stefano liberti

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stefano liberti

stefano liberti

@abutiago

Journalist/documentary filmmaker. Bertha Challenge Fellow 2025

Rome Katılım Ocak 2010
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stefano liberti
stefano liberti@abutiago·
Di pesci palla e granchi blu, di capitani di petroliere che si fanno attivisti e di lagune che diventano soggetti di diritto. Di inquinamento e di sostenibilità. Da Suez a Gibilterra, un viaggio di sei mesi attraverso le metamorfosi del Mediterraneo. Dal 20/9 in libreria
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stefano liberti
stefano liberti@abutiago·
L’ultima volta che l’Italia ha attuato un blocco navale era il 1997 e c’era il governo Prodi. Il 28 marzo di quell’anno sono morte 81 persone nel naufragio della Kater I Rades, speronata nel canale di Otranto da una corvetta della Marina militare italiana.
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Ultima Generazione | Il Giusto Prezzo
Ultima Generazione | Il Giusto Prezzo@UltimaGenerazi1·
GIUSTIZIA CLIMATICA E SICUREZZA ALIMENTARE Stefano Liberti sarà con noi venerdì 28 febbraio alle 21:00 📅 in un webinar per aiutarci a capire perché questi temi debbano essere la priorità politica del presente. @abutiago
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Ultima Generazione | Il Giusto Prezzo
Ultima Generazione | Il Giusto Prezzo@UltimaGenerazi1·
🍎ORA: VERDURA MARCIA DAVANTI AL PARLAMENTO Inizia la campagna Il Giusto Prezzo Abbiamo rovesciato sacchi di cibo scartato dalla Grande Distribuzione Organizzata per denunciare un sistema che strangola i produttori e affama i consumatori.
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stefano liberti
stefano liberti@abutiago·
"After the Bobcat fire, Los Angeles no longer felt safe. I feared for the health of my family, and I wondered how we would evacuate if the neighborhood started to burn. In 2022, my wife was offered a job in Durham, N.C., and we moved". nytimes.com/2025/01/10/opi…
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Tara Riva
Tara Riva@tara_riva·
Sto speculando, ma a mio avviso l’Italia sta negoziando di più con gli Stati Uniti che con l’Iran per liberare Cecilia Sala. Mi spiego meglio. È altamente improbabile che Cecilia Sala sia stata arrestata per i contenuti da lei pubblicati sull’Iran, sia perché non ha fatto nulla di particolarmente controverso, sia perché non ha affrontato temi che toccano nervi particolarmente scoperti per il governo iraniano. Alcuni hanno avanzato ipotesi, certamente plausibili, che collegherebbero l’arresto di Cecilia a dinamiche di politica interna: la fazione più intransigente del regime potrebbe voler mettere in difficoltà i riformisti e, in particolare, il presidente Pezeshkian. Personalmente ritengo improbabile – pur trattandosi di una mia speculazione – che questo solo fattore possa spiegare l’arresto di una giornalista italiana (non Italo-iraniana) e, forse, non chiarirebbe il motivo per cui la notizia del suo arresto sarebbe emersa solo dopo diversi giorni. Può sicuramente essere una delle tante spiegazioni ma, personalmente, non credo che sia l’unica. Ritengo che l’ipotesi più probabile — pur rimanendo nell’ambito delle speculazioni — sia quella di uno scambio di prigionieri. Molti suggeriscono che la vicenda potrebbe riguardare Mohammad Abedini. Mohammad Abedini è stato arrestato a Malpensa con l’accusa di aver violato le sanzioni statunitensi imposte all’Iran. In sostanza, l’Italia ha arrestato un cittadino iraniano per aver presumibilmente violato leggi americane. Se non erro, Abedini è attualmente in attesa di estradizione, e proprio in questa finestra temporale potrebbe emergere l’opportunità di negoziare uno scambio con l’Iran per ottenere la liberazione di Cecilia Sala. Non so quanto i negoziati possano realmente essere “complessi” tra Iran e Italia, considerando che entrambe le parti avrebbero un interesse reciproco a negoziare e portare a termine lo scambio. In questa situazione, gli Stati Uniti non subirebbero alcuna perdita diretta. Se queste speculazioni dovessero rivelarsi fondate, il vero punto di attrito sarebbe piuttosto tra USA e Italia. In sostanza, l’Italia si trova a fronteggiare una sorta di “doppio ricatto”: da un lato la pressione americana, che impone sanzioni e azioni che finiscono per ripercuotersi negativamente proprio sull’Italia e sui suoi cittadini, dalle sanzioni economiche agli arresti. Per chi non lo sapesse, le sanzioni contro l’Iran hanno avuto un impatto particolarmente dannoso su diversi Stati europei, con l’Italia tra i più colpiti. Dall’altro lato c’è il ricatto iraniano, che trasforma i giornalisti in merce di scambio. Va detto chiaramente: chi sostiene che Cecilia Sala “se la sia cercata” non è un antimperialista, ma semplicemente un sessista (fortunatamente da noi “il patriarcato non esiste”, vero?). Questo prescinde completamente dalle opinioni personali di Sala, che si possono condividere o meno. Al contempo, è importante ricordare che anche l’Iran subisce un ricatto insensato fatto di sanzioni, embargo e isolamento internazionale, il cui peso più grave ricade sugli iraniani — le cui storie, talvolta raccontate anche da Cecilia Sala, testimoniano il prezzo altissimo che la popolazione paga per queste politiche vessatorie. Mettere un Paese all’angolo in questo modo rischia di essere controproducente, ma le conseguenze non ricadono solo sugli iraniani: anche gli europei, sempre meno autonomi e rilevanti sullo scenario internazionale, finiscono per essere sempre più dipendenti (e servili) dagli interessi di Washington.
Antonio Tajani@Antonio_Tajani

