Andrea Barolini

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Andrea Barolini

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@andreabarolini

Giornalista/Journaliste Direttore/Directeur @valori_it «On ne fait pas la guerre pour se débarrasser de la guerre» - Jean Jaurès

Grenoble Katılım Ekim 2012
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Il Romanista
Il Romanista@ilRomanistaweb·
⌚ QUANNO VE PARE ⌚ 🗞️ Leggi il giornale: ilromanista.eu/prima-pagina La Prefettura rinvia a lunedì (giornata di sciopero generale) alle 20.45, la Lega di A insorge: «Incoerenti sullo stop alle notturne, irrispettosi verso i tifosi e la regolarità del campionato: ritirate il provvedimento o ci tuteleremo in ogni sede». Pronto il ricorso al Tar. Mezza Serie A “appesa” alla diatriba romana. E il caso finisce in Parlamento (Pag 4) ⏸ Paulo e Pelle in sospeso, aspettando i Friedkin (Pag 2-3) 🌧 Speriamo piova (Pag 4) 🔥 Idea doppia punta (Pag 5)
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Lorenzo Tecleme
Lorenzo Tecleme@loretecle·
Ora che ci abbiamo dormito sopra, qualche considerazione in più sul flop della Cop30. 1) Le aspettative contano. A Belém si era arrivati aspettandosi poco, in molti più interessati alle proteste che al negoziato. Poi il Brasile ha lanciato la proposta della roadmap. Che non era granché concreta, occhio, ma aveva un senso: rispondere a Trump. A un anno dalla vittoria di un negazionista amico del fossile alle elezioni del Paese più potente ed imperiale del mondo, il resto del mondo avrebbe detto qualcosa di opposto. Da qui l’entusiasmo, da qui le 82 nazioni che si sono accodate all'iniziativa brasiliana, da qui le dichiarazioni combattive dei Paesi latinoamericani. Alzare le aspettative, però, ha un costo: devi rispettarle. La diplomazia brasiliana, molto celebrata nella prima settimana, ha rivelato il bluff nella seconda. Non avevano in mano niente. 2) In ogni caso le aspettative non devono diventare il nostro unico metro di giudizio. Certo, saremmo meno delusi se non ci avessero fatto subodorare un risultato migliore. Ma passando o meno per questo anticlimax di ambizione, il testo dell’accordo è vuoto, inutile nel migliore dei casi o dannoso in tutti gli altri casi. Il benchmark è e deve essere quanto le Cop incidono sulla realtà. Questa non solo non incide in bene ma anzi, ci tocca sperare che almeno non incida in male, perché l’unico messaggio che manda al di fuori è che la transizione ecologica è davvero in crisi. 3) Ci chiedevamo il titolo di questa Cop, ve ne do uno tra i molti: la Cop dei lunghi coltelli. Si diceva alla vigilia che l’assenza degli Stati Uniti poteva avere dei lati positivi. Certo, qualunque decisione sarebbe stata non vincolante per il secondo emettitore mondiale. Ma almeno si dava la possibilità agli altri di collaborare senza un grande bloccatore di accordi. In molti hanno immaginato - e anche noi su Valori.it vi abbiamo raccontato - una catena di eventi virtuosa, uno scenario in cui il Brasile usa il suo ruolo di mediatore tra G20 e BRICS, tra Occidente e non-Occidente, mettendo assieme l’Unione Europea, l’America Latina e la Cina - e l’idea era che quest’ultima, la Cina, avrebbe avuto gli strumenti per portare a bordo un po’ volenti e un po’ nolenti nazioni come Russia e Arabia Saudita. Ecco, non solo non è successo niente di tutto questo, ma la Cop30 è stata, appunto, la notte dei lunghi coltelli. Si sono divisi i paesi latinoamericani progressisti, con la Colombia di Petro che minaccia di fare causa al Brasile di Lula. Si sono divisi i BRICS, perché R, I, C ed S - cioè Russia, India, Cina e Sudafrica - non hanno appoggiato la roadmap proposta da B, cioè dal Brasile. Si è divisa l’Europa e non solo perché Italia e Polonia hanno fatto da opposizione interna pro-fossile. Mentre il commissario Hoekstra a Belém parlava di abbandonare i combustibili fossili la sua capa Ursula Von Der Leyen dal G20 diceva che, tutto sommato, i combustibili fossili non sono sto gran problema. Il mondo è diviso, ma è diviso in modo più complesso di quanto immaginiamo. 