Fabio Lazza@Fabopolis
Che devo dirvi.
Non ci siamo proprio.
Il dato sui voti ucraini all’ONU viene usato come una clava: “Kiev vota contro Israele”. È un modo furbo per dire una cosa formalmente impressionante e politicamente fuorviante. Insomma propaganda
Secondo il database di UN Watch, l’Ucraina risulta spesso allineata ai testi ONU critici verso Israele. Bene. Ma quel numero non misura “antisemitismo”, né “odio per Israele”: misura come Kiev vota su un pacchetto di risoluzioni che riguardano occupazione, insediamenti, profughi palestinesi, UNRWA, Golan siriano, autodeterminazione palestinese, aiuti umanitari. Mettere tutto nello stesso sacco e chiamarlo “contro Israele” è già metà della manipolazione.
E infatti basta guardare il dettaglio: nel 2024, sulla risoluzione che recepiva il parere della Corte Internazionale di Giustizia sull’illegalità della presenza israeliana nei Territori palestinesi occupati, l’Ucraina non votò sì: si astenne. Quella risoluzione passò comunque con 124 voti favorevoli; Francia, Spagna, Belgio e Irlanda votarono sì, mentre Italia e Germania si astennero. Quindi trasformarla in “prova” dell’odio ucraino verso Israele è propaganda da tabellina Excel.
Stesso discorso per Gaza nel 2023: la risoluzione ONU sulla protezione dei civili e l’accesso umanitario passò con 120 voti favorevoli, 14 contrari e 45 astensioni. L’Ucraina si astenne, proprio per non rompere del tutto con Israele mentre cercava sostegno internazionale contro la Russia.
Poi c’è il punto politico che loro fingono di non vedere. Dal 2022 l’Ucraina è un Paese invaso, bombardato, ricattato, costretto a costruire maggioranze all’ONU contro Mosca. In Assemblea Generale i voti arabi, africani e del Sud globale contano. Kiev non fa diplomazia in un seminario morale: la fa sotto i missili russi.
E ora guardiamo Israele. Il 24 febbraio 2025, terzo anniversario dell’invasione russa, Israele votò contro una risoluzione ONU che condannava l’aggressione russa all’Ucraina. Non si astenne: votò no. Nello stesso campo finirono Russia, Bielorussia, Corea del Nord, Ungheria e altri governi.
Quindi la morale è semplice: pretendere che l’Ucraina, sotto invasione, sacrifichi la propria sopravvivenza diplomatica per compiacere Israele, mentre Israele può votare con Mosca contro Kiev e ricevere mille giustificazioni geopolitiche, non è analisi. È doppio standard.
Chi usa quei numeri così non sta difendendo Israele. Sta usando Israele come manganello retorico contro l’Ucraina. Non facendoci una bella figura.