nicola favini
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nicola favini
@ilnikkio
weconomist, etnographic collector, sofubi specialist, retail marketing storyteller... twitter rookie. Logotel DG.
Milano ma anche no Katılım Haziran 2011
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@NathalieTocci a #PiazzaPulita: dall'8 ottobre in Israele vige la "strategia del caos", il modo per Netanyahu di restare in sella e non finire in galera. ISRAELE NON È PIÙ UNA DEMOCRAZIA, È UN'ALTRA COSA.
BRAVA 👏👏 👏, tra i pochi che hanno il coraggio di affermarlo.
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ragazzi ma di chi è la voce che canta io ho in mente te nella telepromozione di eni con virginia raffaele?
#Sanremo2026
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@pier_falasca Per continuare ad essere italiani dobbiamo diventare anche europei. Non c'è il primo status senza il secondo. Chi non lo capisce è un inconsapevole analfabeta di ritorno.
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Essere orgogliosi di essere italiani e volere l’Europa unita oggi va di pari passo. Solo con una Europa sovrana e indipendente, possiamo avere un’Italia forte e libera, che conta e decide. L’alternativa è diventare una colonia degli imperi russo, cinese o americano.
Rita@milunetta2014
@pier_falasca Il mio orgoglio è di essere Italiana
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Qualche mese fa Musumeci, tra le polemiche, aveva spiegato al Paese una verità rivelata con aria grave: «Lo Stato non ha più risorse per la ricostruzione, i cittadini devono assicurarsi».
I cittadini lo hanno preso sul serio. Lui, molto meno.
Il ciclone Harry, con i suoi danni sulle coste di Sicilia, Sardegna e Calabria, è stato il primo vero banco di prova delle polizze contro le catastrofi naturali, diventate obbligatorie per le imprese dallo scorso anno. Un obbligo introdotto tra rinvii, incertezze e decreti arrivati all’ultimo minuto, ma che molte aziende dei territori colpiti avevano comunque rispettato. Convinti, ingenuamente, di essere coperti.
Ora scoprono di no.
I primi rifiuti delle compagnie stanno arrivando e il verdetto è paradossale: gran parte dei danni causati dal ciclone non rientra nelle coperture. La ragione non è un cavillo, ma la sostanza stessa della polizza. I danni da mareggiate e da piogge intense, cioè esattamente quelli provocati da Harry, non sono inclusi. Chi pensava di essersi messo al riparo oggi scopre di dover tornare a bussare alla porta dello Stato. Quello Stato che, nel frattempo, aveva spiegato di non avere più risorse.
Queste assicurazioni si chiamano “polizze catastrofali” (CAT NAT) e, proprio perché obbligatorie per legge, hanno un testo standard uguale per tutti. Un testo scritto dal governo insieme alla rappresentanza delle imprese assicurative. E scritto male.
Seguono il principio dei “rischi nominati”: coprono solo ciò che è esplicitamente elencato. La legge impone la copertura per terremoti, frane, inondazioni e alluvioni. Non cita le cosiddette “bombe d’acqua”. Non cita le mareggiate. Un dettaglio curioso, per un Paese che è una penisola e che vive di coste.
Alcune compagnie consentono di aggiungere queste garanzie, pagando di più. Ma la legge non le prevede e, in un Paese con una bassissima cultura assicurativa, la conseguenza è stata ovvia: quasi tutti hanno sottoscritto la polizza base, minima, obbligatoria. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.
La colpa non è delle imprese. È di chi ha costruito un sistema obbligatorio che non copre i rischi reali. Di chi ha trasformato un’idea sensata, condividere il peso delle catastrofi, in un pasticcio normativo. Un pasticcio aggravato dai ritardi del governo sui decreti attuativi e da una gestione confusa delle scadenze: prima le grandi aziende, poi le piccole, poi, più avanti, il settore ricettivo. Proprio quello che ha subito alcuni dei danni maggiori, come i lidi balneari. Che, per inciso, anche se fossero stati obbligati, non sarebbero stati coperti lo stesso.
Il paradosso finale è il più amaro: tra le imprese colpite dal ciclone, «penseranno di aver fatto bene quelle che non si sono assicurate», perché almeno non hanno pagato per una protezione inesistente. E non è nemmeno chiaro cosa accadrà a chi non ha rispettato l’obbligo: la legge non lo dice. Si sa solo che potrebbero avere difficoltà ad accedere ai fondi pubblici, ai bandi, ai finanziamenti bancari. Forse saranno penalizzate. Forse no. Anche questo è lasciato all’improvvisazione.
Alla fine resta una sola certezza. Dopo mesi di retorica sulla “responsabilità individuale” e sull’“assicurarsi invece di chiedere aiuti”, il primo grande evento climatico ha dimostrato che il sistema non funziona. E che scaricare tutto sui cittadini, senza costruire strumenti seri, è solo un modo elegante per lavarsene le mani.
Musumeci aveva detto: assicuratevi.
I cittadini lo hanno fatto.
Lo Stato, ancora una volta, no.
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Riposto perché molto utile per capire meglio la deriva di certa società e i rischi enormi che ciò causa. Brava @a_libutti
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È l'Eccidio della gioventù iraniana! "Solo l'8 e il 9 gennaio, nelle strade dell'#Iran sarebbero state uccise 30.000 persone", lo ha documentato il #TIME riportando le denunce di due alti funzionari del Ministero della Salute del Paese.
Un orrore indicibile!
#IranRevoIution2026 #IRGCterrorists
@RadioRadicale #Turchia
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When other countries protest like this.....things change.....WE NEED TO DO THIS NATIONWIDE‼️#GeneralStrike
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