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Padre José Juan
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Padre José Juan
@jhsanchezjacome
“Dios no me eligió para tener éxito, sino para ser fiel”. Madre Teresa de Calcuta
Xalapa, Veracruz MÉXICO Katılım Ocak 2013
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Quando Napoleone Bonaparte, furioso, minacciò:
"Se questo documento non verrà firmato, distruggerò la Chiesa cattolica romana."
Il cardinale Ercole Consalvi rispose con calma:
"Maestà, se Papi, cardinali, vescovi e sacerdoti non sono riusciti a distruggere la Chiesa in diciannove secoli, come pensa di riuscirci lei nel corso della sua vita?"
Da duemila anni imperi e potenti passano.
La Chiesa resta. Non praevalebunt!
(…e a Napoli diremmo: “Tenimm’ ’n’at sarchiapon.”)

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Los que «personalizan» la Misa: «se equivocan»
El Cardenal Arinze advierte de que los sacerdotes que alteran la Misa «dañan» a la Iglesia
infocatolica.com/?t=noticia&cod…
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Nicodemo parte nella notte, tra dubbi e paura, ma il suo cammino lo porta alla luce. Anche noi, guidati da Gesù Cristo, siamo chiamati a rinascere nello Spirito: meno controllo, più fiducia. Dalla notte alla luce. #dalvangelodioggi 📖✨🙏🏻

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“Che la preghiera sia fatta a casa o in chiesa, ciò che conta è che nella parola della preghiera ci sia l'anima; se la preghiera interiore è assente, allora le parole hanno solo l'apparenza ma non la realtà della preghiera”. 𝐓𝐞𝐨𝐟𝐚𝐧𝐞 𝐢𝐥 𝐑𝐞𝐜𝐥𝐮𝐬𝐨
@pileribruno

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Nicodemo fue de noche. No por cobardía: por honestidad. Sabía que algo en él necesitaba morir para que algo nuevo pudiera nacer.
¿Hay en ti alguna versión de ti mismo que ya no sirve, pero que todavía aferras con fuerza?
El Espíritu sopla donde quiere. No lo controlas. No lo programas. Solo puedes abrirte —o cerrarte.
Señor, ayúdame a soltar lo que creo que soy para recibir lo que tú sabes que puedo ser. Que no le tema a la oscuridad del proceso, sino que confíe en la luz del renacer. Amén.

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Nel dialogo notturno con Nicodemo Gesù se ne esce con una delle frasi più belle, per me almeno, ed emozionanti del Vangelo: al versetto 6 “Quello che è nato dallo spirito è spirito”.
E la notte si illumina.
Un uomo che è nato dallo Spirito non solo ha lo Spirito ma è Spirito. Non solo è tempio dello Spirito, ma è della stessa natura, della stessa pasta dello Spirito.
E non c’è maiuscolo o minuscolo nei testi originali del vangelo. Maiuscolo per indicare lo Spirito di Dio, la sua forza vitale e illimitata, minuscolo per indicare lo spirito debole dell’uomo. Non si riesce a distinguere se lo spirito si riferisca a quello dell’uomo o a quello di Dio.
Questa “confusione” è straordinaria. Bellissima idea di Dio e uomo uniti nello spirito.
Molte volte san Paolo ha affermato: Voi siete Tempio dello Spirito Santo, (1Cor 6,19-20) ma oggi il Vangelo annuncia qualcosa di molto più potente: VOI NON SOLO SIETE CASA, tempio, santuario dello Spirito MA SIETE SPIRITO.
Io vivo delle mie radici e le mie radici sono lo Spirito di Dio.
Ogni essere genera figli secondo la propria specie.
Anche Dio genera figli secondo la specie di Dio.
Poterlo dire a te, che ascolti, che credi, che tremi, che dubiti: Tu sei Spirito, perché lo Spirito è tuo Padre e ti ha dato il suo DNA, ti ha trasmesso i cromosomi divini, che sono amore, libertà, speranza, coraggio, vita eterna, bellezza, luce.
P. Giovanni Vannucci scriveva: l’uomo è l’unico animale che ha Dio nel sangue! Nel sangue! non come qualcosa di separato, di sopraggiunto, ma come vita della mia vita.
Così come non è separato il tralcio dalla vite, non è separata l’acqua dalla sorgente. Unica linfa, unica vita!
P. Ermes Ronchi (cercoiltuovolto.it)

