Oolon Colluphid

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Oolon Colluphid

Oolon Colluphid

@OolonColluphid8

Katılım Ekim 2021
80 Takip Edilen73 Takipçiler
maurizoe8
maurizoe8@Im_ImErUb·
Comunque a mio modesto parere gli elettori non istruiti saranno sempre un pericolo maggiore per questo paese rispetto agli immigrati
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Cambiacasacca
Cambiacasacca@Cambiacasacca·
Purtoppo la piaga dei laureati in economia sta diventando problematica. Mi dicono che in centrale a milano ne girava uno con la mannaia.
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🏴‍☠️ The Pirate 🏴‍☠️
Ho visto nascere Internet. C’era speranza, libertà, anonimato. Poi ho visto tutto svanire, pezzo dopo pezzo: prima la rete libera, poi i contenuti indipendenti, poi la neutralità, poi la privacy. Ora vogliono toglierci anche l’anonimato. L’autenticazione con SPID o CIE per accedere a contenuti +18 non è protezione dei minori. È l’infrastruttura perfetta per schedare, sorvegliare e ricattare. Un sistema fragile, intrusivo e pericoloso che mette un ID su ogni pacchetto che gira. L’anonimato non è un privilegio. È una barriera contro l’abuso, il giudizio, la schedatura. È ciò che permette di pensare, scegliere, sbagliare, senza paura. Scrivi anche tu una frase. Una sola. Difendi il diritto a non essere identificato. #NoIDNoLog
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Oolon Colluphid
Oolon Colluphid@OolonColluphid8·
@fra_rombola @Pinperepette "io non ho nulla da nascondere" è un classico. Ma perché se io non sono un delinquente/terrorista devo far sapere al resto del mondo i c**** miei? Vogliamo solo sapere quali sono i tuoi movimenti, cosa mangi, cosa fai durante il giorno, quanti soldi hai. Se ti sta bene ok. F
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EffeErre7
EffeErre7@fra_rombola·
@Pinperepette A cosa ti serve l'anonimato, sentiamo. Sui social l'identificazione digitale dovrebbe essere obbligatoria da tempo. Come sempre, chi pretende di restare anonimo è chi ha qualcosa da nascondere.
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Massimo Spinelli
Massimo Spinelli@spimassimo68·
“Il gas russo ci faceva pagare meno l’elettricità” lo dice chi non ricorda il 2021:a dicembre, con il gas russo ancora dominante, il prezzo esplose oltre 180€/MWh perché Mosca usava il gas come arma politica. Oggi il gas costa 45-50 €/MWh. La propaganda non abbassa le bollette.
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Frenkie_Woody
Frenkie_Woody@Frenkie_Woody·
Le parole di Roberto Vannacci stanno dividendo ancora una volta l’opinione pubblica. C’è chi sostiene che stia semplicemente dicendo ciò che molti pensano ma non hanno il coraggio di dire. E c’è chi invece vede in queste dichiarazioni il rischio di semplificare temi enormemente complessi come violenza, immigrazione e sicurezza. Il punto forse è un altro: la politica oggi riesce ancora a discutere temi delicati senza trasformare tutto in tifoseria permanente? Perché quando ogni frase diventa uno scontro ideologico, il dibattito smette di chiarire i problemi e inizia soltanto ad alimentare le curve. E voi? Vannacci pone questioni reali oppure esaspera il dibattito pubblico?
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Alessandro Forti
Alessandro Forti@Ale_F_2480·
Mi ero promesso di non dire niente, perché è ovvio il dolore, ovvia la tristezza enorme per una tragedia occorsa in una città che mi è familiare e di cui ho conosciuto tante care persone. Ma questa mattina nella piazza del mio paese ho sentito >
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Oolon Colluphid
Oolon Colluphid@OolonColluphid8·
@SandroRossi_x A casa di questo criminale si professa l'islam? Si. Allora non è italiano. Facile.
