Davide Bacchiddu

52 posts

Davide Bacchiddu banner
Davide Bacchiddu

Davide Bacchiddu

@BccStrategy

libero pensatore

Europe Katılım Ekim 2015
292 Takip Edilen544 Takipçiler
Davide Bacchiddu
Davide Bacchiddu@BccStrategy·
@MarkGaleotti What do you want? People from Ukraine talkin' about peace and love after rapes, children killed, mutilated and kidnapped, schools and churches destroyed, sea infected, food and everything stolen by russian monsters? I think all Europe should follow exactly the same moral line.
English
0
0
0
14
Mark Galeotti
Mark Galeotti@MarkGaleotti·
This is Ukraine's UN rep wanting "no reconciliation with Russia for centuries". In other words, future generations ought to be constrained by the (admittedly terrible) events of the present, and Russia should be encouraged to feel at permanent war with Ukraine. Appalling.
English
538
28
165
126.3K
Davide Bacchiddu
Davide Bacchiddu@BccStrategy·
@IuliiaMendel So, genius, please explain to the masses how to stop this war, without giving Putin and his monsters 100% of satisfaction.
English
0
0
2
21
Iuliia Mendel
Iuliia Mendel@IuliiaMendel·
Western "patriots" of Ukraine who call for endless war do not care about those Ukrainians who die every day. This is the fact. They continue spreading some nonsence repeating Ukrainian state propaganda and mostly earning money on this.
Iuliia Mendel tweet media
English
364
144
685
60.6K
Davide Bacchiddu
Davide Bacchiddu@BccStrategy·
@StefanoFassina Ma attualmente lei è leghista? Posizioni perfettamente collimanti! Su, coraggio, un piccolo sforzo e raggiunge Rizzo.
Italiano
0
0
0
7
Stefano Fassina
Stefano Fassina@StefanoFassina·
Per la fine della guerra in Ucraina, i governi europei devono aprire un’offensiva negoziale realistica con la Russia. Continuare ad allargare l’Ue ne aggraverebbe la marginalità politica e peggiorerebbe le condizioni di lavoratori e piccole imprese. Superare l’unanimità su politica estera e difesa completerebbe lo svuotamento delle democrazie nazionali. La strada da percorrere è la cooperazione legittimata da consenso politico. Ne parlo @LibertiMedia youtu.be/WB-Eg4oXNug?is… #Ucraina #Russia #Ue #Europa
YouTube video
YouTube
Italiano
30
9
22
5.5K
Davide Bacchiddu
Davide Bacchiddu@BccStrategy·
@realvarriale @SerieA @Inter Lei è al livello di quelli che, ad ogni gol spettacolare di Dimarco, sostengono che gli sia uscito per caso. La storia di Dimarco dovrebbe insegnare molto al calcio italiano, se il calcio italiano potesse capire, e se fosse moralmente migliore del sistema Italia. Si vergogni.
Italiano
0
0
0
28
enrico varriale
enrico varriale@realvarriale·
Mentre l'Inghilterra si permette il lusso di escludere dalla lista del Mondiale Foden e Palmer la @SerieA sceglie #DiMarco come MVP della stagione. Nulla contro l'esterno di @Inter che è un ottimo calciatore,ma mi pare proprio la fotografia fedele del livello del nostro calcio
Italiano
691
40
553
208.9K
Davide Bacchiddu
Davide Bacchiddu@BccStrategy·
@Ma_Do_Sd Mi interrogo: ma allora il professore universitario a cosa servirebbe? Io personalmente ho avuto (moooolto tempo fa) un famoso professore di statistica economica non solo totalmente incapace didatticamente, ma che godeva palesemente a non far capire nulla agli studenti.
Italiano
1
0
0
235
Davide Bacchiddu
Davide Bacchiddu@BccStrategy·
@VEParsi1 Premesso che è uno schifo, forse sarebbe il caso di ricordare di che cosa fu capace l'Italia durante il G8 di Genova, peraltro senza aver subito ciò che normalmente Israele subisce. I giudizi da osteria meglio lasciarli per l'osteria.
