cipiemme
6.9K posts

cipiemme
@BComposti
Male non fare, paura non avere
Italia Katılım Mart 2020
336 Takip Edilen748 Takipçiler


Sanzionati 32 deputati di @pdnetwork @Mov5Stelle @SI_sinistra @europaverde_it L’antifascismo è una colpa? La vigilanza democratica è un problema?

Italiano

Ho appena ricevuto la notizia di essere stato sospeso per cinque giorni dalla Camera dei Deputati. Insieme a me altri parlamentari di opposizione.
La nostra colpa è di aver impedito che alla Camera si svolgesse la conferenza stampa di neofascisti e neonazisti.
In tutta onestà devo dirvi che non mi sento in colpa.
E che lo rifarei.
Anzi, dovesse ricapitare, lo rifarò.
E penso sia il modo migliore per servire le istituzioni, nate dalla lotta antifascista.
Italiano

Produzione industriale che crolla costantemente, imprese in difficoltà, il fallimento di Transizione 5.0 certificato anche da Confindustria: il ministro Urso ha dimostrato in tutti i modi di non saper guidare un settore fondamentale per l'Italia come quello industriale. La sola cosa che può davvero fare per le aziende italiane è andare a casa.
@davidefaraone
Italiano

Un Governo in difficoltà torna sulle solite narrazioni, ma le emergenze reali sono energia, industria in difficoltà, salari fermi, sanità e denatalità. Mentre la migrazione viene usata in chiave demagogica, nonostante numeri ormai stabili e legati a fattori esterni.
Qui il mio intervento oggi al Senato
Italiano

Se solo oggi non fosse il 1º aprile 🐟
Peccato che Giorgia Meloni prenda in giro gli italiani tutto l’anno, si assumerà mai le proprie responsabilità?
#1aprile

Italiano

C’è un numero che racconta meglio di mille slogan la politica industriale del governo: meno.
Meno produzione industriale, mese dopo mese. Meno fiducia. Meno investimenti.
E poi c’è un altro numero, ancora più netto: 15 miliardi.
Tanti sono quelli che il governo di Giorgia Meloni ha cancellato tra il 2023 e il 2025 dalle politiche a favore delle imprese. Non spiccioli: miliardi veri. Sei miliardi di Ace, che servivano a rafforzare il capitale delle aziende. Quattro miliardi di decontribuzione per chi investiva al Sud. Cinque miliardi per il settore automotive.
Tolti. Poi, in parte, restituiti a rate, “a spizzichi e bocconi”, senza una linea, senza una misura chiara che desse un segnale.
È qui che si vede la differenza tra governare e arrangiarsi.
Perché nel frattempo Adolfo Urso annunciava transizioni, piani, Industria 5.0. Peccato che quella transizione sia diventata un labirinto: così complicata che molte imprese non riuscivano nemmeno ad accedere agli incentivi. Risultato? Tre anni persi e ritorno al punto di partenza: di nuovo Industria 4.0 e poi adesso ancora tagli, sempre senza preavviso, dopo aver indotto le imprese ad investire. Una vergogna incredibile.
E non è finita. Nell’ultima legge di bilancio il governo ha deciso di cancellare la detrazione del 30% sugli investimenti nelle imprese innovative. Non ridotta, non rimodulata: cancellata. Dall’oggi al domani. Senza un regime transitorio.
Tradotto: chi aveva programmato investimenti su quelle regole si è trovato improvvisamente senza rete.
È questo il punto politico vero. Non solo la quantità degli aiuti, ma la prevedibilità delle regole. Perché le imprese possono affrontare anche condizioni difficili, ma non l’arbitrio. Non un governo che cambia le carte mentre loro stanno giocando.
E infatti la conseguenza è sotto gli occhi di tutti: gli investimenti rallentano, i piani si congelano, la produzione scende. Quel segno meno che continua a ripresentarsi non è un accidente statistico. È il riflesso di una politica del governo Meloni che ha scelto l’improvvisazione al posto della coerenza.
Il paradosso è che questo governo si è raccontato come il più vicino alle imprese. E invece è quello che ha incrinato il rapporto più delicato: la fiducia.
Perché quando lo Stato prima incentiva e poi ritira, prima promette e poi taglia, prima spinge e poi frena, manda un messaggio chiarissimo: non fidarti.
E un sistema produttivo che non si fida smette di investire.
E quando smette di investire, smette di crescere.
Italiano