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Timostene
Timostene@SandroRossi_x·
Mi chiedo da dove cominciare, perché ogni volta che provo a definire l’italianità mi accorgo che la definizione si sbriciola tra le mani. Eppure questa settimana qualcuno la definizione l’ha data, con la sicurezza di chi non ha dubbi. L’uomo che a Modena ha lanciato la sua auto contro i passanti è stato chiamato “marocchino”, “straniero”, “criminale di seconda generazione”. È cittadino italiano, nato a Seriate nel 1995, vive in Italia da sempre, si è laureato in un’università italiana, si è ammalato in un ospedale italiano. Italiano per legge, italiano per biografia. Tanto italiano che dentro lo stesso governo Tajani ha dovuto correggere Salvini, ricordandogli che no, non si può espellere: ha il passaporto. Quando serve un colpevole esterno la cittadinanza formale evapora, sostituita dall’origine, dal cognome, dal colore. Salvini lo sa benissimo che è italiano. Far finta di non saperlo serve a qualcosa, e quella cosa è il senso del nostro discorso pubblico. Parto da questa rimozione, perché racconta più di noi che di lui.   Partiamo dal sangue. In Italia la cittadinanza si trasmette per discendenza: sei italiano se lo erano i tuoi genitori, non perché sei nato qui. Si chiama ius sanguinis, ed è la regola che il legislatore ha scelto fin dall’Ottocento, confermata dalla legge del 1992. Un principio che presuppone una continuità genetica, un filo che ci legherebbe a qualcosa di originario. Ma quale origine? Gli etruschi, che non sappiamo nemmeno bene da dove venissero? I latini, una delle tante tribù italiche? I greci della Magna Grecia, che a Napoli e in Sicilia hanno lasciato più tracce dei romani? Poi i celti in pianura padana, i fenici in Sardegna, i goti, i longobardi, i bizantini, gli arabi in Sicilia per due secoli e mezzo, i normanni, gli svevi, gli spagnoli, gli austriaci. Gli studi di genetica delle popolazioni mostrano che la variabilità all’interno della penisola è una delle più alte d’Europa. Un sardo dell’interno e un altoatesino di Vipiteno hanno meno in comune, geneticamente, di un milanese e un parigino. Il sangue italiano non esiste. È una finzione giuridica travestita da biologia. E ogni finzione, si sa, serve a qualcuno.   C’è poi la fissazione per la cittadinanza romana, agitata come prova di nobiltà originaria. Una fissazione che ha una data e una paternità: l’immaginario dannunziano, raccolto e amplificato dal fascismo, fasci littori, lupe capitoline, saluti romani, e oggi rilanciato da una destra che continua a vedere in Roma antica lo specchio di una purezza italica perduta. Peccato che Roma antica fosse il contrario di tutto questo. Caracalla nel 212 d.C. estese la cittadinanza a tutti gli uomini liberi dell’impero, dalla Britannia alla Mesopotamia. Un siriano, un nordafricano, un gallo erano cittadini romani quanto uno nato sul Palatino. Settimio Severo era libico. Filippo l’Arabo era, appunto, arabo. Chi oggi rivendica l’eredità di Roma per chiudere le frontiere, rivendica esattamente l’opposto di quello che Roma fu. Un autogol storico che funziona perché nessuno glielo fa notare.   Poi c’è la religione, l’altra grande sostituzione. La Lega che impone il presepe nelle scuole, che si fa fotografare con il crocifisso in mano sui palchi dei comizi, che invoca le radici cristiane dell’Europa. Tenta di far coincidere italianità e cattolicesimo, come se fossero la stessa cosa. Funziona perché trova terreno preparato: l’Italia è da decenni un paese di appartenenza senza credenza, dove ci si dichiara cattolici per abitudine culturale anche quando in chiesa non ci si mette piede. È il guscio rimasto dopo che la fede si è prosciugata, ed è quel guscio vuoto che le destre identitarie agitano. Lo hanno fatto in Polonia con Solidarność, in Ungheria con Orbán, lo fanno da noi con il rosario. Religione civile, non religione. Salvini che bacia il rosario non difende il cattolicesimo, lo strumentalizza. Un cristianesimo senza il discorso della montagna, senza il buon samaritano, senza “ero straniero e mi avete accolto”. Una croce ridotta a confine, a recinto, a documento d’identità. Non a caso il papa argentino, figlio di emigrati italiani, è il loro nemico più costante. Ricorda che la fede di cui si riempiono la bocca dice il contrario di quello che fanno.   