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Hoy la Iglesia nos pone delante una verdad muy actual: podemos conocer a Dios… y, sin embargo, seguir viviendo “de noche”, como Nicodemo. Y ahí empieza el problema… y la gracia. 🧵
1️⃣ Nicodemo se acerca a Jesús, pero “de noche” (Jn 3,2). Cree, sí… pero con miedo. Es una fe tímida, aún no transformada. ¿No nos pasa también? Sabemos quién es Cristo, pero nos cuesta dar el paso.
2️⃣ Jesús no le responde con teoría, sino con una exigencia radical: “tenéis que nacer de nuevo” (Jn 3,7). No basta con mejorar un poco. No basta con “portarse bien”. Hace falta una vida nueva.
3️⃣ Y esa vida nueva no viene de nosotros. Es pura gracia. “El que no nazca de agua y de Espíritu…” (Jn 3,5). Está hablando del Bautismo, pero también de una vida abierta al Espíritu cada día.
4️⃣ Aquí está la clave: no es esfuerzo humano sin más. Es dejar que Dios actúe. La santidad no es fabricarse a uno mismo, sino dejarse rehacer por Dios.
5️⃣ En los Hechos vemos el resultado: los apóstoles, llenos del Espíritu, pasan del miedo a la valentía. “Predicaban con valentía la palabra de Dios” (Hch 4,31). Eso lo cambia todo.
6️⃣ ¿Qué ha ocurrido? Han rezado. Han pedido. Han confiado. Y Dios ha actuado. El lugar tiembla… pero sobre todo tiembla el corazón, que se abre a la gracia.
7️⃣ Mientras tanto, el mundo sigue conspirando: “¿Por qué se amotinan las naciones?” (Sal 2). Nada nuevo. El rechazo a Dios es constante… pero también es constante la victoria de Dios.
8️⃣ Y aquí una verdad que da paz: Dios no pierde el control. Incluso lo que parece oposición entra en su plan. La cruz no fue un fracaso, fue salvación.
9️⃣ Por eso el salmo termina así: “Dichosos los que se refugian en ti, Señor”. No los más fuertes, no los más influyentes… los que se apoyan en Dios.
🔟 Hoy la pregunta es muy sencilla: ¿quiero seguir siendo un Nicodemo “de noche”… o dejar que el Espíritu me haga nacer de nuevo?
1️⃣1️⃣ Porque el Espíritu sigue actuando. No hace ruido espectacular muchas veces… pero transforma desde dentro. Y eso se nota: da paz, da valentía, da claridad.
1️⃣2️⃣ Y cuando uno vive así, deja de esconder la fe. Empieza a vivirla, a anunciarla, a sostenerla… incluso cuando cuesta.
Pidamos hoy esa gracia: nacer de nuevo. No con nuestras fuerzas, sino dejándonos hacer por Dios.
#EvangelioDeHoy #Pascua #EspírituSanto #VidaNueva #Gracia #FeCatólica

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È LO SPIRITO CHE FA NUOVE TUTTE LE COSE…
È notte fuori, ma anche nel cuore e nella vita di Nicodemo. Per questo vuole trovare la luce e capire come condurre la propria vita. La notte è quello spazio in cui talvolta capitiamo o che ricerchiamo per fare chiarezza in noi. Sembra un paradosso, eppure: l’oscurità aiuta a fare chiarezza. Nicodemo si ricorda del Maestro che illumina chi lo incontra: esce di casa, prende l’iniziativa e lo va a trovare. Le parole di Gesù non sono in linea col discorso iniziato da Nicodemo, ma lo portano su un argomento nuovo: la necessità di rinascere. La via che Gesù gli propone è quella della rinascita, si tratta di lasciarsi convertire scoprendo che c’è una vita che non è solo materiale. Anche nelle nostre notti il Signore ci ascolta e risponde ai nostri dubbi, ma prima è necessario entrare nella logica dell’amore. Rinascere vuol dire fidarsi del Risorto e del dono del suo Spirito che ci è stato fatto nel battesimo; significa riconoscere che il nostro amore è vero quando è a imitazione di quello di Gesù.


