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@TheRealMerca_

Non dovete seguirmi sono matto in culo

Bologna, Emilia Romagna Katılım Mayıs 2023
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Merca@TheRealMerca_·
Thread: I migliori album (e EP) usciti nel 2026:
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renato✨
renato✨@Reyy926·
ma voi che non ascoltate madame come fate a campare?
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Merca
Merca@TheRealMerca_·
Come immaginavo, non hai nemmeno provato a entrare nel merito di ciò che ho scritto. La tua è una rinuncia esplicita al ragionamento sostituita da tre scorciatoie: disumanizzazione, generalizzazione e invocazione della violenza. Quando dici “il nordafricano” stai prendendo un singolo caso di cronaca e lo trasformi in una categoria etnica indistinta, come se il comportamento di un individuo definisse milioni di persone. Questa è la fallacia più elementare che esista: dalla parte al tutto. Non descrive la realtà, la distorce per costruire un nemico collettivo. Poi c’è il passaggio chiave: “è una bestia che capisce solo la violenza”. Qui non stai più parlando di sicurezza, stai negando in blocco l’umanità dell’interlocutore. È un meccanismo retorico preciso, perché una volta che qualcuno diventa “bestia”, qualsiasi misura diventa automaticamente giustificabile. Ma questo non è un argomento, è esattamente il contrario dello Stato di diritto che pretendi di difendere. Se davvero credi che esistano categorie di persone per cui valgono solo la forza e non la legge, allora stai abbandonando proprio quel principio di legalità che dovrebbe distinguere uno Stato da ciò che combatti. Anche la tua domanda “che strumenti devi usare?” è costruita in modo ingannevole, perché implica che l’unica alternativa alla tua visione sia l’inerzia o il “pippotto”. In realtà nessuno ha mai sostenuto che non si debba punire chi commette un omicidio o una rapina. Il punto, che continui a ignorare, è un altro: la repressione è necessaria ma non sufficiente. Funziona sul singolo reato, non sulle cause che producono quel tipo di violenza. Negare questo non ti rende più duro, ti rende semplicemente meno efficace. Infine, la tua risposta non tocca neanche uno degli argomenti che ti sono stati fatti: non rispondi sul fatto che stai usando un caso singolo per trarre conclusioni generali, non rispondi sulla distorsione delle misure sui coltelli, non rispondi sulla mancanza di dati quando parli di “certezza dell’impunità”. Ti limiti a spostare il discorso su un piano emotivo e identitario, dove non serve dimostrare nulla perché basta evocare paura e rabbia. Il risultato è chiaro: non hai confutato nulla, hai solo cambiato terreno. Ma spostare la discussione dalla realtà ai riflessi istintivi non rafforza la tua posizione, la indebolisce, perché mostra che quando si tratta di argomentare, l’unica cosa che resta è la semplificazione e lo slogan.
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Sinior Tarnagol
Sinior Tarnagol@MassKnowledge·
@TheRealMerca_ @AzzurraBarbuto Senti filosofo, sai che ci fa il nordafricano col tuo pippotto? ci si pulisce il culo. Ma secondo te con uno che esce di casa con un coltello/cacciavite e ti ammazza per rubarti una pizza, una collana o 10 euro, che strumenti devi usare? È una bestia che capisce solo la violenza
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Azzurra Barbuto
Azzurra Barbuto@AzzurraBarbuto·
QUANDO LA “RISORSA” TI COLPISCE ALLA GOLA CON IL CACCIAVITE Mesi fa ho sostenuto con forza l’inutilità di vietare o limitare la vendita di coltelli per contrastare la diffusione dei crimini con la lama, sottolineando come la criminalizzazione dell’oggetto non risolva affatto il problema, dal momento che qualsiasi utensile può divenire un’arma letale. L’egiziano di 16 anni che ha ucciso un ragazzo di 25 anni, Gabriele Vaccaro, a Pavia, colpendo alla gola, lo ha fatto con un cacciavite. La pericolosità di un arnese dipende dalle intenzioni di chi lo brandisce. Vietare la vendita online di coltelli è un provvedimento simbolico, quindi meramente estetico, ideologico, ovvero inutile. Ora cosa dovremmo vietare? Il cacciavite? Magari anche il martello o la forchetta. Ma attenzione: la vera emergenza non consiste nella lama, ma nel senso di impunità dilagante e nel modo in cui viene percepito oggi lo Stato: debole, molle. Oggi non viviamo la certezza della pena, ma la certezza dell’impunità. Il coltello è solo lo strumento. Il problema vero è che chi lo tiene in tasca, chi lo adopera, chi delinque, sa di farla franca perché l’ha già fatta franca tante volte e ha visto che anche altri come lui l’hanno fatta franca. Contro questa violenza crescente esiste una unica cura, che consiste in espulsione reale dei soggetti pericolosi, pena certa, rapida, visibile e fine del pietismo verso chi delinque, che viene sistematicamente trasformato in vittima del sistema e della società. Non serve comprendere di più i criminali. Occorre proteggere di più i cittadini. Come? Applicando con rigore la legge e usando il pugno duro in strada. Lo Stato deve mostrare a gente che intende sottometterci con la violenza chi comanda in Italia.
