Max
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El hombre que intenta salvar el mundo @realDonaldTrump ¡EL MEJOR presidente en la historia de Estados Unidos! Retuitea si estás de acuerdo. 🇺🇸❤️

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@Tommasocerno Espulsi subito e messi in quarantena xche le loro patologie potenzialmente contagiose
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Francesca Albanese e marito si spacciano per vittime di un sistema: "Soffriamo di ulcere allo stomaco e di mal di testa cronici" ilgiornale.it/news/interni/f…
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@avila92796 Non si capisce bene chi sia, ha la maschera occhiali-naso finti, aah no…
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@CLAUDIODD5 A metà post già che due palle, abbi pazienza ma nel voler fare un approccio “non costruito”alla fine e’venuto fuori più costruito che mai e se sei abituata ad un’uscita sistemandoti al meglio avresti dovuto farlo prorio per essere te stessa Cia’(lui poi che te lo fa notare..👎)
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«Io non pago per le donne», ha scritto un uomo di 52 anni.
Mi sono presentata all’appuntamento senza trucco e con le scarpe da ginnastica.
Ci sentivamo da circa due settimane. Giovanni era una di quelle persone rare, educato, diretto, senza giochi mentali. Divorziato, due figli grandi, lavorava nell’edilizia. Aveva ironia, equilibrio, cultura. Quando mi ha chiesto di uscire, ho accettato senza esitazione.
Poi è arrivato quel messaggio, chiaro, quasi tagliente.
“Mettiamo le cose in chiaro: non pago per le donne agli appuntamenti. È un mio principio. Spero non sia un problema.”
Sinceramente, non lo è stato.
Anzi, ho apprezzato la trasparenza. Meglio sapere prima a cosa si va incontro, piuttosto che trovarsi davanti al conto a fare finta di niente.
Gli ho risposto: “Va bene, nessun problema. Ci vediamo sabato.”
Dentro di me è nata un’idea.
Un esperimento semplice. Onesto.
Sabato mattina mi sono svegliata presto. Ho 46 anni e so perfettamente cosa significa “prepararsi” per un appuntamento. Ho aperto l’armadio, preso il vestito giusto. Poi il trucco: fondotinta, correttore, ombretti, mascara, rossetto. Il rituale di sempre.
Lì mi sono fermata. Perché?
Se siamo davvero alla pari… se ognuno paga per sé… se non ci sono ruoli…
perché io devo passare due ore a prepararmi?
Perché devo sembrare impeccabile, mentre Giovanni probabilmente arriverà in jeans e maglietta, pronto in dieci minuti?
Così ho deciso.
Jeans. Maglione grigio. Scarpe comode.
Coda di cavallo.
Niente trucco.
Solo io.
Allo specchio mi sono sentita strana. Non peggio. Solo… diversa. Abituata a vedermi “costruita”, mi sono ritrovata semplicemente normale.
“Vediamo”, pensai.
Al bar, Giovanni era già seduto. Mi ha salutata, sorriso, tutto tranquillo. I primi minuti sono stati piacevoli, naturali. Pensavo quasi di essermi posta troppe domande.
Poi si è fermato, mi ha guardata meglio e ha detto:
“Non ti sei preparata molto per vedermi, vero?”
“Cosa intendi?”
“Nelle foto eri più curata… il vestito, il trucco… Adesso sembri… come se fossi uscita per fare una commissione.”
Ho sorriso. Perché in quel momento ho capito che l’esperimento stava funzionando.
“Giovanni”, gli ho detto con calma, “ti ricordi cosa mi hai scritto sul conto?” Annuiì. “Sì.”
“Tu hai parlato di uguaglianza. Ognuno paga il suo. Nessun ruolo, nessuna aspettativa. Tu sei indipendente, io sono indipendente.”
“Sì… e quindi?”
“Quindi mi sono chiesta: perché l’uguaglianza vale solo per i soldi? Tu sei venuto comodo, senza sforzi particolari. Io ho fatto lo stesso. Non è coerente?”
Rimase in silenzio. Poi provò a spiegarsi.
“Ma sono cose diverse…”
“Perché diverse?” gli ho chiesto.
Parlò di abitudini, di “natura femminile”, del fatto che alle donne piace curarsi.
Lo ascoltai. Poi dissi una cosa semplice:
“Curarsi costa. Tempo, energie, soldi. E spesso viene dato per scontato. Si parla di uguaglianza quando si tratta di pagare, ma si continua ad aspettarsi una donna perfetta… gratis.”
Cercò di difendersi:
“Ma alle donne piace…”
Ho sorriso.
“Sì, mi piace sentirmi bella. Ma mi piace anche essere me stessa. Dormire di più. Non preoccuparmi del trucco. Mettere scarpe comode.”
Mi guardava senza sapere cosa dire.
Abbiamo finito il caffè parlando d’altro. Poi è arrivato il conto. Diviso a metà.
Perfetto.
Ci siamo salutati con educazione.
Non ci siamo più cercati.
No, non me ne pento.
Quell’incontro mi ha insegnato qualcosa.
Viviamo in un tempo in cui tutti parlano di uguaglianza, ma spesso solo dove conviene.
Si vuole una donna indipendente, autonoma, ma anche impeccabile, curata, perfetta.
La vera uguaglianza non è dividere un conto.
È condividere lo stesso impegno, lo stesso rispetto, lo stesso sforzo.
Se non vuoi offrire una cena, va benissimo.
Ma allora non aspettarti che qualcuno investa ore per apparire perfetto per te.
Se siamo uguali… siamo uguali davvero.
Senza doppi standard.
Giovanni voleva l’uguaglianza.
L’ha avuta.Solo che non era quella che immaginava.