E poi c’è il cibo, l’ultima trincea. La polenta contro il cous cous, la lasagna contro il kebab, il vino contro tutto. Il razzista alimentare costruisce confini con il piatto, come se l’identità fosse una ricetta protetta da denominazione di origine. Hai mai provato a offrire la polenta a un siciliano? Ti guarda come se gli stessi proponendo cartone bagnato. La cassoeula, piatto identitario lombardo, al napoletano provoca lo stesso rifiuto antropologico che la trippa provoca al milanese, che la trippa l’ha sempre vista come roba da poveri. La pizza che oggi è bandiera nazionale era cibo plebeo, schifato dai borghesi del Nord fino agli anni Sessanta. Il pomodoro, simbolo italianissimo, è arrivato dalle Americhe nel Cinquecento. La pasta secca l’hanno perfezionata gli arabi in Sicilia. Il caffè è etiope, turco, arabo, e siamo noi ad averlo imparato da loro nel Seicento. C’è di più: la cucina italiana come la conosciamo oggi è stata costruita in larga parte all’estero, dalle comunità di emigrati in America, e poi rimportata in patria nel dopoguerra. La pizza margherita ha attraversato New York prima di tornare a Napoli come icona nazionale. Gli spaghetti con le polpette, che chiamiamo americanata, erano il piatto identitario degli italoamericani che cercavano di mantenere un’italianità che a casa loro non esisteva più. Stiamo difendendo dalle contaminazioni esterne ciò che ci è stato restituito già contaminato, e che amiamo proprio per quello. Difendere la cucina italiana dalle contaminazioni straniere è come difendere un fiume dall’acqua.   La lingua. La faccenda si fa interessante e un po’ comica. L’italiano come lingua nazionale parlata è roba del secondo dopoguerra, della televisione, di Mike Bongiorno più che di Manzoni. Tullio De Mauro lo ha documentato fino allo sfinimento: al momento dell’unità, l’italiano lo parlava qualcosa come il 2,5% della popolazione, a essere generosi. Tutti gli altri parlavano dialetti che erano e sono lingue a tutti gli effetti, spesso reciprocamente incomprensibili. Un nonno friulano e un nonno siciliano, messi nella stessa stanza nel 1950, non si sarebbero capiti. Se l’italianità è la lingua, allora siamo italiani da settant’anni scarsi. Una nazionalità adolescente.   Da cui il paradosso che mi diverte sempre. I valligiani altoatesini o valdostani che il congiuntivo lo bestemmiano, che a casa parlano tedesco o francoprovenzale o ladino, e che però votano partiti che dell’italianità etnica fanno bandiera. I veneti leghisti che si dichiarano “popolo veneto” distinto dagli italiani, salvo poi indignarsi se un ragazzo nato a Seriate da genitori marocchini si dichiara italiano. Una contraddizione che non si risolve, perché non è logica, è identitaria. L’italianità per loro non è un fatto, è una proprietà privata da difendere. Come tutte le proprietà private, va difesa proprio da chi rivendica di esserne legittimo erede.   Lo ius soli, lo ius scholae. La proposta più ragionevole, quella che lega la cittadinanza al luogo dove uno cresce, alla scuola che frequenta, alla vita reale che fa. La blocchiamo da vent’anni. Eppure il caso modenese mostra che il problema non è solo legale, è simbolico. El Koudri la cittadinanza ce l’aveva, italiano a tutti gli effetti, e se l’è vista revocare nel discorso pubblico nel giro di poche ore. C’è una parola che la sociologia usa da decenni per descrivere questo meccanismo: razzializzazione. Quello che succede a un italiano di seconda generazione non è che gli si revoca l’italianità, è che non gli era mai stata davvero concessa. C’è una differenza fra cittadinanza giuridica e cittadinanza sociale. La prima te la dà la legge. La seconda te la concede il vicino di casa, il professore, il datore di lavoro, il giornalista, il poliziotto al posto di blocco. “Seconda generazione” non è una categoria anagrafica, è una condizione sociale: indica chi è nato qui, è cresciuto qui, è formalmente cittadino, ma resta percepito come straniero. La sua italianità è condizionata, revocabile, sotto esame. Non gliela tolgono quando sbaglia: non l’aveva mai avuta piena. Lo “sbaglia” diventa la prova retroattiva di un’estraneità che era già lì, nascosta sotto la cittadinanza formale.   