in Cirenaica, ossia nell’area controllata dal generale Khalifa Haftar, l’uomo forte dell’est libico che né l’Onu né l’Unione Europea né, ufficialmente, l’Italia stessa riconoscono come legittimo. La Farnesina ha replicato il 21 aprile 2026, un mese dopo la pubblicazione del rapporto, con una nota stampa: «Restiamo convinti del concreto rispetto dell’impianto sanzionatorio da parte dell’Italia, anche considerando che le più recenti risoluzioni dell’Onu introducono delle misure di esenzione per le attività addestrative, pur da notificare preventivamente». Una replica a istruttoria chiusa, di fatto un comunicato. Il Panel attesta il silenzio italiano davanti alle richieste tecniche. La Farnesina, in quella stessa nota, sostiene di avere risposto. Le due versioni sono inconciliabili. L’addestramento dei libici a Pisa e in Libia Lo stesso rapporto Onu accerta una seconda violazione. Il 26 dicembre 2024, presso l’Accademia militare di Tripoli, si è concluso un corso di Metodo di Combattimento Militare condotto da istruttori del Centro Addestramento Paracadutismo (CAPAR) di Pisa e del 184° Reparto Comando «Nembo». Ventisette allievi ufficiali libici hanno ricevuto formazione su tecniche di combattimento corpo a corpo. Il Panel parla esplicitamente di «sessione di addestramento militare fornita ad attori armati libici in violazione del paragrafo 9 della risoluzione 1970 (2011)». La Farnesina respinge la qualifica e parla di «Forze Armate libiche», categoria potenzialmente esente. La differenza lessicale qui è giuridica: «attori armati» ricade nell’embargo, «forze statali» rientra nelle deroghe. Il dato pesa di più se incrociato con un’inchiesta de Il Post del 24 luglio 2025. Le foto raccolte dall’account social Streaking Delilah documentano militari libici fedeli a Haftar fotografati al Centro Addestramento Paracadutismo della «Folgore» di Pisa e al settore militare dell’aeroporto militare San Giusto, gli stessi due luoghi da cui parte il flusso aereo verso la Libia. Una carta d’imbarco rilasciata dal Covi, il Comando operativo di vertice interforze, il certificato di brevetto firmato dal direttore del Capar, lo stemma dell’unità al-Saiqa, forze speciali fedelissime al generale della Cirenaica. La fonte della Difesa citata dal Post ha confermato. Roma riconosce solo il governo di Tripoli. Roma forma militari del governo che ignora ufficialmente. Il Panel chiede spiegazioni. Roma tace. Il filo che porta al Copasir e ad Almasri L’aereo di Stato che il 21 gennaio 2025 ha riportato in Libia Osama Almasri Njeem, colpito da mandato della Corte penale internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità, partiva nello stesso periodo in cui da Pisa si moltiplicavano i voli elencati nel rapporto Onu: il primo è del 28 ottobre 2024, gli altri si distribuiscono per tutto il 2025. È la stessa Libia dove il 29 aprile 2026 il Copasir, presieduto da Lorenzo Guerini (Pd), ha incontrato a Tripoli Abdulhamid Dabaiba, Mohamed Takala e Aguila Saleh discutendo di gas, immigrazione e «cooperazione in settori vitali», con il direttore di Eni Libia presente in ambasciata prima degli incontri politici. Lo stesso comitato che nella relazione di febbraio 2025 aveva definito «proficui» i rapporti con i servizi libici, e aveva annotato come in Tripolitania «le diverse fazioni e milizie presenti si dividono il controllo delle varie città coinvolte in questo traffico» di esseri umani. I trentotto voli da Pisa restano una scatola nera. Il Panel non dice cosa trasportassero: registra invece la scelta italiana di occultarne il contenuto. La risposta esiste e qualcuno la conosce. Il governo italiano preferisce custodirla. L’Onu prende atto. (il mio articolo per @LaNotiziaTweet) lanotiziagiornale.it/voli-militari-…

QHT
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Monica Bergamaschi
Monica Bergamaschi@MonicaBergamas9·
Operazione Dynasty in Ucraina : scoppia lo "scandalo riciclaggio", dopo l'arresto del principale collaboratore di Zelenskij, Andriy Ermak da parte della NABU e della SAP, le due agenzie anticorruzione ucraine. Voci implicano lo stesso Zelenskij. Per Ermak chiesto il carcere
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Rula Jebreal
Rula Jebreal@rulajebreal·
Per questa indagine sugli stupri dei detenuti palestinesi, il giornalista del New York Times @NickKristof ha intervistato 14 civili palestinesi che sono stati violentati molte volte da soldati israeliani. Alcuni davanti alle telecamere di sorveglianza. Israele ha archiviato la denuncia contro i 5 soldati israeliani, 5 stupratori, che avevano violentato palestinesi davanti alle telecamere, i quali sono tornati in servizio nello stesso carcere dove avvengono gli stupri, e abusi sessuali mentre è in corso un'indagine penale nei confronti dell'avvocatessa militare israeliana che ha diffuso il video degli stupri. Gli stupri sono una pratica diffusa e parte integrante del sistema di dominio coloniale israeliano e della supremazia razziale, che alimenta la violenza sessuale.
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