alex giusti

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alex giusti

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@agiusti2

Katılım Mayıs 2012
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alex giusti
alex giusti@agiusti2·
@sole24ore Manuali di Economia in autocombustione . Che tristezza .
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IlSole24ORE
IlSole24ORE@sole24ore·
Non può esistere una crescita economica infinita in un pianeta con risorse finite. Ad approfondire il tema è il primo ricercatore Cnr e divulgatore scientifico Mario Tozzi.
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alex giusti
alex giusti@agiusti2·
@lageloni Non ho capito tutta questa tiritera . Una segreteria PD troppo spostata verso i 5s ha fatto maturare nel tempo l'esigenza si un terzo polo al centro. Questa sarà il nuovo schema tripolare della politica italiana .
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SWG
SWG@swg_research·
Il 40% degli italiani accetterebbe un Governo centrale UE al posto degli Stati nazionali
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alex giusti
alex giusti@agiusti2·
@lageloni Per definire Schlein "brava" bisogna avere una considerazione della politica molto bassa. È imbarazzante sia che tu la guardi da Sinistra che da Destra. Da Sinistra in particolar modo .
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chiara geloni
chiara geloni@lageloni·
Non solo stanno scoprendo che Giorgia Meloni non era questo fenomeno invincibile solo con qualche collaboratore un po’ scarso, ma ora cominciano a spiegarci pure che Elly Schlein è brava. Non gli si può nascondere nulla. #giornalismi
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Paolo ®️
Paolo ®️@b_baolo·
Tre anni di politica estera perfetti buttati nel cesso dietro ai sondaggi, nel momento più delicato. Che disastro.
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Giacomo Salvini
Giacomo Salvini@salvini_giacomo·
Nel consiglio federale della Lega di lunedì Matteo Salvini ha detto che è arrivato il momento di smarcarsi da Trump. Alcuni dirigenti del suo partito - anche tra quelli più moderati - gli hanno ricordato che va fatto gradualmente altrimenti il rischio è di cadere nel grottesco
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Timostene
Timostene@SandroRossi_x·
La sinistra ungherese non ha perso. Ha scelto.   Girano già le interpretazioni di comodo. La sinistra in Ungheria è stata sconfitta, dicono. Ha giocato e ha perso. Orbán è stato battuto dalla destra, quindi nulla cambia per la sinistra europea.   Falso. Falso in modo quasi imbarazzante per chi lo sostiene.   La sinistra ungherese non si è candidata. Non ha perso un solo seggio perché non ne ha conteso nemmeno uno. Il Partito Socialista, quello che ha governato l’Ungheria dal ’94 al ’98 e dal 2002 al 2010, si è ritirato il 20 febbraio. Prima di lui i Verdi, il Dialogo, LMP, il Movimento Soluzione. Tutti fuori. Volontariamente.   I socialisti lo hanno detto con una chiarezza che in Italia sembrerebbe un’allucinazione collettiva: il sistema elettorale di Orbán equivale a “imbrogli legalizzati” e l’unico modo per batterlo è unirsi dietro il candidato più forte. Anche se quel candidato non è dei tuoi. Anche se è un conservatore uscito dalle viscere di Fidesz.   Questo non è un atto di resa. È il contrario. È la scelta politica più matura che un’opposizione frammentata potesse fare davanti a un regime che aveva riscritto le regole del gioco per non perderlo mai. Orbán aveva tagliato due collegi a Budapest, ne aveva aggiunti due nelle campagne fedeli, controllava i media, usava le risorse dello Stato come arma elettorale. Freedom House classificava l’Ungheria solo “parzialmente libera”. Per vincere in quel sistema serviva almeno cinque punti di vantaggio. Non c’era spazio per il lusso delle candidature di bandiera.   La sinistra ungherese ha guardato in faccia la realtà e ha fatto una cosa che richiede più coraggio della candidatura: ha rinunciato a se stessa per uno scopo più grande. Ha detto ai propri elettori: votate Magyar. Votate Tisza. Non importa se è di centro-destra, se viene dal PPE, se è un ex uomo del sistema. L’unica cosa che importa è mandare a casa Orbán.   Il risultato? 79% di affluenza, record assoluto. Magyar al 53,6%. Supermaggioranza dei due terzi. Orbán al telefono che si congratula. Budapest in festa lungo il Danubio.   Chi racconta questa storia come una sconfitta della sinistra sta ribaltando i fatti. La sinistra non era assente perché irrilevante. Era assente perché ha deciso di esserlo. Ha sacrificato la visibilità, le candidature, i seggi, la presenza parlamentare a favore di un obiettivo che considerava più urgente di qualsiasi interesse di partito: abbattere un regime illiberale.   È un concetto che in certi ambienti politici risulta incomprensibile. L’idea che un partito possa scegliere di non esserci per permettere a qualcun altro di vincere. Che la generosità strategica non sia debolezza ma intelligenza politica. Che il risultato conti più della sigla sul manifesto.   Poi certo, si può discutere se la sinistra ungherese riuscirà a ricostruirsi, se questo sacrificio la rafforzerà o la marginalizzerà. Sono domande legittime, per un altro giorno. Quello che non si può fare oggi è raccontare una scelta deliberata come una sconfitta subita. Perché la differenza tra le due cose è la differenza tra chi fa politica e chi la subisce.
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alex giusti
alex giusti@agiusti2·
@lageloni Beh dai c'è ancora chi crede a Babbo Natale . Non è che far finta di non aver perso migliori la situazione. È certamente il modo migliore per peggiorarla.
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chiara geloni
chiara geloni@lageloni·
Spiegato bene.
Timostene@SandroRossi_x