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Dottor StranaMeme
Dottor StranaMeme@phd_stranameme·
@marattin Perché i fascistelli e nazistelli dovrebbero presentarsi qui nei commenti? Ha appena detto che concederà loro l’intervista. P.S. complimenti per questi suoi nuovi amici.
Dottor StranaMeme tweet mediaDottor StranaMeme tweet mediaDottor StranaMeme tweet media
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Alberto Mario Mura
Alberto Mario Mura@albertomura·
Ma perché la Chiesa, il Papa e i giornali sono così indulgenti con i musulmani e così duri e inflessibili con gli ebrei? Perché due pesi e due misure?
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Merca
Merca@TheRealMerca_·
Il tuo “fine della spiegazione” in realtà è l’inizio di una semplificazione piuttosto grossolana, perché trasformi due numeri isolati in una prova di antisemitismo sistemico senza dimostrare nulla sul rapporto causa-effetto tra quei numeri e il fenomeno che vuoi descrivere. Il primo problema è metodologico: stai confrontando due volumi di post su X come se fossero direttamente comparabili, quando non lo sono. I numeri che citi dipendono da variabili completamente diverse (lingua, viralità dell’evento, presenza di immagini o video, coinvolgimento diretto di attori statali, rilevanza per il pubblico occidentale) e non misurano in alcun modo l’“antisemitismo” degli utenti. Un episodio che coinvolge un soldato IDF e una statua di Gesù in Libano ha un’enorme risonanza mediatica per motivi politici, religiosi e simbolici contemporanei; un massacro in Nigeria, per quanto gravissimo, avviene in un contesto che riceve storicamente meno attenzione internazionale e meno copertura in tempo reale sui social occidentali. Non è una giustificazione, è una spiegazione del perché i volumi di discussione possano divergere senza bisogno di tirare in ballo una teoria generale sull’odio verso gli ebrei. C’è poi un secondo salto logico ancora più evidente: assumi che più post significhino automaticamente più indignazione selettiva o più ostilità ideologica. Ma i social non funzionano così. Un evento può generare più contenuti perché è controverso, polarizzante, facilmente commentabile o strumentalizzabile da più parti, non necessariamente perché è considerato “più grave”. Inoltre non distingui minimamente il contenuto dei post: quei 363.000 includono condanne, difese, ironia, propaganda, disinformazione. Trattarli come un blocco omogeneo è una forzatura che svuota il dato di qualsiasi significato analitico. Anche il confronto temporale è opaco. Parli di “in un giorno” per il primo caso, ma non chiarisci se il secondo numero sia calcolato nello stesso intervallo, con le stesse parole chiave, nello stesso spazio linguistico. Senza questa coerenza, il paragone è metodologicamente debole. È il classico cherry picking: scegli due cifre che sembrano sostenere la tua tesi e le presenti come prova conclusiva, senza mostrare come sono state raccolte o se sono davvero comparabili. Ergo, non hai spiegato l’antisemitismo, ma fatto una generalizzazione totale costruita su dati parziali. L’antisemitismo è un fenomeno complesso, che si misura con indicatori molto più solidi: atti discriminatori, violenze, sondaggi, analisi del discorso. Ridurlo a una differenza di engagement su X è una banalizzazione che non solo non dimostra quello che dici, ma rischia anche di indebolire la comprensione di un problema reale trasformandolo in un argomento da social. In sintesi, non hai dimostrato l’esistenza di un doppio standard motivato da antisemitismo; hai mostrato che due eventi diversi hanno avuto una risonanza diversa su una piattaforma caotica e algoritmica. Che è una cosa molto diversa, e molto meno conclusiva, di quella che sostieni.
