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Fonte? Me lo sono inventato. Disagio. La vita è breve, assicurati di spendere più tempo possibile a discutere online con sconosciuti.

Katılım Kasım 2023
79 Takip Edilen36 Takipçiler
CLAUDIO DDX 🏴󠁧󠁢󠁥󠁮󠁧󠁿 🇮🇹
«Io non pago per le donne», ha scritto un uomo di 52 anni. Mi sono presentata all’appuntamento senza trucco e con le scarpe da ginnastica. Ci sentivamo da circa due settimane. Giovanni era una di quelle persone rare, educato, diretto, senza giochi mentali. Divorziato, due figli grandi, lavorava nell’edilizia. Aveva ironia, equilibrio, cultura. Quando mi ha chiesto di uscire, ho accettato senza esitazione. Poi è arrivato quel messaggio, chiaro, quasi tagliente. “Mettiamo le cose in chiaro: non pago per le donne agli appuntamenti. È un mio principio. Spero non sia un problema.” Sinceramente, non lo è stato. Anzi, ho apprezzato la trasparenza. Meglio sapere prima a cosa si va incontro, piuttosto che trovarsi davanti al conto a fare finta di niente. Gli ho risposto: “Va bene, nessun problema. Ci vediamo sabato.” Dentro di me è nata un’idea. Un esperimento semplice. Onesto. Sabato mattina mi sono svegliata presto. Ho 46 anni e so perfettamente cosa significa “prepararsi” per un appuntamento. Ho aperto l’armadio, preso il vestito giusto. Poi il trucco: fondotinta, correttore, ombretti, mascara, rossetto. Il rituale di sempre. Lì mi sono fermata. Perché? Se siamo davvero alla pari… se ognuno paga per sé… se non ci sono ruoli… perché io devo passare due ore a prepararmi? Perché devo sembrare impeccabile, mentre Giovanni probabilmente arriverà in jeans e maglietta, pronto in dieci minuti? Così ho deciso. Jeans. Maglione grigio. Scarpe comode. Coda di cavallo. Niente trucco. Solo io. Allo specchio mi sono sentita strana. Non peggio. Solo… diversa. Abituata a vedermi “costruita”, mi sono ritrovata semplicemente normale. “Vediamo”, pensai. Al bar, Giovanni era già seduto. Mi ha salutata, sorriso, tutto tranquillo. I primi minuti sono stati piacevoli, naturali. Pensavo quasi di essermi posta troppe domande. Poi si è fermato, mi ha guardata meglio e ha detto: “Non ti sei preparata molto per vedermi, vero?” “Cosa intendi?” “Nelle foto eri più curata… il vestito, il trucco… Adesso sembri… come se fossi uscita per fare una commissione.” Ho sorriso. Perché in quel momento ho capito che l’esperimento stava funzionando. “Giovanni”, gli ho detto con calma, “ti ricordi cosa mi hai scritto sul conto?” Annuiì. “Sì.” “Tu hai parlato di uguaglianza. Ognuno paga il suo. Nessun ruolo, nessuna aspettativa. Tu sei indipendente, io sono indipendente.” “Sì… e quindi?” “Quindi mi sono chiesta: perché l’uguaglianza vale solo per i soldi? Tu sei venuto comodo, senza sforzi particolari. Io ho fatto lo stesso. Non è coerente?” Rimase in silenzio. Poi provò a spiegarsi. “Ma sono cose diverse…” “Perché diverse?” gli ho chiesto. Parlò di abitudini, di “natura femminile”, del fatto che alle donne piace curarsi. Lo ascoltai. Poi dissi una cosa semplice: “Curarsi costa. Tempo, energie, soldi. E spesso viene dato per scontato. Si parla di uguaglianza quando si tratta di pagare, ma si continua ad aspettarsi una donna perfetta… gratis.” Cercò di difendersi: “Ma alle donne piace…” Ho sorriso. “Sì, mi piace sentirmi bella. Ma mi piace anche essere me stessa. Dormire di più. Non preoccuparmi del trucco. Mettere scarpe comode.” Mi guardava senza sapere cosa dire. Abbiamo finito il caffè parlando d’altro. Poi è arrivato il conto. Diviso a metà. Perfetto. Ci siamo salutati con educazione. Non ci siamo più cercati. No, non me ne pento. Quell’incontro mi ha insegnato qualcosa. Viviamo in un tempo in cui tutti parlano di uguaglianza, ma spesso solo dove conviene. Si vuole una donna indipendente, autonoma, ma anche impeccabile, curata, perfetta. La vera uguaglianza non è dividere un conto. È condividere lo stesso impegno, lo stesso rispetto, lo stesso sforzo. Se non vuoi offrire una cena, va benissimo. Ma allora non aspettarti che qualcuno investa ore per apparire perfetto per te. Se siamo uguali… siamo uguali davvero. Senza doppi standard. Giovanni voleva l’uguaglianza. L’ha avuta.Solo che non era quella che immaginava.
CLAUDIO DDX 🏴󠁧󠁢󠁥󠁮󠁧󠁿 🇮🇹 tweet media
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Balordo
Balordo@Una_Boomer1956·
Scopro oggi che nota piattaforma fa pagare CINQUANTA EURO al mese per vedere un prodotto del cazzo come la serie A, a metà per giunta, opinionisti che non capiscono una sega, e un sacco di Ken umani tutti rifatti, per la gioia di pornomani rattusi.
Balordo@Una_Boomer1956