Italiano
1
0
0
32
Davide Bacchiddu
Davide Bacchiddu@BccStrategy·
@pinapic @GianniVernetti @Pistacchio89 Quando sento evocare in Italia la parola "socialismo" so con con certezza che non si riferisce a Costa, Turati, Matteotti e Rosselli, ma a quell'orrore che fu il socialismo reale, in tutte le sue declinazioni. La sorte dell'Italia è stata segnata da questa deformazione ideologica
Italiano
1
0
0
60
Pina Picierno
Pina Picierno@pinapic·
@Pistacchio89 L’importante è che poi al Pd cambiate il nome: richiamatevi chessò rifondazione comunista, DS, ma non democratici, perché quel partito nasceva esattamente per dare casa anche ai riformisti liberali.
Italiano
61
141
797
13.3K
Mirenda Edotto ☭ 🌍 🧽 89
Pina ti assicuro che se create un centro liberale, liberando il PD da robe che esulano il socialismo, alle prossime elezioni vince la sinistra.
Pina Picierno@pinapic

@lageloni @ellyesse E dove sta scritto che non deve avere una linea? La linea però dovrebbe nascere dalla sintesi, non da una curiosa idea di dittatura della maggioranza, abbi pazienza

Italiano
18
2
15
3.1K
Davide Bacchiddu
Davide Bacchiddu@BccStrategy·
@pinapic @GianniVernetti @Pistacchio89 Quante volte le ho scritto la stessa cosa, che risulta sempre più evidente: il PD (ex PDS) è una stravaganza tattica tutta italiana che è servita a far transitare il PCI nella normalità democratica, dopo il colpo di stato di Tangentopoli, senza sottoporrsi alla critica storica.
Italiano
0
0
2
67
Davide Bacchiddu
Davide Bacchiddu@BccStrategy·
@Interviolante @marifcinter @FabrizioRomano Se era per lui stavamo ancora con Vidal e Gagliardini. Ci ha fatto perdere un potenziale campionato e sicuramente una UEFA perché preferiva Gagliardini ad Eriksen, e perché non trovava una collocazione a Godin neanche nelle rotazioni. Neanche regalato.
Italiano
2
0
3
160
Dottor Dulcamara
Dottor Dulcamara@Interviolante·
@marifcinter @FabrizioRomano Non sarei così ostile; grazie alle sue richieste abbiamo costruito la squadra attuale. E con il suo lavoro ha contribuito a darle una mentalità vincente. Chi si ricorda il suo rifiuto dell'idea della "pazza Inter"? O ricordate solo "non sono un pirla"?
Italiano
1
0
1
2.1K
Daniele Mari
Daniele Mari@marifcinter·
🔵 Antonio Conte lascia il Napoli: decisione comunicata al presidente De Laurentiis un mese fa (@FabrizioRomano). Nessuna buonuscita, neanche una discussione sul progetto: è finito il rapporto e Conte saluterà Napoli dopo l’ultima partita. Come accaduto all'Inter, sarà addio dopo soli 2 anni. In carriera, Conte ha resistito più di 2 anni solo alla Juventus
Daniele Mari tweet media
Italiano
97
35
800
69.9K
Davide Bacchiddu
Davide Bacchiddu@BccStrategy·
@LucaBizzarri Uno la legge con ammirazione, e si domanda:"ma a cosa mai sono serviti 150 anni di sociologia?".
Italiano
0
0
0
21
Luca Bizzarri
Luca Bizzarri@LucaBizzarri·
Ci sono i delinquenti italiani, ci sono quelli stranieri, e pure quelli italiani col nome straniero. Così come ci sono i salvatori italiani e quelli egiziani. Il mondo è così, fatevene una ragione, e sarà sempre più così. L’unico particolare è che da Meloni e Mattarella i salvatori egiziani non c’erano, perché con l’autobus ci voleva un’ora, e nessuno ha pensato che magari era il caso di andarli a prendere. Ma il mondo è così, se ne faranno una ragione.