Cecilia Sala sta bene. Il Governo lavora con discrezione per riportarla presto a casa.

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Altreconomia
Altreconomia@altreconomia·
“Tropico Mediterraneo” pubblicato da @editorilaterza è un viaggio nel “nostro piccolo oceano” per indagare la trasformazione dirompente legata al surriscaldamento globale e all’impatto delle attività antropiche. L'intervista all'autore Stefano Liberti 👉t.ly/3_k-O
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Radio3 Scienza
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@FerdinandoC @Radio3tweet Lunedì alla #COP29 la MedECC (Mediterranean Experts on Climate and environmental Change) ha presentato un report che vede nel bacino del #Mediterraneo una crisi climatica clamorosamente accelerata rispetto al resto del mondo: il commento di Stefano Liberti ora in diretta
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Internazionale
Internazionale@Internazionale·
Com’è stato rovesciato il racconto di quello che è successo nella città olandese la scorsa settimana. L’editoriale di Giovanni De Mauro. intern.az/1KWP
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valerio renzi
valerio renzi@valeriorenzi·
Alla fine è successo: @christianraimo è stato sospeso per 3 mesi dall'insegnamento per aver criticato Valditara, silenziato e stritolato per via amministrativa. Ieri ha salutato i suoi studenti in classe, oggi la protesta al Liceo Archimede: fanpage.it/roma/christian…
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𝐒𝐨𝐮𝐦𝐚𝐢𝐥𝐚 𝐃𝐢𝐚𝐰𝐚𝐫𝐚
Ricorda il corridore keniota Abel Mutai, che era a pochi metri dal traguardo ma si confuse con la segnaletica e si fermò, pensando di aver completato la gara. Un corridore spagnolo, Iván Fernández, era subito dietro di lui e, rendendosi conto di ciò che stava accadendo, iniziò a gridare al keniota di continuare a correre. Mutai, però, non capiva lo spagnolo. Comprendendo la situazione, Fernández spinse Mutai verso la vittoria. Un giornalista chiese a Iván: « Perché l’hai fatto? » Iván rispose: « Il mio sogno è che un giorno si possa vivere in una comunità in cui ci spingiamo e aiutiamo a vicenda per vincere. » Il giornalista insistette: « Ma perché hai lasciato che vincesse il keniota? » Iván rispose: « Non l’ho lasciato vincere, stava già vincendo. La gara era sua. » Ancora il giornalista: « Ma avresti potuto vincere! » Iván lo guardò e rispose: « Ma quale merito avrebbe avuto la mia vittoria? Quale onore avrebbe avuto quella medaglia? Cosa penserebbe mia madre? » I valori si trasmettono di generazione in generazione. Quali valori stiamo insegnando ai nostri figli? Non insegniamo loro scorciatoie e mezzi sbagliati per vincere. Insegniamo invece la bellezza e l’umanità di una mano amica. Perché l’onestà e l’etica sono la vera vittoria! Simon Bartholome
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stefano liberti
stefano liberti@abutiago·
Il Mediterraneo è diventato un mare sub-tropicale. Eventi estremi come quelli di #Valencia o dell’Emilia-Romagna dipendono principalmente da questo, dall’enorme quantità di energia che sprigiona in atmosfera un mare bollente.
