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Copoloco
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L'italiano medio antisemita odiatore d'Israele non è nè antisemita nè odiatore d'Israele. Lui difende umanitàh, debolih, dirittoh internazionaleh contro il genocidioh! Tranne che in Nigeria, Sudan, Congo, Birmania, Tigray e Xijiang perchè lì non ci sono ebrei @ravnahum5729
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@AndreaLucidi Ciao Andrea, ma questo sacco di merda che si dice felice delle impiccagioni, è il tuo amico e collaboratore Leonardo Sinigaglia?
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Angelo D'Orsi presenta il suo libro alla Camera dei Deputati
Il Prof. D'Orsi ha presentato ieri il suo libro alla Camera in un evento organizzato dalla deputata del Movimento 5 Stelle On. Stefania Ascari. Con Elena Basile e Fiammetta Cucurnia.
youtube.com/watch?v=rhTjMi…

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@lorethedoc @VittorioXlater In altri termini, puoi confrontare fondamentalisti con islamici e con comunisti o con fascisti etc e puoi confrontare comunismo con Islam e con fascismo e cristianesimo
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@lorethedoc @VittorioXlater Il concetto è che confronti ideologie con ideologie e persone con persone
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Delle tante cose brutte del #fascismo non ce n'è una che l'#islam non abbia in dose anche maggiore.
Vi sfido a dimostrare il contrario.
Ma allora perché "#antifascista" è una medaglia e #islamofobo un insulto?
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@lorethedoc @VittorioXlater Vedi che confondi le ideologie e le persone?
Il fascismo va confrontato con l’Islam e i fascisti con gli islamici.
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@VittorioXlater Uh ma questa è una cazzata feroce.
Non tutti i musulmani sono estremisti religiosi.
Come non tutti i cristiani sono estremisti uso testimoni di geova.
Invece il fascismo era ed è solo merda.
Continuo o basta così?
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🚨NEW: A recent Nature profile highlighted a scholar who made a literal river the first author of her academic papers.
The profile, titled “Why I made a river my co-author,” explains that Anne Poelina gives first authorship to “a source with deep knowledge about water — the river itself.” Nature actually treats this as a serious challenge to “Western and colonial views of what knowledge is and who holds it.”
It gets...more insane. The river now has an ORCID (a unique researcher ID used to track an academic’s work), so its papers and citations can be catalogued like a normal human scholar.
One example (among many) is a paper in PLOS Water.
In the paper's author note, we are told the “Martuwarra, RiverOfLife” is “a living Ancestor Being,” that this is a “multi-species approach,” and that the river was made the first author because “without Country, without the River… there would not be a paper.”
The abstract tells readers that the paper is “led by the sacred ancestral River, Martuwarra, who is given agency as a published author,” and then the human authors explain their authority is gained through “lived experience,” kinship, friendship, and a “deep and enduring relationship.”
The paper concludes by rejecting “colonial approaches” to science, makes appeals to “Mother Earth,” and a calls for an ethic of “care, love, and peace” guided by Indigenous wisdom and planetary citizenship.
Our science journals have become laughingstocks.


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@EmanueleDolce @shevathas La differenza tra rugby e calcio è la stessa che passa tra rugbisti e calciatori o tra pagliacci e ingegneri.
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Prendiamo il #Rugby, che è uno sport di squadra e professionistico: dopo l’impresa di Grenoble ci invitarono nel Sei Nazioni. Avevamo una squadra con molti oriundi, qualche talento locale, zero esperienza internazionale. Avevamo almeno vent’anni di ritardo da recuperare rispetto a squadre che nel frattempo miglioravano a ritmo serrato - dopo il passaggio al professionismo - con federazioni più ricche, più grandi e una cultura di staff tecnici radicata da secoli - i britannici e i celtici, per non parlare dell’emisfero sud - o comunque in pieno sviluppo da decenni come i francesi.
Ci siamo messi là, con pazienza e pochi soldi, partendo da un paio di generazioni di giocatori forti ma inesperti e da un movimento piccolo e quasi tutto concentrato nel nordest. Un passo alla volta, tante sberle, tante partite perse perché al 60esimo finiva la benzina, ma anche momenti che chi segue il rugby ricorda con amore - la prima volta nel Sei Nazioni, la prima vittoria in trasferta, la prima volta in cui abbiamo battuto l’Irlanda, la Francia, la Scozia.
Dopo vent’anni abbiamo un’accademia nazionale che sforna talenti, due franchigie nel campionato con celtici e sudafricani, nazionali ambiti dalle squadre di club più forti del mondo, oltre 100mila tesserati (più di gallesi e scozzesi, ma un quinto dei francesi e meno di un terzo degli inglesi). E siamo stabilmente al mondiale, con una squadra in grado di battere chiunque in una partita secca - Inghilterra, Australia, Sudafrica, Francia - e che batte regolarmente le nazionali del Tier 2 (Giappone, Samoa, Fiji, Georgia e compagnia). E un’U20 che continua a sfornare giocatori pronti o quasi pronti per l’Alto livello.
