claudio
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claudio
@claudversion
Ma ho anch'io i miei principi. Non ho mai venduto armi, droga o cibi dietetici..









Quella cultura espansionista e teocratica rimane radicata in gran parte del mondo musulmano, che oggi conta circa 2 miliardi di persone – oltre il 25% della popolazione globale secondo i dati più aggiornati al 2025-2026. È la seconda religione al mondo e una delle più in rapida crescita demografica. Tuttavia, proprio qui sta l’errore fatale di chi guarda all’Islam come a un monolite. Il musulmano tunisino non è il musulmano pakistano, né tantomeno quello iraniano o algerino. I musulmani provengono da paesi diversi, etnie diverse (arabi, persiani, turchi, pashtun, berberi, malesi, ecc.), culture diverse. Molti si identificano prima di tutto con la propria nazione (Iran, Azerbaigian, Libano, Indonesia), altri esclusivamente con la fede. L’influenza della cultura locale sull’interpretazione dell’Islam è talmente profonda che uniformare tutto sotto un’unica etichetta è non solo sbagliato, ma pericoloso. Trattarli indiscriminatamente non genera solo ingiustizia verso chi è moderato e integrabile, ma espone la società ospitante al rischio di ignorare la radicalità di altri. Il pericolo, inoltre, non arriva solo dagli individui isolati. Spesso emerge nelle dinamiche di gruppo, dove atteggiamenti latenti repressione delle donne, rifiuto della laicità, antisemitismo diventano norma collettiva. Sondaggi storici come quelli del Pew Research Center (2013, ma confermati da studi successivi) mostrano che, tra i musulmani favorevoli all’applicazione della sharia come legge ufficiale, percentuali elevatissime sostengono pene severe: in Egitto l’86% approva la pena di morte per gli apostati, in Giordania l’82%, in Afghanistan il 79%, in Pakistan il 76%. Queste cifre non sono “estremismo marginale”: riflettono majoranze in contesti dove la sharia influenza già legislazione e costumi.




Tre deputati (Ravetto, Zanella e Carrara) lasciano Forza Italia e passano alla Lega perché, spiegano, Salvini "può essere il miglior interprete di quella rivoluzione liberale i cui valori sono più che mai attuali e necessari". A Roma si dice: me cojoni...



Dieci anni fa ci lasciava Marco Pannella. Andai a trovarlo con Bobo Giachetti qualche giorno prima della sua morte e ricordo quell’incontro come un momento di grande emozione.
















