

Marco Crespi
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@marcocrespi
Basketball Coach.(E)motion.









3 luglio 1999. Una vita fa. Myers che scappa col pallone sotto braccio. L’abbraccio tra Dino e Andrea Meneghin. “We are the champions” a Parigi-Bercy. Le attese erano alte, inutile nascondersi. L’entusiasmante galoppata d’argento di due anni prima, fermatasi solo al cospetto dell’invincibile Jugoslavia, aveva alzato l’asticella. Il sesto posto ai Mondiali del ’98 aveva messo in serbatoio il carburante della rivalsa. È l’Europeo del Fucka maturo, un aliante dalle braccia infinite, un’agilità ingestibile all’epoca per i lunghi europei e una tecnica spaventosa sia spalle che fronte a canestro. È l’Europeo del Meneghin al suo apice, un Magic europeo con visione di gioco, centimetri, campionario offensivo sconfinato, capacità di salire di colpi nei momenti difficili. E quella schiacciata a due mani nei quarti contro la Russia… È l’Europeo dell’icona Myers: il leader emotivo oltre che tecnico della squadra, una voglia di vincere con pochi eguali che trova sbocco in quel trofeo alzato al cielo di Parigi. È il capolavoro di Tanjevic, 10 anni avanti a tutti, coraggioso, che crede nei giovani, che fa da scudo alle critiche (esclusione di Pozzecco). E poi la regia illuminata di "Pando" Bonora, le triple ignoranti del Baso e le bombe “intelligenti” di Gek Galanda, l’eleganza di Marconato e la ruvidità di "Ghiaccione" Chiacig, l’energia di Picchio Abbio e Sandrino De Pol e la prontezza di "Miki l’Alpino" Mian e "Marcellino da Campinas" Damiao. Un gruppo vero. Una squadra dorata. Venticinque anni fa l’Italia si laureava campione d’Europa. Le foto ingialliscono, il ricordo sicuramente no. (di @loupaya)