Italiano
701
412
3.7K
122.4K
Davide Bacchiddu
Davide Bacchiddu@BccStrategy·
@nitalikmeta 2) Non abbiamo mai riflettuto abbastanza (chissà perché) sul fallimento univoco di modelli di integrazione con lunga storia e così diversi: francese, olandese, belga, tedesco, svedese (l'esito più drammatico vs il modello più accogliente).
Italiano
0
0
2
86
Davide Bacchiddu
Davide Bacchiddu@BccStrategy·
@nitalikmeta 1) anche il concetto di 2a generazione è stereotipo: non c'è alcun modello che accomuni la seconda generazione in Europa di magrebini e cinesi, di ucraini ed etiopi.
Italiano
1
0
2
76
Anita Likmeta
Anita Likmeta@nitalikmeta·
Non mi interessa partecipare al riflesso condizionato con cui ormai si reagisce a fatti come quello di Modena, perché ogni volta il discorso pubblico si dispone immediatamente lungo due binari speculari e ugualmente insufficienti: da una parte la scorciatoia identitaria della destra, dall’altra la deresponsabilizzazione sociologica della sinistra mediatica; da una parte l’origine trasformata in destino morale, dall’altra la società trasformata in assoluzione preventiva. E tuttavia nessuna di queste letture riesce davvero a contenere ciò che è accaduto, perché entrambe rimuovono il punto più difficile da guardare: il luogo ambiguo in cui una persona resta responsabile della forma che decide di dare alla propria ferita. È evidente che chi compie un gesto simile non stia bene; è altrettanto evidente che questo dato, da solo, non spiega nulla. La malattia mentale è reale, la depressione sociale è reale, l’isolamento identitario è reale; ma il problema contemporaneo è che ogni spiegazione tende immediatamente a trasformarsi in assoluzione, quasi che comprendere significhi sospendere il giudizio. E invece no: spiegare non significa assolvere. Significa provare a guardare più a fondo senza cedere alla comodità morale del colpevole unico. Il male non nasce dal nulla, ma il fatto che abbia delle cause non lo rende meno male. Il punto che quasi nessuno affronta seriamente è che la frattura delle seconde generazioni non nasce soltanto da un conflitto culturale, ma dalla collisione tra una domanda di appartenenza e una società occidentale che fatica sempre più a produrre riconoscimento, continuità, funzione. La prima generazione sopravvive; la seconda pretende appartenenza. La prima cerca un posto nel mondo materiale, la seconda un posto nel mondo simbolico. Ed è una differenza enorme. La prima cerca di restare in piedi; la seconda vuole sentirsi parte di un ordine che però, nel frattempo, si è già incrinato per tutti. E tuttavia l’appartenenza non può esistere nel vuoto. Una società integra davvero soltanto quando possiede ancora un nucleo simbolico sufficientemente solido da poter essere trasmesso, abitato, persino contestato senza dissolversi. L’Occidente non è semplicemente un luogo geografico né una somma indistinta di consumi e diritti individuali; è una costruzione storica fragile, emersa attraverso secoli di conflitti, secolarizzazione, limitazione del potere religioso, emancipazione femminile, distinzione tra sfera privata e sfera politica. Nulla di tutto questo è naturale, automatico o irreversibile. Ed è precisamente per questo che il multiculturalismo inteso come semplice equivalenza tra culture mi è sempre apparso una forma di superficialità teorica prima ancora che politica, perché integrare non significa sospendere ogni giudizio sulle forme di vita, ma governare differenze profonde dentro un ordine civile comune. Una società che rinuncia a governare culturalmente sé stessa, nel timore di apparire escludente, finisce spesso per produrre esattamente ciò che teme: frammentazione, risentimento, radicalizzazione reciproca. Perché questa crisi non riguarda più soltanto chi proviene da famiglie migranti. Riguarda un’intera generazione occidentale cresciuta dentro la dissoluzione progressiva delle strutture che un tempo organizzavano il passaggio all’età adulta: il lavoro stabile, la continuità sociale, la trasmissione patrimoniale, l’idea stessa che studio, disciplina e competenza producano necessariamente un posto nel mondo. Oggi moltissimi giovani vivono dentro una sospensione identitaria e materiale permanente; semplicemente, chi proviene da contesti migratori spesso la sperimenta in forma più acuta, perché alla precarietà economica si aggiunge una precarietà simbolica. Non c’è la rete invisibile delle appartenenze consolidate, non c’è il patrimonio familiare accumulato nel tempo, non c’è quella continuità silenziosa