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MisterChiton
MisterChiton@BastardChiton·
Ora spiego bene l’antisemitismo. In un giorno, 363.000 post sono stati pubblicati su X sul soldato IDF che ha profanato la statua di Gesù. Nella Domenica delle Palme, gli islamici hanno massacrato 30 cristiani in Nigeria. Quanti post su questo? 39.000. Fine della spiegazione.
MisterChiton tweet media
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Pinleo57
Pinleo57@pinleo57·
@TheRealMerca_ @AzzurraBarbuto Ora sparisci che ti ho regalato fin troppo tempo. Ma mi posso mettere a discutere con un invertebrato brufoloso di 17 anni, secondo te? Vai a casa che devi fare i compiti dai così poi ti puoi guardare la tv dei ragazzi. Click.
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Azzurra Barbuto
Azzurra Barbuto@AzzurraBarbuto·
I COMUNISTI MILANESI CI SPIEGANO LA LORO “IDEA DI SICUREZZA”. AGGHIACCIANTE… Milano è la città più insicura di Italia. E attenzione: questo lo dicono i dati. Insomma, questa non è mica una percezione, come vorrebbero farci credere i sedicenti democratici, incluso quel sindaco arcobaleno, Beppe Sala, che per anni ha negato che a Milano ci fosse un problema di sicurezza. Nonostante stupri, rapine, borseggi, accoltellamenti, aggressioni, la sinistra ci propone la sua “idea di sicurezza”, che non consiste nell’applicare in modo rigoroso la legge, nel reprimere il crimine, nel punire chi delinque. Macché! Eccola, udite udite: “Per noi l’idea di sicurezza è recuperare le marginalità sociali stando attenti ai bisogni degli ultimi”. Insomma, la sicurezza, secondo i comunisti, si garantisce “stando attenti ai bisogni degli ultimi”. E a chi si riferiscono quando dicono “ultimi”? Ovviamente ai delinquenti, che vanno compresi, coccolati, perdonati, aiutati, tutto fuorché sbattuti in cella o fuori dal nostro Paese. Perché? Perché, se delinquono, è solo colpa nostra: li avremmo in qualche modo esclusi, messi ai margini. Ma andare a fanculo no?
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Merca
Merca@TheRealMerca_·
Ah ok, allora hai semplicemente un deficit dell’attenzione dovuto alla demenza senile. Mi dispiace. Cioè, sei anche dialetticamente e cerebralmente inferiore, ma hai anche la demenza senile. Pensa che se avessi iniziato a leggerlo dal primo commento che hai fatto l’avresti già finito.
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Pinleo57
Pinleo57@pinleo57·
@TheRealMerca_ @AzzurraBarbuto Tonto di Bitonto ma di che scusa cianci? Mi metto a leggere un pistolotto lungo 30 cm? Ma che ti dice la capoccia? Tu al paesotto di 1.300 anime certe cose non le vedi e parli da tonto quale sei. Vai alla stazione di Milano o di Roma magari di sera e poi parli!
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Merca
Merca@TheRealMerca_·
@pinleo57 @AzzurraBarbuto Non avevo dubbi che fossi così dialetticamente e cerebralmente inferiore da cercare la più banale pseudo scusa per evitare il confronto. Non è che hai di meglio da fare, è che non sei in grado. Inetto.
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Pinleo57
Pinleo57@pinleo57·
@TheRealMerca_ @AzzurraBarbuto Secondo te, sommo idiota, pseudobuonistacapalbiota tafazzista, mi metto a leggere tutta questa stronzata di post che hai scritto? 2 righe mi sono bastate. Tienti stretto Salah e le risorse che tanto ami che presto il Karma si farà vivo e te ne farà incontrare una e forse ti penti
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Merca
Merca@TheRealMerca_·
@pinleo57 @AzzurraBarbuto Smentisci punto per punto ciò che ho detto, inetto.