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@Marillacocchia Più passano gli anni più noto di assomigliare ai miei genitori nel caso specifico mio padr ricordo altri amici e persone più grandi di me che a suo tempo mi raccontavano questo lento avvicinamento,sentire nelle orecchie la voce di papà o mamma un sentiero nella2 parte della vita
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@AnonymaticaSRL Uno stronzo appunto, che ce lo aveva scritto in faccia.
Uno stronzo che ha fatto belle canzoni
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Gino Paoli è uno che della vita non ci aveva capito un cazzo.
Oggi te lo impacchettano col fiocco. Il poeta romantico. Sapore di sale e i tramonti. La voce dell'amore gentile.
Gino Paoli era uno stronzo. Sapeva di essere uno stronzo.
Era uno che negli anni 60 andava dietro le donne sposate ed alle ragazzine di 16 anni. Un egoista fumatore incallito.
Era comunista con l'orologio buono, un alcolizzato, un egocentrico.
Gino Paoli era un tipo pericoloso, un idiota che ad appena 28 si sparava al cuore per un amore stupidamente idealizzato e non corrisposto. Una persona tossica, complicata, maleducata, scorbutica.
Gino Paoli non era il quadretto con il mare calmo al tramonto che ti vendono nei negozietti di Souvenir.
Gino era la schiuma verde nel porto di Genova, l'odore di pesce nelle Creùze, le bestemmie dei marinai.
Gino Paoli era FOTTUTAMENTE VERO. Nella sua menzogna. Nella sua poesia.
Perché aveva capito che l'unico modo in cui puoi amare è il tuo. Ed il tuo, vaffanculo, è sempre quello sbagliato. Quello che ti fa sudare. Quello che ti fa bestemmiare.
E andava bene così. Perché sapeva convivere con i propri mostri, con l'orrore di essere umano. Perché ci puoi essere amico dei tuoi mostri, come puoi esserlo di un proiettile che ti sfiora il cuore per 60 anni.
Non ha mai chiesto scusa per quello che era. Non ha mai ripulito la propria storia per renderla digeribile. Non si è mai messo il vestito buono per farti sentire a tuo agio.
Perché il cielo in una stanza è una canzone di una poesia meravigliosa.
Perché se la dedicano tutti gli innamorati.
Perché la cantano ai matrimoni.
E lui la scrisse mentre scopava in un bordello, a faccia in su tra il letto ed una prostituta, a guardare un bellissimo soffitto infinito.
E non se n'è mai vergognato. Neppure un giorno.
Io dico VAFFANCULO a tutti i post con i cuoricini. Alle citazioni dei giornali online. Alle frasi sdolcinate da baci Perugina.
Gino era una persona troppo libera per un mondo così ipocrita.
Stanotte non è morto solo un cantante con canzoni meravigliose sulle labbra.
Non è morto solo un poeta con un proiettile sul cuore.
È morto un vecchio di 91 anni, un coglione che della vita non ci aveva capito un cazzo.
Eppure lui, quel cielo, lo ha visto davvero.
(Adamo Romano)
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Vannacci umilia la Boldrini e il web esplode!
Mentre l'elite globalista vorrebbe cancellare le nostre radici cristiane e imporci farina di insetti, il Generale ha alzato la testa per difendere l'Italia che lavora e che crede nei valori di mamma e papà. Un attacco frontale all'intolleranza di chi si professa tollerante solo con chi la pensa come loro.
Le parole di Vannacci sono un uragano che spazza via anni di censura e di superiorità morale della sinistra. Se anche tu pensi che sia ora di dire basta a questa follia ideologica, scrivi nei commenti "IO STO CON VANNACCI" e fai girare questo contenuto fondamentale. L'Italia profonda ha finalmente trovato il suo leader!

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