Il caso di Modena non rivela un’eccezione, rivela la regola. La regola di una società che ha costruito una zona grigia in cui milioni di persone vivono come italiani provvisori, e quella zona grigia è perfettamente legale, perfettamente quotidiana, perfettamente invisibile fino a quando non succede qualcosa che la rende visibile. Se la cittadinanza si può togliere con un titolo di giornale, allora nessuna cittadinanza è davvero sicura.   Cosa resta, allora? Forse l’italianità è semplicemente l’abitudine a un certo modo di stare al mondo, anche se devo ammettere che è una categoria scivolosa. Quale modo? Quello del napoletano o quello del bolzanino? Quello dell’industriale o quello del pastore? L’identità nazionale è sempre stata anche un fatto di classe: i terroni, prima ancora dei marocchini, sono stati il limite mobile dell’italianità, quelli che dovevano dimostrare di esserlo abbastanza. Forse l’unico modo onesto di pensarla è chiedersi non chi è italiano, ma chi ha il potere di decidere chi lo è. La risposta è meno romantica di qualunque definizione culturale: lo decidono il legislatore, i tribunali, le redazioni, i comunicati stampa. La cittadinanza non è un dato, è un campo di lotta. Ha vincitori e vinti che cambiano a seconda di chi tiene la penna.   Il sistema attuale produce italianità fittizie e ne nega di reali. Gli oriundi di terza generazione che votano dall’estero senza saper nemmeno dov’è Bergamo, e i ragazzi cresciuti qui che, se sbagliano, vengono retrocessi a stranieri con un tratto di penna giornalistica. Una nazione che non riconosce i suoi figli reali e adotta fantasmi anagrafici. Operazione di comodo che ha un costo. Il costo è che non possiamo nemmeno guardare in faccia i problemi che produciamo, perché ce li raccontiamo sempre come venuti da fuori.   Chi è italiano, quindi. Forse italiano è chi questo paese se lo porta dentro, nel bene e nel male, perché qui ha imparato a parlare, a pensare, a sperare e anche a fallire. La nazionalità non è una medaglia che si toglie quando il portatore si comporta male, è una responsabilità reciproca. Quando neghiamo l’italianità di chi è italiano, non stiamo proteggendo l’italianità: stiamo dichiarando che è qualcosa di così fragile da non reggere alla complessità. È il contrario dell’orgoglio nazionale, è la sua confessione di impotenza.   Tutto il resto è retorica del sangue. E il sangue, come categoria politica, ha sempre prodotto più cadaveri che cittadini.
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Oolon Colluphid
Oolon Colluphid@OolonColluphid8·
@Tulipano801 La cosa è molto semplice. Se i tuoi genitori si fossero trasferiti in un paese islamico e avessero mantenuto i propri usi e costumi e religione, tu saresti un "vero" iraniano?
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🌸@LaSoraCamilla_·
Posso ingenuamente chiedere cosa rende un italiano "italiano"? Perché mi pare di aver capito che nascere in Italia non basta (e nemmeno conoscere l'italiano, visto che molti di voi non lo sanno). Quindi mi chiedevo quante generazioni servano per potersi proclamare italiani? 🤔😂
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Oolon Colluphid
Oolon Colluphid@OolonColluphid8·
@Digestivo8 @GiovyDean Dobbiamo farli integrare? Non vogliono integrarsi, l'islam non insegna questo. Sai benissimo cosa gli insegna Maometto. Vivono nelle catapecchie. Ma vai a cagare zecca.