Merca@TheRealMerca_

Già parti con un’impostazione che confonde slogan e realtà: dire che Milano sia “la città più insicura d’Italia” “perché lo dicono i dati” è un’affermazione che pretende oggettività senza fornirla. I dati sulla criminalità esistono, ma vanno letti nel contesto: Milano è tra le città con più reati denunciati in valore assoluto soprattutto perché è una grande metropoli con altissima densità, forte presenza turistica e maggiore propensione alla denuncia rispetto ad altre aree del Paese. Questo non equivale automaticamente a dire che sia “la più insicura” in senso generale, perché gli indicatori cambiano a seconda che si guardino reati violenti, patrimonio, percezione o incidenza sulla popolazione. Qui stai prendendo un dato parziale e lo stai trasformando in una verità totale: è una semplificazione che serve alla tesi, non un’analisi. Subito dopo costruisci una contrapposizione artificiale tra “dati reali” e “percezione” attribuita alla sinistra e Sala, ma anche questo è un falso dilemma. Nel dibattito pubblico sicurezza oggettiva e percezione convivono sempre, e chi governa può legittimamente sottolineare l’una o l’altra dimensione senza “negare” i problemi. Ridurre tutto a “negano la realtà” è un modo per delegittimare l’avversario senza entrare nel merito delle politiche adottate. Il passaggio successivo è ancora più rivelatore: elenchi una serie di reati gravi per creare un effetto emotivo e poi attribuisci alla “sinistra” una posizione caricaturale secondo cui non vorrebbe “applicare la legge” né “punire chi delinque”. Qui siamo nel pieno dello straw man: nessuna forza politica istituzionale sostiene di non dover applicare la legge o perseguire i reati. Quello che alcune posizioni progressiste affermano, e che tu deformi, è che la sicurezza non si esaurisce nella repressione ma include anche prevenzione sociale, politiche urbane, inclusione e riduzione delle marginalità. Puoi non essere d’accordo, ma trasformare questa impostazione in “coccolare i delinquenti” è una distorsione deliberata, non una critica. Ancora più evidente è la manipolazione quando interpreti l’espressione “attenzione agli ultimi” come riferimento automatico ai criminali. È un salto logico ingiustificato: nelle politiche sociali gli “ultimi” indicano categorie vulnerabili (persone in povertà, esclusione, disagio abitativo) non i delinquenti in quanto tali. Confondere queste due categorie serve solo a costruire un nemico morale e a semplificare il discorso in termini di “noi contro loro”. È una fallacia di associazione che sostituisce il ragionamento con un’etichetta. Infine, la conclusione secondo cui “delinquono perché è colpa nostra” è un’altra caricatura. Esistono teorie criminologiche e dati empirici che mostrano correlazioni tra marginalità sociale e criminalità, ma questo non significa negare la responsabilità individuale. Significa riconoscere che la repressione da sola non basta a ridurre i reati nel lungo periodo. Anche qui trasformi una posizione complessa in uno slogan semplicistico per poterla attaccare più facilmente. In sintesi, non dimostri che la “sinistra” abbia una visione sbagliata della sicurezza; costruisci una versione distorta di quella visione per poi demolirla. Usa dati non contestualizzati, generalizzazioni e caricature retoriche per arrivare a una conclusione già scritta. È efficace come sfogo polemico, ma molto debole come analisi, perché evita sistematicamente il confronto con la realtà complessa del tema sicurezza e con le politiche concrete che dovrebbero affrontarlo.

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Pinleo57
Pinleo57@pinleo57·
@AzzurraBarbuto Purtroppo cara Azzurra, far ragionare un sinistro è come voler pettinare un porcospino. Non si arrendono nemmeno davanti all'evidenza. Finché non ci lasciano le penne direttamente...
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Paolo LMS
Paolo LMS@GeomLomasto·
@AzzurraBarbuto Se non cambiamo #scuola in primis e #media il Paese sprofonderà sempre più! Tutti i giovani sono indottrinati fino alla follia da scuole e media saturi di estremisti #comunisti pericolosi per il futuro stesso della nazione!
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Azzurra Barbuto
Azzurra Barbuto@AzzurraBarbuto·
Regno Unito. Un gruppo di palestinesi aggredisce con le lame un gruppo di iraniani, colpevoli di chiedere la libertà dal regime islamico. Come vedete, la guerriglia urbana condotta con i coltelli è costume dilagante in tutta Europa. E sarà sempre peggio.