4) La leadership climatica cinese non esiste. O almeno, la leadership climatica commerciale che già oggi la Cina ha non si traduce, anche e soprattutto per volontà di Pechino, in leadership politica nei contesti multilaterali. Che sia un bene o un male decidete voi, ma per ora è così. 5) Il multilateralismo climatico è definitivamente in crisi, Non perché sia imperfetto - la perfezione non è di questo mondo, ben che meno della politica. Ma perché ha smesso di avere a che fare con la realtà. Anche a Parigi nel 2015, quando si firmò il famoso Accordo, il multilateralismo climatico delle Nazioni Unite era imperfetto ed inadeguato all’entità della sfida. Però sortiva degli effetti. Senza l’Accordo di Parigi non avremmo avuto molta della ricerca, degli investimenti e del dibattito pubblico di mezzo mondo degli ultimi dieci anni. Ma questa cosa succede sempre meno. Ha smesso di succedere. C’è un filone di lettura ottimista di questa Cop. C’è chi dice che - dato il contesto di guerra e di Trump - il solo fatto che le Cop ci siano, che nessuno a parte gli Stati Uniti le diserti, è già qualcosa. Ma è una lettura che non condivido. Noi che seguiamo le Cop spesso ci troviamo a spiegare agli altri che sono importanti, che nonostante le delusioni vale la pena seguirle. Ma non dobbiamo diventare attivisti delle Cop (cit), ideologicamente a favore di ogni cosa producano. Più che difendere il multilateralismo, rischiamo di vivere nel multiverso. 6) Il movimento per il clima, al contrario, è meno in crisi di quello che pensavamo. Non appena c'è stata l'occasione di ospitare una Cop in un Paese democratico, 50.000 persone sono tornate a manifestare con gli slogan di cinque anni fa. Certo non sono i numeri del 2019 e nemmeno quelli delle proteste fuori dalla Cop26 di Glasgow nel 2021, e certo è un ecologismo diverso da quello che abbiamo alle nostre latitudini - più indigeno, più popolare, più vicino alle organizzazioni politiche e sindacali, a volte anche più contradditorio. Però è vivo, e se c'è una cosa buona che possiamo portarci a casa da Belém p questo sussulto d'orgoglio delle lotte. 7) E su questo punto potremmo fare un podcast a parte: benvenuti nelle Cop della guerra fredda. Abbiamo raccontato che la Colombia è stato il paese un po’ simbolo e un po’ leader dei più ambiziosi a questa Cop. Dall’inizio hanno detto che, comunque andasse a finire a Belém, loro avrebbero promosso un'altra roadmap, aperta a chi ci sta. Ora questa futura roadmap degli ambiziosi ha una data: ad aprile a Santa Marta, in Colombia, ci sarà un summit. Non è delle Nazioni Unite, lo promuovono Colombia e Paesi Bassi: chi ci sta, entra. Quanto conti questa cosa non lo sappiamo, sicuramente tutti vogliamo un po’ che conti. Più Paesi produttori ci saranno dentro - e pare che già ci siano Australia e Messico - più avrà un senso. Ma il summit di Santa Marta è interessante già da ora perché ci dice dei blocchi che si stanno formando. Non solo e non tanto ecologisti contro inquinatori, ma chi scommette su un futuro elettrico, dove le rinnovabili sono la colonna portante dell’energia mondiale, e chi scommette su un futuro fossile, dove quella colonna sono carbone, gas e petrolio. Sono fronti fluidi e complessi. La Colombia si fa capofila del primo, tra qualche mese la sinistra al potere potrebbe perdere le elezioni e tutto cambierebbe; la Cina investe eccome sul futuro elettrico e rinnovabile, ma questo non la porta affatto a voler essere costretta a rinunciare al carbone bello e abbondante che ha in casa. Però questi fronti ci sono, e l’esistenza dei fronti rende sempre più difficili, più anacronistiche, le Cop. Per questo Trump, ragionevolmente da suo punto di vista, le abbandona. A che pro cercare un accordo con l’altro fronte? Per la stessa ragione il governo ecosocialista colombiano fa la conferenza di Santa Marta, invece che restare impelagata nei negoziati delle Nazioni Unite. A che pro trovarsi ogni anno a litigare con l’Arabia Saudita? Io non so come sia questo nuovo mondo, in cui parlare di clima significa anche parlare delle guerre e dei blocchi che si guardano in cagnesco. Magari alla fine sarà meglio, scopriremo che siamo più efficaci. Magari sarà peggio, perché l’atmosfera è unica e perché il mondo in blocchi era anche quello del 1914. Però ecco, senza dubbio, è un mondo nuovo.