che permette agli altri di cadere senza precipitare davvero. E tuttavia anche questo, da solo, non basta. Perché il rischio più grande della nostra epoca è trasformare ogni vulnerabilità in innocenza automatica. C’è un punto oltre il quale il racconto delle condizioni smette di essere analisi e diventa alibi; ed è lì che l’individuo scompare. Se tutto è già deciso dalla società, allora nessuno decide più niente. Se tutto viene ricondotto all’origine, alla marginalità, alla frustrazione, allora non resta più alcuno spazio per la responsabilità personale, cioè per quell’unico margine umano che continua a distinguere una sofferenza da una devastazione. E forse il punto più rimosso è proprio questo: la natura profondamente relazionale del dolore contemporaneo. Nessuno soffre mai nel vuoto. Il desiderio di appartenenza coincide sempre, in fondo, con il desiderio di essere riconosciuti da uno sguardo esterno; e quando quel riconoscimento fallisce in modo radicale, quando il soggetto non riesce più a costruire un’immagine di sé sostenibile dentro il mondo che abita, allora la frustrazione può mutarsi in rancore, e il rancore in pulsione distruttiva. Non nel senso banale per cui “la società è colpevole”, ma in un senso molto più tragico: chi non riesce più a trovare sé stesso nello sguardo dell’altro finisce talvolta per voler violare quello sguardo, spezzarlo, terrorizzarlo, costringerlo finalmente a vedere. È una dinamica antica: il bisogno di riconoscimento che, quando fallisce, degenera in conflitto. Solo che nelle società contemporanee questo conflitto non trova più forme simboliche, politiche o collettive capaci di contenerlo, e allora implode nella psiche o esplode contro corpi casuali, trasformando il dolore individuale in spettacolo pubblico della distruzione. So cosa significhi crescere dentro una frattura identitaria, vivere nella sensazione di essere sempre leggermente fuori posto, né completamente dentro il mondo da cui provieni né davvero assorbita da quello in cui vivi. So cosa significhi studiare, costruirsi, fare tutto “bene” e scoprire che questo non produce automaticamente riconoscimento, spazio, integrazione. E so anche quanto sia facile, dentro quella frustrazione, sviluppare una forma di risentimento silenzioso verso il mondo, verso le sue gerarchie invisibili, verso i suoi meccanismi di selezione. Avevo immaginato per me una traiettoria accademica, una vita di studio e ricerca, e invece mi sono scontrata molto presto con strutture chiuse, baronali, incapaci di assorbire chi non possiede protezioni pregresse o genealogie già riconosciute. La differenza è che, a un certo punto, ho capito che aspettare riconoscimento da sistemi in crisi significa consegnare la propria identità a qualcosa che non può restituirtela. Ed è lì che ho incontrato il mondo dell’impresa, della tecnologia, delle startup: non come mito meritocratico, non come favola liberale, ma come uno dei pochi spazi ancora capaci, almeno in parte, di misurarti sulla prova concreta di ciò che sai fare. Non era un mondo più giusto; era semplicemente un mondo meno saturo di codici ereditari. Per questo guardo con diffidenza sia chi riduce tutto all’etnia sia chi riduce tutto al disagio sociale. Perché entrambe le letture finiscono per negare la stessa cosa: la complessità tragica dell’individuo contemporaneo, schiacciato tra il desiderio di appartenere e l’incapacità delle nostre società di offrire davvero appartenenza, tra la ricerca di riconoscimento e la dissoluzione di ogni struttura condivisa di senso. Ed è precisamente dentro questo vuoto che, sempre più spesso, la religione, l’identità radicale, il nichilismo o la violenza diventano surrogati di significato. Ma il fatto che una ferita sia comprensibile non la rende giusta. E il fatto che una società produca esclusione non cancella la responsabilità di chi sceglie di trasformare quella esclusione in odio. Perché c’è un momento in cui il dolore smette di chiedere di essere compreso e comincia a pretendere di essere redistribuito; ed è lì che nasce la volontà di terrorizzare, di imprimere sugli altri la stessa devastazione che si sente dentro di sé, di costringere il mondo a partecipare alla propria frattura. Poi restano i fatti, che sono sempre più semplici delle interpretazioni che costruiamo intorno: due donne che non cammineranno più. E tutto il resto, le ideologie, le tifoserie morali, le scorciatoie televisive, le assoluzioni automatiche, le guerre simboliche, improvvisamente torna per quello che è: rumore.