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Merca
Merca@TheRealMerca_·
che il tuo discorso smette di essere fact-checking o analisi della sicurezza e diventa propaganda penale. Un omicidio terribile merita rigore, giustizia e serietà; usarlo per spacciare slogan semplificatori su impunità totale, misure “inutili” e stato “molle” è l’esatto contrario della serietà.
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Merca
Merca@TheRealMerca_·
La tua “analisi” prende un fatto di cronaca reale e lo usa come grimaldello per far passare una tesi generale già decisa in partenza, ma il salto logico è evidente. Che Gabriele Vaccaro sia stato ucciso a Pavia e che il minorenne fermato sia stato indicato da diverse testate come il presunto autore di un colpo al collo con un cacciavite è un fatto di cronaca riportato nelle ultime ore. Ma da questo non discende affatto che ogni misura sui coltelli sia “inutile”, né che il vero e unico problema sia la presunta “certezza dell’impunità”. Quello che fai è usare un caso singolo con un’arma impropria per liquidare in blocco qualunque intervento mirato su un’altra categoria di strumenti offensivi. È una fallacia elementare: siccome un omicidio è stato commesso con un cacciavite, allora limitare la vendita o l’accesso ai coltelli sarebbe solo “estetica ideologica”. No: significa solo che i reati con arma bianca possono avvenire con strumenti diversi, non che tutte le misure di prevenzione siano equivalenti o inutili. In più, il tuo bersaglio polemico è già deformato. Il dibattito normativo recente in Italia non riguarda il divieto totale dei coltelli in quanto oggetti quotidiani, ma misure più circoscritte. La Camera segnala, ad esempio, nel decreto sicurezza del 2026, un divieto di vendita o cessione ai minori di strumenti da punta o da taglio atti ad offendere. Quindi la tua caricatura del tipo “ora cosa vietiamo, il cacciavite, il martello, la forchetta?” serve a ridicolizzare una misura specifica trasformandola in una proibizione assurda e generalizzata che, semplicemente, non è quella in discussione. È il solito trucco dello straw man: prendi una proposta limitata, la gonfi fino a farla sembrare grottesca, e poi la abbatti facilmente. Ancora più debole è il passaggio in cui presenti come verità autoevidente l’idea che “oggi non viviamo la certezza della pena, ma la certezza dell’impunità”. Questa non è una constatazione fattuale, è uno slogan politico. Per sostenerla servirebbero dati su arresti, condanne, recidiva, tempi medi della giustizia, esecuzione effettiva delle pene. Nel tuo testo, invece, non c’è nulla di tutto questo: c’è solo una sensazione elevata a diagnosi totale. Che esistano problemi seri di efficacia del sistema penale è discutibile e legittimo dirlo; che esista una “certezza dell’impunità” è una formula propagandistica, non un fatto dimostrato. Lo stesso vale per la tua cura unica: “espulsione reale dei soggetti pericolosi, pena certa, rapida, visibile e fine del pietismo”. Anche qui mescoli piani completamente diversi. L’espulsione può riguardare solo cittadini stranieri in specifiche condizioni giuridiche, mentre nel caso di specie parli di un minorenne fermato, e i minori sono soggetti a un sistema penale diverso proprio perché l’ordinamento distingue tra repressione e finalità rieducativa. Trasformare tutto in una ricetta da “pugno duro in strada” non è analisi della sicurezza, è teatralizzazione della forza. E quando dici che non bisogna “comprendere di più i criminali”, opponi artificiosamente comprensione e protezione dei cittadini, come se studiare cause sociali, marginalità, prevenzione e contesti di violenza fosse automaticamente sinonimo di indulgenza. Non lo è: è esattamente ciò che serve per ridurre i reati oltre l’immediato riflesso punitivo. Infine, la chiusura è la più rivelatrice: “Lo Stato deve mostrare a gente che intende sottometterci con la violenza chi comanda in Italia”. Qui smetti proprio di parlare di legge e cominci a parlare di dominio simbolico. Non stai più descrivendo un sistema di giustizia, stai evocando una prova di forza identitaria contro un “loro” indistinto, che nel testo viene marcato fin dal titolo con la parola “risorsa” usata in chiave sarcastica e con l’origine egiziana del fermato messa in primo piano. È una costruzione retorica precisa: il reato non viene trattato solo come fatto criminale, ma come conferma di una minaccia esterna e collettiva.Ed è proprio lì ⬇️
