
FraStellah
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Romania, è caduto il governo europeista guidato dal leader di centrodestra Ilie Bolojan: il parlamento ha approvato con 281 sì, 4 no e 176 astensioni la mozione di sfiducia presentata dai Socialdemocratici, passati da aprile all'opposizione, e da AUR, partito euroscettico e nazionalista di destra guidato da George Simion, sconfitto al ballottaggio delle elezioni presidenziali dal centrista Nicușor Dan. Si apre ora una fase di incertezza. AUR è primo nei sondaggi




🇮🇹🇦🇿 Azerbaijan supplies 16% of Italy's gas. SOCAR just bought 4,500 Italian fuel stations. This is what energy security looks like when Hormuz closes. While the world watches the Strait Italy just rewired its energy architecture northward. The Meloni-Aliyev meeting, what was agreed? First Italian PM visit to Azerbaijan in 13 years. Framed explicitly as a "reliable partnerships" discussion during Middle East instability. → Azerbaijan exported 25 bcm of gas in 2025 7.5 bcm to Italy → Italy: top EU buyer of Azerbaijani gas → TAP cumulative deliveries: 47.5 bcm since startup → TAP covers ~16% of Italy's total gas demand → Both leaders: agreed to push volumes higher via TAP expansion Aliyev: TAP expansion "has already started but must continue" Meloni: Azerbaijani gas has been "decisive for Italy's energy security" and Hormuz makes it more critical still. The infrastructure behind the words The Southern Gas Corridor: Caspian → Azerbaijan → Georgia → Turkey → Greece → Albania → Puglia. TAP annual flows: 9.5 bcm and rising. Recent compressor upgrades: +1.2 bcm/year added capacity. Technical ceiling with full expansion: toward 20 bcm/year. Every bcm that comes through TAP is one bcm that doesn't need to come through Hormuz. The SOCAR downstream move This is where it gets structural. SOCAR Azerbaijan's state oil company just acquired 99.82% of Italiana Petroli (IP): → 10 mt/year refining capacity across 2 Italian refineries → 4,500 service stations across Italy → Aviation fuel, bitumen, logistics assets included → EC approved: February 2026 Gas flows in via TAP. Oil and products flow out via IP's refineries and retail network. SOCAR now has a vertically integrated position inside the EU's 3rd largest economy. Bilateral trade: €10.2 billion in 2025 Italy is Azerbaijan's largest commercial partner. Azerbaijan invested €2.5 billion in Italy. That's an energy alliance formalised by war. The EU wants Russian gas gone. Gulf supply is physically disrupted. The Caspian route via Azerbaijan is the one clean corridor left that avoids both. The Italy-Azerbaijan-SOCAR triangle is the EU's northbound hedge: Caspian gas in via TAP. Azerbaijani oil out via Italian refineries and 4,500 fuel stations. The map of European energy security is being redrawn not in Brussels, but in Baku.






Gas e benzina, Meloni si attacca al "tubo" di Baku: il patto con Aliyev ift.tt/qHXosSJ









🚨🚨🚨🪖🇺🇸🇮🇱🇮🇷 Buonanotte o buongiorno a tutti, a seconda che leggiate questo punto nave proprio ora o appena svegli, di domenica mattina, come sarebbe più ovvio. Non garantisco sulla qualità della scrittura, perché la stanchezza a quest’ora si avverte il doppio. Ma la notizia, in vista delle prossime settimane, è che dovremo abituarci: ci attendono altre notti insonni. Mai visto JD Vance scuro in volto come al termine dei colloqui di Islamabad. È chiaro che nemmeno il “Serena Hotel” sia riuscito nell’impresa di ridurre la tensione. Ventuno ore di negoziati, condotti dall’attore più favorevole a un accordo all’interno dell’amministrazione USA, non riescono a buttare giù la muraglia di ostinazione iraniana. Il vicepresidente spiega che gli Stati Uniti sono arrivati animati di buone intenzioni - e forse la sua presenza in Pakistan serviva proprio a comunicare disponibilità a un accordo - ma gli iraniani rigettano la principale delle linee rosse americane: l’impegno a non cercare di ottenere un’arma nucleare. Che sia oggi, fra due anni o dopo. Vance non parla di missili, non parla di Hormuz. Perché? Probabilmente perché ci si è arenati molto prima, senza possibilità di procedere oltre. I tre minuti in cui parla davanti alla stampa (eroica), le quattro brevi domande che prende come gesto di cortesia nei confronti di chi ha atteso nella lunga notte di Islamabad anche solo un segno, un’indicazione, restituiscono l’impressione di un vicolo cieco. Se perfino “uno come Vance”, un teorico della diplomazia (quasi) a ogni costo, va a sbattere contro il no di Teheran significa che chi sosteneva - fra Washington e Tel Aviv - che contro il regime iraniano l’unica soluzione fossero (sono) le bombe non aveva poi tutti i torti. Perché? Perché, molto semplicemente, Stati Uniti e Iran non possono fare un accordo. Non uno che tenga davvero al sicuro il mondo. Diversamente non avremo avuto la Guerra dei 12 Giorni prima ed Epic Fury poi. Piccolo promemoria: la Repubblica Islamica si fonda sul principio di “morte all’America, morte a Israele”. Chi governa a Teheran è un attore profondamente ideologico, (ir)razionale nell’odio. Sono caratteristiche che già in passato hanno portato gli ayatollah a sovrastimare la propria mano. È appena accaduto di nuovo. Lo so, lo so cosa vi state chiedendo: e ora? Si dice che il Pakistan abbia tentato di convincere Vance a restare a Islamabad ancora un altro giorno. Nulla da fare. Il vicepresidente è già a bordo dell’Air Force Two che lo riporterà a Washington. E quindi? E quindi in presenza di un fallimento della diplomazia così roboante l’unica soluzione possibile per gli Stati Uniti è una prosecuzione della guerra. Chi ha avuto la pazienza di leggere il Blog in questi giorni riconoscerà che per chi scrive non si tratta di una sorpresa. Su queste pagine si è sempre parlato di “pausa tattica”, della tregua che non c’è, mai di possibilità di pace, per i motivi di cui sopra. A questo punto non è da escludere che gli americani decidano di riprendere a bombardare anche prima della scadenza di 14 giorni precedentemente annunciata da Donald Trump. Nel caso, attendetevi pure una fase più intensa di quella che ci siamo appena lasciati alle spalle. Gli americani dovrebbero ricercare attraverso mezzi militari ciò che la diplomazia non è riuscita a garantire. La “buona” notizia è che il no deal di stanotte dovrebbe far cadere anche le ultime illusioni. Con questi signori è inutile (e sbagliato) trattare. Il “regime change”indicato da Trump non c’è stato. Se la Casa Bianca ne prenderà atto, Washington potrebbe convincersi della necessità di ricercarne uno vero, nei fatti, sul campo. Sì, anche mettendo gli stivali sul terreno. Ne riparleremo. Quella di stanotte è una svolta. Per Vance, per gli Stati Uniti, per il mondo. Ps: i prossimi approfondimenti torneranno a disposizione dei soli iscritti al Blog. L’invito - per chi apprezza il mio impegno - è a sostenere questo spazio di informazione indipendente. Si può fare in tre modi. Il primo. Iscrivendosi al Blog: dangelodario.it/iscriviti Il secondo. Scaricando l’app iPhone: apps.apple.com/it/app/il-blog… Il terzo. Per chi è già a bordo, valutando la possibilità di una donazione: paypal.com/donate/?hosted… Vi ringrazio. A dopo. Buonanotte, buongiorno.