La sinistra ungherese non ha perso. Ha scelto.   Girano già le interpretazioni di comodo. La sinistra in Ungheria è stata sconfitta, dicono. Ha giocato e ha perso. Orbán è stato battuto dalla destra, quindi nulla cambia per la sinistra europea.   Falso. Falso in modo quasi imbarazzante per chi lo sostiene.   La sinistra ungherese non si è candidata. Non ha perso un solo seggio perché non ne ha conteso nemmeno uno. Il Partito Socialista, quello che ha governato l’Ungheria dal ’94 al ’98 e dal 2002 al 2010, si è ritirato il 20 febbraio. Prima di lui i Verdi, il Dialogo, LMP, il Movimento Soluzione. Tutti fuori. Volontariamente.   I socialisti lo hanno detto con una chiarezza che in Italia sembrerebbe un’allucinazione collettiva: il sistema elettorale di Orbán equivale a “imbrogli legalizzati” e l’unico modo per batterlo è unirsi dietro il candidato più forte. Anche se quel candidato non è dei tuoi. Anche se è un conservatore uscito dalle viscere di Fidesz.   Questo non è un atto di resa. È il contrario. È la scelta politica più matura che un’opposizione frammentata potesse fare davanti a un regime che aveva riscritto le regole del gioco per non perderlo mai. Orbán aveva tagliato due collegi a Budapest, ne aveva aggiunti due nelle campagne fedeli, controllava i media, usava le risorse dello Stato come arma elettorale. Freedom House classificava l’Ungheria solo “parzialmente libera”. Per vincere in quel sistema serviva almeno cinque punti di vantaggio. Non c’era spazio per il lusso delle candidature di bandiera.   La sinistra ungherese ha guardato in faccia la realtà e ha fatto una cosa che richiede più coraggio della candidatura: ha rinunciato a se stessa per uno scopo più grande. Ha detto ai propri elettori: votate Magyar. Votate Tisza. Non importa se è di centro-destra, se viene dal PPE, se è un ex uomo del sistema. L’unica cosa che importa è mandare a casa Orbán.   Il risultato? 79% di affluenza, record assoluto. Magyar al 53,6%. Supermaggioranza dei due terzi. Orbán al telefono che si congratula. Budapest in festa lungo il Danubio.   Chi racconta questa storia come una sconfitta della sinistra sta ribaltando i fatti. La sinistra non era assente perché irrilevante. Era assente perché ha deciso di esserlo. Ha sacrificato la visibilità, le candidature, i seggi, la presenza parlamentare a favore di un obiettivo che considerava più urgente di qualsiasi interesse di partito: abbattere un regime illiberale.   È un concetto che in certi ambienti politici risulta incomprensibile. L’idea che un partito possa scegliere di non esserci per permettere a qualcun altro di vincere. Che la generosità strategica non sia debolezza ma intelligenza politica. Che il risultato conti più della sigla sul manifesto.   Poi certo, si può discutere se la sinistra ungherese riuscirà a ricostruirsi, se questo sacrificio la rafforzerà o la marginalizzerà. Sono domande legittime, per un altro giorno. Quello che non si può fare oggi è raccontare una scelta deliberata come una sconfitta subita. Perché la differenza tra le due cose è la differenza tra chi fa politica e chi la subisce.