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Merca
Merca@TheRealMerca_·
Il tuo “ragionamento” (perché in realtà non hai mai scritto nulla di vagamente intelligente in vita tua) sembra intuitivo solo perché semplifica brutalmente un tema complesso fino a ridurlo a uno slogan: “se non ti piace, vattene”. Ma questo non è un argomento, è un modo per evitare la discussione. Criticare un Paese in cui si vive, a maggior ragione se se ne è cittadini, non è una contraddizione, è esattamente uno dei diritti fondamentali nelle democrazie liberali. L’idea che si debba tacere o emigrare se si denunciano problemi come il razzismo è una falsa alternativa: o accetti tutto oppure te ne vai. In realtà esiste una terza opzione, che è quella normale in qualsiasi società aperta, cioè partecipare al dibattito pubblico e cercare di migliorare ciò che non funziona. Quando poi parli di “Italia razzista” o di “razzismo sistemico” come se fossero accuse campate in aria, stai trasformando un tema oggetto di studi, dati e discussioni internazionali in una caricatura. Il concetto di razzismo sistemico non significa che “tutti gli italiani sono razzisti”, ma che possono esistere dinamiche strutturali (nel lavoro, nell’accesso alla casa, nei controlli di polizia) che producono effetti discriminatori anche senza un’intenzione esplicita. Puoi contestare questa lettura, ma liquidarla come un insulto al Paese significa non affrontarla nel merito. Ancora più debole è il passaggio in cui contrappone “Paesi d’origine violenti e senza libertà” all’Italia descritta come perfettamente civile, sicura e giusta. Qui costruisci un quadro completamente polarizzato: da una parte il caos assoluto, dall’altra una società quasi ideale. Ma questa è retorica, non realtà. L’Italia è un Paese democratico con servizi e diritti importanti, ma ha anche problemi documentati su discriminazioni, disuguaglianze e inefficienze. Il fatto che altrove la situazione sia peggiore non rende automaticamente infondate le critiche interne. È la classica fallacia del “there are worse places”, che non dimostra nulla sul problema in discussione. La frase “siamo stufi di accogliere e mantenere tutti” introduce poi un’altra distorsione: suggerisce che chi denuncia il razzismo sia automaticamente qualcuno che vive a spese dello Stato. Ma nel tuo stesso esempio parli di una persona con cittadinanza italiana, quindi per definizione parte della comunità, con diritti e doveri come chiunque altro. Qui c’è un cortocircuito evidente: prima riconosci l’appartenenza, poi la neghi implicitamente trattando quella persona come un’ospite ingrata. È una strategia retorica che serve a delegittimare l’interlocutore più che a rispondere a ciò che dice. Infine, la chiusura“avete trovato la civiltà e rompete pure il cazzo” rivela il punto reale del discorso: non stai contestando nel merito le accuse, stai dicendo che non dovrebbero essere fatte. È un rifiuto del confronto più che una confutazione. Ma una società che si considera davvero sicura di sé non ha bisogno di silenziare le critiche, le affronta. Se l’Italia è davvero quel Paese civile, aperto e democratico che descrivi, allora deve poter reggere anche il dissenso, soprattutto quando arriva da chi ne fa parte.
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Azzurra Barbuto
Azzurra Barbuto@AzzurraBarbuto·
MA QUELLI CHE CI SPIEGANO CHE L’ITALIA È RAZZISTA, BRUTTA E CATTIVA, PERCHÉ NON MIGRANO MAI VERSO IL PAESE DI ORIGINE? Questa signora, che pure ha acquisito la cittadinanza italiana, ci spiega che l’Italia è razzista, che c’è il “razzismo sistemico”, che gli italiani sono razzisti, che questo Paese fa schifo, che discrimina, che esclude, che non concede, che è lento, che punisce per il colore della pelle. Ma se l’Italia non ti piace, perché non migri verso il tuo Paese di origine? È questa la domanda che dovremmo porre a questa gente. Siamo stufi delle prediche, delle lezioni di etica, delle lamentele, delle accuse, siamo stufi di accogliere e mantenere tutti e di essere pure insultati da coloro che provengono da Paesi in cui discriminazioni, abusi, assenza di legge, repressione di ogni libertà, violenze di ogni tipo sono normalità. Avete trovato la civiltà, l’assistenza gratuita di ogni tipo, inclusa quella sanitaria, la sicurezza, l’ordine, l’istruzione assicurata, il benessere, la legalità, opportunità di ogni genere, calore e gentilezza, e rompete pure il cazzo.