Per riuscirci siamo passati dal gioco chiuso fondato solo sulla mischia a un gioco bello e veloce, costruito, alla mano come fanno i francesi, migliorando in difesa, nella tecnica e nei punti d’incontro, incrementando la tenuta atletica… creando un gioco veramente “italiano” cioè adatto alle nostre caratteristiche ma moderno, veloce, a volte anche sorprendente.
E senza una polemica arbitrale.
I modelli positivi ci sono.
Basta volerli applicare.
#BosniaItalia
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Credo di non aver mai sentito un discorso così strampalato, né un tentativo così forzato di attribuire anche questa responsabilità alla solita, fantomatica “sinistra”.
I ragazzi italiani continuano a indossare con orgoglio la maglia azzurra in moltissimi altri sport — discipline spesso invisibili, senza sponsor milionari, portate avanti con passione nonostante strutture inadeguate.
La retorica dei soldi e delle “gnocche”, quella sì, è sempre stata più legata al calcio. E se i risultati non arrivano, forse è l’intero sistema che andrebbe ripensato.
Oppure, più semplicemente, stanno cambiando i tempi: cambiano i gusti, le ambizioni. E questa è una realtà con cui bisogna fare i conti.
Medaglia #cazzocentra 🥇meritatissima
gigi@gigi52335676
"La colpa è della sinistra" Tra tutte le motivazioni questa è la più comica #BosniaItalia
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Non serve chiamare #Israele “stato canaglia” per dire una cosa ormai evidente: non lo si può più difendere come una vera democrazia liberale.
Una democrazia non si misura solo dal fatto che voti. Si misura da chi conta davvero, da chi è uguale davanti alla legge, da chi ha diritti pieni e da quanto il potere accetta limiti, controlli, giudici indipendenti.
Ed è qui che il discorso israeliano crolla.
Per milioni di palestinesi che vivono sotto il controllo effettivo di Israele non esiste uguaglianza politica. Esiste dominio senza cittadinanza. Esiste potere senza rappresentanza. Esiste una realtà in cui un colono israeliano in Cisgiordania vota, gode della legge civile israeliana, ha tutele, garanzie, infrastrutture, mentre il palestinese che vive a pochi metri di distanza resta sotto legge militare, con meno diritti, meno difese, meno libertà.
Questo non è un dettaglio. È il cuore del problema.
Non stiamo parlando di una democrazia imperfetta. Stiamo parlando di un sistema che da anni tiene insieme due regimi: uno pieno per i cittadini ebrei israeliani, uno coercitivo, frammentato e subordinato per i palestinesi. Se uno Stato controlla stabilmente milioni di persone ma non riconosce loro uguale status politico e uguale protezione giuridica, quel sistema può avere elezioni, partiti, giornali, perfino corti. Ma la sostanza democratica si svuota.
La nuova legge sulla pena di morte non crea da sola questa deriva. La rivela. È un sintomo, non l’origine del male. Perché introdurre o normalizzare la pena capitale dentro un sistema già segnato da asimmetria etnica, occupazione permanente e giustizia differenziale significa dare al potere punitivo estremo un bersaglio prevedibile. E quel bersaglio non sarà astrattamente “il terrorismo”: saranno, nella realtà concreta, quasi sempre i palestinesi.
A questo si aggiunge l’attacco continuo ai contrappesi interni: la guerra permanente usata come clima politico, la delegittimazione della Corte Suprema, la spinta a politicizzare le nomine giudiziarie, l’idea che sicurezza ed etnia contino più del diritto.
Israele non è semplicemente “una democrazia che si difende”.
È sempre più una democrazia etnica a sovranità selettiva: piena per alcuni, ridotta o negata per altri.
E quando uno Stato concede libertà, voto, garanzie e stato di diritto in modo diseguale, in base all’identità e al territorio, non è più una democrazia nel senso pieno del termine.
Ma se milioni di esseri umani restano sotto il tuo controllo senza uguaglianza, senza stessa legge, senza stessa dignità politica, allora non sei una democrazia compiuta.
Sei un regime che tiene in piedi istituzioni democratiche per alcuni e un sistema di dominio per altri.
Ed è precisamente questo che oggi Israele è diventato.
Fonti
freedomhouse.org/country/israel…
freedomhouse.org/country/israel…
reuters.com/world/middle-e…
icj-cij.org/node/204176
un.org/unispal/docume…
en.idi.org.il/articles/58607
Il Foglio@ilfoglio_it
La scelta di Israele sulla pena di morte è sbagliata. Ma non per questo è uno “stato canaglia” ilfoglio.it/esteri/2026/03…
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@doubtsgenerator @Fabopolis L’opinione dei bot anatra ebrei non conta
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@iTz_Mauro_ @Fabopolis Ma il cancro peggiore è nella tua testa
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@CantaranoEzio @Fabopolis Ezio, ho grandi amici Israeliani, Ebrei e Arabi, che amo e che sono contenti di essere Israeliani ma te lo do per certo, essere ebrei o essere arabi in Israele non è proprio la stessa cosa e ne sono tutti consapevoli e ai giovani non piace.
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@Fabopolis mi permettono solo di criticare questo passaggio: "uno pieno per i cittadini ebrei israeliani". Analisi mancante di 2 milioni di arabi israeliani che lavorano, studiano e fanno parte della democrazia israeliana a tutti i livelli.
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