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La figura di Nicodèmo ci prende per mano quasi accompagnando il nostro desiderio profondo dentro la possibilità di entrare nella pienezza di una vita completamente nuova, non perché liberata dalle sue imperfezioni, ma perché immersa nella luce della fedeltà di Dio. Il modo in cui Gesù sceglie di rispondere alla curiosità del fariseo che si avvicina a lui «di notte», quando le cose non sono ancora del tutto chiare eppure in qualche modo percepibili, è un invito a fare dello sgomento di fronte alla voce di Dio un trampolino per ulteriori approfondimenti:
«Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito» (Gv 3,7-8).
Nascere dallo Spirito, cioè vivere a partire dall’intima convinzione della «potenza del Signore risorto» (cf. Colletta), è quel dolcissimo bisogno che la Pasqua di Cristo vuole restituire alle profondità del nostro cuore ancora in attesa di un’alba di pace. Si tratta di un dono grande e vivo, che implica la responsabilità di non poter più fondare le scelte sulla paura di perdere o di sbagliare qualcosa, ma sul desiderio di donare e di spendersi anche se le circostanze non fossero ottimali o fossero, persino, avverse. Essere discepoli del Risorto significa accettare lo statuto di figli di Dio come prima e ultima condizione di verità del nostro modo di essere, pensare e agire. Solo a partire da questa esperienza di libertà è possibile entrare nel respiro di una vita davvero eterna, in cui ci si lascia muovere dal vento imprevedibile dello Spirito, invisibile e invincibile potenza, di cui dobbiamo ignorare l’origine e la destinazione, ma di cui non possiamo trascurare l’impeto. Del resto, è la nostra stessa vita a essere un misterioso movimento di cui non possiamo mai autonomamente disporre, un’avventura bisognosa della fede per essere generosamente interpretata:
«E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna» (Gv 3,14-15).
Mentre il popolo di Israele nel deserto doveva solo guardare il serpente di rame fatto da Mosè, per essere salvo, il popolo dei salvati in Cristo ha bisogno anche di credere all’infinito amore che la croce significa e comunica. Solo a partire da un’esperienza di guarigione dalle ferite e dalle solitudini può fiorire quel desiderio di comunione che ha qualificato, fin dall’inizio, la testimonianza cristiana nel mondo, quando «la moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune» (At 4,32). Ciò che colpisce in questa descrizione – sicuramente un po’ idilliaca, ma non per questo irreale – non è la rimozione della proprietà privata, ma l’abolizione di quella bramosia di possesso che impedisce la gioia di essere in comunione con coloro che, come noi, sono colmati dalla misericordia di Dio. Essere rigenerati dall’alto e imparare dal vento significa entrare in una tale fiducia nella realtà e nella storia, che il desiderio di provvedere al bisogno degli altri diventa altrettanto naturale come quello di manifestare il proprio:
«Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno» (At 4,34-35).
fra R. Pasolini (nellaparola.it)

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… lo Spirito Creatore ci viene in aiuto. Egli è entrato nella storia e così ci parla in modo nuovo. In Gesù Cristo Dio stesso si è fatto uomo e ci ha concesso, per così dire, di gettare uno sguardo nell'intimità di Dio stesso. E lì vediamo una cosa del tutto inaspettata: in Dio esiste un Io e un Tu. Il Dio misterioso non è un'infinita solitudine, Egli è un evento di amore. Se dallo sguardo sulla creazione pensiamo di poter intravedere lo Spirito Creatore, Dio stesso, quasi come matematica creativa, come potere che plasma le leggi del mondo e il loro ordine e poi, però, anche come bellezza – adesso veniamo a sapere: lo Spirito Creatore ha un cuore. Egli è Amore. Esiste il Figlio che parla col Padre. Ed ambedue sono una cosa sola nello Spirito che è, per così dire, l'atmosfera del donare e dell'amare che fa di loro un unico Dio. Questa unità di amore, che è Dio, è un'unità molto più sublime di quanto potrebbe essere l'unità di un'ultima particella indivisibile. Proprio il Dio trino è il solo unico Dio.
Per mezzo di Gesù gettiamo, per così dire, uno sguardo nell'intimità di Dio. Giovanni, nel suo Vangelo, lo ha espresso così: "Dio nessuno l'ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato" (Gv 1, 18). Ma Gesù non ci ha soltanto lasciato guardare nell'intimità di Dio; con Lui Dio è anche come uscito dalla sua intimità e ci è venuto incontro. Questo avviene innanzitutto nella sua vita, passione, morte e risurrezione; nella sua parola. Ma Gesù non si accontenta di venirci incontro. Egli vuole di più. Vuole unificazione. È questo il significato delle immagini del banchetto e delle nozze. Noi non dobbiamo soltanto sapere qualcosa di Lui, ma mediante Lui stesso dobbiamo essere attratti in Dio. Per questo Egli deve morire e risuscitare. Perché ora non si trova più in un determinato luogo, ma ormai il suo Spirito, lo Spirito Santo, emana da Lui ed entra nei nostri cuori congiungendoci così con Gesù stesso e con il Padre – con il Dio Uno e Trino.
(cfr. OMELIA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
Piazza San Pietro
Sabato, 3 giugno 2006)
Fonte: vatican.va

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