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stefano liberti
stefano liberti@abutiago·
13 morti in Spagna per una pioggia alluvionale. I sempre più frequenti eventi estremi sono il risultato di un mare bollente, che libera energia nell’atmosfera. Il Mediterraneo è un hotspot climatico e se non adattiamo i nostri territori a questa realtà le tragedie continueranno.
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Ferdinando Cotugno
Ferdinando Cotugno@FerdinandoC·
Sono passati sei anni dalla tempesta Vaia, la notte che nel nord est italiano sembrò venire giù il mondo, e invece il mondo rimase al suo posto, ma quel vento caldo venuto sud e da un Mediterraneo già torrido fece cadere quattordici milioni di alberi in poche ore, abbastaza da coprirci il lago di Garda una volta e mezzo, forse due. Nei primi anni dopo che è passata, una tempesta ha una storia sociale, di danni, ricostruzione, ferite che devono cicatrizzarsi, economie che devono rimettersi in piedi. Dopo un po' le ferite si chiudono, perché il mondo assorbe tutto, può assorbire anche un massacro di alberi fatto dal vento, per carità, e si va avanti, e da lì comincia la storia culturale delle tempeste: cosa rimane, cosa ci ricordiamo, cosa abbiamo imparato. Sono passati sei anni, e Vaia non ha nessuna storia culturale, nessuna eredità, come se non fosse mai successa. Dovrebbe essere una parte dell'autobiografia nazionale, una vicenda che ci ha lasciato delle domande gigantesche sul futuro ecologico di questo paese, invece è rimasta una storia forestale che sei anni dopo ricordano solo i forestali. Vaia era sembrata poter essere il trauma che avrebbe avvicinato le città e le montagne e invece è stata il sigillo della frattura, dalle montagne vogliamo il divertimento, l'aria limpida, i paesaggi, i rifugi, non i traumi, i ricordi e le domande. Sono passati sei anni, ma fuori dalle valli e dalle montagne sembra che ne siano passati sessanta, che Vaia sia successa a un altro paese, che non è l'Italia, e spesso le montagne sono questo: un altro paese che non è l'Italia. Tutto quello che scegliamo di non imparare però diventa un debito contratto col futuro. Era il 2018: quel primo shock da cambiamento climatico ci aveva dato l'opportunità di svegliarci dentro una consapevolezza nuova, era una campanella, forte limpida e chiara. Vaia conteneva le Marche, Ischia, la Romagna, la Marmolada, era l'agnizione di una stagione di disastri ma, come tante storie ecologiche, non c'era nessuno all'ascolto, se non qualche montanaro. L'abbiamo trattata come una storia di alberi e non dell'Italia invece, come ogni storia di alberi, Vaia era anche la storia dell'Italia.
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LifeGate
LifeGate@lifegate·
Un viaggio in quello che anticamente chiamavamo Mare nostrum, ma che siamo stati proprio noi a trasfigurare in modo irreversibile. Tropico Mediterraneo è il nuovo libro di @abutiago, edito da @editorilaterza. Ce ne parla qui 👇 lifegate.it/stefano-libert…
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