@maurorizzi_mr I servizi che offrono questi merdajoli, questi cartelli di ndranghete, sono già standardizzati, di bassa qualità e a prezzi d'usura. Per avere un servizio decente al prezzo giusto ormai la gente è costretta a rivolgersi a Jack Sparrow.

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twobenben
twobenben@twobenben·
@duren_matto Il premio poteva proporlo la federazione, non i calciatori. La nazionale paga tanto in sponsor e prestigio. Palestra ha giocato bene contro la Bosnia e l'anno prossimo guadagnerà 10x.
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twobenben
twobenben@twobenben·
@fdragoni Pianti per una vignetta che senza tweet non avrebbe visto nessuno ma non una parola sull'account sospeso al Topo. Così muore una democrazia.
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twobenben
twobenben@twobenben·
@mvcalcio Ultimo cedolino pensione di chi ha mostrato la busta paga? Per completezza.
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Marco Varini
Marco Varini@mvcalcio·
Ieri sera su rete4 hanno mostrato la busta paga di un’operaia che confeziona cioccolatini per una certa azienda (si, quella), in una ditta fra l’altro appaltata (manco la decenza di pagarli direttamente): stipendio di 8€ lordi all’ora. L’azienda in questione ha un fatturato di 19.3 miliardi e un utile di 202.4M L’Italia descritta alla perfezione. 👏🏻
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Riccardo Trezzi
Riccardo Trezzi@RiccardoTrezzi·
🇮🇹 Cari #NoEuro, questa come la spieghiamo? Uno dei cavalli di battaglia dei #NoEuro è la divergenza dei tassi d'inflazione tra Paesi membri. La figura qui sotto mostra l'inflazione cumulata di tutte le province italiane. Come si nota, in soli 10 anni hanno accumulato un gap, un apprezzamento relativo, di quasi 20 punti tra il minimo (Campobasso) ed il massimo (Bolzano), cioè molto di più che tra Paesi EA. Usciamo.. dalla Lira? (P.S. Dato il sampling dell'ISTAT, si potrebbe pensare sia per l'appunto sampling issue. Ma le differenze restano guardando a categorie CPI omogenee).
Riccardo Trezzi tweet media
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Paolo de Ceveri
Paolo de Ceveri@diTerralba·
Lei ha 80 anni, ha girato mezzo mondo e più, parla 5 lingue, è progressista e democratica. Assolutamente anti trumpiana. Coltissima, intelligente, sa tutto, legge tutto. Stasera l’ho sentita rovesciare frasi di assoluto schifo (“scimmie calate dagli alberi!!”) verso gli immigrati africani in Francia (dove vive). È una mia cara cugina, e dimostra che per capire il dramma e l’errore colossale dell’immigrazione arabo-africana occorre sbatterci la faccia dal vivo, anziché pontificare su Repubblica, La 7 o Rai 3.
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twobenben@twobenben·
@TerreImpervie "Voi VOLETE essere ingannati". Il terzo atto è l'inculata ma sembrava brutto scriverlo.
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twobenben@twobenben·
@TerreImpervie Retromarcia imprevedibilissima twitter.com/twobenben/stat…
twobenben@twobenben

@FmMosca Ogni numero di magia è composto da tre parti. La prima parte è la Promessa: Basta Meloni, Lega ladrona, traditori. Il secondo atto è chiamato la Svolta. Vai capitano! Ora voi state cercando il segreto... ma non lo troverete, perché non volete saperlo. Voi volete essere ingannati.