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Lorenzo Tecleme
Lorenzo Tecleme@loretecle·
🇮🇹🇵🇸Valori sciopera contro il genocidio. Alcuni di noi saranno nelle piazze a raccontare cosa succede, altri solo a manifestare, ma il sito oggi non pubblicherà nulla. In homepage, oltre al banner, gli ultimi dossier su Gaza e Palestina. Il posto giusto in cui lavorare, la cosa giusta da fare.
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Luca Di Bartolomei
Luca Di Bartolomei@ldibartolomei·
Quello che accadendo e quanto sta subendo @FranceskAlbs non ha letteralmente precedenti nella storia del diritto e meriterebbe l’attenzione del Presidente Mattarella @Quirinale a tutela di una cittadina italiana e in considerazione del suo essere professore di diritto.
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Luca Di Bartolomei
Luca Di Bartolomei@ldibartolomei·
Scopro che è stato Hamas a muovere la mia pietà verso i palestinesi. Stupido io che pensavo fosse dovuta al massacro indiscriminato di bambini e donne per proiettili, bombe o fame. Comunque Hamas sta facendo breccia anche in tanti ebrei di tutte le nazionalità. Anche in Israele.
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Nemanja Matic
Nemanja Matic@NemanjaMatic·
2 years later I need the answer-Was that a penalty?
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Luca Di Bartolomei
Luca Di Bartolomei@ldibartolomei·
È una orrenda carneficina di bambini Uno di quei momenti nei quali anche noi atei finiamo per pregare
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Éric Piolle
Éric Piolle@EricPiolle·
L’écologie « punitive » ? C’est ça ! À Grenoble, on agit pour nos enfants.
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Met4Cast - UK Weather
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Insanity. Huge parts of Europe will be 14-15°C ABOVE the long term average as the heatwave peaks Monday & Tuesday.
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ROBERTO ZICHITTELLA
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Ricorderemo questa foto e queste facce.
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Andrea Barolini
Andrea Barolini@andreabarolini·
Un esempio di installazione nucleare iraniana colpita stanotte da Israele (Foto dalla diretta di Le Monde)
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#BREAKING UN General Assembly ADOPTS resolution that demands an immediate, unconditional and permanent ceasefire in the war in #Gaza. In favor: 149 Against: 12 Abstain: 19
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Francesco Vignarca
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Il Foglio è una montagna di falsità disgustose che originano (e alimentano) la più becera ignoranza razzista e suprematista Mi fanno pena, oltre che ribrezzo
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Luca Di Bartolomei
Luca Di Bartolomei@ldibartolomei·
No. L’accordo sulle terre rare è stato per modi e tempi un vergognoso atto coloniale ma voi siete talmente sudditi che passate con nonchalance dallo “slava ukraini” al “bene trump”
Lia Quartapelle@LiaQuartapelle

L’accordo USA e Ucraina sulle terre rare è un passaggio cruciale per il negoziato di pace. È un accordo che rafforza la posizione dell’Ucraina, che aiuterà la ricostruzione e che evita il disimpegno USA. È stato possibile l’accordo anche grazie all’atteggiamento dell’Europa 1/3

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