Paulo Brabo, Illustrator
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Paulo Brabo, Illustrator
@brabaro
Freelance mannerist illustrator ¬ 2D and 3D illustration, editorial and visdev I am ▶paulobrabo at the bluer site https://t.co/MY4PPEOpkr
Milan, for my sins Katılım Kasım 2020
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@andreavianel Proprio ieri provavamo ad anticipare i discorsi che la Meloni ci regalerebbe per provare a disinnescare la sconfitta. Già li sento, già letteralmente li sento
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@Uther_Pendrqgon Grazie. Abituato che ero in Brasile a una sinistra che si rivolge continuamente a tutti, l'approccio elitista della sinistra italiana mi ha sorpreso. Mi sembra controproducente fare il professorone (Bonnaccini cit.) in tutti i casi, ma particolarmente se la causa è di sinistra.
Italiano

E allora forse il punto non è solo cosa diciamo, ma come lo diciamo.
Forse bisognerebbe fare un passo indietro.
Guardarsi allo specchio.
E chiedersi: quello che sto dicendo, lo capirebbe mia figlia? Lo capirebbe chi non ha fatto il mio percorso? Lo capirebbe chi vive un’altra vita?
Se la risposta è no, il problema non è chi ascolta.
Siamo noi.
E allora torniamo alle basi.
Eguaglianza: tutti devono avere le stesse opportunità di partenza.
Redistribuzione: chi ha di più contribuisce di più, per ridurre le distanze.
Diritti: nessuno deve essere lasciato indietro.
Tre parole. Tre concetti. Chiari.
Se non ripartiamo da qui, in modo comprensibile, continueremo a parlare tra di noi. E a perdere chi sta fuori.
Oggi non ho saputo rispondere a mia figlia come avrei voluto.
Ma forse è stato utile.
Perché mi ha ricordato una cosa semplice: la politica, se non si capisce, non serve.
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L’elitario classismo della sinistra
Sono stato interpellato da mia figlia.
Non in astratto, non per gioco, non per una discussione da salotto. Mi ha chiamato e mi ha fatto una serie di domande semplici, dirette, disarmanti.
Papà, tu cosa ne pensi?
Papà, tu mi sai spiegare?
Papà, è vero quello che mi hanno detto?
Funziona veramente così?
Hanno ragione loro?
Perché loro pensano di poter sottomettere gli altri solo perché hanno qualche soldo in più?
Perché hanno quei soldi in più?
Perché si pagano tutte queste tasse in Italia?
Domande vere. Domande di chi vuole capire, non di chi vuole vincere una discussione.
E io?
Io non ho saputo rispondere.
O meglio: non ho saputo rispondere nel modo giusto.
Ecco perché parlo di elitario classismo della sinistra. Perché oggi mi sono accorto di essere, io per primo, un elitario classista del cazzo.
Non perché penso che alcuni valgano più di altri. Non perché disprezzo chi ha meno strumenti. Ma perché, nel momento in cui mi è stato chiesto di spiegare il mondo, non sono stato capace di farlo in modo semplice.
Ho usato paroloni.
Ho usato metafore.
Ho fatto esempi complicati.
Ho girato intorno ai concetti invece di afferrarli e metterli sul tavolo, nudi.
E mia figlia non aveva bisogno di quello. Aveva bisogno di chiarezza.
Questo, secondo me, è il problema vero di una certa sinistra oggi, sia parlamentare che extraparlamentare: la distanza. Non solo economica o sociale, ma linguistica, culturale, comunicativa.
Il problema è credersi migliori a prescindere.
Il problema è quella convinzione, spesso inconscia, che gli altri debbano capire da soli, che abbiano gli stessi strumenti, lo stesso percorso, la stessa esposizione culturale.
Ma non è così.
La vita non funziona così.
La gente non vive leggendo saggi, non parla per categorie teoriche, non ragiona per sistemi complessi. La gente vive di esperienza diretta, di problemi concreti, di parole semplici.
E se tu non riesci a tradurre i tuoi principi in parole semplici, quei principi restano tuoi. Non diventano mai collettivi.
Quando mia figlia mi chiede: “Perché loro pensano di poter sottomettere gli altri solo perché hanno più soldi?”, io non posso risponderle parlando di strutture economiche complesse, di dinamiche sistemiche o di analisi storiche stratificate.
Devo dirle una cosa semplice:
perché il denaro dà potere.
E chi ha potere spesso vuole conservarlo, anche a scapito degli altri.
Quando mi chiede: “Perché hanno più soldi?”, non serve un trattato.
Serve dire:
perché non tutti partono dallo stesso punto, e chi parte avanti spesso continua ad accumulare.
Quando mi chiede: “Perché paghiamo le tasse?”, non posso perdermi.
Devo dirle:
perché vivere insieme costa, e le tasse servono a pagare ciò che è di tutti, scuole, ospedali, strade.
Il problema non sono le tasse in sé, ma come vengono usate.
Sono concetti semplici. E proprio per questo potentissimi.
E invece no. Invece spesso la sinistra si rifugia nella complessità, quasi fosse una forma di protezione. Come se semplificare significasse banalizzare, abbassarsi, perdere autorevolezza.
Ma è l’esatto contrario.
Se non sai spiegare una cosa in modo semplice, probabilmente non l’hai capita davvero fino in fondo. Oppure, peggio, non ti interessa che venga capita da tutti.
E qui torna il classismo.
Perché usare un linguaggio che esclude è una forma di potere. È un modo per tracciare un confine tra chi “capisce” e chi no. Tra chi sta dentro e chi resta fuori.
E quando tua figlia, o chiunque altro, resta fuori, qualcun altro entrerà a spiegargli il mondo. In modo semplice. Magari sbagliato, magari distorto, ma semplice.
E a quel punto avrà già vinto.
La destra, oggi, spesso vince così: semplificando. A volte troppo, a volte male, ma arrivando. Parlando una lingua che viene capita.
La sinistra, invece, troppo spesso parla per sé stessa. Si ascolta, si compiace, si riconosce tra simili. Ma non attraversa.
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ZXX

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