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Nome Moderato Consumo
Nome Moderato Consumo@Digestivo8·
@OolonColluphid8 @GiovyDean Grazie di dimostrare sempre che imbecille e fascista sono sinonimi perfetti. Creando il paradosso che merda, ratto, assassino e imbecille diventano tutti sinonimi. Chissà se la capirai mai
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Giovanni
Giovanni@GiovyDean·
Il tizio che in Veneto ha fatto sbranare dal suo cane il volantino con gli esponenti del PD che vogliono inondare la Regione di moschee che reato avrebbe commesso esattamente? Certo, anche io avrei preferito che il cane ci cagasse sopra, ma non si può avre tutto.
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libero petrucci
libero petrucci@LiberoPetrucci·
Io quello che ho notato da circa tre anni a questa parte è che molte persone non solo hanno cominciato ad ammettere di essere razziste, non solo hanno smesso di vergognarsene, ma non fanno mistero di vantarsene.
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Nome Moderato Consumo
Nome Moderato Consumo@Digestivo8·
@GiovyDean Il problem è che stai parlando del cazzo. Inondare di moschee. È già piena. E se ne faranno ancora. Se non li fate integrare, facendo i gne gne. Se non si investe nella scuola, se non spendi soldi per non fare vivere la gente, loro compresi, nelle catapecchie, che cazzo vuoi?
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Sabrina F.
Sabrina F.@itsmeback_·
AHAHAH 😂😂😂
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𝔻𝕆ℝ𝕀𝔸ℕ 𝔾ℝ𝔸𝕐 ™🇮🇹 𝕏 🧱🗿 ✠
🔴 Povera Venezia mia 🔴 Oggi, a seguito delle polemiche contro il PD che sta sostenendo una nutrita lista di candidati islamici, sono andato al mercato di Marghera Venezia (classico luogo di aggregazione) per vedere come si svolgeva la campagna elettorale per il sindaco di Venezia. Non potete avere un idea…. Quattro banchi di frutta e verdura gestiti da italiani. La maggioranza erano banchetti, gestiti sempre dagli allergici al prosciutto, con buttato sopra cumuli di vestiti laceri alla rinfusa (forse provenienti dai bidoni della Croce Rossa?) Oltre l’80% della gente era bengalese. Non una parola di italiano neanche per sbaglio. Tanti Hjab e Chador con la furbata della mascherina che li trasforma in Burqua😜 Ma altrettanti burqa classici (sembravano i dissennatori di Harry Potter). Molte risorse con la spilletta del PD… Banchetti sia della destra che della sinistra vuoti… perché questi voteranno i loro candidati. C’è poco da integrare qui. C’è solo da prendere atto che la sostituzione etnica a Venezia è stata già fatta. Povera Venezia mia.
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Bad Medic🇮🇹
Bad Medic🇮🇹@BadMedic·
La trasmissione interumana di #hantavirus avviene dopo la comparsa dei sintomi, per contatti prolungati e solo per il ceppo #ANDV, presente in alcuni topi dell'America del Sud. I complottisti che speravano in una nuova pandemia per sentirsi di nuovo utili possono tornare a letto.
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JeanDouglasMoherin@the black swan ⬇️
Ormai se parli male di Nole sei anti-semita, è solo un vecchio rompicoglioni, che nel vortice del suo egocentrismo crede ancora di valere qualcosa, tutto quello che dice sia il " Verbo " ...............lasciamo che creda sia così , alla fine del 2026 si renderà conto di cosa può avere tra le mani ....
JeanDouglasMoherin@the black swan ⬇️ tweet media
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Eurosport IT
Eurosport IT@Eurosport_IT·
Silenzio, parla Nole 🎤 Novak Djokovic torna in campo dopo quasi due mesi di assenza dal circuito. Nella conferenza stampa alla vigilia del debutto agli Internazionali d’Italia 2026 ha parlato della richiesta dei giocatori di avere montepremi più equi con i ricavi degli Slam 💰⚖️ Quello che è fondamentale capire è che i top 10 non stanno parlando solo a nome loro ma stanno cercando di difendere i diritti di tutto il mondo del tennis professionistico ✍🏻 #Tennis #Djokovic
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