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Merca
Merca@TheRealMerca_·
Già parti con un’impostazione che confonde slogan e realtà: dire che Milano sia “la città più insicura d’Italia” “perché lo dicono i dati” è un’affermazione che pretende oggettività senza fornirla. I dati sulla criminalità esistono, ma vanno letti nel contesto: Milano è tra le città con più reati denunciati in valore assoluto soprattutto perché è una grande metropoli con altissima densità, forte presenza turistica e maggiore propensione alla denuncia rispetto ad altre aree del Paese. Questo non equivale automaticamente a dire che sia “la più insicura” in senso generale, perché gli indicatori cambiano a seconda che si guardino reati violenti, patrimonio, percezione o incidenza sulla popolazione. Qui stai prendendo un dato parziale e lo stai trasformando in una verità totale: è una semplificazione che serve alla tesi, non un’analisi. Subito dopo costruisci una contrapposizione artificiale tra “dati reali” e “percezione” attribuita alla sinistra e Sala, ma anche questo è un falso dilemma. Nel dibattito pubblico sicurezza oggettiva e percezione convivono sempre, e chi governa può legittimamente sottolineare l’una o l’altra dimensione senza “negare” i problemi. Ridurre tutto a “negano la realtà” è un modo per delegittimare l’avversario senza entrare nel merito delle politiche adottate. Il passaggio successivo è ancora più rivelatore: elenchi una serie di reati gravi per creare un effetto emotivo e poi attribuisci alla “sinistra” una posizione caricaturale secondo cui non vorrebbe “applicare la legge” né “punire chi delinque”. Qui siamo nel pieno dello straw man: nessuna forza politica istituzionale sostiene di non dover applicare la legge o perseguire i reati. Quello che alcune posizioni progressiste affermano, e che tu deformi, è che la sicurezza non si esaurisce nella repressione ma include anche prevenzione sociale, politiche urbane, inclusione e riduzione delle marginalità. Puoi non essere d’accordo, ma trasformare questa impostazione in “coccolare i delinquenti” è una distorsione deliberata, non una critica. Ancora più evidente è la manipolazione quando interpreti l’espressione “attenzione agli ultimi” come riferimento automatico ai criminali. È un salto logico ingiustificato: nelle politiche sociali gli “ultimi” indicano categorie vulnerabili (persone in povertà, esclusione, disagio abitativo) non i delinquenti in quanto tali. Confondere queste due categorie serve solo a costruire un nemico morale e a semplificare il discorso in termini di “noi contro loro”. È una fallacia di associazione che sostituisce il ragionamento con un’etichetta. Infine, la conclusione secondo cui “delinquono perché è colpa nostra” è un’altra caricatura. Esistono teorie criminologiche e dati empirici che mostrano correlazioni tra marginalità sociale e criminalità, ma questo non significa negare la responsabilità individuale. Significa riconoscere che la repressione da sola non basta a ridurre i reati nel lungo periodo. Anche qui trasformi una posizione complessa in uno slogan semplicistico per poterla attaccare più facilmente. In sintesi, non dimostri che la “sinistra” abbia una visione sbagliata della sicurezza; costruisci una versione distorta di quella visione per poi demolirla. Usa dati non contestualizzati, generalizzazioni e caricature retoriche per arrivare a una conclusione già scritta. È efficace come sfogo polemico, ma molto debole come analisi, perché evita sistematicamente il confronto con la realtà complessa del tema sicurezza e con le politiche concrete che dovrebbero affrontarlo.
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Fab Yusuf
Fab Yusuf@fabbjusufbis·
Se mi trovano morto "suicida", sapete come è andata
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Merca@TheRealMerca_·
@Lara20838926300 Ma il fatto che non sai di che cazzo parli non è un mio parere, ma la realtà. Resti non altro che il solito troll finanziato dalla destra per fare propaganda da 30 centesimi a post. Sei il nulla mischiato con niente, poveretta.
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░L░A░R░A░
░L░A░R░A░@Lara20838926300·
FIERA DI ESSERE ANTICOMUNISTA E ANTISINISTRA.
░L░A░R░A░ tweet media
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