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alex giusti
alex giusti@agiusti2·
@lageloni Direi che è la rappresentazione plastica del perdente di Sinistra. Niente, non se ne esce .
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chiara geloni
chiara geloni@lageloni·
Amici perfezionisti di sinistra. La lezione ungherese non è “allora per vincere bisogna votare uno di destra gengnegne noncisto”. È: a volte bisogna unirsi dietro il più forte, e soprattutto utilizzare le regole che ci sono, specialmente se qualcuno le ha truccate. Prego.
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alex giusti
alex giusti@agiusti2·
@lageloni Un comico alla pari di chi pensa che l'esito Referendario influenzerà quello politico.
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Andrea Opachi
Andrea Opachi@OpachiAndrea·
Sorprendente intervista del leader del Movimento 5 Stelle sulla TV mainstream. Conte ha condannato la Russia e sta dalla parte della popolazione ucraina: "Niente gas russo finché Putin non si siede e firma la pace". Conte si allinea alla Von der Leyen?
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alex giusti
alex giusti@agiusti2·
@mariannaaprile È normale non commentare se non si sanno le motivazioni per le quali è stata fatta la perquisizione. Soprattutto se si è giornalisti.
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Alessandro Greco
Alessandro Greco@Pgreco_·
È necessario oltre che è urgente ridare il Governo del paese a @GiuseppeConteIT. Solo un uomo con il suo piglio può tirarci fuori da questo pantano.
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alex giusti
alex giusti@agiusti2·
@fdragoni Beh scusate ma nell'ultima finanziaria i dipendenti pubblici li avete completamente snobbati a favore dei privati. Molti votano CDX o non lo sapete ?
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alex giusti
alex giusti@agiusti2·
@EntropicBazaar Basta fare quello che sta facendo l'Iran. Bloccare lo stretto di Hormuz
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alex giusti
alex giusti@agiusti2·
@La_manina__ Non mi sembra però che sia stata lei a politicizzate il Referendum. Chi è causa del suo mal...
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la manina
la manina@La_manina__·
Io non so come andrà a finire ma una cosa è sicura: se vince il sì, con questa affluenza, calimera passerà in men che non si dica da "non è un referendum su di me" a "il popolo mi ama, adesso pieni poteri e corona di imperatore delle galassie".
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m a u r o
m a u r o@maurorizzi_mr·
Consiglio: guardare alle percentuali di votanti delle regioni significa ben poco se non si rapportano alla popolazione.
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alex giusti
alex giusti@agiusti2·
@you_trend Molto lo farà la Lombardia . La Regione di gran lunga più popolosa
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Youtrend
Youtrend@you_trend·
Anche alle 23 i dati dell'affluenza mostrano punti positivi sia per il centrosinistra, che mantiene il primato di affluenza in province "rosse", sia per il centrodestra, che vede province favorevoli in grande recupero rispetto all'anno scorso. #MaratonaYoutrend
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