Italiano
32
51
186
15.9K
Paolo Berizzi
Paolo Berizzi@PBerizzi·
Modena. Il problema è che in Italia il disagio mentale e le malattie psichiatriche non sono prese in considerazione. Da nessuno. Alla politica non interessano perchè non portano voti. Alla politica che governa interessa solo il colore della pelle e se sei un "italiano nuovo".
Italiano
989
479
2.3K
94.2K
Davide Bacchiddu
Davide Bacchiddu@BccStrategy·
@PBerizzi Strano paese. Se un ragazzino massacra la sua ex ragazza viene schifato senza se e senza ma. Se un adulto laureato si lancia a tutta velocità con l'auto sulla folla si cercano tutte le spiegazioni psicopatologiche.
Italiano
0
0
0
13
Davide Bacchiddu
Davide Bacchiddu@BccStrategy·
@IuliiaMendel Don't react to her posts. Let her disappear in shame and nothingness. If you react you make her job. Last time I react. 🇪🇺🇺🇦
English
0
0
0
19
Iuliia Mendel
Iuliia Mendel@IuliiaMendel·
All the so-called experts and bots defending Zelenskyy are nothing but white noise. Every autocrat has always had an army of media servants and opportunists who profit from that autocracy. And to every “volunteer” who condemns me, I’ll simply ask: how much have you earned from your “volunteering” during this bloody war?
English
261
55
362
49.2K
Davide Bacchiddu
Davide Bacchiddu@BccStrategy·
@repubblica Al liceo capii rapidamente che quelli vestiti peggio, spesso poco curati, e che parlavano un improbabile vernacolo artificiale alla Pasolini, erano tutti figli di dentisti, notai ed alti notabili della pubblica amministrazione.
Italiano
0
0
0
30
Davide Bacchiddu
Davide Bacchiddu@BccStrategy·
@SkyTG24 Un pozzo di arroganza, però in compenso scrive in un italiano come una cattiva traduzione del Faulkner più alcolico.
Italiano
1
0
42
2.6K
Sky tg24
Sky tg24@SkyTG24·
I trenta anni sono i nuovi 12, i cinquanta sono i nuovi 15, la reputazione non esiste, l’era della suscettibilità è finita, quella dell’economia del sé no, e non finirà. L’ospite del nuovo episodio di Bonus Track è l’editorialista più feroce di tutte, Guia Soncini. Trovi la nuova puntata al link shorturl.at/ux3NE
Italiano
55
9
130
149.1K
Iuri Maria Prado
Iuri Maria Prado@iurimariaprado·
Domani ci occupiamo dei crimini di guerra ucraini (che io non mi incaparbisco a giudicare, e che se pure ci sono io giudico per quel che sono: nulla che dica nulla del diritto degli ucraini di combattere la propria guerra, la guerra che hanno subìto, e di vincerla). Non abbiamo nemmeno cominciato su questa faccenda. È stato solo l’antipasto.
Italiano
14
3
33
5.4K