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Terre Impervie
Terre Impervie@TerreImpervie·
Ogni mattina - guardi fuori dalla finestra - controlli le mail - vedi il quotidiano cambio di posizione del Mosca
Terre Impervie tweet media
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twobenben@twobenben·
@erclab_tweet Invece le cene torneranno utili, da tempo aspettiamo la Guida Ristoranti Rino Gattuso
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erclab_ilritorno
erclab_ilritorno@erclab_tweet·
Giuseppe Pastore contro tutte le scelte di Gattuso
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twobenben@twobenben·
@ultimoranet è bastato rimettere craxi al comando e si torna a flettere i muscoli
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Ultimora.net
Ultimora.net@ultimoranet·
❗️ L’Italia ha negato l’uso della base di Sigonella ad alcuni aerei Usa. Lo scrive il Corriere. L’episodio, accaduto alcune sere fa, è stato tenuto riservato. Le prime verifiche hanno accertato che non si trattavano di voli normali o logistici, e quindi non compresi nel trattato con il nostro Paese. @ultimoranet
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@incel_aidigino La costruzione dal basso. De Zerbi doveva prendere la squadra femminile.
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IA Davide Marchiani@incel_aidigino·
Il problema non è l'autogol. Il problema è che le pagano.
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@spank75 Figlia di papà 101%. Da 20 anni ogni giorno scrivono lo stesso articolo a prestito da Vanity Fair.
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@heyjude_90 Casadenonna è come le pensioni, metà popolazione ce l'ha già, l'altra metà vorrebbe averla. Spesso coincidono. Non a caso si dice il vecchio continente.
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œø ☤ 🌻@stazionedifondi·
ma in che cazzo di senso😭😭😭
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twobenben
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@TerreImpervie 24 parole in copertina, pessima scelta. Soltanto uno può parlare di bosco con competenza e sappiamo tutti chi.
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@tuttosport non vediamo l'ora di leggere questa esclusiva mondiale e tante altre cose mai accadute sul giornale di domani
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twobenben
twobenben@twobenben·
@Una_Boomer1956 @European480858 @Dantino__ @diTerralba Te l'immagini il capo del Cerimoniale del Quirinale? Oddio, c'è in visita il re d'Inghilterra, panico, che facciamo? Si alza lui, apre le braccia, "Fermi tutti. Lo so io. Lo portiamo alla sagra del parmigiano a Ravenna".
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Paolo de Ceveri
Paolo de Ceveri@diTerralba·
Venezia ha avuto il maggior declino demografico negli anni ‘60 e ‘70, quando le piattaforme turistiche non esistevano (non esisteva nemmeno internet) e i biglietti aerei costavano un botto. Insomma, il turismo non c’entra nulla. La questione è semplice: Venezia è una città costruita in epoche in cui l’automobile non esisteva. Quando l’automobile è diventata fenomeno di massa (anni ‘60, per l’appunto), Venezia è stata ritenuta da moltissimi suoi abitanti come città “invivibile”. Questa situazione è irreversibile, a meno che non si decida di prosciugare la laguna e trasformare le calli in strade… L’unica opzione possibile per Venezia è quella attuale: turismo, servizi collegati al turismo, residenti veneziani che lavorano in questi settori (più un pochino di uffici pubblici). Il resto è fuffa. A cominciare dai partiti (di sinistra, che ve lo dico a fare..) i quali, sempre pronti a seguire ogni utopia, vagheggiano un taglio al turismo e il passaggio a un’economia smart-tech-alto-valore-aggiunto-oh-yeah…. Tutte boiate, determinate dal disprezzo (=invidia, niente altro che invidia, credetemi…) verso chi ha attività turistiche, che per loro natura hanno una certa dose di monopolio (i bar, gli hotel, le case vacanza ecc., sono definiti in economia attività in “concorrenza monopolistica” = tanti concorrenti ma ognuno con un suo “qualcosa” di esclusivo che altri non hanno). Si sa, ai compagni la piccola impresa fa schifo, perché non è facile controllare i suoi pochi dipendenti attraverso i sindacati….
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