Perché Giorgia Meloni dopo la pesante sconfitta referendaria non si assume le sue responsabilità e preferisce scaricare le colpe sui suoi uomini, costringendoli alle dimissioni al posto suo?
Molto semplice: perché ha paura.
Non è piu la leader forte e invincibile che la macchina della propaganda meloniana ci ha descritto per quattro anni.
Al contrario, sa benissimo che se si andasse a votare, con l'attuale legge elettorale, la destra perderebbe le elezioni.
E come se non bastasse non può andare al voto perché non sa come presentarsi dagli italiani visto che ha completamente fallito su tutti gli obiettivi e le promesse della sua campagna elettorale.
Ha fallito sull'economia con la crescita a zero e la produzione industriale col segno meno, ha fallito sul costo della vita, con gli stipendi fermi e il carrello della spesa sempre più costoso per le famiglie. Ha fallito sulle tasse, con la pressione fiscale record al 43 per cento. Ha fallito sull'immigrazione e ha fallito sulla sicurezza, con i reati sempre in aumento anche tra i giovanissimi. Ha fallito anche sulla politica estera, dove si autoproclamava statista e ha isolato il nostro Paese nel suo abbraccio con Trump, il suo premio Nobel per la Pace che scatena guerre - militarmente, politicamente o commercialmente - a tutte le latitudini.
Come se non bastasse ha fallito sulle riforme: non ne ha portata a casa neanche una. Di premierato e autonomia differenziata non abbiamo più notizie. E sulla giustizia la sconfitta referendaria ha fatto cadere la finta maschera garantista e rivelato l'anima manettara e giustizialista di Fratelli d'Italia.
Ovviamente questo non significa che il centrosinistra abbia già vinto le prossime elezioni. Ma che è finalmente in condizione di farlo. Tutto dipenderà dalla proposta che sapremo fare al Paese.
Italiano

Dopo il crollo costante della produzione industriale, Transizione 5.0 è diventata ancora di più un pasticcio: regole che cambiano senza preavviso e imprese di fatto penalizzate. Anche Confindustria evidenzia il problema e chiede spiegazioni.
Il responsabile di questo disastro ha un nome: Adolfo URSS Urso.
Giorgia, ti diamo un consiglio: il prossimo a dimettersi deve essere lui.

Italiano

Ciao @GiorgiaMeloni e @Piantedosim continuate così, altre due perquisizioni e alle politiche andrà a votare pure il restante 41% per proteggere la Costituzione e lo stato di diritto.
Radicalizzate gli indecisi e gli astensionisti dai, che ci divertiamo!
Italiano

Se vi piace Orban trasferitevi in Ungheria, qui siamo ancora in democrazia.
#IlariaSalis
Italiano

@sandrogozi @SalisIlaria @democrats_eu @RenewEurope @PM_ViktorOrban @GiorgiaMeloni @Piantedosim Germania

Indonesia

Quanto accaduto a @SalisIlaria è gravissimo. In una democrazia europea non si manda la polizia nella stanza d’albergo di un’eurodeputata per un controllo preventivo durato quasi un’ora. Questo non è uno Stato forte: è uno Stato che imita i metodi sbagliati. 1/2

Italiano

La polizia va in visita per un controllo preventivo nella stanza di hotel di una eurodeputata @SalisIlaria. Poi la Questura spiega che è su richiesta di un paese terzo. Si chiama intimidazione di Stato. La destra ci sta facendo ruzzolare verso qualcosa che assomiglia a un regime
Italiano

@AndreaOrlandosp Poverina l hanno svegliata, magari ha dimenticato un martello retrattile in taxi
Italiano

Bene. Ora sappiamo che non è l’Ungheria.
Quali sono le ragioni per le quali si è lesa l’inviolabilità del parlamentare
Indagini?
Prevenzione di reati (in camera?)?
E’ stata coinvolta la magistratura?
Perché non c’era discrezionalità?
Si doveva andare per forza in hotel all’alba?
Andrea Orlando@AndreaOrlandosp
Dunque,la questura fa sapere di aver agito su segnalazione di un “paese terzo”. Speriamo non sia l’Ungheria, paese sotto osservazione proprio sul tema del rispetto delle garanzie La polizia italiana per la sua sua storia non può essere lo strumento di Orban
Italiano












